UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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La posa del ribelle di Davide Nota.

La cultura italiana di sinistra è piena di stronzi. Gli eredi del conformismo anticonformista del ’68, dal gruppo DAMS alle pseudo-avanguardie poetiche, già da tempo ai vertici delle istituzioni universitarie ed editoriali, sono tra i pochi veri colpevoli del declino culturale degli ultimi venti anni di storia e letteratura italiana. Quale migliore destro per l’avversario bacchettone se non una sterile violenza da clan, una dissacrazione senza passione assunta a metodo, cioè ad istituzione? I servizi italiani lo avevano compreso già da tempo: destabilizzare ai fini di stabilizzare è la parola d’ordine gelliana che racchiude e spiega ogni violenza programmatica finalizzata (la consapevolezza del soggetto qui non conta) al mantenimento dell’ordine. Occorre ribadirlo: gli avanguardisti, politici e poetici, sono stati gli utili idioti della restaurazione nazionale. Fighetti della decadenza, professorini ben lieti di santificare il vizio di attendere il declino in una sorta di lussurioso cinismo, hanno permesso (senza neppure lo scrupolo di rendersene conto) la vittoria lineare della barbarie culturale berlusconiana da una parte, e la restaurazione parnassiana dall’altra.Ora ne curano, forti delle loro maggioranze redazionali, la conservazione. Controriforma completata, i nostri eroi della distruzione dello stato borghese possono serenamente sguazzare nel loro pantano di comodità accademiche e snobismi d’elìte. Sono come i nostri politici. Ora hanno anche gettato via la maschera della rivolta, con prevista facilità, mantenendo della propria giovinezza solo il vizio della derisione da salotto. Sono i nostri critici e professori nazionali. In tutto e per tutto aderenti all’epoca, ciò che chiamano scetticismo o sarcasmo non è altro che una subdola forma di obbedienza, imbellettata dalle buone letture. Si riempiono la bocca di parole sull’eversione o sulla follia, non sognandosi neppure minimamente di vivere sulla propria pelle un centesimo di quanto professano. A che pro, si chiedeva Cioran, teorizzare l’inesistenza della realtà e poi comportarsi come se la realtà esistesse? La vera rivolta non li interessa: ciò che bramano è la posa. Ciò si ripercuote nei libri che promuovono, calcolate operazioni da scandaluccio estivo, prima, stitiche ripetizioni seriali, ora. Come dei perfetti parlamentari essi sono soliti coprire la propria mediocrità speculando sulle disgrazie altrui. Il suicidio di un poeta è sempre un’ottima carta da giocare, durante un aperitivo.

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Written by matteofantuzzi

26 febbraio 2006 a 08:26

Pubblicato su Uncategorized

164 Risposte

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  1. tanto come la penso (anche politicamente parlando, e quindi parrà strano quanto sopra, forse) già lo sapete. però voglio ribadire che sono io il primo a dire che non tutte le persone che ostentano da un pulpito il loro credo in realtà credono a quello che dicono. ce ne sono diverse che predicano bene e razzolano male. molto di quello che secondo me va fatto è evitare che la polemica sia un “tanto per fare”, “tanto per dire”, “tanto per esserci”: la frase a effetto, che va sui giornali, becca il titolo ma non dice nulla. invece va osannata la critica onesta (quale che sia il suo pensiero), il lavoro indefesso e umile. quello che costruisce, e non distrugge.

    matteofantuzzi

    26 febbraio 2006 at 08:31

  2. Domenica 26 Febbraio h.19.30

    Teatro Eliseo. Foyer Visconti e Valli. Via Nazionale 183 Roma

    progetto Drink In Art 05/06
    a cura di Nicola Sapio e Massimiliano Cavallo

    Caffè Letterario

    Readings di

    Maria Grazia Calandrone, Tiziano Fratus, Tommaso Ottonieri, Laura Pugno, Lidia Riviello, Sara Ventroni.

    *

    è uscito il numero 8 di paginazero, all’interno un lavoro di michele obit sulla giovane poesia slovena che assolutamente consiglio. è basato sull’antologia Mi se vrnemo zvecer – Antologia della giovane poesia slovena 1990-2003 pubblicata recentemente dalla collana letteraria degli studenti universitari di lubiana.

    da notare a pag.25 il commento dello stesso obit: “chi conosce bene la realtà letteraria slovena, e ciò che circola attorno a essa, leggendo l’antologia non si sorprenderà notando come di due tra i poeti più notevoli [sottoscrivo, ndr] di questa generazione, Peter Semolic e Taja Kramberger, compaiono solo i nomi […]. Fatti e fattacci a cui qualcuno, in Italia, è anche abituato, accadono pure in Slovenia”.

    [cioè: ogni mondo è paese]

    matteofantuzzi

    26 febbraio 2006 at 09:09

  3. Davide, o fai dei nomi e degli esempi concreti, o la tua diventa una “posa” esattamente come quella che vuoi denunciare. Parlare in astratto, per grandi categorie (dello spirito?) non si addice a chi (cioè tu) in altri momenti ha saputo proporre spunti di riflessione e indirizzi critici concreti, utili comunque a fare un po’ di chiarezza nel mare magnum del “pantano”.
    Ciao.
    fm

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 10:11

  4. il problema non è però a mio avviso se tizio è onesto o caio no. è un ragionamento che va applicato all’oggi, e alla categoria. ribadisco la necessità di evitare la caccia alle streghe ma di fare seriamente il proprio lavoro.
    cioè “non guardare la pagliuzza nell’occhio altrui” ecc.
    sono io il primo a dire che ci sono casi come questo che evitare di ridurre tutto a una lista è solo utile ad evitare la guerra tra poveri (e il sollazzo delle alte sfere)

    matteofantuzzi

    26 febbraio 2006 at 10:31

  5. Matteo, sono d’accordo, e la mia richiesta di “esempi concreti” non è assolutamente segno di una volontà da “caccia alle streghe” (non c’è niente di più lontano dal mio essere e dalle mie scelte politiche ed etiche): solo la necessità, che io avverto, di uscire dal “buonismo” a tutti i costi, quello che fa sì che ogni discussione, in qualunque ambito, a volte anche qui, si risolva in una melassa informe dove le posizioni si annacquano e i temi proposti perdono di significato e di spessore. Il mio appunto al testo di Davide andava proprio in quella direzione: poiché il suo scritto contiene degli spunti (delle verità?) che possono far male, se ne parli senza girare intorno ai temi sollevati. Una critica, quando è seria, è esercizio di intelligenza e di confronto, di posizioni che si contrappongono e si confrontano, senza la paura o il timore di “ferire” qualcuno: tanto per non essere vago, se io dico che un’opera, o un testo, non mi piace, e argomento le mie ragioni, sto solo aiutando, come lettore, l’autore a crescere, non sto facendo nessun attacco ad personam (che comunque non rientrerebbe nelle mie corde): poiché questo non avviene, o avviene raramente, si rischia che qualsiasi dibattito nasca già sterilizzato, privo di qualsiasi prospettiva. Il mio invito a Davide era anche un richiamo, non a lui direttamente, ad evitare ciò, cioè quello che spesso emerge dalle discussioni, l’idea di una poesia fuori dal mondo e di un poeta che vive nella sua torre d’avorio; l’idea di una poesia che non fa “politica”, come fosse della stessa sostanza del sesso degli angeli. E invece no, a mio parere: ogni opzione poetica, ogni progetto stilistico, ci piaccia o no, è già, e sempre, una precisa scelta di campo: oggi, più ancora di ieri, di fronte alla barbarie di cui parla Davide, rimanere nel guado, in nome di una presunta neutralità della poesia, è una posizione che non ha futuro, sterile: e tendenzialmente (in modo cosciente o meno) consona agli indirizzi, anche poetici, di regime.

    fm

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 10:54

  6. fm sta per Francesco Marotta.
    Buona giornata a tutti.

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 11:04

  7. Mah…sinceramente la cultura italiana non esiste da un bel pezzo al di là degli stereotipi destra-sinistra. Oggi gli intellettuali, è da anni che lo sostengo, sono solo capaci di firmare petizioni a perdere. Penivendoli o lecchini di regime non fa differenza, gli avvoltoi mediocri sono dietro l’angolo…e il “soldo” è il pensiero dominante, anche senza “Gesù Berlusconi”. Questo tardo capitalismo morente non vedo come possa produrre stimoli collettivi costruttivi che sono solo lasciati alla volontà di qualche sparuto singolo che, alla fine, viene fagocitato dalle feci del sistema. L’italia dei valori si è fermata a…Pasolini.Marco

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 12:39

  8. Bene, Marco, incrociamo le braccia e aspettiamo la “grande catastrofe” di sveviana memoria. Auguri.

    Ma forse, preso atto che la casa sta crollando, piuttosto che rimanere a contemplare le macerie, si potrebbe anche pensare di costruirne una nuova, a partire da una riconsiderazione della malattia che ha provocato il crollo. L’idea della poesia come condivisione, ad esempio, non potrebbe essere un inizio? L’idea che scuole, etichette, riviste, blog possano essere un luogo di progettazione e non, come spesso accade, uno spazio che riproduce il peggio delle dinamiche della cultura dominante, non può essere un inizio?

    Solo domande, per carità.

    fm

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 13:01

  9. Da dove viene l’intervento di Davide Nota?

    LaGiardiniera

    26 febbraio 2006 at 13:07

  10. Cari Francesco e Matteo,
    la prima versione di questo articolo di provocazione aveva dei nomi che poi ho tolto.
    Erano nomi relativi alla redazione milanese de Il manifesto, e alla redazione della pagina culturale de l’Unità. Entrambe, aimè, totalmente schiacciate su posizioni postavanguardistiche iperlinguistiche o di facile scandalo biografico.
    Nello specifico poetico avevo nuovamente fatto i nomi di alcuni critici che hanno ultimamente curato una grande e importante antologia, sbandierata come plurale e che invece è palesemente schiacciata su questa linea, su poeti in particolar modo legati agli autori stessi del libro, che ne hanno in precedenza curato prefazioni e postfazioni in vari libelli.

    Ma credo non sia tanto importante fare del moralismo con una guerra di nomi (che rappresenta sempre una volontà di sostituzione ad essi?) quanto comprendere la linea generale della storia contemporanea italiana, e della sua letteratura.

    La lettura che ne faccio io, o meglio che ne sto iniziando a fare, è che la storia politica e poetica italiana abbia percorso un disegno, dagli anni ’60 agli ’80, che è quello di un ritorno all’ordine e all’accademia mediante una violenza terroristica reale e linguistica, tal volta coincisa, ad esempio nella figura di un editore come Feltrinelli, legato nei fatti all’ala secchiana del PCI e alla Volante Rossa.
    La consapevolezza o la buona fede del soggetto non conta, ripeto, se si analizza il movimento della storia.

    In definitiva, il discorso centrale che pongo è questo: gli utili idioti del terrorismo politico e poetico, che ieri hanno permesso la restaurazione parnassiana, oggi ne curano, dalle loro maggioranze redazionali, la conservazione.

    P.S.
    Per cultura di sinistra intendo chiaramente e provocatoriamente una “certa” cultura universitaria di sinistra radicale, ieri legata al leaderismo sessantottino, come oggi alla cattedra. Non certo alla cultura politica della sinistra europea, cui appartengo con evidenza.

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 14:08

  11. Per Francesco: sono totalmente d’accordo con te sull’idea di progettazione e condivisione della poesia. Quello che voglio dire è che io e te potremmo essere d’accordo e come noi, (è un esempio che sto facendo)tutti coloro che partecipano e condividono questo blog…Il punto è che tutto si trasformi poi in AZIONE e in un manifesto di IDEE CONDIVISE che vengano portate all’esterno! Sento sempre parlare di progetti, anch’io ne ho proposti e ne propongo, ma chissà perchè il POETA vuole correre da solo! Il nichilismo è autodistruttivo e non porta alla costruzione di una nuova poesia contemporanea! Dobbiamo riflettere su questo aspetto, sintomo della totale disgregazione del nostro tempo! Marco

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 15:37

  12. Davide, muovi davvero una messe sterminata di problemi e ci vorrebbe un lavoro da cartografi per abbozzare almeno una mappa provvisoria del panorama, umano e culturale, preso in esame. Sono troppe, e troppo importanti, le dinamiche in gioco, le variabili, i percorsi sotterranei che hanno portato, ad esempio, (quasi) un’intera generazione ad approdare su sponde conservatrici, se non apertamente reazionarie: i nomi sono sotto gli occhi di tutti e, purtroppo, dal mio punto di vista, pesantemente operanti in campo politico e, per quello che qui ci interessa forse di più, culturale.

    Qualche riflessione (in ordine sparso).
    Sugli anni Sessanta/Ottanta. Il ruolo dell’avanguardia (vedi Gruppo ’63, e non solo) ritengo sia stato, almeno agli inizi, diromponte, sul piano letterario e anche politico: una sorta di bubbone germinato all’interno del “sistema”, o nelle immediate vicinanze, e capace, potenzialmente, di farlo implodere, di mostrarne le intrinseche contraddizioni strutturali. Il tutto si è fermato, tranne un paio di eccezioni, al livello delle buone intenzioni, rifluendo lentamente nell’alveo che voleva minare, e diventando, volenti o nolenti, parte integrante di quel “ritorno all’ordine” (non so quanto parnassiano, come tu dici, ma la sostanza non cambia) che lo rende, a mio modo di vedere, parte integrante del canone novecentesco (checché ne dica qualche critico “anima candida” che su quella presunta contrapposizione gioca le prerogative e il ruolo di “prestigio” conquistato nelle redazioni culturali “che contano”). Se quello che scrivi poteva essere inteso in questo senso, siamo perfettamente d’accordo.

    Feltrinelli. E’ un discorso troppo ampio, difficile da affrontare per chi l’ha vissuto, figurarsi per chi (e non è assolutamente una “colpa”, solo un puro dato generazionale) non ha respirato il “clima” di quegli anni. Certo, vedendo la deriva (di cui sopra) di tanti feltrinellini d’antan, la tua condanna senza attenuanti trova una giustificazione, ma non sarei, per quello che è il mio sentire, e la mia memoria, per i giudizi sommari, che finiscono per non tener conto delle eccezioni, se pure vi sono state o hanno avuto un futuro (diverso dalla regola). Se poi penso a quello che il “marchio” Feltrinelli è oggi, mi viene solo da piangere (e torno a darti ragione): una piccola/grande multinazionale che opera essenzialmente nell’ottica del capitale e delle sue leggi, dove il libro non è che una merce come un’altra che deve rendere profitto (il fatto che scientemente abbiano eliminato delle collane, tra cui quella di poesia, la dice lunga sull’occhio con cui guardano alla “cultura” e ai suoi destini).

    Sulla famosa antologia “sbandierata come plurale”: siamo in perfetta sintonia, anche se io scarterei un certo numero di poeti che non riesco assolutamente a inquadrare, o a vedere operanti, all’interno di logiche compensatorie di nessun tipo: alcuni anche per conoscenza personale, e sulla cui integrità morale metterei la mano sul fuoco. Sui criteri di scelta, e di azzardo, su alcune esclusioni senza senso, e ridicole, siamo alle solite: le antologie sono quanto di più deleterio la cultura italiana, grande o piccola, abbia prodotto e produca (ne escono praticamente un paio al mese): andrebbero abolite, per legge non scritta di intelligenza e di etica: servono solo alla vanagloria degli (alcuni) antologizzati e ad arricchire il medagliere di titoli “accademici” di coloro che le confezionano.

    Non saprei dirti sulle pagine culturali dell’Unità (che non leggo), ma al Manifesto sono troppo legato per poter dare un giudizio minimamente obiettivo: vedo solo molta autoreferenzialità nelle pagine e nel supplemento culturale, ma ti assicuro che vi scrivono anche persone al di sopra di ogni sospetto e studiosi seri e ancora degni del nome, per cui non riesco ad identificarlo come un “centro di potere” a qualsiasi titolo.

    Mi piacerebbe, invece, tornare sul tuo editoriale dell’ultimo numero de La Gru, che ho letto e riletto varie volte, trovandovi spunti degni di attenzione e di approfondimento. Non ultimo, il problema a cui fa cenno anche Marco, di una sorta di auspicata comunità dialogante/operante che, a prescindere dagli indirizzi di poetica, che poi sono la prima o la seconda pelle di ognuno di noi, si faccia carico di un discorso di “rifondazione” del poetico su basi “altre” rispetto alle logiche dell’industria culturale, e anche rispetto alle manfrine e alle smanie da piccolo cabotaggio di tanti blog, riviste e rivistine variamente assortite. Bene: vediamo quanti sono disposti a spendersi in una operazione del genere; quanti sono disposti a riconoscere che esibire in rete medaglie, medagliette e santini, più o meno lustrati e profumati, rientra a pieno titolo solo in un “gioco”, abbastanza squallido per chi consapevolmente lo pratica, che con la letteratura che voglia incidere davvero, e con la poesia che non sia puro esercizio masturbatorio, ha ben poco a che spartire. Molto, molto poco.

    Matteo, ti chiedo scusa per la lungaggine, ma ti assicuro che non succederà mai più.
    E, in ogni caso, la colpa è solo e unicamente di Davide. 

    Ciao a tutti e buona serata.
    fm

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 23:09

  13. “E, in ogni caso, la colpa è solo e unicamente di Davide”. 🙂 (al posto del quadratino).

    “Buona serata”: perchè il testo è stato scritto verso le h 22.00 del 26/02.

    Un grazie di cuore a Massimo Orgiazzi: se non mi avesse insegnato a salvare il testo mentre scrivo, questo “papiello” si sarebbe perso nell’etere (qualcuno dirà: peccato!) 🙂

    A me sarebbe rimasta, comunque, l’eco indelebile della musica di John Coltrane che ascoltavo in sottofondo, mentre dalla memoria scorreva qualche immagine di “ieri”. E non sarebbe stato poco.

    Buona giornata a tutti.
    fm

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 23:17

  14. Splinder, o chi per lui, è completamente pazzo: l’orario è un optional, come i freni sulla macchina degli imbecilli.

    anonimo

    26 febbraio 2006 at 23:24

  15. Che la poesia, in particolare, sia stata “rovinata” dalle accademie, lo dice anche Mauro Ferrari nell’editoriale dell’ultimo numero della Clessidra. Ma è sempre stato così. Il problema è che sono “questi” a scrivere le storie delle letterature e a contribuire a fare “i maestri”.
    Occorrerebbero dei punti di condivisione, un manifesto. Per uscire, a volte, dal bla bla dei blog, potrebbe essere una buona idea di partenza, da arricchire insieme.
    Qualche punto fermo a mio avviso c’è già:
    1 Abolire le antologie.
    2 Ritornare al concetto di almanacco, a una diffusa opera di recensione dei libri, senza pregiudizi, prendendoli corpo a corpo, nel rapporto tra la scrittura e l’attrito che questa riesce a provocare nella propria persona (cuore e mente), prima che nel riverbero dei giudizi intellettualistici e dei riferimenti culturali e letterari. Dico corpo a corpo, a naso, con umiltà. Senza preoccupazione di inquadramenti. Quelli, se verranno, verranno dopo.

    E’ un invito a proseguire

    Sebastiano

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 07:13

  16. OT al #13: sono onorato di aver contribuito a facilitare i tuoi interventi, Francesco. E’ un vantaggio per tutti.

    M.

    Massimo73

    27 febbraio 2006 at 08:04

  17. Abolire le antologie, ma soprattutto “eliminare” il 90% degli editori e di tutto quanto viene prodotto! Il punto è che la gran parte degli addetti, per quieto vivere, cavalca una tigre che non ha più denti. (dunque non morde e questo fa comodo e non disturba). Un pò come il festival di Sanremo dove uno sciagurato di un Panariello proporrà le Pausini e i Ramazzotti a un pubblico oramai martoriato,clonato e ridicolizzato. Siamo diventati un paese sudamericano, dove bastano quattro tiri a un pallone e due tette al vento per rendere tutti più beoti e nascondere una miseria che si vuole negare a tutti i costi! Bisogna muoversi ora, non c’è più tempo da perdere! Marco

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 09:56

  18. Caro Francesco,
    chiariamo: sono affezionato anch’io a manifesto e unità: la mia non è una critica esterna.
    Ma siccome dobbiamo sbloccare una situazione storica, questo è possibile solo portando a termine questa fantomatica operazione verità di cui si ciancia da un decennio.
    L’auto-critica è doverosa, in una fase di limbo e di mutazione culturale, storica, ed ideologica: è una premessa indispensabile.
    Più precisamente, siccome mi inviti ad essere più preciso, è assolutamente necessario considerare da un punto di vista storico (e non personale, dove chiaramente tutti gli individui possono essere più o meno simpatici, o in buona fede) i fallimenti di alcune posizioni.
    Dove ha portato una certa intransigenza colta?
    Alla situazione attuale.
    Chi ha favorito questa intransigenza colta?
    Chi voleva la situazione attuale.
    Destabilizzazione funzionale alla stabilizzazione: era prevedibile, e infatti prevista (Officina, Pasolini…)
    Questo è un dato di fatto storico, provato.
    Una tradizione eccezionale, Dante-Leopardi-Foscolo, rinnovata rispettivamente da Il politecnico di Vittorini e da Officina, dal dibattito Pasolini-Fortini, oggi è stata repressa, spazzata via, dimenticata.
    Eppure forse da lì bisognerebbe ricominciare…
    E trovo personalmente inaccettabile, anzi, indecente, che oggi per fare uscire un articolo su Pasolini, su l’Unità o Il manifesto, bisogna fare i salti mortali, per farlo infine uscire sulla pagina di cronaca, perchè sulla pagina culturale la redazione pone il più delle volte il veto assoluto.
    Questa mi sembra una delle tante ingiustizie storiche di questa seconda repubblica italiana.

    Davide

    P.S.
    Per quanto riguarda la rifondazione di una nuova cultura, staccata dall’accademia dei premiuzzi, che non taccia di fronte al disastro storico, credo che lo stiamo già facendo, a partire anche da questi scambi minori. Sono convinto che stiamo andando, in ordine sparso, verso questa direzione.

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 17:40

  19. pensa che oggi c’è un qualsiasi Alberoni che firma la prima pagina del Corriere al lunedì, allora leggevo Pasolini…Bisogna ricominciare con lo spazzare questi ultimi 40 anni! Mancano,oggi, i Pasolini o più semplicemente quelli che non hanno il coraggio intellettuale di opporsi al sistema-fuffa. Marco

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 20:21

  20. Secondo me, come spesso accade, Davide è un po’ troppo netto nelle connessioni e conclusioni (giochi di potere, dietrologismi…) ma ci prende decisamente. Per giunta interviene davvero in un momento in cui torna sulla cresta dell’onda una nuova sfornata di “linguaggismi” (riprendo un mio neologismo – credo – coniato sul sito di Orgiazzi) bellicosi. Con tutto il rispetto per gli autori, mi chiedo quanti dei dieci lettori di poesia superstiti (addetti ai lavori esclusi) superererebbero il decennio a proporgli ancora dosi massicce di Sannelli, Pugno… E guardate che lo dico con tutto il rispetto per questi autori e quelli a loro affini. Però, ha ragione Davide, lo schiacciamento su queste posizioni ultracolte negli ultimi tempi è davvero violento. Siamo di nuovo alla mancanza di sguardi onnicomprensivi e in queste tenzoni alla fine chi ha più muscoli vince. Non credo sia molto proficuo per nessuno impostare la questione sulla vittoria di una idea o di un’altra.

    Non parlerei comunque di posizioni nichilistiche, anzi le considererei più iniziatiche che nichilistiche. Il problema è – come nella società – che il nichilismo non ha sfondato, come era augurabile, in una laicismo costruttivo ma in posizioni di restaurazione idelogica (e intendo “ideologia” nel senso di un pensiero che si fonda solo su se stesso). Quel che è peggio che ci ritroviamo con ideologie oltremodo deboli e settarie e quindi armate non di dialettica ma di vere e proprie armi di sterminio di massa (marketing compreso).

    Del resto, a mio parere, posizioni come quella che mi sembra d’aver letto su questo blog poco tempo fa – ma potrei confondermi – per cui “non è la poesia che deve accorgersi del mondo quanto il contrario”, indicano che c’è qualcuno che sta viaggiando a folle velocità verso il cartello con la scritta “Capolinea”. E credo pure che quel cartello sia vicino vicino. Forse proprio dietro la prima curva.

    La soluzione – non mi stancherò mai di ripeterlo – è cercare di esercitarsi a visioni sistematiche ma non totalitarie. Né ideologia né relativismo, ma un uso vigile dell’intelligenza delle cose: questo ci vuole.

    Forse faremmo bene a ignorare questi integralismi e operare invece per la ricostruzione di una comunità vera. Una communità del linguaggio che parla dell’oscurità, che ne fornisce rappresentazioni e mappe molteplici non univoche e che non si limita a rispecchiare l’apparente nonsense con i propri crittogrammi, tacciando gli altri di “collateralismo” con un sistema compromesso.

    Ho ricevuto i numeri di “La Gru” e mi sembra che ci sia un buon clima di apertura e di lavoro. per dire, vi stanno al fianco Marano e Del Sarto. Lo stesso accade su Liberinversi. Anche qui su Universo Poesia si è costruito un insieme polifonico. Qualcosa si muove su Absolute Poetry, soprattutto grazie ai controcanti di Sinicco. Insomma… la direzione è quella. Attendiamoci che da questo clima nascano anche dei critici (critici critici, si spera) che non procedano soltanto come spalleggiatori di una poetica o di un’altra e che possano un giorno davvero procurare al mondo una visione di sintesi su quanto accade. Per adesso ci tocca “Parola Plurale”, che comunque secondo me – rispetto ad altre operazioni degli anni scorsi – ha il merito di porre sul tavolo materiali critici che non possono essere ignorati. A quei materiali si risponde con altri materiali, non con critiche e anatemi, altrimenti si fa un gioco ancora peggiore.

    Cordialmente saluto tutti.

    Martino

    Marziller

    27 febbraio 2006 at 20:37

  21. P.S. Vedo, appunto, che la citazione a mente su poesia è mondo è tratta dal post di Sebastiano Aglieco qui sotto. Trovo che l’affermazione di Aglieco abbia un valore nello spiazzamento del paradosso che istituisce ma, posta in forma così assertoria, mi pare davvero irricevibile. E’ forse utile a spiegarci le convinzioni poetiche di chi la enuncia ma non procedere verso una visione sistematica.

    M.B.

    Marziller

    27 febbraio 2006 at 20:48

  22. della polemica sulle ultime poesie di raboni e del nuovo libro di roberto galaverni uscito per fazi qui da fahreneit di oggi. da notare che il passaggio sulle case editrici da r.g. è lo stesso qui fatto da marco.

    matteofantuzzi

    27 febbraio 2006 at 20:48

  23. Davide, solo qualche postilla (anche per evitare che la questione si risolva in un dialogo tra due interlocutori che, sui temi di fondo, sostanzialmente concordano). Sul Manifesto non mi sono pronunciato proprio per onestà intellettuale: dichiarando espressamente che rischiavo di non essere obiettivo, per legami affettivi, di memoria e altro. Ma l’autoreferenzialità di cui parlavo era anche, dal mio punto di vista, la denuncia di una “chiusura” (e forse proprio nella direzione in cui va il tuo discorso).

    Sullo Zibaldone di Leopardi ho passato gli ultimi vent’anni della mia vita. Credo, comunque, che ripartire da una certa tradizione significhi, anche e soprattutto, cercare di superarla e, attraversandola, farsi carico degli strumenti e delle suggestioni ancora capaci di operare nel presente. Intendo la tradizione come un’officina, un laboratorio nel quale cerco di forgiare strumenti di analisi “altri”: altri anche rispetto alla stessa tradizione che mi fornisce i materiali per la “costruzione” dei miei utensili: il Dante a cui fai riferimento, e al quale sto dedicando buona parte del mio studio e delle mie letture, sta proprio a testimoniare questa necessaria esigenza. Quanti tra noi leggono ancora, o hanno mai letto, le Epistole, tanto per citare una delle fucine più complete e operanti (e non solo ieri)?

    Francesco

    p.s.

    Nel post # 13 il riferimento a Massimo è incompleto. Va integrato, e letto, in questi termini: ” se non mi avesse insegnato, tra le altre cose, a salvare il testo mentre scrivo”.

    Buona serata a tutti.

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 20:57

  24. Ho scritto quando i commenti di Baldi non erano ancora presenti. Leggerò con attenzione.
    fm

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 21:04

  25. poi: quanta roba, e faccio anche fatica a intervenire, nel senso che preferisco leggere e tacere alquanto.
    solo alcune cose:
    simona, il testo di davide è (per una volta, rispetto a quanto normalmente accade in UP) inedito.
    il testo di aglieco era volutamente una provocazione/non provocazione.
    per assurdo prima che davide mi proponesse questo suo testo io volevo parlare di premi letterari farlocchi & pubblicazioni farlocche, perchè come spesso ripeto tante sono le persone che qui non intervengono, ma leggono. e forse sarebbe il caso di parlarne di questo sotto-sottobosco che troppo spesso illude e frega soldi.

    salto i discorsi sul gruppo ’63 che faccio 1 giorno sì e l’altro pure e parlo in primis de l’unità e poi anche del manifesto: credo che sia necessaria la “critica dall’interno”, sia una modalità magari dolorosa come dice francesco, ma necessaria. e invece adesso la critica dall’interno quasi sembra non esistere, e accanto a validissimi critici vegetano feudi che creano astio, danni e distacco dalla poesia.

    sta però lievitando una forza di dissenso da tutto questo, e questa è la vera forza dell’aumento (lieve, ma percettibile) della poesia. se in questo anche i blog aiutano ne sono ben felice, ma come dice giustissimamente martino deve esserci una presenza solida dei critici (e quindi non mia… ben sapete) che con la critica seria e indefessa debbono rispondere al nulla che altri cercano di mandare avanti.

    [mi permetto anche di dire che non sono sannelli e pugno i nomi su cui io pongo dubbi, anzi come sapete per me sono due importantissimi poeti, anzi laura dovrebbe per me smettere di scrivere narrativa e concentrarsi sulla poesia]

    in questo “parola plurale” è esemplificativo, ok, sembra 1 elenco telefonico, ma:
    Р̬ on line e tutti lo possono leggere
    – si propone fin dal principio il dialogo, tra curatori, col pubblico e con gli “addetti ai lavori”

    chi ha raccolto la cosa ? chi si è confrontato ? nessuno. il poeta potrà anche essere singolo, individualista, ma deve portare avanti la poesia come se fosse all’interno di un gruppo, come se fosse nella stessa squadra assieme a tutti gli altri.

    robe come quelle che stanno accadendo ad es. con zizzi e il giornale sono il male della poesia (che m.z. sia un grande poeta o meno, il problema non è l’argomento in sè, ma il modo in cui la cosa si affronta).

    e sono stato breve… avrei ancora 100 cose da dire…

    matteofantuzzi

    27 febbraio 2006 at 21:10

  26. (e io quando ancora non c’erano quelli di francesco), e che sottoscrivo anche se poi christian mi dice che sottoscrivo troppo.

    (è 1 viziaccio…)

    matteofantuzzi

    27 febbraio 2006 at 21:12

  27. Sannelli e Pugno sono anche secondo me i più validi nella schiera di quelli da Giovenale consdierati “antirealisti”. Proprio per questo ho fatto i loro nomi. Però la Pugno la perferisco alla grande come narratrice (ho recensito il suo “Sleepwalking” in tempi non sospetti) e – Matteo, pensa un po’ – io, se dovessi scegliere, le consiglierei il contrario.

    La mancanza di un critico critico è davvero drammatica. Cortellessa poteva esserlo ma ha scelto la militanza ideologica. Lo stesso vale per Marano. Le riviste di settore non sono autorevoli. Le riviste generiche e i quotidini non sono interessate. Escludiamo poi i padri che vogliono mettere sciarpa e cappello ai figli (Cucchi & company) e i critici che sono anche poeti (Giovenale e Piccini, per dirne due bravi e opposti). Il buco lasciato dal critico Merlin, da quando si è trasformato nel poeta Temporelli, rimane vuoto. Checché se ne pensi di Merlin, quel che ha prodotto in termini di quantità e qualità una decina d’anni del suo lavoro sulla poesia e sui poeti è indiscutibilmente notevole.

    “Parola Plurale”, mi ripeto, è per me un ottimo lavoro anche se secondo me al servizio di un approccio che non condivido. Lavori di questo genere stimolano il confronto “in alto” e assolvono quindi più che bene al loro dovere.

    Martino

    Marziller

    27 febbraio 2006 at 21:30

  28. Christian ha ragione.
    Ha (quasi) sempre ragione. 😉

    Bonne nuit.

    Marziller

    27 febbraio 2006 at 21:32

  29. Questo pezzo è ingenuo e porta con sè stesse logiche che critica aspramente. L’indignazione poi si scopre che nasce tra l’altro dal fatto che non pubblicano sull’unità l’articolo su pasolini (sara forse di d’elia? per caso? ma fammi il piacere nota, sei tu il vero cortigiano). Per carità , ora si scopre che non si parla di pasolini. suvvia, cresci e smettila di gridare ai quattro venti senza riflettere. Grossolano questo modo di vedere le cose, e per niente disinteressato. C’è da stupirsi a vedere i giovanissimi già travolti da queste logiche.

    Fernando

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 21:36

  30. Martino ha proposto qualcosa di davvero stimolante: c’è Parola Plurale in rete, completamente disponibile; lavoro di taglio quasi accademico ma interessantissimo e pieno di spunti. Si potrebbe commentarla capitolo per capitolo, poeta per poeta, ognuno al suo livello e secondo la propria impostazione: raggiungeremmo un non trascurabile obiettivo di interazione e crescita comunitaria. Gli spazi telematici ci sono… chi ha voglia?

    Ad esempio, il primo pezzo in ordine di impaginazione è il cappello di Giancarlo Alfano: “modelli mediali”. Diamoci una settimana per leggerlo autonomamente, dopo di che ne discuteremmo per un’altra settimana, magari partendo da post autonomi di chi deciderà di farne (l’ideale sarebbe tre-quattro, a rotazione per dividerci il lavoro, se i partecipanti saranno una decina). 8 introduzioni + 64 poeti, due settimane ognuno, farebbero 144 settimane di lavoro. Tre anni.

    Non ho dubbi che procedendo in spirito costruttivo e dialogico, il lavoro attirerebbe sempre nuovi partecipanti. Vediamo cosa realmente arriva a chi legge, di quel che si scrive in e sulla poesia nel 2005.

    Saluti. (GiusCo)

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 22:26

  31. Caro Martino, visione sistematica in poesia?
    Sebastiano

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 22:52

  32. Ecco il motivo per cui ho cercato di non fare nomi.
    Non volevo si riducesse tutto ad una guerra di clan.
    Mi dispiace che ogni parola non calibrata venga usata per bollarti come epigono o cortigiano di qualche scuola o cerchia.

    No, l’articolo a cui ho fatto riferimento non era di D’Elia.
    No, l’indignazione del pezzo non partiva da questo fatto, risalente alla scorsa estate.
    Ma che significa? Che c’entra?

    Ho detto una cosa molto chiara: i destabilizzatori hanno aiutato la controriforma, come oggi ne curano la conservazione.
    Hanno fallito, e nonostante tutto sono ancora lì a bloccare con le loro stupidaggini le redazioni culturali dei giornali legati alla sinistra, che invece oggi avrebbero veramente bisogno di poeti e intellettuali con le palle, dato il contesto storico.

    E’ un problema che va posto. Tutto qui.
    Io cerco di porlo. Se ingenuamente non lo so, faccio quel che posso.

    Davide

    anonimo

    27 febbraio 2006 at 23:00

  33. Ciao ragazzi,
    cominciamo rispondendo a una battutina di Matteo: il Foglio non è un giornale comunista, ovviamente, però non rinuncia a criticare spesso il Berlusca, in maniera meno faziosa di altri; ormai siamo arrivati al punto che, se una madre a Cosenza provoca ustioni al figlioletto appena nato per l’acqua del bagno troppo calda, una parlamentare della Margherita, Dorina Bianchi se la prenda con Berlusconi…E che vuoi commentare… Per l’Unione tutto fa brodo: dopo tanto tempo si parla ampiamente di un libro di poesie? Quale? Ma i versi di civico furore di Raboni, ovviamente… Cordelli si dimentica del suo stato di dormiveglia critica e si scatena sul Corriere… Deaglio fa uscire il suo film pieno di tutti i luoghi comuni dell’antiberlusconismo, M

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 06:59

  34. Moretti ha già pronto Il Caimano prima delle elezioni e Repubblica comincia a parlarne già ora, quasi come se fosse L’EVENTO cinematografico…
    vabbé…son ragazzi!…

    rispondo a Martino: non mi pare che Merlin sia un bravo critico: è vero che si è dato da fare molto, però poteva risparmiarsi la fatica. Penso che la ricchezza di Atelier sia in alcuni redattori…Merlin è un ragazzo volenteroso più vocato come poeta o come calciatore.
    rispondo a Giusco: Se tu vuoi passare tre anni a commentare un’antologia come Parola plurale, ti dico che sei pazzo…anche perché, più che plurale, è la Parola di Cortellessa, mio vicino di casa…
    rispondo a davide nota: e tu scopri ora la terribile chiusura del manifesto e dell’unità? sapessi che mondi…Comunque sono chiusi un po’ tutti i giornali, se non hai chi ti spinge…
    Pasolini è stato un grande ma non facciamone un mito come si cerca di svenderlo negli assessorati di sinistra per brillare di luce riflessa: possibile, sempre Pasolini? E Vittorini, perché no?
    Vittorini, generosissimo scopritore di talenti e vero artefice di molte revisioni editoriali, da Calvino ad altri…Eppure anche Vittorini era di sinistra no?
    Vittorini preferiva Testori a Pasolini: lo riteneva più autentico…
    In effetti Pierpaolo, come ho già detto, pontificava sì ma dal palazzetto di una certa elite intellettuale romana…Pasolini è stato un grande ma non “santifichiamolo” troppo, anche perché non gli sarebbe piaciuto…
    Gente come Luzi o Caproni hanno pontificato meno però hanno scritto poesie più alte…andrea

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 07:29

  35. PS Comunque, Matteo, le tue poesie – e uso un termine orrendo ma efficace e purtroppo alla moda – mi “intrigano”…Vi Trovo un grande equilibrio tra ironia e razionalità, (genere parodistico-umoristico da non confondersi col comico-carnevalesco) che di solito ha una sua tradizione di speculazione filosofica, più english che italico…Usato molto anche dalla neoavanguardia ma, per fortuna, mi pare tu sia più vicino al Montale di Satura anche perché, sotto o dietro l’ironia, c’è come un fuoco quasi tragico (ma non disperato) e una certa vis polemica…Ovvio non bastano due righe e ho letto ancora troppo poco… Ogni tanto, per “mondarti” dalla grancassa della maggior parte dei giornali, vai su http://www.informazionecorretta.com/ sono un po’ troppo vittimisti, ma corretti nel riportare notizie e i loro commenti alle stesse… Chissà che non abbiano ragione…

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 07:44

  36. Caro Sebastiano, visione sistematica nella realtà. Di conseguenza anche nella poesia. Soprattutto “sulla poesia”. Ma non è un precetto; credo semplicemente che si scriva quel che si è e quel che si vede, come lo si vede. Abituarsi a non dare una eccessiva preponderanza alle proprie convinzioni rispetto a quelle degli altri mi sembra un buon modo di stare nel mondo in maniera dialettica.

    Come vedi, non mi preoccupa e non mi scandalizza una poetica più di un’altra; una convinzione piuttosto che un’altra. E’ il tentativo di fare “precettistica” che mi sembra inadeguato in quell’ambito per sua natura aperto alla molteplicità delle rappresentazioni che è la letteratura.

    Per questo secondo me la tua frase che citavo se da un lato è portatrice di una verità (anzi di due: una sul mondo e una su di te), dall’altra si nega come vera in quanto si pone come verità univoca e vuol dettare una regola.

    *

    Caro Giuseppe, molto stimolante la proposta ma, come direbbero in politica, io preferirei non farmi dettare l’agenda dall’opposizione. A parte le battute, sarebbe molto bello che questo avvenisse ma, per quanto mi riguarda, ribadisco che questo è un lavoro che spetta alla critica e infatti Parola Plurale funziona anche per questo.

    La critica per la poesia è forse – se mi passate il paragone – come la magistratura nella società. Perché ciascuno non senta la tentazione di farsi giustizia da solo e accetti il giudizio che gli viene imposto, ci vuole una magistratura che sappia apparire degna di fiducia da parte di tutti. Ci vogliono magistrati preparati, seri e imparziali. Inoltre sarebbe augurabile che la magistratura non finisse sotto il controllo di una parte o di un’altra. Né che le regole stesse che la magistratura deve segure siano scritte a uso e consumo di una parte. Mah… non vedo molte differenze tra quello che mi augurerei che fosse la critica letteraria in Italia.

    *

    Caro Andrea (Andrea chi?), ognuno si tiene le sue opinioni, ci mancherebbe. La tua (che Merlin non sia stato un bravo critico) dimostrerebbe a maggior ragione quanto dicevo sopra, perché pur senza essere un bravo critico avrebbe capito di cosa c’era bisogno e si è preso quel ruolo, con portando a casa il risultato. E’ stato un bravo leader. Che il merito non sia solo suo ma del gruppo e che questo suo ruolo si sia esaurito (ma Marco è stato anche intelligente a capire pure questo, e non capita a molti questa lucidità), ci mancherebbe! Però… di buoni redattori e collaboratori (perfino degli stessi nomi) son piene le riviste. E’ il progetto e l’approccio che per Atelier hanno fatto la differenza.

    Martino

    Marziller

    28 febbraio 2006 at 09:04

  37. Caro Martino,
    se il ruolo critico di Merlin si è esaurito, come tu dici, vuol dire che non era il suo mestiere…
    andrea m.

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 09:15

  38. Dimenticavo. Visto che costringete Davide a autodistillare proficuamente il succo del suo intervento, a questo punto lo sottoscrivo e lo riporto virgolettato.

    “Ho detto una cosa molto chiara: i destabilizzatori hanno aiutato la controriforma, come oggi ne curano la conservazione.
    Hanno fallito, e nonostante tutto sono ancora lì a bloccare con le loro stupidaggini le redazioni culturali dei giornali legati alla sinistra, che invece oggi avrebbero veramente bisogno di poeti e intellettuali con le palle, dato il contesto storico.”

    *

    Non sono né i “linguaggismi” né gli “intrattenimenti” innocui a contribuere alla crescita della coscienza culturale e morale di una comunità. Marano (e chi prima di lui, naturalmente) mi trova assolutamente in disaccordo, teorico e pratico, quando pone la poetica del “trobar clus” sul crinale dell’opposizioen al sistema. Anzi, a me sembra una poetica asolutamente integrata nel dominio della tecnica. E sia chiaro che non oppongo ingenuamente forma e contenuti; che non sono qui a fare una polemica veteroleninista tipo “Rinascita” negli anni Cinquanta. In linea di massima sono d’accordo con Davide anche in questo: l’alternativa alla “comunicazione pervasiva” stile mass media non è l’anticomunicazione ma la “conversazione”. Quindi, ognuno faccia pure la poesia che vuole, ma non mi si venga a giudicare come un collateralista della società dello spettacolo in quanto “comunicativo”. E lo dico perché sotto sotto questa è la tesi anti-lirica e anti-realistica che sale dal fondo di queste posizioni.

    E adesso me ne vado a letto, ché ho la febbre a 38°.

    Martino

    Marziller

    28 febbraio 2006 at 09:28

  39. Oggi ogni sito letterario vanta i suoi critici, collaboratori esterni, redattori capo, vice, subordinati…e così ogni casa editrice, riviste, salotti, librerie, biblioteche comunali e non. Ognuno ha una propria visione della poesia antitetica con quella del vicino di casa, mille sfaccettature, mille punte di un oceano di iceberg con tutto il loro sommerso. Questo è giusto ma sta,anche, a significare che, in questo momento storico, mancano dei referenti al di sopra di ogni sospetto. Manca,forse, quella visione-utopia che ha caratterizzato gli anni 60, fattori-stimoli esterni che hanno pesantemente condizionato l’allora modo di pensare e d’altra parte hanno permesso che alcune menti “prendessero vita”. Marco

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 09:32

  40. Una nota da aggiungere:
    Quello che è tra i non-detti più importanti credo, consciamente e meno, dell’articolo dell’amico Nota, è il totale oblio che chi si occupa di letteratura fa, della “cultura” e delle dinamiche “culturali”: essere formali o anti-formali è poca cosa se non si prende di petto il problema della “cultura” e della letteratura come parte di essa.

    Gianluca Pulsoni

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 14:10

  41. spezzo il discorso ringraziando per quanto sopra, e ringrazio chiara de luca che qui e qua riporta con qualche modifica il lavoro da me fatto per l’ulisse 5/6 e concluso con l’ode al lexotan da nuovi argomenti 32

    matteofantuzzi

    28 febbraio 2006 at 21:44

  42. di tutto il discorso aggiungo solo una cosa. a me pare che questi nuovi e tanti e bravi e coscienziosi critici “ci siano” e sinceramente stiano anche lavorando bene. la difformità di pensiero per me è solo un bene enorme quando questo viene fatto non con un indurimento delle idee ma con volontà di dialogo. e questo vale per tutti i nomi che avete fatto e nessuno escluso. difficile non considerare come importante il lavoro di marano, il ruolo di atelier ma anche di marco che ha firmato un editoriale secondo me importantissimo come quello de “i poeti sono pettegoli” (…non era critica allo stato puro ? ok. ma era importante quanto si diceva, soprattutto per quello che stava accadendo quando è uscito), chi si sarebbe preso sulle spalle un lavoro come quello di cortellessa con raboni ? e ancora mazzoni ecc. ecc. ecc. ribadisco, se ognuno porta il suo pensiero e ha stima del pensiero degli altri… io credo che si sia quantomeno ipotizzato un terreno sopra al quale possono nascere dei signori frutti.

    poi si sa basta una tempesta e tanto lavoro va in vacca…

    [fernando, per cortesia… qui siamo soltiti usare altri toni -guarda ad es. andrea che ha scritto cose molto nette, ma con molto rispetto- anche nella difformità di pensiero]

    matteofantuzzi

    28 febbraio 2006 at 21:56

  43. ps. e a me la proposta di giuseppe non è che esattamente dispiaccia (almeno il primo testo, mica tutto…)

    matteofantuzzi

    28 febbraio 2006 at 22:03

  44. Qui siete soliti usare altri toni anche nei testi che pubblicate matteo, e lo so perchè leggo abitualmente. Ricordo di recente un testo di fabbri molto polemico su certe dinamiche che però non sparava a zero e a casaccio luoghi comuni senza alcun riferimento reale e non conteneva battute di pessimo gusto come quella finale di questo testo di nota. I nomi andavano fatti perchè all’interno delle realtà che vengono tirate in ballo da questo testo ci sono persone che operano in modo molto ma molto diverso ed è assurdo fare di tutta l’erba un fascio ed è anche deprecabile e irrispettoso nei confronti di persone che lavorano bene. cari saluti

    Fernando Bellini

    anonimo

    28 febbraio 2006 at 23:54

  45. Gentile Fernando Bellini,
    qui non si vuole insultare nessuno.
    Ho provato a lanciare una provocazione, che in quanto tale non poteva essere accomodante.
    Ho anche specificato, ma se vuole lo ribadisco, che la mia è una critica interna, o come preferisco definire, da fratello minore, che fraternamente si arroga il diritto, politicamente scorretto, di giudicare e offendere i vizi del maggiore.
    Il problema posto è di sistema, e coincide con un blocco di potere editoriale e redazionale vecchio e incartapecorito, pur nelle sue attuali evoluzioni aideologiche-linguaggiste (utilizzando questo neologismo di Martino, che ringrazio per essere stato interessante interlocutore).
    La buona o cattiva fede del singolo non modifica il risultato della sua operazione, che può risultare riuscita o del tutto fallimentare.
    Ad un passo dalla guerra totale, in piena crisi culturale occidentale, è una vera anomalia italiana che tutti gli spazi culturali della sinistra siano bloccati da sterili e noiosissime poetiche anticomunicative.
    E sono sempre più convinto che questo problema, attualmente affrontato inter nos in blog, debba essere rilanciato in nazionale con una forte e condivisa polemica.

    Davide Nota

    anonimo

    1 marzo 2006 at 01:35

  46. Gentile Davide Nota,
    lei dice “qui non si vuole insultare nessuno” ma il suo saggio inizia con la frase “la cultura italiana di sinistra è piena di stronzi”. Faccia lei, a me sembra un insulto questo. O le si può dare dello stronzo senza che lei ritenga questo un insulto? Non credo. Le dico sinceramente che penso anch’io che ci siano alcuni stronzi dalle parti che lei cita. Ma penso anche che senza fare i nomi la sua invettiva è un esercizio sterile e pecca di mancanza di coraggio e chiarezza. Non è per niente utile.Ad esempio oggi sul manifesto laura pugno recensisce marmo e biagini. ieri lello voce recensiva petrova, raveggi, buffoni sull’unità. Sono questi gli autori dalle “sterili e noiosissime poetiche anticomunicative”? A me sembra un miracolo trovare giovani e meno giovani poeti recensiti per bene su quotidiani nazionali, da altre parti vi sono soltanto codici davinci e melisse p, q, r, spesso e volentieri. faccia lei, Nota. Di chi parla? lo dica se vuole dare un senso al suo discorso, parla di scateni, gravagnuolo, palieri, trevi, raffaelli, pinco pallino? collaboratori? ci dica, sia serio.

    Fernando

    anonimo

    1 marzo 2006 at 03:41

  47. Mi correggo Non è un saggio, lo so. è un’invettiva, un j’accuse, a mio modesto parere. Sterile, ingenua e gorossolanamente argomentata, a mio modestissimo parere.

    F.

    anonimo

    1 marzo 2006 at 03:44

  48. se io dicessi che parigi (città che adoro) alla mattina puzza di urina, direi un parere mio, condivisibile da qualcuno e da qualcuno no (che magari sentirà solo l’odore di croissant al burro). parigi rimane comunque bellissima. certo senza il puzzo di urina… ma soprattutto non ho posto l’attenzione su “chi l’ha fatta”, perchè non è quello il punto.

    per questo insisto che il punto anche in un j’accuse non sono i nomi: il problema non è di chi si parla, ma di come se ne parla, se ci sono “funzioni ulteriori”, cosa che fa ancora più male se viene da un giornale (l’unità) che nel mio caso rispecchia pienamente (almeno, più degli altri) il mio pensiero. a me certe “durezze” fanno male. e serenamente sono il primo a parlarne. come sono il primo a parlare di ottime cose lette altrove.

    abbiamo assistito, così almeno un riferimento lo faccio a sterilissime poetiche su “chi fa cosa a chi” recentemente sul corriere della sera nella pagina culturale. (mi riferisco alla valduga): una nazione seria non le può cortesemente evitare ? o ancora un’intero paginone centrale di repubblica dedicato alla giovane poesia italiana dove se ne sono detti di tutti i colori… una tristezza terribile: zattoni reo di avere pubblicato per le edizioni del ponte vecchio, santo cielo… e così spazi concessi su rai3 anche in buoni orari diventano dei teatrini. si parla di tutto ma non di poesia. il poeta diviene il centro di una discussione sterile. e ogni poeta si gioca come individuo i propri 15 min. di celebrità cercando di affossare qualsiasi altra persona.
    ribadisco, o usciamo da questa logica, con garbo, oppure avremo rovinato questa fioca luce che si sta posando sulla poesia italiana contemporanea. e torneremo nel buio nero.
    a me ribadisco dà fastidio anche la questione zizzi/il giornale ma prima di tutto (come penso davide) mi guardo in casa… e in casa cerco se possibile ancora più duro.

    poi più avanti si potrà parlare dei motivi per cui trovo importante il lavoro della petrova (e di buffoni of course) e meno quello di raveggi… ma prima anche secondo me c’è qualche ragionamento precedente da fare.

    matteofantuzzi

    1 marzo 2006 at 07:01

  49. errata corrige: “polemiche”, non poetiche.

    matteofantuzzi

    1 marzo 2006 at 07:03

  50. Sono stato qualche giorno fa a Parigi, Matteo, e non ho sentito quella puzza…Purtroppo la cultura italiana che “decreta” è quella delle Valduga & C, più che tristezza è un insulto a chi cerca con le sue piccole forze di operare in ambito culturale in modo serio. Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 09:07

  51. “La cultura italiana di sinistra è piena di stronzi” e anche quella di destra. Forse perché la vera cultura, indipendentemente dallo schieramento, si proietta in avanti, e utilizza le ideologie per quello che sono, ovvero passi su cui riflettere, e non posizioni su cui arroccarsi. Ho letto un po’ di post – ringrazio Martino, ma io non faccio nessuna battaglia, né contro Marano, né contro Giovenale. Semplicemente mi interessano le cose fatte bene, e ce ne sono tante, e soprattutto diverse. Di questo la critica non deve avere paura. Parola plurale è disponibile, bene, ma il dibattito sulle antologie lo finirei, e mi concentrei più su chi ha voglia di costruire degli osservatori, in collegamento tra loro, ma la cui ottica sia puntata sul territorio, perché in ultima analisi da questo bisogna ripartire per raccogliere dati e fatti. Martino, con me, ha abbozzato un discorso, a partire da un mio post su absolute – un articolo che parlava di Cepollaro credo. Per questo dico su absolute delle cose, che dico comunque da 4 quattro anni e che sinceramente mi sono anche stufato di ripetere, perché tanti, troppi, amano la propria sordità o forse hanno meno durezza verso se stessi di quanto ne abbia io, sebbene a questa seconda ipotesi non credo )a prop. mi permetto un inciso: visto che qualcuno dice che è il blog di Lello Voce, sappiate che è nato grazie ad una manifestazione sponsorizzata dalla Regione Friuli Venezia Giulia, e che quindi sono soldi pubblici, e che quindi non è un servizio, che alcuni redattori gestiscono, invitati dal direttore artistico del festival, ma che hanno piena autonomia e questo è un merito da attribuire a chi l’ha pensata in questo modo, ovvero Voce – e questo non significa non criticarsi a vicenda dove lo si ritiene necessario, urgente).
    Su questa cosa della diatriba destra sinistra, etc, a Nota dico che sia Fortini che Raboni hanno detto, ovviamente appartenendo ad altre parti politiche, in saggi, sciocchezze simili sulla cultura – ovvero negli scritti dei nostri maggiori critici e poeti, si trovano sciocchezze simili. Quindi se vogliamo procedere nel dibattito, e non fermarci a 30/40 anni fa, direi di abbandoanare queste provocazione e, come si dice a Trieste, “andare sul fisso”, che è quando la minestra ha la sua consistenza. Ciao, Christian

    anonimo

    1 marzo 2006 at 09:31

  52. e che quindi è un servizio, errata corrige anch’io! christian

    anonimo

    1 marzo 2006 at 09:39

  53. Hey hey hey… chi ha parlato di guerre contro Marano e Giovenale? Ho solo espresso posizioni diverse da loro e ho espresso preoccupazione sul fatto che la tendenza “anticomunicativa” stia diventando dominante, perché credo – con Davide – che sia un atteggiamento tutt’altro che proficuo. E soprattutto non volevo certo tirare Christian per la giacca! Ho fatto solo una battuta sulla sua ormai celebre stileettata a Matteo. Così come ho indicato Absolute (con Universo Poesia, La Gru e Liberinversi) come i luoghi in cui si sta sviluppando una proficua dialettica. Certo, tutti luoghi con una loro fisionomia d’origine, ci mancherebbe, ma in cui sono ben tollerati anche i controcanti e le opinioni dialettiche. E in Absolute le posizioni più interessanti, tra i collaboratori più asidui, sono secondo me quelle di Christian e Luigi Nacci.

    Sono d’accordo, e in questo approfondisco la mia osservazione sulla proposta di Giuseppe, che sarebbe più proficuo un osservatorio che non parta dalle antologie ma, come proponeva lo stesso Christian altrove, da un lavoro di studio sul territorio. E’ abbastanza anomalo, questo sì, che ci siano critici che fanno i critici senza leggere e conoscere quel che si muove oltre i propri più stretti interessi e nella loro zona di influenza. A Pistoia stavo cercando di organizzare per la primavera una rassegna di incontri con poeti e relatori provenienti ogni volta da una regione diversa che ci venissero a raccontare cosa succede in giro per l’Italia. E non pensavo certo a una iniziativa iper-militante (per dire… tra i primi contatti c’erano sia Piccini che Cortellessa, sia gli Ammutinati che Galaverni). Purtroppo tutto è naufragato per la tragica mancanza di fondi a disposizione, però questo, secondo me, è un modello che potrebbe funzionare per non vedere sempre gli stessi nomi che si chiamano tra loro a fare le solite letture o plaquette tra loro. Aprirsi un po’ anche a ciò che non si conosce e provare ad ascoltare. E non pretendere che gli altri assumano i propri strumenti di valutazione e comunicazione. Perché altrimenti la guerra – come dice Christian – c’è davvero, ma la stanno facendo gli altri.

    * * *

    Sulla cultura di destra e di sinistra, mi ha fatto sorridere l’altra mattina su “La7”, nell’unica trasmissione di approfondimento politico che riesco a tollerare (infatti è alle 8 di mattina!), Marcello Veneziani che a tal proposito ha detto: “Si sa che i politici di sinistra leggono soltanto gli scrittori e gli intellettuali che considerano allineati alla propria parte. I politici di destra, d’altro canto, non leggono e basta”.

    Buona giornata a tutti.

    Martino

    Marziller

    1 marzo 2006 at 10:10

  54. Provocazione per provocazione:

    la cultura iutaliana di destra non esiste, e quel poco che c’è, che va urlacchiando in giro alla Dabide Nota, è fatta di superstronzi al cubo, di complici dei fascisti, di servi di Berlusconi, di venduti al razzismo leghista, o al massimo di untorelli sciocchi e supponenti che non sanno nemmeno quello che dicono…

    Che ve nepare? Va bene come provocazione, almeno io i nomi li faccio

    Caro Fantuzzi, l’unica cosa che mi chiedo è perchè su un blog di poesia si lasci spazio a idiozie del genere, che non stanno su nemmeno su una sola gamba, come fanno i volatili chichibieschi a cui si riferisce il titolo del foglio (blog?) su cui vengono pubblicate.

    Se qualcuno aveva qualche dubbio su quale fosse il livello di analisi poetica da te portato avanti ora è servito.

    Con qualche disgusto

    Lello Voce

    anonimo

    1 marzo 2006 at 10:36

  55. Do un veloce contributo all’osservatorio territoriale per la zona di Foggia, che potrebbe interessare i mappatori: è da seguire (ai fini del vostro discorso) il nuovissimo booksbrothers.it gestito da Michele Trecca ed Enzo Verrengia. La città ha una giovane facoltà di lettere dalla quale non pare uscire nulla che non sia strettamente legato alla didattica. Esiste peraltro un osservatorio politico-culturale di sinistra chiamato Jacob, agitproponline.com, che ha quali referenti nazionali contemporanei Wu Ming e affini. Si organizzano di tanto in tanto spettacoli e serate letterarie tramite odateatro.it, il locale punto Einaudi e una libreria popolare chiamata Della Plebe (con Oda Teatro ho un impegno a risentirci verso giugno per portare a Foggia Michelangelo Zizzi, nella stagione 2006-7). Ancora, lavora a Foggia la casa editrice Bastogi, ma è a pagamento e non cura molto narrativa e poesia contemporanee, pur avendo contatti con gruppi culturali del barese (La Vallisa). A carattere prevalentemente locale le vivaci edizioniutopia.it. Per chiudere, in provincia si segnalano sporadici tributi a glorie locali, in genere cantori della tradizione contadina: Foggia è da secoli provincia ad economia prevalentemente agricola, autoctona o padronale. Saluti. (GiusCo)

    anonimo

    1 marzo 2006 at 10:56

  56. alla fine queste dicussioni portano alle masturbazioni stile Woody Allen…, qualcuno citava Fortini, sapete meglio di me che, a chi gli chiedeva cosa fosse la poesia, lui soleva rispondere: “…è come dire..che cos’è l’uomo, che cos’è il mondo?” L’importante è contribuire con il proprio coraggio e soprattutto coerenza. Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 11:33

  57. C’è una bellissima poesia di Alberti, ora non mi ricordo il nome, in cui ad un certo punto dice di parlare alla persona da sinistra, ma quello che dice è universale. La poesia è questa. L’importante è essere “onesti”. Il declino è nell’ingiustizia con cui questo paese viene gestito, solo perché il potere, attraverso l’analisi dei bisogni a partire da diverse tipologie “umane”, vuole controllare con l’illusione del problema, invece di risolvere i problemi. Innanzitutto qualcuno si impegna veramente, e non parla soltanto, perché ha preso coscienza di questo. In secondo luogo senza la politica (che ha bisogno di riforme, ed io direi seguendo la costituzione, che non è un testo fatto da idioti) non si fa nulla.
    Di sinistra e di destra (termini generali che poco vogliono dire) sarebbe meglio parlare in termini politici. La cultura fa, e su quello bisogna giudicarla. Come se leggendo i testi di Voce su Genova non li trovassi straordinari – eppure probabilmente abbiamo idee diverse, partiamo da diversità perché siamo sguardi diversi. Alla fine resta la poesia.
    Qualsiasi tentativo di incapsularla in qualcosa troppo spesso è ridicolo, se non dannoso. I poeti che sanno cos’è la poesia ed esprimono la sua potenza, sanno scomparire per lasciare il posto a quella. Pure le loro battaglie e i loro sforzi appaiono inferiori, eppure è da quell’impegno che nasce il nuovo.
    A te, Davide, deve semmai interessare il vecchio, per vedere oggi il nuovo, non per criticare tout court – l’uomo commette errori perché fa.
    Le parole che usi, in ciò che definisci provocazione, non hanno spessore perché non c’è una prospettiva. Una prospettiva è provocatoria, le avanguardie lo sono state. Oggi ognuno dovrebbe essere un’avanguardia.
    Christian

    anonimo

    1 marzo 2006 at 11:51

  58. Ciò che mi turba, dell’intervento di Marano sull'”Unità“, è che evoca una sorta di dittatura (o strapotere) della poesia della “comunicatività“, la quale “dittatura” avrebbe prodotto un “regime”. Cioè, suppongo, una occupazione degli spazi di visibilità da parte di tale indirizzo poetico, a discapito di altri indirizzi “non comunicativi” che sarebbero stati relegati nel silenzio.
    Penso che basti scorrere qualsiasi antologia uscita negli anni ’90, ma anche qualsiasi rivista di poesia (con l’esclusione, forse, di “Atelier”) per constatare come questo ragionamento sia palesemente falso.
    Direi anzi che potrebbe essere vero il contrario.
    Constatata questa falsità, e quindi caduto il senso polemico di “rivalsa” di cui l’articolo si fa portatore, il tutto si risolve in una sorta di dialettica (semplificata) tra due “poetiche”: il trobar clus e la “comunicatività“.
    Questa dinamica binaria non mi pare adatta a rappresentare il panorama della poesia contemporanea, così ricco, così variegato, così graduato. Oggi tutto ha diritto di essere nella poesia, tanto la “comunicatività” quanto il suo contrario: questo, direi, è appurato.
    Non si potrebbe allora lasciar da parte un tipo di polemica che comporta sempre un alto grado di astrazione, e cominciare a ragionare sui risultati (i testi!)?
    In questo senso anch’io trovo interessante la proposta di Giuseppe.
    Buona giornata a tutti

    LaGiardiniera

    1 marzo 2006 at 11:55

  59. Ciò che mi turba è che la giardiniera pensi che quest’articolo sia uscito sull’unità.

    anonimo

    1 marzo 2006 at 12:22

  60. Giardiniera non dire il falso, anche tu è meglio se fai i nomi. Dimmi oltre a parola plurale quali importanti antologie hanno una visione “complessiva” e quali si preoccupano solo di poeti “della visibilità“. Queste ultime sono: loi-rondoni (garzanti) cucchi-giovanardi (mondadori) testa (einaudi). Mentre della prima categoria, ahimè, non ne trovo, oltre alla già citata pp. Dunque leggi le antologie degli anni 90 delle tre più importanti case editrici d’italia e dopo accorgiti che hai detto unja meschina falsità

    Fernando

    anonimo

    1 marzo 2006 at 12:39

  61. “Oggi ognuno dovrebbe essere un’avanguardia”. Questa mi sembra la sintesi perfetta. Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 12:59

  62. Fernando: non mi pare che il mio intervento, piuttosto pacato, dovesse suscitare un reazione come la tua. Le antologie le ho lette, ti ringrazio, ma continuo a sostenere ciò che sostenevo prima. Inoltre non mi può importare di meno (come dovresti aver desunto da ciò che scrivo) di fare processi alle antologie, Parola Plurale compresa.
    Mi scuso invece per l’imprecisione, l’articolo, che ho letto su Absolute poetry, è uscito su “L’Ulisse” (ma non vedo cosa cambi).

    LaGiardiniera

    1 marzo 2006 at 13:21

  63. Sfido chiunque a sostenere che la cucchi-giov., la loi-rondoni, la einaudi di testa, diano spazio al trobar clus o a poetiche anti-clartè, anti-visibilità. E’ un delirio puro sostenerlo. Mi sorprendo davvero che tu le abbia lette e sostenga una tale panzana. Fai i nomi degli autori, dunque, presenti che aderiscano a queste poetiche. I NOMI, anzichè sparare a caso, mi si conceda il refuso. Ti dico che c’è solo Frasca in quella di testa, per motivi aziendali poichè pubblica per einaudi. In tre antologie un solo autore e tu sei ancora del tuo parere. ridicolo

    anonimo

    1 marzo 2006 at 14:24

  64. Non so più come dirtelo: non ho niente contro Parola Plurale, né contro le altre antologie che nomini. Le antologie di poesia contemporanea sono “di forza” uno sguardo parziale: non ci vedo niente di male.
    Ma non si può nemmeno metterle tutte sullo stesso piano: hanno dei criteri (di varî tipi: cronologici, in base a date di nascita, di esordio, in base a criteri di visibilità) di selezione. Faccio un esempio semplice semplice: parecchi dei poeti che sono presenti in “Parola plurale” non possono essere presenti, nell’antologia dei Meridiani, perché essa è organizzata col seguente (assai discutibile) criterio (e non è l’unico criterio):
    “Per le esperienze poetiche più recenti si è invece stabilito di prendere in considerazione solo i poeti che entro il 1995 avessero pubblicato almeno una raccolta presso un editore a diffusione nazionale“.
    Questo criterio esclude a priori Ottonieri, Lo Russo, Lello Voce (ho qualche dubbio su Frasca, un po’ al limite con la sua raccolta del ’95, visto che il meridiano esce nel ’96) e molti altri.
    Detto questo: ciò che continua a rendermi perplessa è la schematizzazione trobar clus – leggibilità. La trovo inadeguata.

    LaGiardiniera

    1 marzo 2006 at 15:13

  65. la polemica di davide la conosco e la appoggio, anche se non in tutti i suoi punti come, ad esempio, quelli delle “trame” (infatti credo che spesso sia più una “decadenza” generalizzata che un disegno prestabilito a creare ottusità e lobbismo. ma questo davide lo sa).
    la rivista La gru è nata anche da alcuni dei concetti espressi in questo intervento, ossia l’aver trovato “clan” dove si pensava che non ci fossero, l’aver trovato poca apertura da parte di scrittori e critici, l’aver visto come un’altra via fosse possibile ma di come venisse ostacolata, dall’esserci imbattuti in poca onestà intellettuale e morale. (ben venga lo schieramento ma che sia ammesso apertamente, senza mascheramenti).
    è quindi una polemica utile, che va risollevata e mandata avanti. basta che non si fermi sulle antologie senza programma, ai “best of” della poesia degli ultimi 50 anni. il problema non è negli effetti (le antologie o le case editrici) ma nelle cause (i motivi della chiusura ad altre idee e ad altre forme).
    la richiesta fatta a davide di fare i nomi è meschina e subdola. non si capisce se nasce dalla “paura” di vedersi citati o dalla voglia di vedere citato l'”amico”.

    daniele de angelis

    anonimo

    1 marzo 2006 at 15:27

  66. Beh! Mi spiace molto per il messaggio rilasciato da Lello Voce, perché anzitutto non ha capito il tono della provocazione del testo di Nota. E’ logico che la cultura italiana di destra non esiste, o è marignalizzata rispetto allo strapotere politico che ha la stessa destra, impreditoriale e massonica. Non è che se uno dice “la cultura italiana di sinitra è piena di stronzi” allora è, giocoforza, di destra: potrebbe essere, come più in là Nota ha detto, appartenente per sua storia e ideologia alle linee di una certa sinistra europea, cioè di un certo progressisimo cosmopolita. E quindi fa una critica interna anche a un insieme di cui si sente fare in un certo senso parte, o magari in cui si sente chiamato in causa. Certo che poi dopo usare la provocazione può portare a esiti diversi, come sproloqui, l’atto del “fare i nomi”: a me sinceramente queste cose mi interessano poco, e solo quando la posta in gioco è più alta di qui.

    Poi a criticare Fantuzzi, che per inciso non conosco, in quei modi, offende solo se stesso. Ne vale la pena? Ci si sente contenti e contentati quando si offende così? Io sinceramente come persona non mi incazzo mai perché altrimenti scatenerei una guerriglia totale, e non solo a parole al vento, memorabile.

    Poi terzo punto: l’offesa alla Gru, che avuto come tramite l’offesa a Davide Nota, dimostra una ignoranza da mediocre che uno che si dice essere poeta, uomo di cultura e appartenente al mondo della cultura non dovrebbe avere. Mi ricorda molto gli articoli stupidi e offensivi di un Sanguineti sul Messaggero a proposito di Pasolini, uno in particolare: il paginone culturale introduttivo del quotidiano romano per il vetennale dalla morte. La tesata, volutamente in cerca di scandaletti – se no non vedo perché il Messaggero sapendo del rapporto di Sanguineti con Pasolini ha permesso al primo di scrivere sul suo odiato friulano –
    ha permesso una articolo di una grande mediocrità dove si offende e si colpisce basso, non dando tregua nemmeno da morto al friulano. Ma cos’è? Sanguineti ancora ha per incubo Pasolini, che doveva offenderlo così? E quell’aticolo dimostra molto l’ansia di chi appertiene, o si sforza di appartenere, a un modo di intendere la letteratura come la intese il friulano in OFFICINA e ancora prima Vittorini col POLITECNICO… Va bene: stronichiamo, taciamo sempre su questi nomi, non recuperiamo la loro lezione… non rifacciamo circolare allora i testi e le motivazioni dei grandi che magari hanno più da insegnarci… La differenza tra chi come Pasolini era un poeta, “era” poeta e poesia e un Sanguineti, che per dirla con Godard, come artista tante volte assomiglia a “un funzionario”, è questa: Pasolini non fece nulla per stroncare verbalmente chi si dirigeva in una direzione neoavanguardistica, si limitò a profetizzare la fine del gruppo ’63, come fu… Sanguineti – e intendo con lui tutto un movimento che si protrae fino a oggi, anche nelle lobbies editoriali – invece offende, cerca di mettere sotto un sasso o un macigno una esperienza “diversa” quale fu oggi quella del “ritorno alla realtà“.. forse ne ha paura? Fatto sta che oggi lui parla, perché vivo e fa il censore dall’alto, visto che si è conquistato il suo posto di potere e cerca comnuque di dettare legge: questo sì e questo no… Pasolini oggi non c’è, ma credo si sarebbe comportato in maniera diversa, da “diverso”, come allora: avrebbe detto che ci sono più modi, più strade da seguire e da scegliere, più cose… e avrebbe dato visibilità e si sarebbe battuto per questa pluralità… a ciascuno il suo. Offendere allora LA GRU non dimostra nulla: noi ci battiamo per una riapertura a un certa diversità di vedute. E se poi venga un ritorno del passato, ben venga: scontato l’equivoco reazionario, tuffarsi nel passato, sempre più ricco di ogni mediocre pretesa di contemporaneità, è il modo più fecondo di creare del nuovo, “trouver l’inconnu”. Alla amneira di un Baudelaire: non di un “movimento”, sia chiaro.

    Gianluca Pulsoni

    anonimo

    1 marzo 2006 at 15:36

  67. per fortuna che non tiriamo in ballo anche i concorsi di poesia…,perchè allora ci “divertiremmo” tutti un pò…Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 15:37

  68. Beh…potremmo dire che la non cultura del qualunquismo o della maggioranza-silenziosa-pecoraia è una cultura di “destra” in quanto NON VUOLE IL CAMBIAMENTO. Parlare di destra e sinistra, oggi, significa utilizzare, a mio avviso, dei termini obsoleti e desueti. Purtroppo i colori politici, a volte, si mescolano, confondono con l’intento voluto di confondere. Una cultura nuova c’è… tra le righe e fuori da certi salotti pseudo-acclamati ma anche effimeri…Qualcosa si sta muovendo…dal basso, è solo una questione di tempo…Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 15:51

  69. Allora facciamo così. Visto che qui ognuno dice quel che vuole senza che nessuno si preoccupi di ristabilire un senso del reale e dell’obiettività, mi congedo usando gli stessi toni dell’articolo di Nota.

    Ciao stronzi, quando vi suiciderete, avrò una carta in più da giocarmi all’aperitivo che giornalmente consumo nei migliori bar di milano. Chi vuole intendere, spero intenda.

    Fernando

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:04

  70. Io credo che vada detto che, se è vero che Parola Plurale è eccessivamente spostata sul versante della ricerca, è però un’operazione critica con i controcoglioni. Le altre tre non lo sono. Per questo è necessario rispondere con operazioni altrettanto serie e non con anatemi e stroncature a priori. Per quanto riguarda le altre… La Mondadori (Cucchi/Giovanardi) è assolutamente insufficiente rispetto anche alle velleità e responsabilità a cui avrebbe dovuto tener fede. Quella Garzanti (Rondoni/Loi) rinuncia in partenza e non vale la pena nemmeno di prenderla in considerazione come operazione critica perché non lo è. Quella Einaudi (Testa) è tra le tre la migliore e più coerente ma non mette sul piatto un lavoro così disteso di lettura e selezione. La quarta, ovvero la Rizzoli (Piccini), è una operazione molto soggettiva ma anche ben gisutificata dall’apparato storico-critico e propone una lettura estesa degli ultimi quarant’anni più estesa ed è l’unica tra queste – mi sembra – che possa essere paragonata al lavoro di Cortellessa & co. Il fatto è che però i criteri/obbiettivi di lavoro e i margini di interesse sono stati assolutamente diversi e quindi è difficile confrontarle.

    Tornando a quanto ancora sopra, direi che ad essere troppo schematizzante nell’intervento di Marano sia non tanto e non solo la classificazione trobar clus – visibilità (o leggibilità), visto che è posta proprio come la tendenza che si vuol promuovere (o la battaglia che si vuol combattere), quanto il punto di partenza, per cui si venga da anni in cui gli spazi di comunicazione della poesia siano stati tutti appannaggio di un sedicente dominio della comunicatività. E soprattutto non sono d’accordo col fatto che la ricerca e la rottura nei confronti del sistema della società dello spettacolo sia per forza da perseguire nella direzione indicata da Marano e dai suoi esempi.

    Per quanto riguarda il passato, a me pare che nell’ultimo quindicennio il maggior potere (persuasorio, editoriale, critico…) sia stato esercitato soprattutto dai portatori di un linguaggio più conformista (nei confronti di modelli sia interni che esterni) che comunicativo, in bilico tra ellissi e ammicchi, perlopiù lontano sia dalla conversazione che dalla ricerca (a scanso di equivoci, sto parlando di meanstream, perché sotto c’è sempre stato altro, come spiegato qui sotto con dovizia).

    Per quanto riguarda la prospettiva. credo, invece, che all’invadenza della comunicazione pervasiva risponda più proficuamente uno stile della “conversazione” (riprendo la definizione di Davide Nota) piuttosto che la “non comunicazione”.

    Che la cultura italiana di destra non esista, che ce lo stiamo a dire a fare? Se lo dicono da soli. Ma questo è proprio un buon motivo per avere il coraggio di fare dialettica, anche aspra, internamente. La rassicurante convinzione di essere dalla parte giusta (anche quando vi si è veramente) non ha portato mai grandi effetti nemmeno alla stessa parte, né in cultura, né in politica, né nella società.

    Marziller

    1 marzo 2006 at 16:05

  71. Caro Fernando, ma lei crede che non mi abbia fatto male scrivere e pubblicare un incipit del genere? Crede che non ci abbia riflettuto e sudato su abbastanza?
    Sì, mi ha fatto male. Ma le assicuro che era assolutamente necessario lanciare questa polemica, ora, e con questi toni. E le assicuro che non sono così totalmente sprovveduto.
    Non stiamo a pescare i singoli casi, conosco personalmente giornalisti de l’Unità e del Manifesto che sono attenti lettori e sostenitori attivi del nostro percorso, quindi non è il singolo caso che ci interessa. Qui si pone un problema strutturale, di maggioranze redazionali asfittiche, di ex avanguardisti affetti da cecità accademica.
    Le censure di questa sinistra culturale di potere, i ricattini velati, di cui Lello Voce ci ha appena donato un pubblico “come volevasi dimostrare”, stanno per esplodere, totalmente incrinati da nuove esigenze storiche.

    Quali sono? Noi ne abbiamo ipotizzate alcune (e con questo rispondo anche a Christian Sinicco, sulle prospettive): ritorno linguistico e tematico ad una realtà epocale aggiornata, condivisa; superamento dei tabù della restaurazione parnassiana da una parte, e dell’iperlinguismo postavanguardista dall’altro; per il testo lungo, in direzione di un nuovo poema orale, o neo-gergale, che ricomprenda anche il frammento in un respiro più ampio, anche riflessivo; contro l’astrattismo linguistico di massa, per uno studio della nuova oralità che non sia gelido inventario terminologico.
    Sono solo ipotesi, certo, non programmatiche, sopra cui discutere. Ma ricordo quando lanciavamo, appena usciti dal liceo, i primi articoli contro i tabù di scrivere di politica o di cronaca in poesia ed eravamo accolti con gelo e derisione. Invece avevamo ragione, come dimostrano le ultime tendenze europee, e anche le migliori italiane (Santi, Sissa, Buffoni, D’Elia).
    Ma sia chiaro, non sosteniamo manifesti: cerchiamo di dare voce ad esigenze fisiologiche, che qualora fossero condivise, si dimostrerebbero necessità epocali. Questa è la nostra scommessa. Se è poco non lo so. Ripeto, ognuno fa quel che può.

    Gentile Lello Voce,
    Matteo non ha altra colpa che quella di aver dato spazio ad una provocazione che in gran parte non condivideva. Il suo disgusto quindi lo indirizzi meglio.

    Davide Nota

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:19

  72. Solo una nota, di uno che non ha seguito la discussione e quindi è poco o nulla titolato a dire la sua. La dico solo su quanto Lello Voce ha scritto su Matteo e sul suo blog. Lello, la responsabilità di chi gestisce uno spazio di discussione è elevata e non si discute: è sulle sue spalle che si regge l’impronta e l’indirizzo dei confronti. Tuttavia mi sento di dire che UniversoPoesia è sempre stato ambiente equilibrato e serio, per la mia conoscenza dell’ambiente e da esso (come da Matteo) ho appreso molto. Non lasciamo che sia un episodio a dettare il giudizio sul livello di analisi poetica di uno spazio. Solo questo: ritenevo opportuno non squalificare il lavoro di confronto svolto in diversi mesi da questo blog. Grazie,

    Massimo Orgiazzi

    Massimo73

    1 marzo 2006 at 16:34

  73. Nota stammi a sentire: io mi sono limitato a ridarti dello stronzo. Punto. per quanto riguarda il resto delle tue illazioni e calunnie e per ciò che concerne le tue deliranti analisi letterarie chiunque sappia qualcosa della storia letteraria degli ultimi 50 anni sa da sè cosa pensare. Ma di che potere vai parlando? di quali lobby parli? Di quelle di Cucchi, Mussapi, D’elia e co? in cosa consisterebbe il potere che avrebbero in mano i poeti sperimentali? Chi dirige le collane di poesia in Italia? Io, Frasca e Lo Russo? In realtà la tua è solo un’odiosa e menzognera serie di calunnie che con la critica letteraria non ha niente a che fare.

    Per quanto riguarda Fantuzzi, lui pubblica ciò che gli pare, ma se pubblica robe del genere se ne prende la responsabilità.

    Provate a fare (tu, Pulsoni, Fantuzzi) uno sforzino,tentate di fare analisi letterarie invece di passare il tempo in autoerotismi autoreferenziali.

    Non so cosa sia la Gru, certo che se pubblica certe robe non ne trarrà alcun vanto.

    Provocazione? Che c’è di provocatorio – in letteratura – a dare dello stronzo a qualcuno per poi accusarlo di essere più o meno il Gelli della letteratura? Altro che provocazione: qui si insulta e senza nemmeno abbastaza coglioni per fare apertamente i nomi. Insomma NOTA, a parte che io non sono affatto ‘gentile’ ci sei venuto o qualcuno ti ci ha mandato? Di che censure parli sull’Unità? L’Unità ha dedicato almeno 5 o 6 pezzi a Pasolini. Fa nomi dici date o smettila di calunniare.

    Fantuzzi, ma chi te lo fa fare di mettere su certe robe che trasformano un blog di poesia in terra di nessuno dove a chiunque è permesso di diffamare chiunque?

    Lello Voce

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:37

  74. fantuzzi, ma ti sei trasformato nell’agnellino della tua fotina? Che fai taci, con la coda tra le gambe?

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:40

  75. il mondo è violento. i poeti devono dunque essere violenti? l’avanguardia ha radici militari? la militanza per forza deve mostrare i denti?
    poesia militante? uomini o generali?

    gugl

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:48

  76. Più che di violenza parlerei di “accesa” competizione tra poeti…Marco

    anonimo

    1 marzo 2006 at 16:53

  77. rettifico: accesa competizione tra “scuole e linee di pensiero”

    anonimo

    1 marzo 2006 at 17:23

  78. Mi si offre il destro, ma non ne approfitto. Cerchiamo piuttosto di tornare al filo del discorso.
    Parola Plurale in questo discorso era una citazione marginale, come lo era l’esempio dell’articolo su Pasolini. Non capisco perché ci si azzuffi su dei particolari, e non sul discorso complessivo.
    Anche il discorso specificatamente poetico-antologico è minore, rispetto ad un orizzonte culturale che deve essere riaperto e riproposto alla polis.
    La polis ha bisogno di una cultura che intervenga sulla realtà.
    Come poeti siamo chiamati a rispondere a questa scommessa storica.
    E’ bene che se ne inizi a parlare, che entrino in collisione dei punti di vista. Perdono ogni intimidazione pseudo-mafiosetta poc’anzi avvenuta, in nome di un dibattito che fruttifichi e rompa il silenzio.
    Io sono assolutamente convinto che le attuali maggioranze editoriali e redazionali legate alla sinistra italiana siano del tutto incapaci di assolvere questo compito, perse nella loro cecità accademica.
    La polis ha bisogno di punti di vista, di nuovi canti sulla nuova vita, non di vecchie sclerotiche parole in libertà.
    Bisogna superare i vecchi tabù di parnaso ed ecolalia, che sono per me due facce della stessa medaglia.
    Come fare? Su questo interroghiamoci.

    Davide

    anonimo

    1 marzo 2006 at 17:48

  79. E ridagli con le offese: l’unico pseudomafioso qua sei tu caro NOTA, e nessuno sta intimidendo nessuno. Mi sono limitato a restituirti parte degli insulti che vomiti.
    Tu dovresti interrogarti sulla tua capacità di mettere insieme qualche acca, altro che sulla poesia.

    lv.

    anonimo

    1 marzo 2006 at 18:19

  80. PS: che fare se lo chiese Lenin, ma per quanto ti riguarda, se vuoi, ho io un consiglio da darti…

    lv.

    anonimo

    1 marzo 2006 at 18:21

  81. Davide, io credo che tu abbia lanciato una provocazione facendo di tutta l’erba un fascio, ed in un certo modo invocando una superiorità morale, che non ha nessuno, ma soprattutto non facendo nomi. Già diverso tempo fa, in un articolo su Fabbri, dissi che bisognava fare nomi e cognomi. Le critiche devono essere dirette alle persone, poiché tali e differenti erano nelle loro esperienze anche i componenti dell’avanguardia, soprattutto quelli del gruppo ’63, direi talvolta opposti. Per questo dico che ognuno deve essere un’avanguardia, perché una letteratura “programma” non è più accettabile, ma tanti programmi e progetti di letteratura sono auspicabili. Bisogna osservare, fare delle specifiche e delle critiche su punti precisi, su cose che magari all’inizio le avanguardie non avevano capito. Guarda, parlando con le persone, anche intervistandole come ho fatto e continuo a fare, osservi meglio alcuni aspetti della ricerca personale dell’artista e il suo percorso. Invece di dare gli stronzi a quello o a quell’altro, meglio ragionare. Io ho parlato con Pulsoni, che ha buone idee, ma la rivista è fatta di persone e, a mio giudizio, non tutti sono allo stesso livello. L’importante è il percorso individuale, e questo che crea e genera dibattito, e si evolve. E’ normale che non tutti siano allo stesso livello; accade in ogni gruppo.
    E’ divertente vedere tanta coesione per la gru: io non ne ho mai avuta con le persone del mio gruppo, ma oggi posso dire che sanno fare le cose in modo professionale, ognuno per conto suo e con le sue idee, eppure collaborando con gli altri, scambiandosi informazioni. Essere più aperti, questa è l’unica prospettiva.
    Christian

    anonimo

    1 marzo 2006 at 18:44

  82. Ciao ragazzi!

    Premettendo che non sono né un critico letterario né uno storico letterario e di non esserlo diventato, non per inadeguatezza (essendo stato sempre il numero 1, di molte spanne superiore a quasi tutti i miei colleghi universitari in tutti i corsi seguiti, per intelligenza e intuizione, assurgendo spesso all’antipaticissimo ruolo di cocchino del professore di turno…) ma piuttosto per la noia di non voler cominciare una carriera di lecchino o di chierico (non in sintonia con il mio carattere), e per l’attrazione che il fascino della vita (che riversavo in poesia…) suscitava in me in maniera urlante e selvaggia, (vedi donne bellissime, molte allora, alcol, amici), premettendo, dunque, rivendico la libertà di esprimermi come poeta e, criticamente, come alfiere di una POETICA.
    Per dire che mi pare essenziale, più che la demarcazione tra trobar clous e leggibilità di cui scrive Marano, la suddivisione in poeti vivi e poeti nati morti. Senza scomodare il circolo di Costanza e la teoria della recezione di Jauss o certe nuove tendenze critiche americane che ad essa si rifanno, ma prendendo più modestamente la casistica di un’esperienza personale, affermo che, leggendo un testo di poesia, distinguo tra poeti che mi fanno accadere qualcosa, nella lettura, e poeti che non mi provocano un bel niente… Poeti in cui sento la vita e poeti in cui sento soltanto la teoria letteraria e l’abile retorica. Il bel film di Truffaut “La camera verde” a cui si ispira il circolo culturale romano che pubblica anche libri e del quale fa parte Marco Giovenale, era un canto funebre: ed infatti, Marco Giovenale è un poeta nato morto (attenzione: i poeti morti non sono quelli che parlano di morte come Michelstadter o Toma o Rosselli…). Il suo scritto pubblicato su POESIA di febbraio (pubblicato da chi, vorrei sapere,) con la pretesa di monitorare la younghissima poesia italiana, è davvero respingente…Usa termini come postumano (forse sta parlando di vampiri), fa un discorso astrattissimo, cadaverico…E in accompagnamento aggiunge testi che di vivo hanno ben poco…
    Se quei testi sono i campioni della nuova poesia italiana, allora la poesia è proprio defunta ed è inutile occuparsene…Davvero Poesia non aveva nulla di meglio da sfornare come monitoraggio della giovane poesia?
    Basta andare a un’altra pagina dello stesso numero di POESIA, per trovare, invece le poesie del cileno Francisco Vejar – diseguali per forza e intensità – ma per lo meno vive, concrete.
    E allora mi chiedo, considerando anche le tendenze della giovane poesia di lingua spagnola o inglese (escludendo certa nuova poesia francese, ad eccezione di pochi come Houellebecq che però è soprattutto un arcinoto narratore che scrive anche ottime poesie), perché in Italia si continuino a sponsorizzare – con festival importanti come Romapoesia, e con inclusioni in antologie militanti e faziose come Parola Plurale, codesti ectoplasmi della poesia? Come Sannelli o Giovenale (ah, che pena in quel destino del cognome che rimanda al ben più alto e vero poeta latino) ? Leggendo le poesie di Sannelli uno dice: ma chi me lo fa fare, ma che lo faccio a fare, ma perché non me ne vado a donne o in discoteca o alle corse dei cavalli? Ben intesi: non c’è nulla di male a propagandare gli ECTOPLASMI, se a uno piaccia il vampirismo: ma per favore, non mi si dica che questi sono i campioni della nuova poesia perché allora mi arrabbio… Perché allora dico che Stefano Massari, (che ha immagini strazianti e bellissime nel suo libro), Davide Brullo, Daniele Mencarelli, Lauretano, Sebastiano Aglieco, Gibellini, Fossati e molti, molti altri, (compreso te, Martino) sino ad arrivare a me stesso e a Davide Rondoni, sono la parte migliore, viva della younghissima poesia italiana.
    E anche il giovanissimo Davide Nota, è uno vivo, brillante che combatte sia quando scrive testi poetici che quando lancia giuste provocazioni saggistiche…(non mi pare che attaccasse Lello Voce quindi non so perché questi si sia scaldato tanto…coda di paglia?)
    Non è come dice Lello Voce nel suo sito “Absurdity Poetry”: “da qualche tempo la Rete è invasa da strani individui (CFR. Davide Nota su Universo Poesia) che vanno qua e là un po’ ad insultare un po’ a riscrivere a proprio garbo un decennio intero di poesia.”. Già, Lellone, ma perché ti disturba tanto, o addirittura, ti disgusta come dici qui, in un post, prendendotela anche con quel garbatissimo uomo di sinistra che è Matteo Fantuzzi?
    Io non sono sulle posizioni di Davide Nota e mesi fa lo scrissi apertamente: ma sono contento che ci sia un poeta giovanissimo come lui che cerca di portare avanti le sue idee…
    E se io ti dico, Lellone, che tu e altri come te, come Ottonieri, non siete dei poeti ma solo dei PAROLAI? Gente che gioca con le parole, con il significante, gente per la quale la parola poetica è talmente poco importante che la si può svilire nel gioco assurdo degli inutili POETRY SLAM?
    E se ti racconto tutto l’apparato di connivenze che lega le giunte rosse a certi fenomeni pseudoculturali (tipo finanziare certe mostre, certi Enti, certi spettacoli teatrali, certe manifestazioni, certi eventi) sempre a senso unico?
    No, per te esistono solo i servi di Berlusconi, e non i servi di quella sinistra che ha gramscianamente egemonizzato la cultura italiana per cinquant’anni…E che ovviamente aveva bisogno dei suoi servi eufemisticamente chiamati “intellettuali organici”… Ma dove lo collochi uno come Togliatti che, pur sapendo dei crimini orrendi di Stalin, faceva finta di niente, qui, in Italia? E tutto per quel mostro del novecento chiamata IDEOLOGIA COMUNISTA…
    La cultura di destra non esiste? Be’ rileggeti certe cose dette da Raboni e certe sue preferenze…Non esiste? Vabbé allora prendi Celine e buttalo nel cesso…
    Non mi interessa soppesare il peso specifico della cultura di destra e della cultura di sinistra: mi interessa invece un paese libero che dia spazio ad entrambe, cosa non accaduta assolutamente in Italia dal dopoguerra ad oggi… Dove, non è che la cultura di destra non sia mai esistita, ma piuttosto è stata ipocritamente silenziata da una generale e ipocrità complicità e un solo esempio: case editrici come la vecchia Einaudi dove per pubblicare Nietzsche e Freud si sono dovuti staccare due collaboratori storici e fondare, rispettivamente, Adelphi e Bollati-Boringhieri…
    Ma restando in un ambito di cultura di sinistra, ad ogni modo, la linea di Sanguineti è stata perdente culturalmente (attaccata da tutti, Fortini, Pasolini, Mengaldo)…Non lo è stata purtroppo in termini di potere universitario ed editoriale: ecco perché voi, caro Lellone, comparite in un’ antologia come PAROLA PLURALE, ottima nel metodo ma terribilmente faziosa nell’impostazione: la stessa faziosità di cui Cortellessa accusava la Loi/Rondoni (che però non aveva nessuna pretesa di sistemazione critica) in un vecchio articolo pubb. su POESIA… Il cappello critico di Cortellessa su Giuseppe Conte fornisce una esemplificazione e la misura esatta di codesta faziosità…
    Cortellessa è bravo, colto, generoso: però avrebbe dovuto, secondo me, chiamare collaboratori come Piccini o Lagazzi e non solo gente allineata alle sue posizioni con sfumatura minime…
    Certo è umano, comprensibile, il suo gesto: è liberissimo di farlo…
    Però almeno non faccia le pulci o la morale agli altri (caso del suo articolo, appunto, sulla Loi-Rondoni)…
    Cortellessa è bravo: ma ancora non è così libero e bravo da riconoscere i poeti vivi separandoli dai poeti nati morti o dai giullari di corti rosse…Aprite gli occhi e il cuore, per favore…

    PS : 1)Per una mia recensione, frettolosa ma non corriva, all’antologia Parola plurale, potete vedere nel mio blog http://supermargiotta.blogspot.com/ o nel sito http://www.parolaplurale.it/recensioni.htm .
    Ho dovuto lottare con word perché tutte le volte che scrivevo Lellone, riferendomi a Lello Voce, mi scriveva Fellone… mahhhhhhh!

    saluti

    Andrea Margiotta

    anonimo

    1 marzo 2006 at 18:53

  83. Che tristezza vedere poeti, critici che si affrontano come su un ring. Sembra il parlamento italiano in fase di discussione polemica.
    Discutere con calma no, eh?

    Beata ingenuità di chi crede la poesia come il luogo, quello dell’incontro…

    vocativo

    1 marzo 2006 at 19:16

  84. Io Christian credo che stiamo girando bendati su noi stessi (utilizzando un’immagine di Enzo Siciliano). Fino a ieri si è dibattuto serenamente da tutti i punti di vista. Oggi la Pasqua vedo che ha portato qualche astratto furor.

    Sono stremato. Ma non demordo nel ribadire le mie convinzioni. Io ho posto un problema preciso di carattere generale, cioè indipendente dai singoli nomi.
    Lo so che esiste Porta che non è Zanzotto che non è Sanguineti. Che pure all’interno del singolo Sanguineti bisogna distinguere, Laboryntus ad esempio.
    Ma in un giudizio storico sul movimento messo in atto e sulle sue conseguenze a lungo termine, è impossibile tergiversare: è stato fallimentare.
    Il signor Voce Lello puntificava sul collegamento con lo slogan gelliano “destabilizzare ai fini di stabilizzare”, ma io credo non ci sia frase più esatta per comprendere cosa è accaduto in quegli anni dal punto di vista politico e dal punto di vista culturale.
    Poi vogliamo distinguere? Certo, distinguiamo.
    Anzi, il dovere di un bravo critico è proprio quello di distinguere.
    Il mio, invece, che non sono un critico, è invece quello di fare di tutta l’erba un fascio.
    Che intendo dire con questa boutade (ormai bisogna puntificare ogni battuta)?

    Che la mia esigenza di poeta è quella di scoperchiare il secolo, di liberarmi dal suo senso estetico, per pura necessità fisiologica, per non morire d’asfissia.
    Tentare il passo più lungo della gamba, cadere continuamente ai bordi della storia.
    E mi è necessario lanciare ipotesi e prospettive, rinnegare istituzioni. I singoli nomi a me non interessano per niente, né mi interessa questa tristissima guerra inscenata oggi.
    Me la sono presa tempo fa con l’accademia che chiamo intimista, e fu bagarre con tutt’altri poeti, e con un Lello Voce di turno. Quello che non si era capito è che a me interessava criticare l’istituzione dell’intimismo e i suoi tabù editoriali, non il singolo poeta confessionale.
    Io oggi protesto pubblicamente, con parole forti (che hanno una loro funzione), contro certi poteri accademici (universitari e redazionali) e contro certi tabù derivati dal gruppo ’63: dico cose precise, che ogni poeta percepisce concretamente. E non mi si fa altro che chiedere nomi e cognomi.
    Ma chi se ne frega dei nomi e dei cognomi.
    Io voglio, dal punto di vista personale espressivo, scoperchiare questa trappola estetica che è la poesia italiana contemporanea e i suoi tabù sclerotici.
    Dal punto di vista politico-culturale, vien da sè, tornare ad una comunicazione tra polis e intellettuale, tra polis e poeta, che le pagine culturali, che a tali accademie fanno riferimento, non permettono.

    Credo sia un discorso abbastanza chiaro. Oppure sono pazzo.
    Spero che qualcuno abbia voglia di discuterne senza invitarmi al suicidio.

    Davide Nota

    anonimo

    1 marzo 2006 at 20:00

  85. ok. facciamo tutti un bel respiro e ripartiamo. ero via per il lavoro, son tornato adesso.

    credo che se uno ha una (o più) convinzioni possa permettersi di dialogare con persone che la pensano in maniera differente e alla fine ci si è arricchiti tutti. ho detto praticamente subito, come faccio sempre le cose in cui concordavo rispetto all’articolo di davide e quelle in cui non.

    sapevo lello che il testo di davide avrebbe potuto dare problematiche. ma mi sembrava “efficace” per 1 ragionamento. e questo te lo dico perchè ancora penso a una battuta di christian raimo a un convegno a firenze che più o meno suonava così: “sono passato a fare il narratore perchè di poesia non si campa”, una frase dura, netta, che al tempo mi fece molto arrabbiare ma che in realtà era appunto “efficace” tanto che tolta la patina di provocazione ancora ci penso.

    allo stesso modo sapevo che tolta la durezza del testo, il sostrato di davide avrebbe messo in campo anche analisi ottime, martino baldi, gianluca pulsoni ecc.

    sai quanto mi piacerebbe che la cultura a sinistra fosse “perfetta” ?… ma sì che lo sai. dire che il re è nudo non deve spaventare.

    anzi è un bene. o almeno, io la penso così. qua in questo spazio, imperfetto, accessorio, ci si è confrontati tante volte… io e christian sugli slam per esempio, ma ribadisco il rispetto delle differenze credo sia prioritario.

    e poi è un gran tema di sinistra il rispetto delle differenze e delle identità. no ? ecco, allora cerchiamo di fare in modo che valga per la poesia.

    anche qui, evitiamo di fare montare la polemica, torniamo all’analisi, che qua quasi mai è un’analisi critica. piuttosto sociologica (infatti dico sempre, se volete un fior di analisi critica andate da marano ecc.)

    io sposo il commento #83 di voc che ci sta guardando in maniera “esterna”, ma molto concreta. e ribadisco ad andrea: sai che per quanto riguarda giovenale e sannelli non conordiamo. però grazie per il gentiluomo di sinistra.

    e mi rivolgo anche a davide: evitiamo il “mafiosetto” ecc. perchè facciamo solo il gioco di chi vorrebbe la poesia sfaldata in tanti microcosmi. e su di essi vuole imperversare.

    adesso ci starebbe bene pure un bel “volemose bene” ma invece sottolineo solo che l’articolo di lello citato ieri sulla petrova ecc. si trova su absolute poetry, e che visto che fra poco è Pasqua l’agnello rischia presto di andare in forno con le patate.

    matteofantuzzi

    1 marzo 2006 at 20:31

  86. Carissimo Matteo Fantuzzi, nel rinnovarti la mia stima per il lavoro che porti avanti ti chiedo umilmente di cancellare i miei interventi. Non avertene, la stima di cui parlo è reale e sentita e te lo può testimoniare qualcuno che ben conosci: ma a questo punto, dopo il delirio da ipertrofia dell’io da parte di qualcuno che passa il suo tempo, da anni, a dire sempre le stesse cose (due: guardate i premi che ho vinto e, soprattutto, guardate i grandi personaggi che me li hanno consegnati con le loro mani benedette; questo mondo letterario è di merda perché non riconosce, insieme al mio valore, quello del mio amico, che è il più grande di tutti; quell’antologia è di merda perché non hanno messo dentro me e il mio amico genio), io non ci sto più. Lello Voce è intervenuto, avrà ragione o torto, ha esagerato o meno, è stato offensivo o era solo incazzato, ma sono problemi suoi: in ogni caso si è rivolto a una persona presente al dibattito e in grado di replicare, come ha fatto. Ma quando si insultano pesantemente persone che non sono presenti e li si ferisce con parole che con la critica non hanno niente a che vedere, ebbene questo è fascismo puro, nella sua essenza più bieca, squadrismo culturale: ed io con i fascisti, comunque camuffati, non ho niente a che spartire, né ora e né mai.

    Francesco Marotta

    anonimo

    1 marzo 2006 at 20:45

  87. Mi dispiace spacciarmi per anonimo, ma in questi casi serve una corazza per proteggersi contro certa gente che picchia duro e fa male. Lello Voce è un cafone, e lo è doppiamente, perchè uno che ha un pubblico, che viene chiamato poeta, che pubblica, che passa da un festival all’altro, ma che vuole di più? Ha bisogno di incazzarsi in uno spazio che fa finta di non frequentare? Questa arroganza non può appartenere alla poesia! Andate a provare il dolore, per favore, prima di pontificare sulla funzione della poesia!

    anonimo

    1 marzo 2006 at 20:49

  88. riferimento a 86. Bisognerebbe partire da qui, molto semplicemente. Dignità umana, prima che voci, altezzose voci. Capire quando la parola non serve più perché ha spalancato una bocca sanguinosa e ripugnante. A quel punto, la poesia è solo “parole”.
    Sebastiano

    anonimo

    1 marzo 2006 at 20:54

  89. caro francesco, si ragiona con tutti, anche coi fascisti (nessuno si senta offeso da questa frase, nel blog non c’è un idea del tono col quale si dicono le cose, questa frase non vuole essere offensiva)

    se qualcosa non va ti prego di rispondere CON CORTESIA E VOLONTA’ DI DIALOGO a chi ritieni, e a sua volta questa persona faccia altrettanto.

    ma per cortesia evitiamo la rissa, se no si fanno solo danni.

    [e mi permetto anche di dire 2 cose, dato che ovviamente non posso passare giorno e notte qui come nessuno: sottolineo che eventuali commenti tali da dovere essere tolti verrano tolti al max. entro 48h dal mio ultimo commento, nel caso che proprio vi siano problematiche insormontabili nella regolare vita di questo blog sarò costretto a stoppare i commenti]

    ma sarebbe una sconfitta enorme e mai utilizzata in 3 anni e 1/2 di UP. una sconfitta per tutti. (considerando poi che siamo tutti adulti, vaccinati e in grado di portare avanti una discussione senza cretinate)

    quindi siate ospiti cortesi, per cortesia.

    matteofantuzzi

    1 marzo 2006 at 20:56

  90. (e se qualcuno ha qualcosa di personale da dire a qualcun’altro, per cortesia gli scriva una bella mail personale. non usi ‘sto spazio)

    grazie.

    (ed evitate gli anonimati): tornare al tema di partenza, pare brutto ?

    matteofantuzzi

    1 marzo 2006 at 20:58

  91. Leggendo tutti i post l’impressione è che ciascuna dica la sua (citi) senza ascoltare gli altri e poi tutti ritornano sulla stessa cosa (citando di nuovo) senza essere riascoltati. Ciascuno parla per sè, di costruttivo c’è ben poco in questo dibattito, sembra di assistere Ballarò in cui chi urla di più pensa di essere sopra…Matteo, rifarei un reset di tutti i commenti e ricomincerei da 0.

    anonimo

    1 marzo 2006 at 21:30

  92. ma perché non scrivete poesie invece d’angosciarvi litigarvi, mapparvi e rimapparvi, il manifesto, cultura a destra oppure in là un po’ a sinistra, girando l’angolo ma chi è il più stronzo, chi fa il trobar, se chiuso o aperto, se si capisce, di pazientarvi sarebbe l’ora, e invece no, l’antologia se la parola non fu plurale e fu una sola, la sola voce di lello voce che di fantuzzi fece la nota di quel di nota molto di biasimo in verità sarebbe l’ora che si smettesse che si scrivesse che si facesse la poesia.
    oh ma che belle personcine che sono i poeti! e che bel divertimento che siete. grazie grazie a.

    map

    1 marzo 2006 at 21:30

  93. il reset non lo faccio, perchè ribadisco mi parrebbe una grande sconfitta.

    però una cosa la faccio: da “padrone di casa” mi scuso: mi scuso con davide, mi scuso con lello, mi scuso con tutti quelli che sono intervenuti, mi scuso con chi legge ‘sto posto e non interviene mai. e non è una scusa di facciata.

    credo (ribadisco) che le stesse posizioni si sarebbero potute sostenere in una maniera ben differente. magari anche provocatoria, ma nulla di più. perchè come già detto siamo persone adulte, potremmo essere tutti padri di famiglia, molti di voi hanno la fortuna di essere pure insegnanti, che reputo essere lavoro molto bello, fondamentale per la crescita delle nuove generazioni, e assolutamente maltrattato dai piani alti.

    ribadisco: o creiamo un dialogo anche tra posizioni nettamente differenti o ritorniamo in un nuovo decennio buio per la poesia. e se anche qualcuno ha un poco di riflettori su di sè, se è nel buio è nel buio. al massimo va nella fioca penombra.

    buona giornata (spero diversa) a tutti. chi non ha voglia di dialogare vada da un’altra parte. per lettere private a qualcuno si consiglia la mail. se dovete insultare qualcuno qui, lo dico sempre, insultate me. nessun’altro.

    matteofantuzzi

    2 marzo 2006 at 05:55

  94. mi ero dimenticato i link, quindi: l’articolo di lello voce da l’unità è qui l’articolo di laura pugno da il manifesto è qua
    ecco in cosa è utile internet.

    matteofantuzzi

    2 marzo 2006 at 06:03

  95. Non mi preoccuperei tanto della linearità o della sistematicità di un dibattito o del comparire, talvolta, di posizioni decise o di vere e proprie liti…Un dibattito, se è vero e sentito, si estende, si ramifica: magari basta solo che ogni tanto qualcuno riprenda le fila e rimetta il treno sul binario…
    E soprattutto che ci si sappia ascoltare, tentando di capire…
    Quando ci sono scontri è segno di vita: ha fatto bene Baricco a scrivere ieri un articolo polemico su Repubb. per difendere il suo lavoro stroncato (benché tra gli stroncatori ci fosse Citati che io stimo grandemente…)…Certo la posta deve essere adeguata…La difesa di sé e della poesia che si ama, ritengo sia adeguata…
    Mi pare che Marotta, (il cui cognome è quasi la paronomasia del mio e viceversa…) ce l’avesse con me o sbaglio? E allora ascoltami, Francesco: io ho detto quello che pensavo e se tu ti occupi professionalmente o appena un po’ di critica letteraria avrai notato che, dietro un discorso apparentemente semplice, ci sono sottigliezze da conoscitore di alcuni topoi o nodi del dibattito critico-letterario nelle università europee, quindi c’è un discorso critico di base…Fascismo non è dire ciò che si pensa ma impedire a un altro di farlo, senza motivi giustificati…Marano, al quale sono un filino grato per aver parlato nel suo blog del grande critico canadese N. Frye, impostava un discorso critico partendo da una distinzione tra trobar clous e leggibilità: ebbene, io ho solo frammentariamente e occasionalmente operato una micro distinzione tra poeti vivi e poeti morti (partendo dalle teorie di Jauss del LETTORE che è colui che fa “accadere” un testo…).
    La vita e la morte (benché in senso metaforico) mi sembrano due categorie non proprio accessorie: sicuramente sono sostanziali e qualitative, là dove il trobar clous e la leggibilità risultano invece formali e quantitative…
    Ho parlato di Marano, di Davide Nota, (il cui breve scritto è il tema del post ma che può aprire anche ad altre riflessioni consimili? no?) di Lellone Voce, di Cortellessa, di alcuni poeti che mi paiono validi e che non sono miei amici tranne qualcuno (be’, sai, uno vede meglio quello che ha vicino, no?): ho parlato anche di Giovenale e di Sannelli, pro-vocato da Marano, dicendo quel che potevo dire: vorresti un lungo discorso critico sui due? Ma come faccio a comporlo se molti dei loro testi letti, non mi fanno “accadere” (ecco Jauss) nulla? Dovrei inventarmene uno…In presentia in absentia? Discorso specioso…Non ho avuto problemi a dire in faccia a Gabriele Muccino, presentatomi dal suo produttore Procacci, la sera della prima del suo film Ricordati di me , la sera in cui tutti ma proprio tutti devono fare i carini e i gentili, che mi era piaciuto molto di più il film precedente, ossia L’ultimo bacio…
    Non ho problemi a dire quel che penso e credo, in absentia o in presentia…
    Si chiama libertà, non fascismo…Nel mio caso è la libertà di un cristiano che non ha nulla a che fare né con la destra né con la sinistra…
    Quanto al resto che dici, be’, lasciamo perdere: pare di sentire una giaculatoria anni 70 (non so quanti anni tu abbia, io allora ne avevo due…)… Apprezzo però che tu sia un frequentatore (occasionale credo) del mio blog (che però ha solo 5 o 6 mesi di vita e non parla solo di me se non al 5%; quel bravo e simpatico “satanasso” di Gian Ruggero Manzoni lo fa al 35% e va benissimo, se crede in quello che scrive)…Ricordati che l’arte non è democratica… E che il velleitarismo di molti pseudo poeti e pseudo critici, fa molti danni…
    Non fare la vittima o l’anima bella offesa o fintamente scandalizzata: ce ne sono già troppe…
    Ti saluto e con te saluto tutti…

    PS Matteo scusami ma non conoscevo l’email di Marotta; e poi certe volte è bene che il discorso resti corale piuttosto che tanti discorsini via email a due, non trovi?

    Andrea Margiotta

    anonimo

    2 marzo 2006 at 07:16

  96. Caro Matteo, se leggi attentamente i miei due interventi precedenti, io non ho insultato nessuno, né qui né in nessun altro posto, in rete o altrove, ovunque mi sia capitato di intervenire: è qualcosa di quanto più lontano possa esserci dalla mia vita, dal mio pensiero e dal mio agire. Alla base del mio essere, della mia scrittura (del cui valore, più o meno presunto, non parlerei mai, nemmeno sotto tortura) c’è una parola, un sentire che ha nome etica, e che è anche il substrato di ogni mia scelta politica fin da quando mi sono accorto che potevo e volevo ragionare con la mia testa: esattamente quello che cerco di “insegnare” ai miei figli e trasmettere, per quanto posso, ai miei studenti. Ipertrofia dell’io non è un insulto, è la constatazione del senso di alcune affermazioni contenute in un post. Io leggo tutto, forse te ne sarai accorto, visto che frequenti anche tu il blog di Massimo, e commento con amore e rispetto tutto ciò che mi piace, soprattutto i testi di quei poeti che sono lontanissimi mille miglia dal mio modo di vedere, di intendere e di praticare la scrittura poetica (chiedere al riguardo a Martino Baldi, tanto per fare il nome di uno dei partecipanti al dibattito). Detto questo, le affermazioni di Margiotta (che conosco solo attraverso ciò che scrive qui) su Marano e, soprattutto, su Marco Giovenale e Massimo Sannelli sono offensive in modo osceno, perché scivolano ed esulano (se ne accorga o meno l’estensore) dal corpo della scrittura e investono le persone in quanto tali. E’ questo, solo questo, che mi ha spinto a reagire. Non so se si tratta di essere un’anima bella e non mi interessa, ma mi sono sentito ferito io, proprio come persona.

    Lello Voce, vi piaccia o meno, è un autore importante della poesia italiana degli ultimi vent’anni, rappresentativo di un modus poetandi con cui bisogna fare i conti, oggi come domani. Tirato in ballo, è intervenuto (in modi, secondo me, sbagliati), ma si è rivolto a Davide e a te, Matteo, a voi che eravate qui e avevate modo di replicare nei modi che ritenevate più opportuni.
    Giovenale e Sannelli non sono qui: sono stati insultati e basta (Marco anche con termini pesantissimi: “nato morto”, “chi l’ha pagato”): questo per me è insopportabile e, nei fatti, un comportamento squadristico.

    Se per caso, quindi, stavi alludendo a me, quando invitavi agli scambi epistolari personali, caro Matteo, con tutto il bene che ti voglio, stavolta sei fuori strada: io non ho nemici, tantomeno nel campo dellqa poesia, non devo duellare con nessuno: il mio unico “avversario” è quello con cui combatto, da tempo, giorno dopo giorno: con un po’ di fantasia, potreste anche intuire di chi si tratta.

    Con immutabile stima.
    Francesco Marotta

    anonimo

    2 marzo 2006 at 08:08

  97. PSII Dimenticavo: quando si criticano dei nomi,(e parlo per me…) è chiaro che ci si riferisce non alle persone, che possono essere anche squisite, ma ai testi che, in quella loro particolare stagione espressiva, questi scrivono…Vedi la Biagini che ora, con il nuovo libro che ho ricevuto da un’ amica, sta venendo nei territori che io pascolo da anni: il new romantic, per usare un termine da musica anni 80… E mi pare meno congelata e più viva…Le stagioni cambiano…Per alcuni, non cambiano mai, nel bene o nel male… a.m

    anonimo

    2 marzo 2006 at 08:21

  98. Davide,
    interessante il tuo commento, e non che io sia meno critico su alcuni atteggiamenti delle avanguardie, vedi “la poesia e giovane poesia nell’età del web” su fucine mute, ma oggi non siamo più negli anni 50, o negli anni 60, o 70 o 80 o 90. Ognuno ha fatto delle esperienze, e se sono criticabili è più che un bene che un male. Il futuro di questa gioventù poetica non è meno criticabile, indipendentemente dal programma de La Grù, perché come detto io credo solo al singolo, e alla sua azione, chiara, e alle volte sporca, nel senso di imperfetta. Quindi si può dire pure ” ho scritto delle sonore cazzate, volevo intendere come ho spiegato, ma non ne sono stato capace perché non ho spiegato, non ho motivato, come ho fatto a posteriori. Mi scuso con i signori a cui ho dato degli stronzi, il primo che ” e perdonami l’intrusione del dialetto, che però credo elegante, o almeno più elegante dello scritto qui sopra. Puoi continuare a polemizzare per anni, ma alla fine tutto questo è un dibattito sterile. C’è da fare poesia assieme alle persone, parlare di poesia dal vivo, che è molto di più. Forse qualcuno se n’è dimenticato, sì, anche la critica, o molti poeti, ma altri no, e non è una questione di pubblico, è una questione di ruolo, se vuoi, del poeta, come espresso da Gianpiero Neri in una bella intervista sull’ulisse lietocolle.
    Christian

    anonimo

    2 marzo 2006 at 08:52

  99. PSIII
    Marotta, che lagna!
    noto quel “raffinato” lo conosco per quel che scrive qui”…
    Be’, non pretendo che tu sia un lettore di clanDestino, o uno che resti sveglio fino alle tre di notte per vedere su Rai 2 – autunno 2004, mi pare – l’unico programma sulla poesia che la rai tv abbia mai trasmesso negli ultimi anni, che io ho scritto e condotto (pensa un po’ lo volevano i comunisti di rai3…ma ormai era di rainotte)…Non pretendo nemmeno che tu sia uno che guarda i film di Boldi e De Sica, come Natale sul Nilo, dove ho scritto la sceneggiatura (per soldi, ovvio, perché io sono da film di Bresson o di Bunuel o di Tarkovski) o Manuale d’amore di Veronesi… Non pretendo che tu abbia notizie di case editrici di qualità come l’Obliquo, dove ho pubblicato l’unico libro, bellino, pare… (ma c’è un secondo forte, in arrivo…) … Non pretendo nemmeno che tu sappia certi segreti editoriali che mi riguardano, e altro né che tu sia un frequentatore di Riccione Parcopoesia, dove in genere mi piace andare a leggere o un lettore dell’antologia che viene pubblicata,o che tu sia uno che scruti su internet qualche nome vincitore o segnalato nei premi più seri…
    Ma PRETENDO che tu ti metta gli occhiali e non confonda se, parlando di Giovenale io dica “vorrei sapere chi l’ha pubblicato” con il da me mai scritto “chi l’ha pagato”; anche perché, si sa, che in poesia si fanno ben pochi soldi…
    Quanto alle cose che dico su Giovenale, ripeto sono metaforiche e riguardano i testi e solo i testi che per ora scrive, le sue escursioni critiche e il Romapoesia che organizza…Non certo la persona, che rispetto e con la quale sono apertissimo e disponibilissimo al dialogo, abitando a Roma anch’io e vicino ad Andreone Cortellessa…

    andrea margiotta

    anonimo

    2 marzo 2006 at 09:06

  100. Come ho già scritto su Absolute Poetry, cesso i miei interventi. Il clima si è surriscaldato ben oltre il tollerabile e, che ci posso fare, non sono uno da climi incandescenti. Mi fanno male alla pancia. Cercherò però di chiudere il cerchio almeno per quanto l’ho aperto nelle posizioni che mi riguardano riportando questo intervento su entrambi i blog che sono in questione.

    Secondo me l’intervento di Davide, esagerato nei toni (come ho subito precisato), ha dei contenuti che non possono essere elusi, ovvero la teoria per cui spingere sul pedale della non comunicatività del linguaggio come forma di opposizione al sistema altro non è che un inconsapevole servizio allo stesso sistema, per lo stesso motivo: ne vizia la comunicazione, la forza dall’alto, non crea controsignificati che nel sistema possano essere innestati, ma semplicemente si sceglie una posizione perimetrale e specialistica, assolutamente tecnica e agisce in un sistema di valori condiviso soltanto dai pochi attori che se lo scelgono. E’ una posizione – passatemi il paragone, da prendere con le molle – estraparlamentare. E in questo aiuta più la conservazione che il rinnovamento.

    Ma ciò che vale per l’oscurità, non vale certo per la ricerca in genere, e viceversa. La poesia di Voce o Lo Russo non stanno certo, rispetto all’asse dell’oscurità, sullo stesso piano, per dire, di Sannelli. Come, per fare un altro esempio, Lisa non sta certo sullo stesso piano di Giovenale. Poi, certo, dipende sempre rispetto a quale asse li disponiamo. Insomma, non solo la schematizzazione è troppo ferrea, ma è poi tutto da dimostrare (e anche in questo sono d’accordo con Davide Nota) che l’opposizione all’ideologia del mercato (ammesso e non concesso che questo sia l’obbiettivo di tutti coloro di cui si parla e che parlano in questo dibattito, ma essendo questa la pietra su cui poggiano le loro giustificazioni sia Giampiero Marano che Nevio Gambula, immagino da posizioni diverse) si faccia portando avanti radicali posizioni di ricerca. Anzi, essendo convinto del contrario, che queste posizioni se dominanti allontanano la poesia dal centro delle questioni, che questi aspetti dovrebbero essere strumentali (come la tecnica), dispiace vedere che si sta affermando una critica del sistema (e non vorrei nemmeno più usare i termini di sinistra e destra) schiacciata su queste posizioni. Non si può negare che c’è sì un esercizio di opposizione ma anche un tentativo di egemonia all’interno dell’opposizione. Insomma, si è sicuri di poter dire agli altri, “come si fa”. E in questo caso il dogma è quello del rifiuto della trasparenza perché rassicurante e quindi conservatrice. Come se in tutte le azioni di persuasione non ci fosse necessariamente un aspetto anche rassicurante. La stessa pratica dell’oscurità rassicura chi la pratica e lo consolida in una convinzione già adottata.

    Dunque, la mia sensibilità e la mia coscienza politica e morale si ribellano al berlusconismo e al dominio del mercato e della società mediatica ma si ribellano elaborando in proprio le forme di ribellione; tra cui la poesia, il MIO modo di intenderla. Permettete che porti avanti le mie posizioni, anche e soprattutto come critica interna, e che mi dispiaccia veder passare come naturali e consolidati, da persone che stimo, alcuni conoscendoli di persona altri no, dei dogmi che per me sono antiproduttivi e perfino antidialettici? Cribbio, passano i decenni e siamo sempre allo scontro tra riformismi e massimalismi?

    Con questo chiudo veramente, non perché non ami il confronto, ma perché non mi piace il clima che si è instaurato a partire da ieri e perché penso d’aver scritto fin troppo e di non aver nessun altra ricchezza da apportare al dibattito, (ammesso e non concesso che qualcosa finora abbia apportato). Chiudo ma, naturalmente, leggerò con attenzione quanto verrà.

    Saluti a tutti. Martino

    Marziller

    2 marzo 2006 at 09:26

  101. Mi inserisco anch’io nella coda della discussione.

    Mi interessano molto due questioni: la prima è quella dei modi attraverso cui formulare una sorta di atto d’accusa; la seconda riguarda Lello Voce e altri poeti della sua generazione.

    1) Matteo, tu dici che in un “J’accuse” il punto non sono i nomi. Non voglio fare il pedante di turno, ma torniamo a Zola: lui i nomi e cognomi li fece sì. E lo fece perchè, dopo aver scritto in precedenza diversi articoli senza nomi/cognomi e aver visto che nulla s’era mosso, capì che l’unico sistema di attaccare il sistema era direttamente. Allora io non posso che dissentire dal metodo che ha usato Nota per questo pezzo, che, per i motivi appena detti, non può essere considerato un “J’accuse”, ma più verosimilmente uno sfogo. Bisogna avere il coraggio e la responsabilità di esporsi, in prima persona, a costo di perdere contatti o “alleati” utili. E non basta poi aggiungere di essere “dalla stessa parte”, di “fare una critica dall’interno”. Perchè non esplicitare? Non c’è libertà di poter dire? La censura c’è, ma non qui, in rete (sebbene in Cina si voglia mettere il bavaglio anche lì), qui io, o tu Nota, o pincopallino possiamo fare i nomi. Faccio un esempio: nelle varie interviste che avrete modo di leggere/ascoltare sul numero speciale di FucineMute dedicato alla poesia (uscirà a breve), diversi autori hanno sparato a zero su Cucchi (faccio questo nome perchè è stato il più attaccato): ad esempio Aldo Nove, o Lello Voce o altri. Lo hanno fatto in videocamera, senza ammiccamenti o mezze parole. Questo è “accusare”.

    2) Lello Voce ha usato dei toni forti, è vero. Ma anche altri li hanno usati. Dimentichiamo i toni, per un attimo. Andiamo alla sostanza. Chi pensa di poter escludere autori come Voce, Lo Russo, Ottonieri, Frasca, etc., fa un grave errore storico. Non è questione de gustibus. Petronio direbbe che è una questione di “quadro”. Io ad esempio ho detto più volte che non amo la poesia di De Angelis. Così come non amo Cucchi, né Conte. Perchè li sento lontani dalla mia concezione della poesia. Ma se avessi l’incarico di scrivere un saggio sulla poesia del secondo Novecento, non potrei escluderli. Il medesimo discorso vale per gli altri. Esperienze di scrittura e oralità come quella di Voce possono piacere o non piacere ma non possono essere accantonate. Vanno studiate, lette/ascoltate, analizzate, criticate. La nostra bravura, se aspiriamo a criticare davvero, sarà proporzionata alla nostra acquisizione di nuovi strumenti, di griglie che ci permettano di fruire coscientemente della poesia di oggi. Una poesia che sta sulla carta, e non solo, che sta anche nel video, e nella performance, e così via. La differenza è che spesso, i poeti della carta e solo della carta, rifiutano a priori di confrontarsi con altre esperienze, mentre al contrario, chi parte dalla carta e arriva in altri territori, ha una visione più ampia, perchè ha studiato (per forza o per piacere) la tradizione cartacea ma anche altre tradizioni, spesso straniere, spesso marginali. Insomma, dico: allarghiamo la prospettiva. Vi faccio un esempio. C’è un libro di Giovanni Fontana intitolato LA VOCE IN MOVIMENTO dedicato alle esperienze novecentesche dell’oralità, della sonorità, della visività e della performatività in poesia. È un libro (con CD) che mi ha insegnato molto. Ciò non vuol dire che io voglia fare poesia sonora. Ma devo conoscere per poter criticare e per poter proseguire nel mio percorso artistico. Il mio sogno è quello di un poeta che incamera, assorbe e studia tutto, e quando accusa o difende fa i nomi, ed è libero, anticipando i tempi senza l’ansia di dover scoprire nulla di nuovo.

    Luigi Nacci

    anonimo

    2 marzo 2006 at 10:39

  102. c’è nessun altro che s’incazza? Siamo a quota 100, io leggo tutto e mi diverto un mondo. Dai, che i poeti sono la razza di “artisti” (termine inteso per gente che crea) che piu s’incazza al mondo. In altre discipline nemmeno si cagano. Ma i poeti….
    fabiano

    anonimo

    2 marzo 2006 at 10:43

  103. escludedno Nacci che è pacatissimo e obbiettivo
    fabiano

    anonimo

    2 marzo 2006 at 10:45

  104. Margiotta, io mi domando, seriamente, se sei serio e ti prendi sul serio. Sei qui che fai la ruota dicendo inesattezze, come tutti i tuoi amici.

    allora, caro il mio pavone, informati meglio e scoprirai che la RAi di programmi di poesia ne ha fatti anche alcuni, oltre alla tua famosa comparsata: non cito le 20 puntate dell’Ombelico del mondo, sono mie, sarebbe di cattivo gusto ;-)), ma hai mai visto magazzini Einstein e Sanremo Poesia (mi vengono i brividi solo a nominarlo) e le orribili imitazioni dello slam a firma Conte?

    No davvero qua il problema è che quelli come te e Nota vivono in una sorta – absit iniura verbis – di pollaio e pensano che sia l’universo intero. Vi conviene aprire le finestre e dare un’occhiata fuori, e, se non a voi, conviene a quanti in buona fede vi leggono pensando che davvero la poesia italiana sia quella che raccontate (vi raccontate voi). Così capita che una persuna arguta ed educata come Martino creda davverol che le posizioni del Gruppo 93 fossero ‘contro la comunicazione’, mentre basterebbe un salto in biblioteca o in rete per accertare che è l’esatto contrario, che la polemica con certi critici neo-neo-avanguardisti nacque proprio a proposito della volontà nostra di ristabilire una comunicazione. Il problema però è intendersi: cosa si comunica con la lingua trasparente di D’Elia e Cucchi? Si riesce a comunicare la complessità contraddittoria del presente, ecc. Davvero: basta leggere, informarsi, uscire dal pollaio e dall’orbita di chi pensa che una polemica letteraria sia una cosa che si inizia dando all’altro dello stronzo. Così iniziano le risse, e non sia mai detto né che ci paicciono e nemmeno che ci tiriamo indietro. Pischelli supponenti come Nota servono come solo a far p0olverone, a mischiare le carte per creare quella notte in cui tutte le vacche sono uguali che è la condizione essenziale di sopravvivenza delle vere elite di potere della poesia italiana, quelli che gestiscono le grandi collane delle case editrici, quelli per i quali c’è sempre la Bianca Einaudi pronta a pubblicare, foss’anche un peto, salvo poi farsi prendere da pruderie se si tratta dei versi politici di Raboni.

    Al di là degli insulti, ciò che è desolante è il livello culturale di certi interventi,la prosopopea sciocca, da miles gloriosus di certuni. In una parola: la mediocrità

    Senza scusarmi con alcuno ( ma tu ti scusi con tutti e così speri di non litigare con nessuno, Fantuzzi, sei un bell’esemplare di Fariseo, biblicamente parlando, è abbastanza impossibile che si abbia ragione contemporaneamente io e il tuo amico NOTA a pie’ pagina)

    Lello Voce

    anonimo

    2 marzo 2006 at 10:58

  105. Non credo che sia tutto un polverone, anzi sono abbastanza convinto della necessità e dell’utilità masochistica di questo intervento.
    Ripulendo il dibattito dagli insulti, anche miei, ne esce fuori un interessante confronto.
    Finalmente anche Lello Voce
    contribuisce al dibattito con delle considerazioni intelligenti a cui finalmente posso rispondere e non semplicemente pararmi.
    Dopo pranzo però.
    Davide

    anonimo

    2 marzo 2006 at 12:16

  106. Nota apie’ io contribuisco con delle considerazioni intelligenti dal momento che ho messo dito qua, lo stesso non si può dire di te e di alcuni tuoi amici. Il dibattito, una volta ripulito dai tuoi insulti, torna ad essere leggibile, se poi si ripulisce anche del pochissimo che hai detto senza scadere nell’insulto o nella calunnia, diventa addirittura un normale dibattito letterario di medio livello.

    PFUI!

    torna a pie’ pagina, NOTA

    anonimo

    2 marzo 2006 at 12:46

  107. PS: dimenticavo la firma

    Lello VOce

    PS2: ma tel’ha insegnato il BErlusca o qualche poetino amico tuo del Berlusca e di CL a rigirare le frittate?

    *Finalmente anche Lello Voce
    contribuisce al dibattito con delle considerazioni intelligenti a cui finalmente posso rispondere e non semplicemente pararmi. * Bada che qua il primo ad insultare gli altri con allusioni più che trasparenti al 93 e alla redazione dell’Unità sei stato tu. Quello che ha dovuto pararsi restituendoti con piacere un po’ di metaforici calci negli zebedei sono stato io. L’idea qual è: che se ripeti un tot volte una menzogna quella sembra vera?

    RIPFUI!

    lv

    anonimo

    2 marzo 2006 at 12:50

  108. a me piace l’autoironia e sono il più stupido dei poeti. non amo il potere e chi lo esercita con arroganza. e difendo gli amici, come Francesco Marotta, che non ha bisogno di imparare come si vive e si scrive da nessun potente.

    gugl

    anonimo

    2 marzo 2006 at 13:27

  109. Cos’è, la poesia, se non una reazione – in forma di parola – all’imbarbarimento del linguaggio comune? È un processo di metamorfosi liberante, traccia di una emancipazione possibile; è un laboratorio di forme materiali e fantastiche e corporali. Con passo precario / e audacissimo, dissemina segnali di futuro: è anticipazione (se così non fosse sarebbe impotente). Elio Pagliarani ha detto cose diverse? La sua Ragazza Carla non si è nascosta nella parola poetica: è uscita al di fuori di se stessa, tracciando disgusto e speranza. Chi può dire che quel poema non sia uno dei livelli più alti raggiunti dalla nostra poesia? Basta solo questo esempio per gettare nel dimenticatoio (sezione “puerili provocazioni”) l’articolo di Davide Nota. E di esempi ce ne sono molti altri. Le splendide insensatezze di Giuseppe Guglielmi, ad esempio: usare parole poetiche / è un’illusione di cattiva semantica – scriveva invitando il poeta a demolire l’ozio della poesia. Avanguardia? Oscurità? No, queste formulette non convengono. Guglielmi era brillante poeta; si accaniva sulla lingua, è vero, operando nelle sue crepe, ma quanti mondi apriva? Quante libertà sollecitava? O che dire di Francesco Leonetti? Poeta apprezzato da Vittorini e Pasolini e Fortini (non dico da Nota, dico proprio da Vittorini e Pasolini e Fortini); la sua Fabbrica di Ravenna è libro da bruciare? È “pseudo-avanguardia poetica”? Non c’è nulla di più idiota che gettare merda sulla totalità di esperienze che in realtà sono composite, frastagliate, nient’affatto uniformi, e all’interno delle quali ci sono state punte elevate e bassezze, frammenti geniali e colossali truffe. Nota scrive: “gli avanguardisti, politici e poetici, sono stati gli utili idioti della restaurazione nazionale”. Bene; lo dimostri. Tra gli autori più celebrati – e direi più omologati e omologanti e integrati – c’è Baricco. La sua scrittura cosa ha da spartire con quella di Sanguineti del Capriccio italiano o con quella dell’Eliogabalo di Arbasino? Quali somiglianze strutturali ci sono? In quali autori oggi più premiati – dalle giurie e dalle vendite – si possono cogliere somiglianze con quanto proposero, a livello di andamento della scrittura, i tanto vituperati avanguardisti? Per la poesia la stessa cosa. Mario Luzi – sicuramente tra i poeti oggi più acclamati – scrive come Emilio Villa? Che cosa ha da spartire la tanto osannata Alda Merini con la più meno conosciuta Amelia Rosselli? La stessa Valduga – pubblicatissima, dunque si suppone non proprio emarginata – quanto ha in comune con la sconosciutissima Patrizia Vicinelli? Ecco, diciamo che uscendo dalle frasi fatte, forse si incontra un altro mondo, meno lineare, diciamo bello proprio perché vario (bello a volerlo riconoscere, altrimenti, annebbiati da se stessi, non si possono che vedere le mancanze – le PROPRIE mancanze in primis).

    PS: potente è chi può esercitare un potere. Nel volume del Gruppo 63 – l’origine della situazione attuale, secondo Nota ed altri – sono antologizzati 34 scrittori. Quanti di questi sguazzano “nel loro pantano di comodità accademiche e snobismi d’elìte”? Tre – e dico TRE – sono professori universitari … Direi una percentuale parecchio bassa. Gli altri o sono morti o sono dei perfetti sconosciuti ancora oggi. Scusate, ma la precisione è un mio pallino. Prosit

    Volodja

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:04

  110. Caro Christian,
    La gru è l’esatto contrario di un gruppo chiuso, è partita da quattro percorsi (poetici ed ideologici) completamente diversi, tuttora distinti, che però condividevano delle esigenze e hanno deciso di proporle pubblicamente.
    Senza fondi, con un foglio quasi elemosinato, da una provincetta sud marchigiana del tutto scollegata dal mondo della cultura nazionale e delle cerchie romane o milanesi che siano, abbiamo calamitato nel giro di tre numeri tantissime energie, giovani poeti stanchi del panorama asfittico italiano, tanto che la redazione si allargherà presto.
    Cosa voglio dire? Che le nostre esigenze poetiche (contro le cristallizzate estetiche delle due accademie post-avanguardista e intimista) sono esigenze diffuse, altro che il pollaio paventato dal signor Voce, che anzi farebbe meglio ad interrogarsi onestamente su queste realtà invece di chiudersi occhi ed orecchie.
    Forse è da questo entusiasmo inaspettato che è nata la forte coesione redazionale di cui parli.

    Credo sia l’epoca che abbia necessità di un rinnovamento culturale, esattamente come c’è bisogno di una rinascenza politica e di valori dopo il vuoto anni ’80-2000, che è stato un vuoto di ripetizioni seriali e di autoreclusioni dalla storia.
    Siccome ho già sostenuto che considero l’appiattimento culturale e politico post ’77, cioè gli anni ’80 e ‘90, con la deriva berlusconiana prima culturale che politica, l’altra faccia della medaglia, o una naturale e già prevista (ad esempio da Pasolini, Siciliano etc) conseguenza dell’estremismo disumano delle avanguardie politiche e poetiche, va da sé che considero le evoluzioni della storia e letteratura ’60-’00 un continuum, anche di nomi (eredi, allievi): per questo parlare oggi di gruppo ’63 è quanto mai attuale.
    Soprattutto per porre le basi di una visione d’insieme, che sarà necessaria soprattutto nei prossimi mesi, quando alcune nuove antologie e relativi articoli promessi chiariranno definitivamente il progetto in corso di rilancio editoriale delle avanguardie.

    Ora è di interesse minore che il signor Sanguineti non abbia risconosciuto il gruppo ’93, definendola una trovata pubblicitaria, o che il ’93 abbia contestato la torre d’avorio della neoavanguardia preferendo la tradizione pop: non guardiamo il caso specifico ma i movimenti storici. Il filo conduttore di tutte le avanguardie è la funzione data al poeta di inventariare il linguaggio senza viverlo, infrangendo quell’equilibrio vita-letteratura e teoria-pratica, che si era a fatica conquistato, finalmente in Italia, grazie ad un percorso che dalla Voce di Prezzolini arriva all’Officina. Certo, la tradizione non è un museo, è ricordare il codice per esplodere. La tradizione è eversione, lo ho scritto io, e lo ha scritto Pulsoni meglio di me. Io ho cercato di praticarlo nel mio primo libro.

    La non comunicazione, se parliamo degli ultimi linguaggisti sfusi, è palese.
    Non capisco perché il signor Voce si sia fissato sull’idea che il mio era un articolo rivolto a lui e al gruppo ’93. Si contesta una tendenza generale, si contestano dei poteri accademici vecchi che bloccano la vita, ripeto: redazioni delle pagine cultura di giornali legati alla sinistra e facoltà di lettere. Ripeto: redazioni della pagine cultura di giornali legati alla sinistra e facoltà di lettere.
    Si contestano perché inadeguati al momento storico, e alle necessità più vive della poesia italiana.
    Rispondendo a Voce: credo che la linea che dalla Voce di Prezzolini arriva ad Officina, passando per il Politecnico sia un’eredità da riprendere. Ma ognuno faccia il proprio percorso, con la propria voce e con il proprio tono. Non è questo il problema. L’importante è, come ha scritto Flavio Santi, parlare del CONDIVISIBILE. Tornare alla condivisione di temi e voci, rendere non necessaria la mediazione critica. Tornare all’800? Certo, perché no?

    P.P.Pasolini

    Spero che le mie opinioni non risultino offensive.

    Davide Nota

    P.S.
    Ho la vaga impressione che Lello Voce creda che io sia di destra o legato a CL. Non ho fino ad ora risposto credendolo semplicemente perculativo, ma forse è il caso di puntificare. Ho iniziato a fare politica a 13 anni, in Rifondazione Comunista che allora non aveva ancora una federazione giovanile.
    A 15 anni sono passato nell’assemblea di un centro sociale, partecipando anche all’occupazione.
    Oggi dopo un’esperienza nei Social Forum mi ritrovo cane sciolto di sinistra radicale, non per scelta ma per condizione, in attesa certamente di un nuovo movimento dentro cui riversare la mia passione politica.

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:11

  111. P.P.S.
    Come sempre mi dimentico che le citazioni fra virgolette saltano. La citazione da Pasolini era questa:

    Si può tornare indietro. Anzi, si deve tornare indietro. Anche se occorre un coraggio che chi va avanti non conosce.

    P.P.S. x L.V.
    La mia militanza, praticamente da sempre, in centri sociali, Social Forume e manifestazioni mi ha fatto capire e vivere sulla mia stessa pelle quanto l’intransigenza non finalizzata (e non comunicativa) sia funzionale alla reazione.
    Gli stupidi odiosi Black block a Genova, ed anche la non comunicatività disumanamente trasgressiva di certi slogan puri e duri sono a dimostrarlo.
    Ho visto con i miei occhi troppi progetti, anche locali ascolani, fallire per colpa degli eversivi a tutti i costi, dal cuore avanguardista – che fa rima con egoista.

    Davide

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:24

  112. Chapeau, Volodja!

    Lello Voce

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:25

  113. Eh Nota a pie’ sono commosso: ora mi dai del signore.
    Stai a sinistra? Storia già vista: compagni che sbagliano ( e nel tuo caso calunniano)…

    lv

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:29

  114. PS: come si fa a*puntificare*?

    lv

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:29

  115. PS: per Volodja: il solo fatto di sentire il nome di Franco citato da NOTA mi mette i brividi: cos’avranno da spartire loro con Fortini?

    lv

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:32

  116. PPS: scusa NOTA, mi ero distratto, ma certo che sei di sinistra, non a caso la prima frase del tuo articolo era *La cultura italiana di sinistra è piena di stronzi.*. Che roba… E io che non me ne ero accorto

    saluti carissimi a te e al venticello che ti accompagna…

    lv

    anonimo

    2 marzo 2006 at 14:36

  117. A Lello Voce: certo che non si fa di tutta erba un fascio, assolutamente. Ho sbagliato io a creare equivoci se ce ne sono con il mio intervento ma non vedo dove siano gli “autoerotismi autoreferenziali”: se poi me li illustrasse bene. Altrimenti, non so: spererei solo che almeno ritirasse l’offesa allora. Poi personalmente dico che ad esempio per me esperienze e casi come quello di Emilio Villa o Amelia Rosselli e, che so, Antonio Pizzuto, sono fondamentali. Io questi autori, li amo… Il discorso che si potrebbe fare dipende dalla “storia della letteratura” che è accaduta in Italia: io e gli altri redattori de LA GRU, e gli amici poeti e intellettuali che ci hanno aiutando e ci stanno aiutando, crediamo che sia un delitto non recuperare come si può, nei limiti e negli errori, delle esperienze di redazioni letterarie e culturali per noi vitali, le citate riviste POLITECNICO, OFFICINA e LENGUA… Non è che si vuole dire che distruggiamo le altre esperienze storicamente avverse, in quanto “movimenti” o altro, in quanto “movimento di pensiero” diverso o avverso, ma non è possibile che di queste esperienze che ho citato non si possa parlare e riprendere la lezione oggi? Che appena uno oggi dica OFFICINA pensi che l’epoca di quella passione è morta oggi? Penso per esempio a una introduzione bruttissima per certi equivoci – due o tre ma significativi – che ha scritto Piccini a Roversi su un numero di POESIA. Sinceramente, di esperienze che siano diverse da “avanguardie” o dagli strascichi di esse nel presente io ne ho bisogno. Non le nego: esse ci sono, ci sono ed è un fatto… ma non è possible un “movimento di pensiero” diverso? Se si fa un discorso non sui singoli ma su delle tendenze, delle linee di pensiero e dei movimenti, credo che un punto di discussione possa essere questo.
    Il discorso di Nota è polemico e offensivo quanto tutte le invettive venute dopo. Sinicco ha ragione, e ne sono straconvinto, che tutti i percorsi siano individuali e che i “gruppi” ci attraversano sono transitoriamente. Ma anche quelle dei gruppi e dei loro interventi nella letteratura si deve fare un dato e un fatto. Quando Nota parla della mancanza di una eredità lasciata vuota come quella di Pasolini – come “segno” di un certo universo, perché sono io il primo a non mitizzarlo, sapendo come disse un Vittorini o dice un Roversi che magari Testori può essergli eguale o superiore – intende anche una mancanza di una ripresa di certe istanze e di certi temi e modi di persi nei confronti della politica e della cultura: sperimentalismo della realtà, ritorno benjaminano al “fatto politico”, discorso sulla storia, plurilinguismo “critico”, dialetti, poema e narrazione ecc. Su Fortini, lo stesso discorso… se lei dice come nel commento 115, “cos’avranno da spartire loro con Fortini” sta “pisciando fuori dal vaso”… e lei? Che cazzo c’ha da spartire con Fortini lei? Che ha scritto in tempi ostili I CANI DEL SINAI ho ha fatto qualcosa di memorabile come IL POLITECNICO? E non si ha il diritto di rifarsi a certe lezioni, a certi nomi… e lei invece… si? E perché?

    Gianluca Pulsoni

    anonimo

    2 marzo 2006 at 15:11

  118. PER Volodja:
    la ringrazio per il suo intervento.
    La ragazza Carla di Pagliarani è un testo che ho molto amato.
    Come l’opera di Amelia Rosselli e di Francesco Leonetti. E Antonio Porta, Andrea Zanzotto.
    Ho precedentemente scritto che anche il Laboryntus di Sanguineti lo distinguo dalla letteratura di programma. Ho apprezzato soprattutto la collaborazione con Berio.
    E tra gli sperimentatori aggiungerei Roversi, oggi Santi, tanti altri.
    Dico sperimentazione, non avanguardia. Ho scritto più volte che la tradizione italiana migliore è quella della sperimentazione.

    Ma qui si è fatto un discorso sull’istituzione, non sull’opera poetica. La provocazione bassa e volgare era credo necessaria. Ho contestato con parole ancora più nette l’istituzione intimista. Ma amo molto un poeta come Gabriel Del Sarto, ad esempio, che nonostante le mie continue parolacce contro l’intimismo non ha mai reagito male, ha cercato di capire il mio discorso, ed ha detto la sua. Che ha anche scritto su La gru, per intenderci.

    Per istituzione intendo una serie di tabù e di luoghi comuni estetici eretti a poetiche dominanti e diffusi attraverso consigli editoriali o di pubblicazione.
    Più che di censura si tratta innanzitutto di una forma di auto-censura indotta.

    Ed è contro questa istituzione accademica, non rispondente ad un preciso nome e cognome ma ad una serie di circostanze ed atteggiamenti, che mi sono scagliato, con una provocazione che non voleva fare altro che porre con forza un problema. Di cultura, non di percorso del singolo autore.
    Ho sempre detto che tra il “privatismo” come luogo comune estetico e il “privato” (di un Bellezza, di un De Angelis) non c’è una semplice differenza, c’è un abisso.
    Lo stesso discorso vale per le avanguardie, naturalmente.
    Siamo partiti con una provocazione. Non contro Lello Voce, ma contro un’atmosfera satura.

    Si è trasformata in una rissa, e probabilmente è stata colpa mia. Me ne prendo le responsabilità.
    Ma sono convinto che una volta placata la tempesta rimarranno degli ottimi segnali per riprendere in mano una questione che va posta, certamente con più precisione.

    Io precisato questo, chiudo.

    Davide

    anonimo

    2 marzo 2006 at 16:29

  119. Pulsoni,

    preciso questo, dopo di che chiudo: il diritto che ho di parlare di Fortini me lo danno anni di polemica, e anche di reciproco affetto e stima, l’uno per l’altro. Si informi, faccia un giro in rete o in biblioteca e vedrà che troverà soddisfazione. Officina con Lengua non ha proprio nulla a che fare, come Lengua non ha nulla ache fare con la poesia sperimentale, cosa che è lontana anche da De Angelis, Bellezza, Rondoni, ecc.
    Come faccia ad amare Villa e Bellezza insieme è un mistero letterario che la prego di non spiegarmi, piuttosto provi a spiegarlo a se stesso. Se le venisse in mente di chiedersi che diritto ho di parlare di Leonetti e di Officina, vale quanto detto per Fortini. Stop. Con buoni saluti alle note a pie’ pagina e alle margiottate varie, compreso il margiottissimo gestore di questo blog.

    Lello VOCE

    anonimo

    2 marzo 2006 at 17:30

  120. eccomi qua. direi che oggi è andata meglio, anche se:

    gianluca si poteva segare la lingua.
    andrea si poteva ampiamente segare la lingua.
    e ovviamente non mi riferivo a francesco marotta un tot di post fa.

    lello è stato cortese, e questo sinceramente mi basta. solo alcuni punti: non mi pare che da nessuna parte emerga una volontà di sminuire determinate esperienze poetiche. rosaria lo russo è per me un punto fermo e fondamentale. lontano dalla mia poetica. ma scusate: questo è un problema ? non credo.
    il fatto che non sia considerato lecito che alcuni parlino di fortini mi pare una gran gran cacchiata. stai a vedere tra parentesi che tutti abbiamo gli stessi “papà letterari”… vi pare davvero una novità ?
    mi sono appena letto anche tutto absolute poetry e sono ben felice di avere trovato tanti punti in esso che reputo fondamentali.
    – va ripreso come sta facendo cepollaro, con anche vicende che già sapete e che reputo inamissibili, il gruppo ’63 e va fatto anche con i “non soliti noti”. perchè piaccia oppure no l’avanguardia è una parte della nostra storia. e se è avvenuto quello che è avvenuto dopo l’avanguardia è anche perchè c’è stata l’avanguardia (si vede che in logica matematica ero un asso)
    secondo: BISOGNA ASSOLUTAMENTE CHE VENGANO FATTE CONOSCERE SOPRATTUTTO ALLE GENERAZIONI SUCCESSIVE TUTTE LE ESPERIENZE DEGLI ANNI NOVANTA. e che cacchio… è fondamentale. e in questo c’è bisogno di chi quella storia l’ha vissuta. è un’esigenza quella di conoscere gli altri.
    sommare le voci (anche differenti) perchè rafforzino il coro. non perchè diventino cacofonia.
    ok. vado a lavarmi le mani 😉

    matteofantuzzi

    2 marzo 2006 at 17:53

  121. mi ero perso l’intervento di Luigi Nacci.
    Vorrei fosse assolutamente chiaro che non ci passa nemmeno per l’anticamera del cervello l’idea di non riconoscere esperienze da noi distanti.
    La gru l’abbiamo aperta a tutti, da Rondoni a Sara Ventrone, da Hirshman a Tiziano Fratus, da Santi a Del Sarto, da Gezzi a Buffoni, da Marano a D’Elia, da T.Cera Rosco ad Emiliano Michelini (che adora Sanguineti, e che pure ho citato nell’ultimo editoriale come una giovane promessa). Abbiamo pubblicato un articolo che era sostanzialmente contro di me e contro D’Elia, senza nemmeno ipotizzare minimamente un contro articolo, o una risposta di redazione.
    Il signor Voce vuole scrivere un articolo in difesa del 93 su La gru? Ben venga…

    Punto rimanendo la linea redazionale precisa e netta, l’apertura e il rispetto è totale.
    I dati di fatto sono a disposizione di tutti.
    Su questo spero non ci sia definitivamente più ALCUN DUBBIO.

    Detto questo: ho sbagliato a non fare nomi? Può darsi. Vedremo. Io sono convinto che questo casino sia stato più utile di quanto si pensi ora.
    Una bagarre confusionaria e stancante, che a me comporterà qualche futuro fastidio sicuramente, ma me lo prendo con piacere in nome di un po’ di vitalità.

    Poi, se non funziona, cambierò strategia.
    Grazie per il consiglio, ciao
    Davide

    anonimo

    2 marzo 2006 at 18:25

  122. “Caro Christian,
    La gru è l’esatto contrario di un gruppo chiuso” non mi interessa parlare di questo, Davide, anche perché mi son chiarito con Gianluca che mi ha fatto capire che non gli piaceva che la risposta di Lello andasse a prendere in mezzi tutti i redattori. Direi che bisognerebbe fare una distinzione; una cosa è l’opera della rivista, e le diverse persone che vi collaborano; l’altra è il tuo scritto. Sul tuo scritto, peccato che non m’abbia preso il virgolettato prima, in triestino si dice “te la gà fata fora del bucal” e hai preso le scarpe di molti che hanno lavorato, ed io credo pagato con la pelle un certo impegno, come molti qui.
    Gianluca difende la rivista nello stesso modo in cui Lello difende la sua operatività passata (poi sì ci sono incisi, e andare a fondo su alcune questioni sarebbe interessante, sulle riviste intendo, del passato); però se io scrivessi per la grù, visto che è un gruppo aperto, ti direi che il tuo scritto, oltre ad essere una sparata, non vuol dire molto.
    Per quanto concerne la grù, e il tuo lavoro (a me piace il fatto che qualcuno nelle Marche si occupi, come da tempo anche noi a trieste ci si sta occupando, di poesia) ritengo che tutta questa generazione che strilla: 1. dovrebbe ridimensionarsi molto, vuoi perché ha lacune che colmerà, sia dal punto di vista estetico (nozioni nuove introdotte nella critica? quasi assenti) che critico (sul critico mi ci metto dentro anch’io, ho lacune, so molto dei grandi poco del lavoro su rivista, e mi piacerebbe anche fare un lavoro su quelle degli anni 70, legate anche al contesto politico, che nessuno affronta). 2 gli autori, quelli che citi, sapremo tra dieci anni se valgono qualcosa, ora sono (mi ci metto dentro pure io) da osservare, non glorificare. Christian

    anonimo

    2 marzo 2006 at 19:49

  123. Christian, stavo solo rispondendo alla tua precedente affermazione sulla presunta uniformità del mio gruppo.
    Se una generazione di ventenni strilla si vede che non ha mezzi adeguati per esprimersi o non si riconosce nelle istituzioni attuali, nelle quali è altrimenti abbastanza facile entrare.
    Non sottovalutate così tanto la critica istintiva dei ventenni che spesso e volentieri ci ha azzeccato più di tanti colti criticoni (torno sull’esempio di Vittorini…)

    Sulla validità o meno del mio pezzo, beh, è una provocazione e nient’altro che una provocazione. Lo sapevamo benissimo tutti, prima di metterla su.
    Provocazione che io credo necessaria. Vedremo.
    E’ ora di lanciare un po’ di sassi nello stagno.
    Considerando le reazioni spropositate che leggo un po’ in giro per la Rete, direi che tanto a vuoto non siamo andati.

    Ciao,
    D.

    anonimo

    2 marzo 2006 at 20:38

  124. arriverai a 1000 post di niente… ma la poesia segue il suo percorso. Sono tanti i validi cantori fuori da questo blog. EL

    anonimo

    2 marzo 2006 at 21:29

  125. Lellone, il tuo Ombelico del mondo, lo vidi anni fa in tv…Uno spottone pro-neoavanguardia: si poteva in lontananza scorgere il naso perfetto e all’insù, alla francese, di Sanguineti e il ghigno maggio-francese di Balestrini…Più voialtri che giravate intorno…Nelle 10 puntate da me son venuti, Trevi, Damiani, Rondoni la Sica e altri, perfino Mario Lunetta con cui ho litigato (in minima parte ripreso): se ne uscì dicendo che Pasolini era un Neo De Amiciis, battuta ovviamente, che esplicitava l’ostilità della neoavanguardia per la visceralità di Pasolini…
    Alla fine Lunetta mi ha stretto la mano dicendo che eravamo stati perfettamente dialettici e che si era divertito: infatti eravamo proprio opposti…Anche a me la puntata è piaciuta…
    Mi dispiace di non aver ricordato a Lunetta che Lenin giovane una volta chiese alla sorella di procurargli un libro italiano che voleva leggere:Indovinate un po’ quale? Ma il libro Cuore di DeAmiciis!…
    E mi dispiace che Rai3 si sia fatta avanti quando il programma era già con Rainotte: mi avrebbero trasmesso in orari meno inquietanti…

    Voi neo-neoavanguardisti non mi entusiasmate proprio perché siete dei poeti che hanno come ultimo orizzonte il proprio OMBELICO…E finita la filastrocca del vostro rap, cosa resta?

    Proporzione matematica quasi sanremese:

    Io sto a Lello Voce come Mina sta a Jovanotti…
    Dialogo possibile? Faccio il pavone? Chiedetelo a Rita Pavone…

    Vorreiiiii una Voceeeeee! (by la Voce del silenzio – edizioni? (chiedete a Davoli che sa tutto di Mina…)

    Forza Napulé e o’ presidente DeLaurentiis (il mio capo…)… Credo che sia più poetica “Maruzzella maruzzè , t’ha miso dint’all’uocchi o mare”… di molte poesie di molti di voi tra Baldus e gruppo 93…Frasca svetta un po’ di più…A tratti qualche cosa buona, a tratti…
    Sono indeciso tra LoRusso, LaRussa o la russa…Probably, opterò per la terza…Cioè la Petrova…Una cenetta insieme a Roma, ricordando la Perestroijka? (Dio, devo ricordarmi che non sono più l’american gigolò di un tempo!…)…

    andrea margiotta

    anonimo

    2 marzo 2006 at 22:42

  126. andrea, lo hai letto il mio commento 120 ? sì ? ecco: lo riconfermo…
    ribadisco la mia enorme speranza di una seria analisi di quello che sono stati gli anni ’90 e riviste come Baldus, ClanDestino, VersoDove e Atelier ecc. ribadisco che tutti si sia civili nell’esprimere le differenze di opinione.

    spero che chi ha vissuto quelle esperienze vorrà lavorare per stabilire “i punti fermi”. credo che fabiano oramai guardi lo schermo con un ghigno che arriva alle orecchie…

    matteofantuzzi

    2 marzo 2006 at 23:07

  127. PS A proposito: non so se avete notato, quando il gioco si fa duro da remotissimi lidi ricompare sempre l’ammiraglio Nacci…
    Come stai?
    a.m.

    anonimo

    2 marzo 2006 at 23:08

  128. PSII
    Ma perché Matteo, tu credi che si possa fare una storia della poesia o della letteratura? Sulla linea di molte ipostasi critiche europee o americane (o, retrodatando, crociane) io penso che la poesia non possa essere storicizzata, quindi per me non hanno senso le storie della poesia o le storie della letteratura: avevano senso fino al DeSanctis…
    Ritengo più interessante un discorso libero sul canone, macro o micro che sia (però più alla Bloom che alla Fausto Curi…) che deve essere aperto anche ai dissensi, dunque mobile in un senso agonistico e non imbalsamato nei monumenti o nelle stelle fisse…(un po’ come diceva Mengaldo…)…
    Sono un po’ scettico sull’utilità delle analisi e in genere del pensiero analitico (la poesia poi è il contrario: è sintesi)…

    andrea m.

    anonimo

    2 marzo 2006 at 23:22

  129. w il dissenso. ma per cortesia evitiamo (almeno qui) epiteti e suoni gutturali, è la stessa cosa che ho chiesto a lello che infatti ha rispettato la mia richiesta. e così chiedo a tutti.

    io credo che sia importante una storia che non faccia emergere solo “i soliti noti” ma anche chi ha contribuito, magari in maniera fondamentale, magari influenzando i soliti noti. la poesia è sintesi, l’analisi e la storia della poesia…

    es. giusto quando si dice: il gruppo ’63 non erano i soliti 4 che si citano sempre. per questo il lavoro di cepollaro è fondamentale e va sostenuto.

    matteofantuzzi

    3 marzo 2006 at 06:05

  130. Davide, io non ho più ventanni, ne ho trenta precisi, e non mi sento così anziano. Se la critica dei ventenni si risolve in questo scritto, direi che siamo caduti in basso. Perché? Quale sono le ragioni di tutto questo? C’è ne una, ovvero la visibilità, la tua, la mia, quella di ognuno, e il fatto di volere essere considerati, per cui ci si spinge a destra e a sinistra, ci si beatifica di sciocchezze quali aver pubblicato in una rivista, esser stati citati lì, etc etc. E la poesia? Questa è la generazione di cui parli? La critica dei ventenni? Massari in un intervista dice che non se ne può più del poeta e di questo teatrino, e si domanda “quand’è che il poeta scompare?” Io vedo troppo, e dappertutto, mediocrità, solo volontà individuale di essere conosciuti, riconosciuti, e poco professionismo. I professionisti sono quelli che si prendeno le responsabilità di quello che dicono, i mediocri si arrabattano. Certo, sono di quelli che nutre la speranza che le cose cambino – cambiano esclusivamente dal basso, diffusamente, e forse con più umiltà, e ciò che ti deve interessare è altro, perché la poesia non può ridursi ad un chiacchericcio sterile di nomi, opinabile e immotivato, ed in sparate. E lo sguardo di uno che riesce a fornire una prospettiva, è raro.
    Ora la finisco anch’io, che questa maieutica, la mia, mi fa venire il voltastomaco. I ventenni li osserveremo meglio quando avranno 40 anni, e alle spalle esperienze maturata da singoli, anche a partire da gruppi, ma oramai capaci di stare in piede da soli.
    Christian

    anonimo

    3 marzo 2006 at 08:14

  131. Caro appuntato Margiotta,
    il maresciallo Nacci è un pacifista, non torna qui quando tira aria di guerra, ma quando vede scritte delle sciocchezze. Quella di Nota lo è, anche se ho capito cosa voleva dire. Il problema (suo) è che lo ha espresso male e questo è un errore non solo di stile: un poeta calibra sempre, stira e tira le parole, non può farsi fraintendere (forse nei versi, se è un’operazione cosciente) non in un “j’accuse” pubblico (ripeto: non lo considero tale). Anche tu però Margiotta, invece di recuperare la sostanza della questione, hai abbassato il dibattito, portandolo al livello dell’ingiuria e del cattivo gusto. Inoltre, sbandierare in continuazione quello che fai, con chi lo fai, e dove lo fai, se in Rai, o in India con Boldi, o le tizie con cui vai al ristorante cinese, o dove vuoi tu, dimostra un certo senso di insicurezza… non ti pare? Se sei davvero così bravo e noto e figo come dici di essere, noi tutti dovremmo saperlo già, no? E dunque: non toglierci il gusto di pensarlo 🙂
    un caro saluto,
    rompiamo le righe,
    L.N.

    anonimo

    3 marzo 2006 at 09:50

  132. a proposito di mediocrità: questa appare, esplode con tutto il fragore possibile, proprio in occasione come queste, dove il dibattito si traforma in arena, con colpi bassi, con invettive.
    Quando il poeta scompare? chiede Massari. Ora, qui. Quando lascia lo scambio di idee e si arrocca, quando vede in un qualunque punto divergente dal proprio punto di vista un attacco. E si difende attaccando.

    La generazione dei vent’anni la vedremo noi a quaranta? Sono daccordo. Sempre che generazione sia stata, se non è anche quella una scaltra trovata pubblicitaria (tanto quanto quella dei poeti di trent’anni che ora è in voga, e via citando). Uno dei circoli da cane che si mangia la coda, è appunto la categorizzazione, cosi come la cultura di destra o sinistra, cosi come l’apppartenenza a quel gruppo o all’altro.

    La buona validità di un poeta credo sia appunto la capacità di stare in piedi da solo (a venti come a cinquant’anni), di prendersi le responsabilità di quanto dice, ma sopratutto di essere in grado di cambiare opinione quando matura ed evolve. Di riconoscere onestamente che ha cambiato opinione e di motivare il cambiamento e non dare colpa al cambiamento circostanziato a questo o quello.
    Ci stanno sulle palle i Cucchi, quelli del gruppo 63, quelli del 93, i neo-avanguardisti, i crepuscolari, i seguaci della frittella? Motiviamo serenamente, con dato storico, con analisi critica capace. Non diamo inizio a crisi epilettiche indicando qua e la perchè l’errore è quà e la. La cultura italiana di sinistra e piena di stronzi tanto quella di destra e quella di centro. E il bello è che gli “appartenenti” NON appartengono veramente ne alla destra ne alla sinistra, appartengono solo a se stessi e tirano acqua al proprio mulino. Potrebbero essere esponenti di cultura della dittatura dello stato libero di Bananas e non cambierebbe un H.

    Ad alcuni fa ridere lo Slam Poetry, a quelli dello Slam Poetry fa ribrezzo la poesia ordinaria fatta di letture mediocri (da libri, pagine che magari sono anche molto valide). Ognuno ha un punto di vista e purtroppo – come anche qui dimostrato – ognuno alza la bandiera del proprio (le opinioni sono come la palle, diceva papà: ognuno ha le proprie)

    I soliti noti, per motivi temporali, prima o poi lasceranno questa terra per raggiungere i verdi pascoli. Quanto spazio libero, allora….
    Chi sarà stato prima un piccolo, se capace di stare in piedi da solo, sarà in grado di farsi carico anche di crescere e diventare grande, un grande noto.
    Se è capace di stare in piedi da solo. Senza un muro a lato che sostenga a sinistra e tantomeno senza quello di destra. Perchè poi il muro viene demolito e un muro che non c’è piu non sostiene niente.
    Ma stando in piedi da solo….
    Se si capirà che sono importanti espressioni come lo Slam (che piaccia o meno), che l’essere magari appartenuto a quella corrente o quella generazione avrà avuto si una importanza ma in fondo chissenefrega.
    Se ciò che scrivo è valido, persona a prescindere, a che serve tutto il resto?
    Scusate, erano solo due cose che mi sono venute in mente.
    Torno a leggervi con piacere e con un sorriso.
    fabiano

    anonimo

    3 marzo 2006 at 10:02

  133. Caro Fabiano,

    solo una puntualizzazione, onde evitare schematismi manichei: non è vero che chi fa lo slam, prova ribrezzo per la poesia “ordinaria”, né è vero il contrario. Basta una persona che pensi l’esatto opposto per falsificare la tua affermazione. Ti faccio l’esempio: io personalmente (ma il discorso vale per altri Ammutinati) ho fatto e faccio slam, spettacoli di teatro/poesia/musica/video/fotografia/danza, semplici letture (si direbbe: “a grado zero”), oltre al fatto che quando leggo un libro, lo leggo con gli occhi, e solo poi, solo alcuni passaggi, a voce alta.

    Come ho detto ieri, abbiamo bisogno di provare più esperienze senza pregiudizi. Certo, non sopporto chi si cala nell’oralità senza studiarla. Perchè non è serio. Non stimo chi va in giro per il Bel Paese a fare letture e a percepire gettoni di presenza senza dedicare alcun tempo allo studio della voce. Anche un minimo studio. È, lo ripeterò fino alla morte, questione di rispetto per l’uditore/lettore/pubblico. Ieri ho passato una parte della serata ad ascoltare Sexton, Plath, Dylan Thomas, Ginsberg e Knight. La più brutta registrazione? Quella di Howl. Forse sarà stato ubriaco quando l’ha fatta, non so, ma mi ci sono rimasto male. Invece ho goduto un sacco con Lady Lazarus e ancora di più con Belly Song di Knight. Lasciamo stare Thomas in versione Gassman. Ha goduto prima di tutto il mio orecchio. Ci sono popoli, e quindi poeti, che hanno una consapevolezza fonica e sonora maggiore rispetto a noi. Gli afroamericani, anche per questioni fisico-strutturali ci umiliano in questo campo (e non solo in questo). La voce di un poeta è importante. Questo non vuol dire che un poeta muto o che ha perso la voce sia un cattivo poeta. Dico però che, se non si hanno problemi fisici o menomazioni, male non farebbe studiare di più anche quest’aspetto (e se si è disabili, non si è “morti”: il mio caro amico e poeta Michele Alessio, disabile del corpo e della voce, va in giro a fare performance: come fa? Con lo studio e la volontà). Inoltre collaborare con musicisti e altri artisti del suono non può che allargare gli orizzonti. Gli orizzonti della scrittura, prima di tutto. Per cui, finiamola (e non mi riferisco a te, Fabiano) di mettere gli steccati. I muri ci sono stati. Ora buttiamoli giù. E i muri si buttano giù con lo studio di ciò che è lontano dalle proprie corde prima di tutto, accompagnato dalla conservazione della memoria storica. Io personalmente voglio spingermi avanti. Un archivio, come è stato proposto su AbsolutePoetry, degli anni ’90, è una cosa buona e giusta che serve a tutti.
    Mi auguro che altre iniziative del genere sorgano, e che meno proclami si diffondano atraverso le libere pagine dei blog.

    Luigi

    anonimo

    3 marzo 2006 at 10:49

  134. “I muri si buttano giù con lo studio di ciò che è lontano dalle proprie corde prima di tutto, accompagnato dalla conservazione della memoria storica”.

    Nacci, questa riflessione è, nella sua umile ed elementare nudità, una grandissima lezione di etica. Ti fa onore, così come fa onore a chiunque la recepisca e la faccia propria operativamente.

    Un caro saluto

    anonimo

    3 marzo 2006 at 11:21

  135. In effetti sarebbe davvero interessante arrivare ad avere un “archivio sonoro” di letture degli ultimi venti, trent’anni, che raccogliesse le sperimentazioni varie che si sono succedute, anche per dare quella “memoria storica” (sonora in questo caso) che diffilmente è reperibile. Per dire, mi piacerebbe sentire le letture che faceva all’epoca il gruppo ’63, mi piacerebbe poter sentire ginsberg o semplicemente nick cave che legge a berlino “l’asina vide l’angelo”, o l’ancor più semplice ma adorabile plath che ci sussurra nell’orecchio prima di mettere la testa nel forno, o la voce balbettante di kerouac davanti a 200.000 persone. Io per dire è da un paio d’anni che mi provo a leggere in giro, (con musica e non) e quando – per una questione di studio, come dice giustamente nacci – ho avuto bisogno di cercare chi avesse fatto cosa e come, fino ad oggi, a livello di sperimentazione poetico/sonora, ho trovato enormi difficoltà nel reperire il materiale.
    Sul corpus del dibattito preferisco invece non intervenire poiché m’è sembrato che ci fossero questioni personali di mezzo.

    A

    anonimo

    3 marzo 2006 at 11:30

  136. non solo archivio sonoro, A., ma anche di riviste, ufficiali e underground, e libri che non si trovano più. su absolute ci sono già delle persone che hanno detto di lavorarci. se qualcuno di voi ha del materiale, potrebbe metterlo a disposizione.
    luigi

    ps per il post 134 (chi sei?): non c’è nulla di onorevole in quello che ho detto, comunque grazie

    anonimo

    3 marzo 2006 at 11:39

  137. Secondo me non è più valido affrontare in termini di scontro la questione formale, anzi, ben vengano le contaminazioni e le aberranze stilistiche.
    Due giovani poeti pesaresi, Sanchini e Ferri, stanno proponendo un lungo poema orale in cui convivono tradizione popolare e vitalismi da avanguardia.
    Nella nuova forma di poema che credo stia maturando in questi anni in Italia non verrà abolito il frammento e tutta una tradizione novecentesca che ora ha fatto il suo tempo: questi frutti del novecento, in sè e per sè oggi non utilizzabili, saranno inseriti in un discorso narrativo più ampio come già fanno walcott ed harrison.
    Credo che le migliori ricerche di questi anni stiano andando verso una condivisione stilistica di lirico e narrativo, sperimentazione e tradizione. Il montaggio blobistico di frammenti riattivato in funzione di una trama.
    Ma senza onestà linguistica (senza un parlare franco e vissuto sulla propria pelle) non c’è pluristilismo.
    Sulla funzione del soggetto parlante ogni avanguardia italiana dell’ultimo secolo ha, credo, fallito.

    Proprio in nome di questo fermento stilistico auspico che i giovani poeti non si intruppino nelle vecchie schiere bacchettone dell’una o dell’altra parte (slang VS neo-traditional).
    Un Santi, a mio avviso, ci sta riuscendo (Sinicco mi dice di non glorificare: io non glorifico, sostengo opinioni. Non capisco il motivo per cui dovrei essere prudente. Se a 40 anni dovessi ricredermi, mi ricrederò.)
    Quello che non si è capito è che io non ho tabù da imporre, ma solo libertà da reclamare.
    Contro i nuovi bacchettoni, linguaggisti o intimisti che siano.
    Da una parte una neo-parnassiana diffidenza nei confronti dell’impoetico, dall’altra lo sterile divieto di essere vivi. Astrattismo interiore o astrattismo linguistico. Tutto questo mentre il mondo esplode.
    Mentre noi stessi esplodiamo, come l’altra faccia della medaglia dei bombardati di Kabul, nelle nostre periferie schiacciate.
    Ed è forse arrivato il momento di scagliare la prima pietra.
    In nome di un’urgenza, sì, COMUNICATIVA.
    Con una provocazione stupida? Sì, anche. Ben venga. Ma solo tanto per cominciare.

    D.

    anonimo

    3 marzo 2006 at 11:53

  138. P.s.
    ho scritto questo intervendo quando ancora non c’era la risposta di luigi a fabiano.

    anonimo

    3 marzo 2006 at 11:55

  139. Sull’archivio sonoro, per gli anglosassoni qualcosa si trova: PoetryArchive, Poets.org, una pagina con un po’ di link, cose così.
    Vincenzo

    anonimo

    3 marzo 2006 at 12:07

  140. grazie mille vincenzo, tempismo formidabile. Ho già dato un’occhiata, ci sono cose mooooolto interessanti, dal mio punto di vista.

    A

    anonimo

    3 marzo 2006 at 12:13

  141. finalmente qualcuno con le palle era ora
    bravi gruisti continuate così

    anonimo

    3 marzo 2006 at 15:12

  142. Salve, vorei portare semplicemente la mia testimonianza per quanto riguarda La Gru. Non sono un critico, al limite sono un poeta, forse mediocre, ma questo non sta a me dirlo, voglio soltanto dire che quando ho spedito le mie poesie a Davide per una ventuale pubblicazione su La Gru lui non mi ha chiesto assoultamente da “che parte stavo”, sono stato anzi io a comunicare quali erano i miei poeti preferiti e quali le mie influenze. Amo molto il gruppo ’63 e molte volte mi sono trovato a difenderlo quando mi capitava di trovarmi a parlare di poesia con persone distanti anni luce da questa mia passione avanguardistica. Mi sono scontrato anche con pareri non obbiettivi sulla questione dell’avanguardia, cioè con gente (sempre parecchio più grande di me) che aveva delle posizioni nette contro il lavoro di Balestrini e soci, oserei dire quasi intolleranti, semplicemente dicendo il mio parere, cioè che a me piacevano, punto e basta. E’ tutta qui la questione. E’ ovvio che non si può paragonare Luzi a Sanguineti o Bellezza a Balestrini, sono universi completamente inconciliabili però stà proprio li il loro bello, nella loro totale diversità e nel fatto fisico che sistono, che i loro libri sono sugli scaffali delle librerie e uno se vuole, come il sottoscritto, li può comprare e leggere, credo che risieda qui la ricchezza che permette a un poeta di evolversi, nel leggere molto, ma so comunque che non dico nulla di nuovo e che sfondo una porta aperta. Adesso come adesso uno dei libri che amo di più è “Su fondamenti invisibili” di Luzi ma nel contempo leggo anche la Rosselli e i miei coetanei tipo Nota, Loris Feri e D.De Angelis.
    Mi scuso se sono uscito dalla discussione ma mi premeva dire queste cose e affermare quanto detto da Nota, cioè che a La Gru può partecipare chiunque senza dover superare una sorta di “esame di preferenze poetiche”. Grazie
    Emiliano Michelini

    anonimo

    3 marzo 2006 at 16:31

  143. Scusate gli errori di battitura del post precedente. Uno dei nomi alla fine è Loris Ferri e non Feri.
    Emiliano

    anonimo

    3 marzo 2006 at 16:47

  144. Caro Nacci,

    strano modo di reagire il tuo, a uno che voleva solo salutarti… Se dire quello che si pensa, partendo da un post di Marano (trobar clous – leggibilità) che mi pareva “urgente” così come quello di Davide, provocante, è abbassare il tono, si vede che tutto deve essere fatto di nascosto in bui corridoi, ammiccando come i compari e dandosi pacche sulle spalle…Così, per incanto, uno si trova stranamente sponsorizzate certe persone piuttosto che altre…Così Giovenale può scrivere un articolo sotto effetto dell’LSD su Poesia di febbraio, possono girare in circolo vizioso autori per me non significativi a scapito di altri che ritengo migliori…Insomma, può mantenersi in piedi tutto quello strano e patetico mostro invisibile che è la poesia italiana… E Lello Voce può continuare ideologicamente, sul suo sito e sull’Unità, a tuonare sul ritorno delle Liale, accorpando indistintamente esperienze e percorsi poetici diversi…; e a continuare con la solita solfa strasentita: Berlusconi, Cl ecc. ecc. E ad attaccare poeti a me cari come Rondoni, senza distinzioni…
    Per Voce o si è sperimentali o non si è…Uno strano modo di giudicare la poesia, non trovi?
    Per lui non esistono i Damiani, i Lodoli : capisco che voglia riprendere quella linea maccheronica dei Folengo che è stata perdente rispetto alla linea Petrarca-Poliziano-Leopardi…Però mi si lasci libero di dire anche la mia, senza troppe censure o pruderie moralistiche…
    Vatti a ripassare H.Bloom quando parla della lotta tra i testi per arrivare al canone…C’è sempre una lotta tra testi: il problema è che oggi questa lotta viene sostituita con gli accordi preventivi che si fanno sottobanco, con tutto un sistemone di relazioni in cui beneficiano soprattutto i più ruffiani e le donnine un po’ sveglie…Di questo io non mi scandalizzo certo (detesto i moralisti…) però non rinuncio a dire la mia con un lavoro di decantazione di tutto il mio nutrito bagaglio critico-poetico, nello sforzo di essere semplice, chiaro e diretto…E non dico rude ma energico, sì…
    La mia colpa è quella di voler riportare il discorso sui testi e sugli autori degli stessi piuttosto che perdermi in astrazioni teoriche su problemi o questioni capziose e sterili e spesso inessenziali, almeno per un poeta (magari + interessanti per un professore)…
    La mia colpa è quella di aprirmi e lanciarmi in discorsi concreti: e dimmi, che cosa c’è di più concreto nell’esternare, soggettivamente, di “tizio che scrive cose belle” e “tizio che invece scrive cose che non mi convincono”: si è sempre fatto tra scrittori, o no?…Non è che adesso arrivate voi e fate la morale da benpensanti politicamente corretti…Un poeta vero ha sempre una forza contestativa (e non è detto che sia più vero un poeta che contesti il solito Berlusconi ecc. ecc. ) …
    Come hai potuto vedere, non mi sottraggo dal fare anche i nomi: per essere più esplicito e concreto…
    Per me, i testi poetico-letterari sono come corpi da amare o da lasciar perdere…
    Non capisco proprio che fastidio possa darti tutto ciò (a te o ad altri…).
    Quanto all’oralità, alle sperimentazioni, dici cose sacrosante… Però sai che sul rapporto oralità/parola scritta, sono stati versati fiumi di inchiostro, e si sono scontrate tendenze critiche…
    Concedimi il beneficio di un’ epoché Husserliana su codesto argomento…
    Posso solo parlarti per exempla, dunque concretamente ed empiricamente…
    Prendiamo ancora Lello Voce, uno che legge oggettivamente bene…Le sue poesie performate e registrate su cd sono molto più forti del testo sulla pagina…Ne guadagnano notevolmente…E credo che lui abbia fatto studi sulla dizione e altro…
    Prendiamo invece uno come Mario Luzi, uno come Caproni e uno come Davide Rondoni…
    Io, nelle mie frequentazioni fiorentine, ho sentito Luzi leggere le seguenti cose: 1) le sue poesie 2) Dante 3) qualche mio testo…
    Ebbene, nonostante la differenza tra testo e testo, il risultato finale era sempre lo stesso ovvero che la voce di Luzi aggiungeva semmai un surplus di significato ulteriore alla differente stratificazione semantica dei testi stessi…
    Caproni l’ho sentito leggere solo in tv, più tradizionale…
    Rondoni l’ho sentito leggere centinaia di volte, con intermezzi di sax, chitarra classica, fisarmonica ecc. ecc.
    Ora, io non so se Luzi, Caproni, Rondoni abbiano mai fatto studi sulla voce così come credo Lello Voce… So però che i primi 3 mi interessano, l’altro no…Mi concedi la libertà soggettiva di questo?
    Secondo esempio: ti ricordi l’ultima sera a Parcopoesia, a Riccione? Tra gli altri, lessero Milo De Angelis e Rosita Copioli, il primo con un tono minimal, fortemente introverso, l’altra spendendosi quasi in una performance roboante e altisonante…
    Ebbene: a me sono arrivati, nella loro forza, solo i testi del primo…La Copioli mi provocava un disagio ed allora mi sono ricordato di certe parole di Pound quando metteva in guardia dall’effetto comico che può provocare la declamazione enfatica…
    Per dirti che io non gioco l’interesse che ho per un poeta sulla base delle sue capacità performative che mi paiono secondarie… Sono libero di farlo? Sì? Tante grazie…
    Quanto alle altre cose che dici, il fighetto ecc. ecc. riferendoti forse al mio post #99, be’, chiaramente era un “giochino” di elegante retorica classica (ma se ne potevano accorgere solo Giuseppe Conte esperto di retorica, Eco o qualche professore universitario…): figurati che mi frega di far sapere quello che faccio in giro…Anche perché non c’è una educazione all’ascolto e all’altro che deriva forse da una mancanza di ascolto dell’ Altro…
    Salutami Christian…

    x Fabiano: gli scontri e le polemiche, le “arene”, sono sempre esistiti ed erano tanto più forti quanto più era vivo il dibattito letterario: in tempi più gloriosi, Fortini scrisse questo epigramma “A Carlo Bo non piacciono i miei versi/ ai miei versi non piace Carlo Bo… Altri tempi!

    Diciamoci la verità: tranne Matteo o Fabiano – ma non so se possa esistere neutralità o obiettività vera – o pochi altri, qui ognuno parla cercando di tirare acqua al suo mulino: probabilmente anch’io…Ed è normale, per certi aspetti anche positivo…
    Ma confesso candidamente che il mio mulino è quello di uno scambio di idee e un confronto con i giovani poeti che mi piacciono di più…
    Un fiore ai poeti che mi hanno scritto ringraziandomi per averli citati come esempi di cose che mi piacciono: l’educazione e la signorilità e la semplicità loro, ne onorano la bravura…più di tante untuose pseudo-riflessioni…

    PS Luigi, se proprio vuoi darmi un ruolo poliziesco, scegli quello di un detective…
    Sennò fammi stare dalla parte dei banditi…

    andrea margiotta

    anonimo

    3 marzo 2006 at 17:58

  145. Fantuzzi, vacci piano a dirmi che mi potevo segare la lingua.

    Gianluca Pulsoni

    anonimo

    3 marzo 2006 at 20:41

  146. ????!!!!!!!!

    anonimo

    3 marzo 2006 at 20:54

  147. Bene, mi pare che l’idea -provocatoria, ammetto- di leggere integralmente Parola Plurale sia stata sorpassata da quella della creazione di un archivio anni ’90, come prospettato anche su absolutepoetry. Rimanendo al contingente, utilissimi e stimolanti i link forniti da Vincenzo, che ringrazio. Saluti. (GiusCo)

    anonimo

    3 marzo 2006 at 21:31

  148. Non ho capito se questo archivio proposto dovrà ricostruire solo una parte di storia della poesia italiana, relativa al discorso di Marano e Voce su Absolute, oppure se saranno catalogati tutti i materiali anche non allineati (tra cui anche Lengua 90-94 gli ultimi interventi di Fortini e Roversi proprio sul ’93; ClanDestino; il gruppo bolognese di Sissa-Bertoni; la nuova generazione di Atelier etc etc)

    anonimo

    3 marzo 2006 at 22:00

  149. Fantuzzi ti potevi segare la lingua piuttosto che dire a Pulsoni di segarsi la lingua. Vedi, lo hai reso minaccioso.Brrrrrr…. che paura! Vacci piano Fantuzzi! eh, eh, eh,…..
    An

    anonimo

    4 marzo 2006 at 00:23

  150. An sta, ovviamente, per Alleanza Nazionalmargiottiana.

    anonimo

    4 marzo 2006 at 00:25

  151. Matteo Fantuzzi colpito da fuoco amico? 😉 Eh eh
    A parte scherzi, il fuoco della discussione credo si sia spento già da qualche giorno.
    Nonostante le innumerevoli critiche ricevute sono soddisfatto.
    Quando già dopodomani gli spirti guerrieri si saranno sopiti, ripulendo questa conversazione dai commenti inutili avremo un bel dibattito, aperto, vivo.
    E non è vero che non si sia parlato, o che si sia solo sprologato di luoghi comuni. Ci sono stati validi scambi con Martino Baldi, Francesco Marotta, anche Fernando Bellini prima di invitarmi al suicidio ha detto delle cose interessanti. Degli utlimi intervenuti dopo i furori di Lello Voce ho apprezzato soprattutto Volodja, Luigi Nacci.
    Chiaramente l’amico Gianluca Pulsoni, lui sì, giovane promettente studioso e critico (o addetto culturale, come preferisce essere chiamato).
    Purtroppo non ho capito gli interventi in mia difesa del pur simpatico Andrea Margiotta, che credo abbiano contribuito non poco all’entropia che si tentava di arginare.
    Di Lello Voce e di chi auspica la riapertura dei gulag per loschi individui che osano mettere in discussione lo stato di cose, meglio non dire. Per approfondimenti però suggerisco la rilettura del pezzo a inizio pagina.
    😉

    Ciao a tutti,
    Davide

    P.S.
    E un abbraccio naturalmente a Matteo, che si è sorbettato senza mai scomporsi i colpi incrociati di questa guerra miserella ma carogna.

    anonimo

    4 marzo 2006 at 02:01

  152. Davide, non difendevo i contenuti, ma il tuo diritto ad esprimerli…E poi mi interessavano altre cose…Se leggi le polemiche recentissime su Repubblica, intorno alle funzioni della critica e al diritto di stroncare, piuttosto che soffermarti sul fatto che quei “cattivoni” dell’Unità e del Manifesto non ti hanno pubblicato un articolo sul tuo “mito” Pasolini, provocando il tuo infantile e narcisistico risentimento, forse mi capirai un po’ di più, come qualcuno qui… Ma posso farti una domanda? Perché tu hai sempre quel tono da ciclostilato di Rifondazione comunista? E perché hai bisogno di fare riassuntini da diario di una collegiale adolescente come questi?
    è un film già visto…

    PS In diversi post ho usato alcuni modi da critica americana (dove si stronca pubblicamente anche con le battutine ed è apprezzatissimo…). (è apprezzatissimo anche in Italia, purché resti tra le voci di corridoio e tra letterati…).
    Ma molte cose che negli USA si possono fare pubblicamente, in Italia sono tabù…Anche al cinema non possiamo scrivere di certe cose…Vai a capire perché…

    andrea margiotta

    anonimo

    4 marzo 2006 at 08:21

  153. Andrea: lo stroncamento con battutine è esattamente l’origine dell’ultima ondata di polemiche sul ruolo della critica (italiana, certo). Era quello che lamentava Baricco di Ferroni e Citati, a suo dire capaci solo di battutine nei suoi confronti invece che di recensioni serie. Salvo poi venire a sapere che Ferroni l’aveva recensito, e lui non se n’era accorto; ma questa è un’altra storia…

    Vincenzo

    anonimo

    4 marzo 2006 at 08:42

  154. Lo so bene Vincenzo: ho lavorato in Fandango, benché nel settore cinema, dunque la seguo…
    Ho una posizione strana: da un lato, come ho già detto, penso che Baricco abbia fatto benissimo a mettere il dito nella piaga, e a rivendicare un suo diritto, anche se ha fatto una gaffe nel caso di Ferroni; dall’altro penso (come ha detto Sanguineti) che il critico possa avere la libertà di liquidare certi libri che non gli piacciono anche solo con battutine (come negli USA)… Altrimenti con tutto quello che si pubblica…
    Mi interessa comunque che il mondo della critica abbia ricevuto (per merito di Baricco) una scossetta…Poi si mettono in moto strani meccanismi…Spero in un risveglio anche se temo che sia una cosa che si sgonfierà subito…

    anonimo

    4 marzo 2006 at 08:58

  155. Mentre Nota continua a sprizzare rancore ciclostilato da tutti i pori, il Margiottello oggi mi pare rinsavito, è polemico e tronfio come al solito ma lucido, molto ma molto più lucido dei giorni scorsi.

    anonimo

    4 marzo 2006 at 09:37

  156. Andrea Margiotta sarà forse particolarmente contento della notizia: sul blog di Davide Bregola http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/ fa furore tale LIBERA LA CENSURA, misterioso recensore che divide gli scrittori in VIVI e PRESUNTI VIVI.
    Lì però non si scannano. Sarà questa una differenza tra narratori e poeti?

    A me – tornando sulla questione – la metafora critica dei poeti vivi e dei poeti morti dice qualcosa. E non è certo così scandalosamente nuova. Nemmeno prima di vederla sul blog di Bregola. Qualcosa del genere ricordo anche in qualche antico numero di Niebo o comunque nei vecchi scritti di De Angelis (qui, forse, Giampiero Marano potrebbe essere più utile della mia memoria bucherellata a rintracciare con precisione la fonte e la forma). E’ chiaro che è una forma estrema di polarizzazione, ma la “vitalità” è categoria applicabile entro la lettura di testi. Tutto quel che Margiotta gli ha messo intorno invece mi è sembrato francamente esagerato (intendo dire i “ma chi l’ha pubblicato?” eccetera). Basta essere chiari nei pareri. Essere insistentemente estremi e portarsi ai limiti dell’offesa e della provocazione non aggiunge valore (anzi, decisamente ne toglie) a un’opinione. Andrea dice che altrove si fa così. Non lo so. So che il piano e il tono di una conversazione devono essere accettati da tutti interlocutori. Quindi si farà qualsiasi cosa dove c’è accettazione condivisa di un piano e degli strumenti di confronto. Mi sembra evidente che in questo caso non è così.

    Rileggevo un po’ tutta la discussione in seguito al “riassuntino” di Davide e approfittando del sabato mattina. In effetti, se depurata e letta sforzandosi di non dare troppo peso agli eccessi di tono e di sicurtà, la discussione mi sembra ricca di interessanti spunti e franchezze.

    Rileggendo con più calma, mi accorgo inoltre solo adesso di essere stato chiamato direttamente in questione un paio di volte che mi erano sfuggite. Rispondo.

    In effetti, confermo – e mi fa piacere dirlo – la signorilità di Francesco Marotta nel sapere comportarsi sempre in maniera rispettosamente dialettica (che non significa “democristiana”) nei dibattiti. Non lo conoscevo prima di Liberinversi e per me è stata la scoperta di un interlocutore corretto da tenere sempre in considerazione per la sua lucidità.

    Scopro che Andrea Margiotta mi aveva inserito nel suo “Best of” cui accennava anche poco sopra. Lo ringrazio per l’apprezzamento. Colgo l’occasione per ringraziarlo in pubblico, piuttosto che con un ammicco privato, e spero che non venga considerato da meno in quanto a educazione e signorilità.

    A Lello Voce, sul mio fraintendimento della poetica del Gruppo 93, ho già risposto su Absolute, dicendo – in sintesi – che è vero che non conosco bene il loro lavoro ma che non avrei comunque preso quella cantonata che mi attribuisce e, infatti, non stavo parlando di loro quando parlavo di posizioni contro la comunicazione. Anzi avevo fatto delle precise distinzioni in merito. Forse mi ha frainteso lui, ma non era in effetti facile seguire il dipanarsi degli argomenti che si interecciavano su due blog diversi.

    Buona giornata a tutti. Martino

    Marziller

    4 marzo 2006 at 09:47

  157. Andrea,
    non ti si puo’ dire niente senza che tu risponda per le rime eh? 😉

    Guarda, a me chiaramente hanno fatto piacere i tuoi interventi in difesa della vitalità. Il fatto che la pensiamo in maniera diversa in tutto e per tutto (dalla poesia alla politica) ti fa ancora più onore, perchè dimostra che non sei interessato.
    Però oggettivamente è stato un aggiungere combustibile esterno all’incendio… Tanto che prima Marotta, poi Martino hanno abbandonato la discussione (non dico che sia colpa tua, però…) e Voce ne ha approfittato per delirare sulla mia chiara e risaputa appartenenza a Forza Italia eh eh
    Ma non fa niente… davvero.
    Anzi, mi prendo il ciclostilato (per lo meno in proprio, dai, di partito no!) col sorriso.
    Mi sono preso un sacco di insulti in questi giorni, e con molta serenità.
    Il telefono ha squillato un bel po’ di volte perchè pare questo dibattito sia arrivato fino a qualche redazione romana, e alcuni a cui era arrivata notizia volevano farsi leggere l’intervento.
    Benissimo, direi, per un volantino adolescente, no? 😉

    Rancore, rispondendo all’ultimo anonimo, non l’ho mai provato per nessuno. Chi mi conosce sa che sono un vero garantista, uno che cerca sempre di comprendere e di giustificare. Anche l’avversario. Leggo con più interesse le interviste a Sanguineti che non ai miei amici.
    Sono un po’ allergico alle prepotenze, questo sì.
    E ho il vizio, dai tempi dell’asilo, di sfidare il gradasso, di provocare il bulletto della scuola, anche a costo di prenderci una fracassa di botte.

    Sul mio tono da ciclostilato, che dire… Altri mi hanno detto al contrario che è un tono molto vitale.
    Forse sarà un incrocio dei due (analitico e vitalistico), non so. Non sta a me giudicare quel che faccio. Per ora l’importante è fare. La conseguenza prima della causa, naturalmente…
    Il mio principio assoluto dello scrivere non poetico, cioè dell’intervento, è che deve essere CAPITO anche da mia nonna. Mia nonna ha 90 anni, ha la seconda elementare, ed è la prima lettrice di ogni articolo.
    Se il pezzo è promosso lo mando, altrimenti lo sintetizzo ancora.
    Per motivi pratici, per una finalità comunicativa, esigo da me stesso interventi molto brevi e sintetici, che capisco possano rasentare il volantino.
    Ma va bene così.
    Viva la didascalia! Eh eh eh

    Ciao a tutti di nuovo,
    D.

    anonimo

    4 marzo 2006 at 13:29

  158. Ciao a tutti… mi chiamo Fabio e volevo soltanto dire a quel simpaticone e campioncino di umiltà di Lello Voce che l’intervento di Nota è volutamente generalisico e provocatorio: non gli interessa fare dei nomi ma soltanto denunciare una pericolosa e innegabile tendenza che ha sempre dominato la sinistra culturale e politica italiana portandola costantemente alla sconfitta. Quindi chi si infervora contro Nota evidentemente ha la coda di paglia. Ma i tempi stanno finalmente per cambiare: una nuova generazione di intellettuali nata all’idroscalo di Ostia vi soppianterà , cari i miei fighetti della decadenza…
    Fabio

    anonimo

    4 marzo 2006 at 15:29

  159. davidino e’chiaro che hai colpito e affondato ma come in unabattaglia navale alla cieca adesso devi rimboccarti le maniche fare un lavoro piu’ pulito non considerare le offese tu hai la dote speciale di farti ascoltare provocare reazioni.ora pero’ raffina la mira principino
    un bacio sulla fronte
    x.

    anonimo

    4 marzo 2006 at 16:50

  160. Fatevi pure i pompini a vicenda, siete patetici però…..

    anonimo

    5 marzo 2006 at 02:49

  161. Aggiusto il pc, vengo a farmi un giro e trovo una bagarre per molti aspetti divertentissima, per molti altri di una noia mortale. Una volta, in una riunione di un minuscolo consiglio di circoscrizione dove mi ritrovai a sedere in quota all’ancor più minuscolo PRI vecchia maniera (non quello attuale, per intendersi), un consigliere del MSI aveva attaccato una filippica violentissima (e barbosissima). Gli avevo consigliato di mettersi in piedi sulla sedia (magari gli riusciva meglio, al ritorno a casa, di sentirsi qualcuno). Boh… sarò stato “guastato” da mesi di felice nascondimento operoso, oppure dalla franchezza dolente ma dignitosissima dei ragazzi extracomunitari senza tutela che vivo e che mi vivono tutti i giorni, ma trovo sinceramente un po’… pazzesco… scannarsi sul “re nudo” che solleva Davide, sia pure con l’enfasi che è opportuna in un ventenne che non abbia venduto il cervello all’ammasso (ossia in un ventenne che voglia e sappia trovare in sé quelle energie che trovarono i nostri zii negli anni settanta, ad esempio: un’energia che reputo anagrafica, non solo ideologica, e che dunque può giustamente appartenere a chiunque si ritrovi a vivere – senza il cervello all’ammasso che fa gridare, ad esempio, al miracolo della letteratura di genere che va tanto di moda in Italia, mentre per esempio in Sud America si scrive ancora poesia (nel senso di autentica arte e non solo di affinato mestiere): e guarda caso, nessuno in Italia si prende la briga di tradurre quella formidabile narrativa, o se accade è sempre marginalmente, per la passione di qualche pazzo coraggioso. Indubbiamente, con quello “stronzi” in prima linea Davide non è stato educato: anche se, peraltro, più educato delle sprangate degli anni caldi, finite – per i più fortunati – nei posti giusti, sia a destra che a sinistra – quegli stessi che pure da sinistra venivano, tutti. Oggi il loro è un sodalizio perfetto degli opposti, una riuscitissima convergenza parallela.
    A me pare lapalissiano, innegabile che da quelle generazioni lì non ci siamo mossi più. Con in più sta famosa morte della poesia (solo per gli altri, però: loro hanno sempre continuato imperterriti a pubblicare la loro, che evidentemente non era morta oppure non intendeva morire, non so; e a pubblicare non con Raffaelli o con Ciminiera, per intendersi…). Ora, capisco l’indignazione di Lello Voce per l’ormai famoso “stronzi” che – in forza della sua impulsività di ritorno – è diventato involontariamente una specie di “Apriti Sesamo”, il che in fondo la dice lunga anche, tutto sommato, sull’extra moenia di Voce (perché gli altri, quegli altri, ignorano e tacciono; mica scendono dall’Olimpo per parlare con uno sprovvedutello di vent’anni, per di più marchigiano! Il quale, però, nonostante la forma poco elegante e un po’ troppo incazzata che è propria dei suoi ventanni, non mi pare sveli il terzo segreto di Fatima, sia pure con tutti gli aggiustamenti del tiro.
    E lui infatti, giustamente, non fa nomi: si limita a prendersela – da sinistra – con quelli della sinistra). Ma del resto, diciamoci una piccola grande verità: che sinistra è quella che santifica (non che rispetta: che santifica!) Agnelli e Montanelli? Che sinistra giornalistica e culturale è quella che esalta il rivoluzionismo presunto di un Jovanotti e lascia morire in disgrazia Maria Carta? Che sinistra culturale e accademica è quella che continua a ignorare Remo Pagnanelli e Attilio Zanichelli (per dirne due che adoro: e il secondo, con me, Giorgio Agamben e solo lui) e si emoziona per i gialli di Faletti e non si indigna di fronte alle lauree honoris causa a Vasco Rossi? Che sinistra è quella che permette ai governi DC di abolire la Scala Mobile e, in tempi recenti, spinge la gente a non partecipare al referendum sull’Art.18? Che sinistra accademica e culturale è quella che limita la propria ricerca ai titoli dei grandi editori (ossia non propriamente la base…) e lo dichiara spavaldamente, come si trattasse di una cosa giusta e normalissima? Che sinistra etica è quella che non si scandalizza di percepire – ad esempio nelle accademie – modici stipendi dai dieci milioni di lire in su mentre c’è chi, tra il popolo (che parolaccia…), non se la passa propriamente alla stessa maniera – e toccagli cinque centesimi, a quelli di sopra, poi lo vedi che succede… -?
    Semplice: è una sinistra che, nel frattempo, per passare dal 15 al quasi 30% degli anni migliori, quanto meno deve aver imbarcato anche gente che di sinistra in senso stretto, reale, non è…
    E allora, di che ci scandalizziamo?

    Ma chiaro: il livellamento al basso non avviene solo per colpa della sinistra, questo è scontato! Però anche per colpa della sinistra, altroché.

    Ecco, nella durezza sfrontata e in fondo innocente, proprio perché scoperta e autografa (come molti, ho visto, non hanno fatto, preferendo un comodo nick anonimo) di Davidino; oltre il suo tazebao indignato e dolcemente ventenne, pulitamente ventenne, io non ho trovato pose né assurdità (del resto il suo j’accuse è sociale, non nominale: ci chiama in causa tutti – ognuno al suo posto e dal suo posto – ma, più che per un “mea culpa”, a me pare, per uno scatto di reni che lui auspica come risolutorio. Io credo che non succederà, e soprattutto credo che non sarà risolutorio, perché il problema non è la destra o la sinistra (un altro simpatico esempio: se Prodi è di sinistra…) ma la coscienza di ognuno. La vicinanza di quei “miei” ragazzi, fuori necessariamente da tutti i giochi ma anche da tutti i nostri facili schemi ed etichette, mi insegna ogni giorno di più la mia povertà, la mia pochezza, finanche l’inutilità del mio sistema-poesia.
    La gente muore sul serio, signori miei. Di fronte ai “miei” ragazzi, comincio a capire sulla mia pelle la scelta di Mario Capanna (un grande uomo di sinistra e di cultura). Che non significa non vedere le cose o non poterne parlare: però certo significa, prima di tutto, rimboccarsi le maniche un po’ più in là, dove quella gente muore sul serio e non solo nei libri di Camilleri o nei nostri blog.

    P.s.: Spero che la discussione – furbinamente – non si vada a incuneare sui nomi, ossia sul “Questo sì questo no” (come cantava Mina in “Frutta e verdura” del ’73 – Margiotta, “La voce del silenzio” è del primissimo periodo PDU; e ti saluta Stefano Riccobelli).

    FilippoDavoli

    6 marzo 2006 at 01:30

  162. Vuoto esercizio di retorica questo, o Davoli. Vedi ad esempio il forzatissimo paragone con le sprangate degli anni caldi, che non c’entra una ceppa. O la gente muore sul serio, signori miei. Anzi, signori della corte. C’è puzza d’arringa affumicata.

    Fernando

    anonimo

    8 marzo 2006 at 02:25

  163. Pensala come vuoi, Fernando. Il paragone con le sprangate c’entra eccome, invece. Perché se fa tanto scalpore il linguaggio colorito di un ventenne a coloro che hanno vissuto i periodi caldi, io mi chiedo cos’è successo nel frattempo. E che la gente muoia sul serio, mentre le alte filologie proseguono imperterrite e cieche i loro viali del tramonto, è altrettanto indubbio. Quanto alla gente che muore (che muore anche per vivere e sopravvivere, intendo), la vicinanza di chi si trova in questa condizione ha acuito il senso di inutilità dei vaniloqui (che peraltro già soffrivo precedentemente). Ma, come ripeto, libero di non crederci.

    FilippoDavoli

    9 marzo 2006 at 00:39

  164. rimango perplesso dinnanzi ai tuoi parallelismi, ho buoni motivi, storici, letterari, geografici forsanche….
    pensala come puoi.

    anonimo

    9 marzo 2006 at 02:09


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