UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Sulla pianura, Corrado Govoni dentro al paesaggio di Giovanni Tuzet

 4. Il ricordo dell’assenza

Nelle raccolte di Govoni uscite fra le due guerre, le rappresentazioni del paesaggio tendono a perdere i caratteri sperimentali: acquistano maggiore compiutezza ma divengono, canonicamente, rappresentazioni naturalistiche del naturale[1]. Sono gli anni del ‘ritorno all’ordine’ nelle arti, dei recuperi classicisti. Ma sono anche, per il poeta, gli anni dell’allontanamento dalla terra natia. Molto bella è Natura morta, del 1932 (p. 257), il cui fondo, scuro, di scena immobile, è sapientemente screziato da un fascio di effetti cromatici e sensibili. La si può considerare una ripresa, raffinata, di certe atmosfere sospese del primo Govoni, anche se gli intrecci sperimentali sono dissolti.Vale riportarla interamente. [Un odor di palude e di selvatico / si sprigiona dal grappolo d’uccelli / legati con un  nastro / nel piatto di maiolica olivastro. / Nel neroviola delle piume / che sul dorso s’arruffano, / c’è il tremolio di fresca  nudità / che han solo i salici le canne e i giunchi / che bucano la melma smeraldina / del pigro silenzioso fiume. / O solitaria rete in riva ai laghi / che ragni il fior dell’acqua di sorrisi! / Quel pallore di cieli uccisi / negli occhi imbrillantinati e vaghi; / i riflessi d’ardesia sopra l’ali / e gli anelli iridati intorno al collo / con l’aurore e i tramonti, / li fissaron per sempre nel cerume / del becco e delle zampe, / le cartucce color di pomodoro.] Dopo la seconda guerra si accentua un tono nostalgico. (Non si dimentichi la tragica perdita del figlio Aladino, ucciso alle Fosse Ardeatine). Rimangono rappresentazioni naturali del naturale, animate da un forte senso di nostalgia e di rimpianto. Preghiera al trifoglio e Manoscritto nella bottiglia sono raccolte del 1953 e del 1954 in cui ritorna, al cuore della poesia, la pianura padana, spesso nel ricordo e con le tinte della nostalgia, a volte accompagnata da tristezze[2]. Qui il poeta non può confondere le carte: cerca di ritrovare nel ricordo ciò che ha perduto. In questo, la rappresentazione deve essere naturale: non può avere nulla di artificiale se vuole essere fedele alla memoria di luoghi, eventi, cose. La disposizione spirituale del poeta, ormai anziano e provato, impedisce una diversa scelta estetica: la dimensione del ricordo è troppo preziosa per divenire il campo di sperimentazioni e alterazioni. Ciò che si vuole ricordare, è proprio ciò che è stato così come è stato. Come in questa lirica, Vorrei essere ancora (p. 347). [Vorrei essere ancora quel bambino / che nella sera d’alto Aprile / spaventata dal grido di mia madre, / catturata la brace di una lucciola / che aveva il tremolio dei lumi in chiesa / correva nel cortile / a perdifiato per tenerla accesa.] Qui, si noti, dove premono i ricordi e la nostalgia, c’è una maggiore indicalità. Il poeta ricorda ‘quel bambino’ e non un bambino in generale; dice ‘mia madre’ e non ‘una madre’. Più il ricordo preme e stringe il cuore, più il verso deve essere definito. Qui, la generalità o la vaghezza mancherebbero di amore, di rispetto a quanto chiama dal passato. Ma nel rapporto con il paesaggio una costante può essere trovata. Non varia il senso panico di Govoni. Che siano i suoi primi versi, che siano i versi sperimentali, che siano i versi del ricordo, Govoni vi custodisce un senso di panteismo naturalistico. Più vissuto, sentito, che riflettuto e accolto. L’identificazione fra natura ed io non è l’oggetto di una deliberazione o un proposito etico: è prima di tutto la disposizione di un uomo. Come in Paesi (p. 125) da Poesie Elettriche (1911). La speranza finale si nutre d’acqua, di frumento: “Gettano i galli vittoriosi squilli. / I buoi escono dai fienili neri; / si spargono su l’argine, tranquilli, // scendono a bere gravi acqua d’argento. / Nei campi, rosei, bianchi, i cimiteri / sperano in mezzo al verde del frumento.” Come in Fascino (pp. 143-144), una poesia molto lunga e intensa dalla stessa raccolta. [In tutte le più umili cose / scoprimmo una profonda significazione; / da tutto ci venne un grave ammonimento; / in tutto trovammo un’ignota consolazione. / Ed amammo la vita molteplice e moltanime / con tutte le sue gioie e i suoi dolori, / con la sua primavera e il fatale inverno, / con il suo continuo rinnovarsi e morire, / fascino eterno.]. In tutte le cose è un significato, tutte ci ammoniscono e in tutte troviamo consolazione. Govoni non è un poeta di contrasto, di lotta fra luce e ombra, bene e male, gioia e dolore. È un poeta di congiunzione, ora leggera e forse frivola, ora consolatoria. La sofferenza dell’esclusione sembra il male più grande. Tanto la primavera quanto l’inverno è fatale e nulla vale amare l’una e non l’altro. Si ami l’una come l’altro, si ami il nascere e il morire. Così I treni (1932, p. 259): “Passare: ecco il segreto della vita. / Passar con gioia, e sia pur di sfuggita.” Govoni non è un poeta religioso, non si volge a un Dio celeste, non prega ad un altrove: aderisce e vuole aderire al mondo e alla sua vita ‘molteplice e moltanime’. In questa profonda disposizione, era e resta un poeta dentro al paesaggio.[3]


[1] Si vedano ad esempio Effetto di nebbia (p. 223), Mistero (p. 224), Bellezze (p. 231), Il mio paese (p. 258), Ritratto (p. 303) – pur con eccezioni come Ballo (p. 230), in cui ritorna la commistione di naturale e artificiale.

[2] Molto belle sono Scorribande (p. 338) e Nonna (p. 345); si vedano anche Trebbiatura (p. 339) e Ritorno al mio paese (p. 341).

[3] Una differente versione di questo scritto, accorciata e modificata in sede redazionale, è stata pubblicata in Atelier, n. 31, settembre 2003. Questa è la versione originale dell’autore.

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Written by matteofantuzzi

4 marzo 2006 a 09:40

Pubblicato su Uncategorized

10 Risposte

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  1. un poco di serenità con il 4o e ultimo capitolo del saggio su govoni che da 6 mesi ci tiene compagnia. ringrazio giovanni tuzet ancora una volta per tutto

    matteofantuzzi

    4 marzo 2006 at 09:41

  2. Due serate di reading sonoro di Alessandro Ansuini e Camera Mix(contaminazioni audio/visive)

    10 marzo a Trieste, libreria In Der Tat, via Diaz 22, ore 20;

    12 marzo a Tarcento, Centro Europeo Arti e Comunicazioni Contemporanee “L.Ceschia”
    Via Julia 11 Tarcento (UD)
    ore 21

    http://www.hybridaspace.org
    http://www.smithandlaforgue.splinder.com

    A

    A

    anonimo

    4 marzo 2006 at 17:07

  3. Un vivo complimento a Giovanni.
    Gianfranco

    nestore22

    4 marzo 2006 at 21:48

  4. Giovanni Tuzet dimostra con questo saggio l’acutezza e accuratezza della sua anilisi critica, costantemente supportata con i testi dell’autore (cosa che in troppi dimenticano invece di fare). Sui rapporti tra letteratura e paesaggio, voglio solo citare una raccolta di saggi di Giorgio Bertone (“Letteratura e paesaggio. Liguri e no”, Manni,2001).
    Antonio Fiori

    anonimo

    5 marzo 2006 at 09:56

  5. Interessante lo scritto del “duca” ferrarese Tuzet: chiaro, pulito, geometricamente illuministico…Govoni mi piace…Piace molto anche a Sgarbi che addirittura forse lo metterebbe tra i massimi del 900 italiano… Simpatie ferraresi…Città a sé, nell’Emilia-Romagna, tra Cosmé Tura ed Ercole de Roberti…

    PS Certo Matteo che quell’agnellino della foto, a me che sono il lupo cattivo, fa proprio gola!
    Capisco quello che intendevi su Zizzi e il Giornale…Son ragazzi…
    Hai l’email di Desiati?: l’ho persa e dovrei chiedergli più notizie su una poetessa di Lecce, la mia città purtroppo solo natale e talvolta estiva…

    ciao
    and.

    anonimo

    5 marzo 2006 at 16:21

  6. Lifegate Radio
    “La Stanza dello Scirocco”
    trasmissione a cura di Basilio Silvio Santoro
    e con la collaborazione di Barbara Garlaschelli

    Domenica 12 Marzo – ore 23.oo

    verranno “suonati” i libri

    L’opposta Riva di Fabiano Alborghetti
    (composta come una Spoon River dei vivi)
    e
    L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master

    link diretto per informazioni: http://www.lifegate.it/lg_radio/programma.php?idprog=901&anno=&mese=

    frequenze FM
    105.1 – 88.7 Milano
    105.1 Lombardia. Biella, Novara, Lugano
    105.2 Lecco e Lago Maggiore
    88.7 Pavia
    90.0 Roma e Lazio

    via web su
    http://www.lifegate.it

    via satellite:
    scegli il canale LIFEGATE sul turo ricevitore satellitare (si intende un qualsiasi decoder per la ricezione di canali digitali via satellite HOTBIRD 13° EST
    Cerca LIFEGATE tra il tuo elenco. Se non lo dovessi trovare devi risintonizzare il tuo decoder (operazione comunque consigliabile saltuariamente per aggiornare le prestazioni del tuo apparecchio)
    Se possiedi un decoder con la possibilità di fare la risintonizzazione personalizzata (ad esempio: goldbox) puoi aggiungere al bouquet di SKY tutti gli altri canali disponibili via satellite.
    Se invece usi un decoder che non ha queste possibilità, devi inserire manualmente il canale, utilizzando questi parametri:
    – frequenza 11.013
    – polarizzazione X (orizzontale)
    – SR (simbol rate) 27.500
    – FEC ¾

    BUON ASCOLTO !!!

    anonimo

    6 marzo 2006 at 21:31

  7. ringrazio tutti per gli interventi, a me sembra il modo “corretto” per condurre un’analisi. bisogna però specificare come appunto appare che questo è un testo da rivista che nel blog è andato spezzato e facilitato proprio per essere il più possibile fruibile. io credo che se ognuno dà il proprio contributo si sarà fatto molto, e qui mi fermo.

    *

    segnalo

    davide bregola mi ha chiesto cosa ne pensassi del romanzo del 21o secolo e io che ci capisco il giusto ho sviato parlando della letteratura e in primis della poesia del 21o secolo qui
    lello voce come aveva promesso inizia il proprio ragionamento sulla poesia degli anni 90. il 1o documento collettivo proposto da baldus qui e il famoso intervento dello stesso lello voce alla Tavola rotonda conclusiva del convegno «Il Gruppo 63, quarant’anni dopo», tenutosi a Bologna, nel 2003
    qui . inoltre poesie di massimo gezzi
    qui da massimo orgiazzi e poesie di luca ariano
    qui da gianfranco fabbri. credo di avere detto tutto.

    matteofantuzzi

    6 marzo 2006 at 21:33

  8. ah no, è vero: è uscito argo n.11. tema “il matto” e infatti hanno chiamato anche me che ci stavo bene dentro. all’interno una mia poesia. la versione on-line è linkata a sn.
    il cartaceo, cioè la rivista vera e propria un poco in tutta italia, anche se all’univ. di bologna forse è il posto + facile.

    matteofantuzzi

    6 marzo 2006 at 21:37

  9. Sei molto simaptico, Matthew. Non tutti hanno lo humor per dire “Ci capisco il giusto”.
    Tuo Gianfr.

    nestore22

    7 marzo 2006 at 10:01

  10. ma tu gianfranco caro mi conosci tanto e bene da anni e comprendi bene il mio linguaggio… è un rapporto privilegiato !
    (e insomma, non capisco ma volentieri propongo e ascolto). almeno questo…

    matteofantuzzi

    8 marzo 2006 at 06:40


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