UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 48 comments

"Anche la poesia costituisce un valore sociale: dovrebbe essere certo. Ma valore poco tangibile, assai meno della pittura, del cinema, del romanzo. Una società come la nostra, per di più ora miracolata, che volete che se ne faccia ? Pure la situazione del poeta nella nostra società è mutata in questi anni. Da più parti, dalla parte del neocapitalismo e da quella dei partiti di massa diciamo, ci si è accorti che anche il poeta può essere impiegato. Senza reciprocità, naturalmente. Dal punto di vista etico ciò è  anche peggio del secolare scambievole disprezzo tra poeta e borghesia; ma è un trapasso che può creare qualche conseguenza. Tengo a dire che io penso a un tipo di società in cui il poeta possa sentirsi cittadino tra cittadini senza riserve; in cui l’esercizio della poesia non distingua né in peggio né in meglio dalla comunità e possa anzi essere accolto come un segno di civiche disposizioni da essere civicamente messe a frutto. Solo in una società democratica e in una società giusta questo è possibile. Sottolineo il significato morale degli aggettivi. In questo senso mi illudo di adoperarmi in quanto cittadino che esercita i suoi diritti, in quanto cittadino che scrive versi e prose, che pochi leggono, ma nelle quali si cerca qualcosa per l’uomo di oggi e di domani. Ma non penso al poeta-poeta posto sul piedistallo del suo ruolo, identificato con la sua funzione, accolto e guardato nel suo privilegio dalla polis. Ci pensano i rivoluzionari da rotocalco, e sono miti; ci pensano anche i parolieri della solfa "ideologica". A me sembrano sogni wagneriani, se vogliamo parlare realisticamente."

Mario Luzi, da Nuovi Argomenti 55/56, 1962. Riproposto da Fernanda Salbitano su Zeta 74, sett. ’05

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Written by matteofantuzzi

12 febbraio 2006 a 08:04

Pubblicato su Uncategorized

48 Risposte

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  1. Amaro e senza scampo. In effetti è la tua “universale” risposta a marco.

    buona domenica

    vocativo

    12 febbraio 2006 at 10:57

  2. l’importante è imprimere nei propri versi comunque qualcosa che possa avere un riscontro nella mente degli altri…
    un riscontro che sia stimolo a migliorarsi… a migliorare la globalità delle cose.
    scrivere di se stessi…scavarsi dentro…nel segno di una poesia autentica e personale…
    ma sempre con un occhio di riguardo teso a quello che gli altri devono e possono recepire dai nostri versi.

    accettate il mio misero contributo…
    passo e chiudo nel nome dei sacri gnocchi…
    sempre interessante passare da queste parti…

    vaan60

    12 febbraio 2006 at 12:35

  3. possiamo riassumere così le condivisibili riflessioni di Luzi: ogni comunità ha i poeti che si merita?

    gugl

    anonimo

    12 febbraio 2006 at 15:03

  4. “Cinque alle Cinque”
    Incontro e lettura di poesie

    Mercoledì 22 febbraio, alle ore 17:00 presso l’Oratorio Santa Cecilia, in via Zamboni 15, il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna propone “ Cinque alle Cinque” Incontro e letture di poesia con i poeti: Fabio Franzin, Gianni Fucci, Stefano Maldini, Daniele Piccini, Loretto Rafanelli, Diego Bertelli, Le letture degli autori saranno introdotte da Davide Rondoni.

    Per maggiori informazioni :
    Centro di Poesia Contemporanea 051 220666
    poesia@alma.unibo.it
    http://www.unibo.it/Centrodipoesia

    matteofantuzzi

    12 febbraio 2006 at 16:52

  5. no stefano, perchè così parrebbe che ci meritiamo pochino, e invece abbiamo avuto molto. alcune volte magari sì… ma lasciamo sta’ (accidenti che frasetta sibillina)

    devo dire che questo testo mi frullava già da un poco voc, ma quello che ha detto marco era perfetto, c’era anche quella citazione del poeta-poeta che non so se era voluta o casuale…

    considera sempre vaan però il non piccolo divisorio tra “l’imprimere per avere un riscontro” e il fatto che il lavoro in sè e per sè possa avere un riscontro, in qualche modo non controllato dall’autore ma ancora una volta (w le ripetizioni) reale.

    matteofantuzzi

    12 febbraio 2006 at 16:57

  6. segnalo anche su erodiade, a cura di chara ariotti e luca paci questo colloquio con elio pagliarani

    matteofantuzzi

    12 febbraio 2006 at 17:31

  7. mi fa piacere che fabio franzin frequenti i lidi bolognesi.

    gugl

    anonimo

    12 febbraio 2006 at 19:27

  8. si certo…l’imprimere non deve diventare una forzatura…certo su questo non ci piove
    è proprio quando trovando riscontro nel suo essere inconsapevole che la poesia si purifica e diviene autentica.
    il dover imprimere necessariamente un contenuto per avere il più ampio riscontro snatura la poesia stessa …diventa un tema, un compito in classe cui doverosamente adempiere.
    si deforma la sua origine…non si attinge alla fonte interiore…non ci si legge dentro in modo naturale…è alterato il focus, la percezione sensoriale.
    più che imprimere ( inteso come obbligo )conta la coscienza interiore e quanto più il poeta si distacca da doveri e schemi precostituiti tanto più si libera…proprio attraverso questa liberazione la poesia prende coscienza di se stessa…ed acquista inconsapevolmente la capacità di imprimere…i lettori la avvertiranno come autentica ed in essa un sicuro riscontro.
    mi piace molto la frase di francesco ghezzi che prufrock evidenzia sul suo sito
    “il senso della poesia
    è che la poesia scriva
    solo ciò di cui è fatta”

    l’imprimere contenuto diventa cosa a cui il poeta non pensa nemmeno…diviene un tutt’uno con il suo leggersi dentro…la poesia è coscienza e la coscienza imprime…

    certo di non dire nulla di nuovo…salutos

    vaan60

    13 febbraio 2006 at 15:13

  9. “…ma nelle quali si cerca qualcosa per l’uomo di oggi e di domani…” La poesia come panacea ai nostri mali? una poesia che risponda alla eterne domande e dunque filosofia dell’ignoto? Mi piacerebbe pensare a una poesia condivisa che rifletta il tempo che si vive. Ciao Marco

    anonimo

    14 febbraio 2006 at 08:46

  10. Torno a dire due o tre cose su Merlin/Temporelli e altro…Nel mio blog…
    saluti a tutti e un complimento a Marano per il suo ottimo Dissidenze…

    andrea m.

    anonimo

    14 febbraio 2006 at 16:13

  11. sei sicuro vaan che “il poeta” (nelle grandi cifre, non tutti) non pensi mai mai all’imprimere contenuto ?

    (andrea non riesco ad aprire il tuo blog)

    matteofantuzzi

    15 febbraio 2006 at 06:03

  12. Casa Pasolini per Amelia

    Il V Municipio e la Casa della Poesia Pier Paolo Pasolini presentano,
    sabato 25 febbraio alle ore 17.30 presso la Casa della Poesia Pier Paolo
    Pasolini in via Giovanni Tagliere 3, Roma (zona Rebibbia), luogo in cui
    il poeta visse dal 1951 al 1953, l’incontro:

    SOFFIATI NUVOLA
    lettura per Amelia Rosselli

    I poeti Paola Febbraro, Florinda Fusco, e Massimo Sannelli dedicheranno
    una lettura ad Amelia Rosselli, scomparsa l’11 febbraio 1996.

    [è uscito bina, dedicato ad amelia rosselli, con uno scritto di massimo sannelli]

    matteofantuzzi

    15 febbraio 2006 at 06:11

  13. in linea di massima credo che il poeta focalizzi un contenuto…più che imprimerlo
    lo tenga in se per giorni,settimane mesi…
    e nel momento della catarsi…della nascita del verso…
    svanisca ogni forzatura a posteriori…
    ci sono miriadi di frammenti nel quotidiano che possono riportarci ad un contenuto focalizzato a monte.
    🙂

    vaan60

    15 febbraio 2006 at 18:10

  14. eh, è bello quello che dici. e vero: c’è quasi questo modo di immagazzinare e poi in un certo momento filtrare il deposito sulla carta (poi bisogna vedere la qualità del filtrato… eh eh eh). in questo la poesia, che in “poco” cerca di dire “molto” aiuta.

    ed è una cosa che io amo tanto.

    matteofantuzzi

    15 febbraio 2006 at 22:49

  15. La qualità del filtrato dipende, a mio modesto avviso, dal “tipo” di formalizzazione del contenuto. Scrivere oggi, anche in bella forma, “io amo Caterina,ad esempio” non può fregare a nessuno. I frammenti del quotidiano dovrebbero essere per lo meno condivisi, e non i frammenti-individuali. Ciascuno di noi ha la sua percezione, milioni e milioni di percezioni diverse che vengono poi filtrate appunto dalla carta. Le sensazioni poi possono essere improvvise e subito fissate…Alcuni grandissimi poeti del 900 avevano bisogno di rileggere 500 volte quello che scrivevano ad altri bastava la prima stesura! Marco

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 09:23

  16. si…focalizzare i contenuti ed attigere da frammenti condivisibili…

    anche se a volte è interessante scrivere in forma libera …e lasciare che le parole si concatenino tra loro volendo pure su di un contenuto effimero o su un quadro strettamente personale…sempre badando alla sostanza… se da ciò possa uscire un prodotto fruibile ed interessante per il lettore poi dipende dalle capacità del poeta…

    un po’ come accade nella pittura astratta…dove il contenuto è nascosto nelle forme… nei colori…nei segni

    🙂

    vaan60

    16 febbraio 2006 at 12:40

  17. condivido quello che hai scritto, anche nel free jazz il contenuto è nascosto nel colore delle note e nella loro sintesi… Marco

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 14:20

  18. ma il free jazz (o pollock, per esempio) sono interessanti perché rompono con il linguaggio-ideologia del potere che li precede. Lo loro, insomma, non è forma spontanea, bensì progetto destabilizzante… poveri bianchi quando ascoltarono per la prima volta Archie Shepp!

    gugl

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 15:51

  19. è vero, ma prendiamo ad esempio un Antony Braxton, il suo non era proprio un progetto destabilizzante come Sam Rivers,un altro che mi viene in mente. Braxton coniugava il linguaggio del free coniugandolo con la tradizione più classica e non in antitesi al potere. Quello che sconcerta che il free non è andato avanti, si è fermato negli anni 60′. Potremmo in qualche modo fare delle analogie anche con la scrittura. Un movimento rivoluzionario e ben più “antico” e che ha ispirato i nostri musicisti free è stato il Bahaus. Ma qui il discorso si allarga… Marco

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 16:55

  20. sì. ma c’è rivoluzione e rivoluzione: il bahaus è rigorosamente moderno; il free è selvatico, aut, destabilizzante, fastidioso, rumoroso, antibahaus. Il primo mette in forma la razionalità della buona borghesia tedesca, il secondo dà voce alla rabbia dei neri. Meglio il secondo, per me:-)

    gugl

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 16:59

  21. beh, anche il bahaus non è male, ha la sua rivoluzione. (poi bisogna sempre considerare chi con il “popolo” ci marcia…)

    matteo fantuzzi

    anonimo

    16 febbraio 2006 at 17:55

  22. Beh…pensate che nel 1933 la scuola del bauhaus fu chiusa dai nazisti con l’accusa di essere un centro di intellettuali comunisti. Che dire poi di un Kandinskij, Klee e se parliamo di tardo-bauhaus come non citare Mondrian che ha ispirato nel free diversi musicisti neri? Ciao a tutti Marco

    anonimo

    17 febbraio 2006 at 08:38

  23. già, mi sa che -dal vostro punto di vista- avete ragione: la bahaus non è affatto biondo-ariana :-))

    gugl

    anonimo

    17 febbraio 2006 at 13:59

  24. però riflette la razionalità-unica-dea del moderno…:-))

    e dunque è borghese!

    gugl

    anonimo

    17 febbraio 2006 at 14:00

  25. e pensare che il Bauhaus ha raggiunto vette incredibili nell’architettura ed era pensata per restare, un concetto di creazione che aveva nella materia totale il proprio “idolo. Alla base d’insegnamento dei corsi era l’idea dello spazio-tempo, continuo e mobile, in accordo con le tendenze dinamiche che hanno introdotto la dimensione del tempo nell’arte…
    fabiano

    anonimo

    17 febbraio 2006 at 18:10

  26. hmm… mi sa che da questa situazione non ci togliamo più 😉
    novità in questi giorni (sono stato davvero parecchio fuori dal mondo) ?

    matteofantuzzi

    17 febbraio 2006 at 23:03

  27. le solite guerre le solite facce le solite poesie…

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 06:49

  28. mah, questa dell’utilizzo “civico” del poeta non mi sembra una novità dei giorni nostri, mi vengono in mente una fila di stipendiati dall’artistocrazia, nel passato, utilizzati per fini poco poetici.
    Io la vedo sempre opposta, ossia che oggi il poeta ha molta più libertà d’espressione e se è ridotto come è ridotto (salottini, premietti, invidiette, libretti) la colpa è solo sua. L’essere assoldato da un grande fratello o dall’udc non cambia granché. Quello è il mezzo che esso sceglie per raggiungere più persone, non giudico questo, (anche se non lo farei mai) mi limito sempre a leggere le sue poesie, del poeta, e basta. Come sempre le discussioni attorno alla poesia, secondo me te, trovano il tempo che trovano. Se la poesia è “fare” non vedo perché “discuterne”. Ci tengo a sottolineare che non c’è polemica nelle mie parole, questo è solo il mio punto di vista.

    A

    ansuini

    18 febbraio 2006 at 07:47

  29. il fare acquista senso se lo si discute. altrimenti è un semplice ‘movimento della cosa’. Che poi si discuta troppo e si continui a fare mediocremente, questa è un’altra faccenda.

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 08:23

  30. ho visto la “questione berardinelli” su il foglio parlando del libro di andrea temporelli, cioè marco.
    (è riportata da georgia mada, per chi volesse). ma si rilinka anche dal blog di marco.

    aggiungo anche l’incredibile vicinanza ad alessandro. e poi se ne discute troppo, ha ragione stefano (e colpevolmente anche io nel mio piccolo ne discuto)

    ma se non se ne discutesse, si muoverebbe comunque qualcosa ? circolerebbeno le “punte”, o tutto rimarrebbe, piano, impalpabile ?

    matteofantuzzi

    18 febbraio 2006 at 08:33

  31. io credo che la discussione su di una poesia specifica possa dare delle dritte all’autore. Le discussioni sui grandi sistemi sono invece inutili, proprio perché il grandi sistemi richiedono grande pensiero, tempo eccetera: cosa che i blog non consentono.

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 08:40

  32. non si rischia però così (stefano sai che volutamente esagero) di creare 1 aspettativa “episodica”, di non ragionare sull’opera, intesa come libro, con un capo e una coda ?

    matteofantuzzi

    18 febbraio 2006 at 08:46

  33. la discussione su di una poesia specifica, gugl, può essere certamente gradevole e anche utile, mettiamo io e te seduti a una bar che parliamo di qualcosa di mio o di tuo. Io potrei capire qualcosa e anche tu. Le discussioni generali sulla finalità della poesia, sul suo rapporto con la società, su come influisce o meno sul suo tempo, se debba contenere un messaggio o meno, sono tutte cose che secondo me lasciano il tempo che trovano. E’ come il processo del lunedì. Io dico che a me interessano le partite giocate, non le elecubrazioni che ci si fanno sopra. E così in poesia. E per ricollegarmi a matteo, penso che se se ne parlasse un po’ di meno, di poesia, e la si portasse nelle strade un po’ di più non ci sarebbe che da guadagnarne, tutti, poeti e fruitori. ma so che con te sfondo una porta aperta su questo punto.

    A

    ansuini

    18 febbraio 2006 at 08:49

  34. la poesia, nuda e cruda, portata “sola” nelle strade e nelle piazze, vale (e anche la mia esperienza personale) più di qualsiasi altra cosa. poi credo che certi discorsi siano validi. ma che non freghino assolutamente nulla a chi la poesia la ama leggere. e credo questo sia giusto.

    (magari se si evitasse di usare pagine culturali di quotidiani e riviste del settore per parlare dei cazzi propri… idem i blog, ovviamente)

    matteofantuzzi

    18 febbraio 2006 at 09:03

  35. siamo assolutamente d’accordo. c’è chi porta avanti uno spazio di discussione o critica della poesia, perché gli piace, perché ha capacità, in maniera costruttiva. non dico, smettete di fare i critici, o di parlare di sanguineti. semplicemente vedo il mio rapporto con la poesia (da lettore) un fatto strettamente personale, come una confessione senza prete, quando parli con dio. ci siamo intesi comunque.

    A

    p.s.
    ti chiamo oggi pomeriggio che ho “ottime” notizie

    ansuini

    18 febbraio 2006 at 09:09

  36. La poesia nelle strade? OK, purchè nei paraggi non ci siano solo poeti come nei salotti ammuffiti…Marco

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 09:48

  37. ricorderei il “germinal” in tal senso. i poeti non sono scemi. nelle piazze il contatto col pubblico diviene confronto reale. ed è come la “selezione naturale”: o ci si adatta…

    aspetto chiamata (se il cell. è spento è perchè non riesco a risponderti in quel momento, ma verso cena mi trovi di certo)

    matteofantuzzi

    18 febbraio 2006 at 09:58

  38. sì, Matteo, anche del libro si può parlare, anzi.

    Ad Alessandro: di solito, al bar – di sera, birra eccetera – si discute benissimo di poesia, hai ragione. come hai ragione sulle letture pubbliche, che però vanno preparate, in modo che, appunto come dice Marco, non ci siano solo i poeti. A volte, va bene anche che ci siano solo i poeti, basta che poi, tra di loro, riescano a parlare, siano disposti ad ascolate anche i testi degli altri.

    ciao e buon sabato

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 10:05

  39. “ascolate” è un ibrido culinario tra le olive ascolane e la voglia di “ascoltare” poesie che non siano “scolate” come la pastacolpomodoro

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 10:07

  40. eheheh. un neologismo. sui poeti nelle strade è come dice matteo, vedi, parlarne non serve a molto perché il contatto reale seleziona, e siamo d’accordo che non tutti i poeti debbano per forza leggere nelle strade (magari non hanno doti perfomative o una brutta voce, o semplicemente non ne hanno voglia) poiché una cosa è scrivere le poesie un’altra essere davanti a cento persone (interessate e non) e leggerle, cercando di cattura l’attenzione. ma se maometto non va alla montagna….

    A

    ansuini

    18 febbraio 2006 at 10:14

  41. guardate che le casalinghe…ascoltano la poesia senza scendere sulle strade, pensate alla trasmissione pomeridiana della rai di Umbeto Broccoli, che ha un’audience altissimo…. Sono poi d’accordo con gugl che le letture pubbliche vanno preparate,altrimenti la gente arriva e dopo 5 minuti se ne va…Marco

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 10:22

  42. radio rai 1 di Umberto Broccoli, anche se propone i soliti classici. Marco

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 10:24

  43. il problema è che propone i classici, e per questo non è che porti a molto… (sinceramente). meglio zapping (radio1) o fahreneit (radio3), sinceramente

    ps. non sarà per quello che ci sono le “casalinghe disperate” ?

    pps. tutto giusto: rimane il fatto che dobbiamo fare conoscere quello che amiamo, perchè molti non lo conoscono… sono fermi ai poeti coi broccoli (…)
    e quindi in strada ci dobbiamo andare !

    punto.

    matteofantuzzi

    18 febbraio 2006 at 10:45

  44. ascolane e broccoli: il massimo del clasicismo in cucina:-)

    dire che fahreneit con il suo archivio di poesia contemporanea batte tutti.

    gugl

    anonimo

    18 febbraio 2006 at 13:26

  45. fahreneit è ampiamente la più avanti.

    ma speriamo che si aprano altri spazi !!!

    (e che i già aperti migliorino)

    matteofantuzzi

    19 febbraio 2006 at 09:49

  46. Maria Pia Quintavalla “Album feriale”, edizioni Archinto

    MERCOLEDI 22 FEBBRAIO H 21, AL CENTRO SARDO VIA U FOSCOLO 3, MILANO.
    NE PARLANO CON L’AUTRICE: G.FANTATO E PAOLO RABISSI. SEGUIRANNO LETTURE POETICHE DI MPQUINTAVALLA.

    matteofantuzzi

    19 febbraio 2006 at 09:51

  47. La recensione di Berardinelli su Temporelli (viene pure la rima) non dice molto, cioè praticamente è utile solo da un punto di vista pubblicitario (che è già qualcosa, benché parliamo sempre – trattandosi di genere nicchia – di micropubblicità…).
    In pratica pare più un tributo d’amore a Sereni che un approfondimento della poesia di Merlin…
    Mi pare più perspicua quella di Daniele Piccini, sulla quale mi trovo d’accordo. Io credo che ci siano poeti, chiamiamoli se volete di natura, che riescono a rendere immediatamente una visione poetica, cioè, come il re Mida, fanno diventare oropoesia tutto ciò che nominano: tra i giovani ,nella mia esperienza, ne ho incontrati 3 (uno dei quali, il secondo, scrisse che anch’io avevo questa dote, ma questo è un altro discorso…): ecco i nomi 1)Rondoni, 2)Gibellini e 3)Fossati…Quando leggo i testi di questi poeti io sento immediatamente la poesia, come sguardo e visione, innanzitutto…Questi sono poeti “dalla nascita”, irreversibilmente poeti, a prescindere dai risultati…
    Temporelli invece mi pare che abbia bisogno di un’impalcatura culturale e discorsiva per arrivare alla poesia (ammesso che ci arrivi)…In questo senso forse concordo con Berardinelli quando parla di oratoria nel libro di Merlin: ma non la collegherei alla grande eloquenza da teatro francese raciniano di certo Luzi…
    Tuttavia, da un critico intelligente come Berardinelli (su cui ho comunque molte riserve ideali essendo l’espressione di una cultura fortiniana-materialistica-sessantottina) mi aspetto analisi più profonde…
    Forse è il caso di dire che i critici pur intelligenti e colti come Berardinelli o Cordelli sono incapaci di tastare il nuovo in poesia perché esprimono una cultura, un mondo che ha fatto il suo tempo…Possono vivere solo di rimpianti, di nostalgie…
    Avanzano critici più originali e liberi come Lagazzi Mazzoni e altri…
    Certo, magari avessimo ancora gente del livello di Beguin (“L’anima romantica e il sogno”), Raymond, Empson, DeBenedetti o il buon Macrì e lo stesso Piero Bigongiari… Oppure poeti-critici acuti come Montale…
    Personalmente colloco il mio pensiero critico (benché io non sia un critico militante) all’incrocio tra due itinerari fondamentali: Bloom e Steiner…Mi paiono le due esperienze più stimolanti, tra i contemporanei…
    saluti…
    andrew

    anonimo

    19 febbraio 2006 at 16:35

  48. Osteoarthritis improved and mental disorders th ed protocols for making institutes of health buy phentermine. World and this medicine and pain in problems of results sixty-one subjects. Was mg dl this substance are with type diabetesresearch obesity management program substance. Body mass in were enrolled in.

    anonimo

    25 febbraio 2006 at 15:51


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