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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Angelo Rendo: "Io non sono intelligente, sono sensibile. La sensibilità avvolge l’intelligenza dal basso e se la mangia tutta, alla fine non la vede".

Giuseppe Cornacchia: “Più passa il tempo e più mi rendo conto (con orrore) di quale sia l’ identità di fondo del poeta. Numerose correnti di pensiero e accordi dialettici tra papabili tendono a dimostrare che è proprio quello il senso, esattamente quello il cammino da percorrere; ciò renderebbe dei poveri scemi poeti emeriti, con l’aggravante del fatto assolutamente privato quale è e rimane. Un’intima consapevolezza che gradatemente si abbina ad una progressiva faccia di tolla. A tale scarto della vita rimane il mestiere di affittacamere della propria dimora, dormendo egli stesso nel soggiorno per lucrare qualche soldo in più.”

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Written by matteofantuzzi

7 febbraio 2006 a 08:13

Pubblicato su Uncategorized

54 Risposte

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  1. ringrazio giuseppe cornacchia, questa risposta ad angelo rendo (a sua volta riportata) appare sul nuovo blog di nabanassar che si può raggiungere sia dal portale della rivista che direttamente su http://www.nabanassar.splinder.com

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 08:15

  2. Il presente della poesia italiana
    antologia a cura di
    Carlo Dentali e Stefano Salvi
    ed. LietoColle

    L’antologia propone al lettore un ragionato lavoro di ordinamento e di analisi degli esiti più vivi della poesia italiana contemporanea, e delle attitudini che le sono proprie.
    L’idea è quella di presentare alcune voci della nostra attualità ritenute già differentemente rappresentative, e di considerare ed approfondire le linee di tendenza giunte a compiuta maturazione: una lettura trasversale dell’attività dello scrivere in versi, che non risente di impostazioni preconcette e vuole anche eliminare le intenzioni di cancellazione che si vedono in atto a causa dei vari campanilismi. Non certo esordienti, i nomi che si propongono, bensì già “firme”, termini sicuri nel vasto panorama dei “giovani”, che hanno saputo accumulare credito – in virtù dei libri pubblicati e dell’interesse suscitato – e bibliografia critica, consapevoli attori del sommovimento culturale in atto, e delle aperture espressive di questo millennio nuovo.
    Un’ampia prefazione affianca la proposizione dei testi, per fornire una lettura interpretativa, come pure un esame delle correnti esistenti.
    Ecco gli autori che ivi si presentano:

    Fabiano Alborghetti
    Vincenzo Bagnoli
    Fabrizio Bernini
    Pietro Berra
    Alessandro Broggi
    Tiziana Cera Rosco
    Mario Desiati
    Paolo Fichera
    Marco Giovenale
    Stefano Guglielmin
    Andrea Inglese
    Patrizia Mari
    Andrea Ponso
    Nicola Ponzio
    Laura Pugno
    Stefano Raimondi
    Andrea Raos
    Jacopo Ricciardi
    Massimo Sannelli
    Italo Testa
    Michele Zaffarano

    La presentazione ufficiale, momento di incontro, lettura e dibattito, si terrà a Milano, mercoledì 29 marzo 2006 alle ore 18.00, presso la Libreria Archivi del ‘900 in via Montevideo, 9.

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 08:16

  3. “Più passa il tempo e più mi rendo conto (con orrore) di quale sia l’ identità di fondo del poeta.”

    Ci sono anche gli intellettuali onesti, pochissimi in realtà, per i quali lo scrivere non è semplicemente vendere “il proprio non sapere”. Marco

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 09:32

  4. s’è parlato molto di nabanassar ecc. anche martedì scorso a milano, lo stesso buffoni… forse il padrone di casa di quella serata vincenzo potrà dire di più. rimane il fatto che giuseppe ci mette 1 aghetto su un nervo che sappiamo bene essere scoperto, e allora che si fa ? ci si arrende ? o si cerca 1 altra via. perchè da nessuna parte (giuseppe cita il dizionario paravia) sta scritto nella definizione del poeta quanto sopra.

    in questo momento radio1 sta continuando le solite fesserie della musica che in realtà è poesia… (mentre sottolineo che su radio3 in ‘sti giorni cortellessa sta parlando su radio3suite alle 20 di amelia rosselli): domando si può pagare il canone, tipo l’8 per mille, solo a chi ci pare… io do tutto a radio 3 sinceramente…

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 09:43

  5. beh, almeno l’appello per la ripresa della trasmissione “L’ARCA DELLA PAROLE” smantellata dal palinsesto radio24 ha mosso un pochino (ino ino) le acque: è stata anche battuta – come notizia – dall’Ansa. Hanno raccolto 700 firme o giu di li. Anche se il numero dei firmatari a ben vedere è una cifra risibile…
    fabiano

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 09:48

  6. (faccio notare che le parole di cui sopra le sta dicendo il prof. paolo fabbri, semiologo, e permettetemi 1 brivido che giunga in tutto il mio corpo fino a portarmi a un lungo e doloroso conato)

    *

    il paravia è citato (linkato) nel testo originale sul blog di nabanassar da cui viene il testo riportato. qua i link nel corpo del testo splinder per i noti problemi non me li permette e così ho desistito…

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 09:49

  7. (ohhh… adesso lo dicono anche di battisti su radio 1… cioè mogol scriveva poesia… aiuto !!! aiuto !!!) fabiano diglielo all’ANSA che mi viene l’ANSIA !!!

    lexotan !!! lexotan !!!

    (anzi adesso dato il mio nuovo lavoro: LORAZEPAM DOROM !!! LORAZEPAM DOROM !!!)

    comunque per la poesia 700 firme non sono poche, credo possano sfiorare i 1000 alla fine.

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 09:53

  8. Matteo, anche il Prazene non è male…Marco

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 10:05

  9. beh, io promuovo le mie creature…

    😉

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 10:11

  10. ogni volta che un cantante muove massa vien fuori che era un poeta. De Andrè docet (anche se lui era un genio come cantantautore). Paolo Conte (ma che rimane se togli la musica??) Testa (idem come sopra), Ivan Segreto (mah)…se poi vogliamo dare retta ai giovin fanciulli di ora che saranno la classe dirigente del prossimo decennio, anche Vasco Rossi e Ligabue sono poeti. BUM!

    Di Dorom ne avanza?

    (se non altro vendono bene e ci campano !!!!!) Dici che ho sbagliato metodo espressivo? più nazional popolare con adeguato travestimento social-impegnato-sentimental-comunicatore e magari avrei più chance. E non dovrei più provare imbarazzo ogni volta che confesso che ciò che scrivo è poesia (risposta che sento spesso: ha! ma non scrivi libri????)

    fabiano

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 10:47

  11. Ma Cohen e Prevert possiamo annoverarli tra i poeti veri. C’è una bellissima raccolta di poesie di Leonard Cohen della minimumfax che vi suggerisco di leggere. Marco

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 10:53

  12. matteo, prima hai usato una formula esorcistica, tipo “papé satan, papé Satan aleppe”? che io coniugherei, a proposito della ciccia in letteratura, citando una mia vecchia poesia inedita: “pape aleppe cician”!

    gugl

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 11:37

  13. Da sempre mi arrovello su questo dilemma. La sensibilità è una forma di intelligenza? Intelligenza emotiva, intendo. Quella di tipo razionale parrebbe umiliare la prima, ma è anche vero che la seconda, che viene dal basso, si mangia la ragione in virtù del fattore istintivo e viscerale. E allora: è più intelligente il sensibile o il razionale? E di nuovo: il primo è del tutto scemo?
    Gianfi

    nestore22

    7 febbraio 2006 at 12:47

  14. vi copio e incollo la teora delle intelligenze multiple di H. Gardner (così ci consoliamo un po’ tutti:-)

    1. Intelligenza logico-matematica, abilità implicata nel confronto e nella valutazione di oggetti concreti o astratti, nell’individuare relazioni e principi.

    2. Intelligenza linguistica, abilità che si esprime nell’uso del linguaggio e delle parole, nella padronanza dei termini linguistici e nella capacità di adattarli alla natura del compito.

    3. Intelligenza spaziale, abilità nel percepire e rappresentare gli oggetti visivi, manipolandoli idealmente, anche in loro assenza.

    4. Intelligenza musicale, abilità che si rivela nella composizione e nell’analisi di brani musicali, nonché nella capacità di discriminare con precisione altezza dei suoni, timbri e ritmi.

    5. Intelligenza cinestetica, abilità che si rivela nel controllo e nel coordinamento dei movimenti del corpo e nella manipolazione degli oggetti per fini funzionali o espressivi.

    6. Intelligenza interpersonale, abilità di interpretare le emozioni, le motivazioni e gli stati d’animo degli altri.

    7. Intelligenza intrapersonale, abilità di comprendere le proprie emozioni e di incanalarle in forme socialmente accettabili.

    A questi tipi di intelligenza, Gardner ha aggiunto successivamente un’ottava intelligenza, quella naturalistica, relativa al riconoscimento e la classificazione di oggetti naturali; ipotizzando inoltre la possibilità dell’esistenza di una nona intelligenza, l’intelligenza esistenziale, che riguarderebbe la capacità di riflettere sulle questioni fondamentali concernenti l’esistenza e più in generale nell’attitudine al ragionamento astratto per categorie concettuali universali.
    La teoria delle intelligenze multiple comporta che i diversi tipi di intelligenza siano presenti in tutti gli esseri umani e che la differenza tra le relative caratteristiche intellettive e prestazioni vada ricercata unicamente nelle rispettive combinazioni.

    ciao intelligentoni:-)

    gugl

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 13:26

  15. e l’intelligenza artificiale…? ce l’abbiamo anche noi e non solo le lisp-machine di una volta…Ciao Marco

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 14:02

  16. c’è chi con vasco rossi fa le aperture dei libri… c’è chi ne scrive articoli su qn… (e di questi già si è parlato).

    dorom quanto vuoi -però non te lo posso dare, se no vado sul penale- solo in farmacia e sotto ricetta. certo che il sensibile non è scemo gianfranco, c’è chi lo vorrebbe. non è scemo se è ovviamente “reale” e fa della sua sensibilità la grande capacità della propria poesia, di sentire in qualche modo quello che l’analitico può solo descrivere.

    e sull’intelligenza, chissà… se lo fossi forse non produrrei bile su queste cose… “guarderei e passerei” (se…)

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 15:01

  17. sono uno dei 6474 che ricevono il bollettino di fuoricasa.poesia

    questo numero è tutto bello: poesie di paolo febbraro, nicola vacca parla di “fuori i secondi” di corrado bagnoli, ed. la vita felice, gianfranco fabbri parla di “qualunque sia il nome” di pierre lepori, ed. casagrande e di “a tempo nuovo” di filippo davoli, marco ercolani delle vite interrotte dei giovani poeti.

    per riceverlo a gratis comodamente nella vostra posta elettronica scrivere a stefanomassari@tele2.it

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 15:05

  18. Gugl, oddio, le intelligenze di Gardner! Quello di cercare di catalogare/ingabbiare l’intelligenza è il lavoro più ozioso e inutile che possa esserci! In fondo è come se ci dicessero che siamo tutti intelligenti (ergo: tutti deficienti) e francamente non riesco a capire.
    Ecco più che intelligente e sensibile sono bello, alto, figo, muscoloso e di Gardner ne conosco una sola: Ava! 😉 azz

    vocativo

    7 febbraio 2006 at 15:44

  19. beh, ava è un poco passata… ma avrà delle nipotine…

    *

    a proposito di nicola vacca (dal suo blog):

    Azimut, giovane e agguerrita casa editrice romana guidata da Adriana Merola e Guido Farneti, ha deciso di affidare a Nicola Vacca la direzione editoriale della collana di poesia Alea.

    “Mi accingo [sono parole di Nicola Vacca, Ndr] a costruire con rigore e curiosità un nuovo prezioso spazio editoriale per la poesia contemporanea, puntando soprattutto sull’ inattuale originalità di scrittori esordienti”.

    Per informazioni editoriali contattare l’editore al seguente indirizzo: guido.farneti@libero.it oppure inviare i manoscritti al seguente indirizzo: Azimutlbri (www.azimutlibri.com) Via Statilio Ottato 33, 00175 Roma.

    matteofantuzzi

    7 febbraio 2006 at 16:03

  20. Su musica e poesia resto dell’idea di quanto ho già detto l’altro giorno: che si fanno certi accostamenti perchè si ha sempre meno voglia di andare a cercare i poeti veri (oddio, l’ho fatto anch’io di dire di che De Andrè era tra i più grandi poeti del ‘900… ma avevo quindici anni…). Quindi, va già bene che nella generazione precedente alla nostra c’era qualcuno un po’ meno pigro che almeno arrivava fino a De Andrè. Oggi ci si ferma a Vasco Rossi, domani chissà (finale apocalittico…).
    Su sensibilità-intelligenza, concordo con l’opinione d’apertura. Mi sembra però che la sensibilità si vada trasformando sempre più in un handicap, per come va il mondo (e l’Italia) oggi… insomma, l’intelligenza (e quella che a volte ne è una figlia degenerata, la furbizia) paga, la sensibilità no. Almeno, non nell’immediato.

    Detto questo, per non deprimermi(vi) troppo, ricordo che “gli stronzi sono senza speranza. Ma non ne hanno nemmeno bisogno. Proprio perchè sono stronzi, tutto gli sembra semplice” (Brassens).

    Buongiorno a tutti,
    massimiliano

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 16:21

  21. Anzitutto, grazie a Matteo per l’ospitalità; quindi un po’ di contesto: il nostro blog fa da ripostiglio di suggestioni dalle quali in seguito ricavare testi maturi per nabanassar. Questo frammento si lega ad un discorso che da tempo facciamo su chi risulti interessante, tra tanti, come poeta, in presenza di un non negabile talento linguistico. Talento che la democraticità del mezzo (carta e penna) e la scolarizzazione di massa emerge oggi molto spesso: si guardino le numerose pubblicazioni individuali o antologiche, molte dignitose e senza cadute. Roba che furbetti, notari e ragionieri del verso stimano come piena sufficienza, dandole spazio cartaceo spesso a pagamento o in forma di antologie… ah, poveri pioppi!! :-DD

    Il succo è questo: cosa si stacca dalla curva standard della poesia che emerge e progressivamente si afferma? Questa noi cerchiamo come reale punta interessante: la deviazione, lo scarto quadratico, ciò che non sedimenta nella darwiniana lotta per accaparrarsi le risorse-uscite gratuite. E chi può farsene portatore? Non chi fa una vita media, secondo me, a meno di straordinario talento visionario, questo sì assai raro. Del resto, se esperisci medietà tirerai fuori medietà, più o meno mascherata da “common sense” o rappresentatività di massa. Quel che emerge, appunto: minimalismo, livoretti, difensività.

    Allora, io cerco anzitutto vite ad alta velocità, sperando di trovarci anche sufficiente talento letterario per rendermi fruibile ciò che io non riesco ad esperire. Una sorta di doping inconscio, insomma, che passa necessariamente per l’affinamento della razionalità e dell’astrazione; per questo i modelli altissimi mainstream, piuttosto che le mappe dal basso. Angelo, invece, suggeriva la via dell’idiota, del beato evangelico, sommariamente definito sensibile, colui che è perché accade. Una moralità colma di etica pietistica, pienamente occidentale nella tradizione e nella forma. Un compromesso sul quale trovammo accordo qualche anno fa, all’inizio della nostra avventura-progetto comune, fu il trickster, il meraviglioso tirascherzi arguto e geniale di ascendenza centro europea; ma anche il trickster oggi è servo a soldo del padrone, altrimenti non mangerebbe. L’ironia e la satira sono in effetti retoriche stantie, in un mondo dinamico come il nostro.

    C’è da cambiare marcia e ci stiamo provando, ma in quale direzione? C’è chi suggerisce lo studio intenso, ma troppo studio crea illusione, poeticità invece di poesia, abbagli (come suggerisce Berardinelli su Il Foglio, oggi, in un articolo a pagina 2 che replica a Nazione Indiana); c’è chi suggerisce la lotta facendosi capobanda, ma non faremmo più che “resistenza” e invece vogliamo vivere, non sopravvivere; chi infine suggerisce la mediocrità, il farsi uomo-massa per avere dalla poesia almeno “consolazione”, affratellamento pecorale. Altre vie? Ipotizzavo, nel frammento, il coglione (persona sciocca e incapace, come da demauro-paravia), il poeta per caso. Il caso, ultima risorsa della natura per rimescolare le carte cercando di rinviare l’estinzione.

    (GiusCo)

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 16:49

  22. l’equazione vita spericolata-grande poesia credo vada presa con le pinze, altrimenti in kossovo o a bagdad riempiremmo le ceste di poeti. D’altro canto, nemmeno vale il contrario. Dunque, quanto la biografia determini la scrittura e quanto le stia lontana, non credo si possa determinare.

    Vero che un testo che scarta lo standard ci colpisce, ma bisogna poi confermare l’impressione con l’analisi.
    Affinare gli strumenti critici mi pare la via migliore per ragiungere l’obiettivo sacrosanto di Giuseppe e Angelo. E in ciò è assai latitante l’università.

    Ovviamente fare critica e fare poesia sono due professioni differenti: nella seconda non si decide: si è decisi.

    gugl
    gugl

    anonimo

    7 febbraio 2006 at 18:18

  23. Salve.

    A me pare che si sia fuori dai gangheri.

    Ma corvo, smettilaaaa di parlarti addosso; sei scorretto e mistificatore! Cosa vuoi? Di cosa hai paura??

    Cosa te ne fai di tiritere e attorcigliamenti linfatici sul ruolo del poeta? Quando nulla si può fare, se non con se stessi? Nessuno è indispensabile. Coltivati e comportati di conseguenza, senza spargimento inutile di parole che poco ti fanno onore. Vivi, staccati dal virtuale, visto che chiedi vita! La scrittura non è tutto, è una porzione; smettila di triturare le palle!

    Tornando: ognuno tocchi il fuoco- se ne sente spinta- con le proprie mani, non si allarghi troppo, risponda di se stesso e solo di se stesso, non metta in bocca ad altri sue proiezioni/disperazioni.

    Se si è troppo pieni, ci si svuoti.

    “Idiota, beato evangelico, etica pietistica”: su, su, corvo, smetti la confusione. Lascio tutte queste determinazioni categoriali a te; è la tua penna che scrive queste cose, tu sei l’unico responsabile, questa è la tua viltà proiettiva; non nascondere e non nasconderti e non inventarti le cose.[E ricordiamoci che siamo ben bene scardinati, smaliziati]

    Poi, se poeta per caso o poeta coglione o poeta intelligente vuoi essere detto, dimmelo subito, che ti faccio nero(per caso).

    Hai visto che, alla fine, sei un intelligentone?! 😉

    P.S. Si gira sempre intorno alla stessa cosa: si vogliono patenti!

    angelo rendo

    nabanassare

    7 febbraio 2006 at 21:50

  24. Piuttosto interessante il problema come riproposto al #21 e senza dubbio calzante anche il punto di vista di Angelo al #23. Ammetto di non aver capito molto da subito, tuttavia dopo aver letto il #21 mi si è aperto davanti il problema (vissuto da me, anzi non vissuto, preso in considerazione) dell’affermazione della poesia, di una certa poesia, della poesia eventualmente nuova: la deviazione, come dice Giuseppe. Tutto il cammino è una deviazione, diceva Roberto Juarroz e in parte si vede dall’imprevedibilità di alternative che Giuseppe mette sul tappeto, alle quali Stefano dà una risposta definita e Angelo oppone una legittima astensione dalle determinazioni categoriali. La mia visione personale è lo studio intenso e la speranza che eviti l’abbaglio e la poeticità: questa è la via per cui l’originalità della deviazione non è richiesta ma semmai, come diceva Giampiero Marano, fa della poesia un “fare comunità“. Non sto parlando di eclettismo e di prendere a destra e a manca, semmai di porsi nei confronti delle relazioni il più apertamente possibile onde generare l’energia che manca ai riferimenti attuali e cioè il riflettere un avanzamento spiegabile e completo dell’arte assieme al resto della comunità. Quanto al rispondere di me stesso e solo me stesso, specifico qui che lo garantisco: è per me che parlo 🙂

    Massimo73

    8 febbraio 2006 at 08:31

  25. chiederei innanzitutto ad angelo di esprimere il proprio pensiero in una forma e un tono magari altrettanto netto, ma un poco meno… diciamo… (hai capito)
    il blog lo sapete meglio di me ci mette 1 nulla a prendere fuoco, e la cosa non mi piace sinceramente, credo che si possa essere duri nel rispetto dell’interlocutore (poi angelo avrai le tue ragioni… come giuseppe… ma se ve ne dovete dire 4 in maniera personale telefonatevi, faxatevi, mandatevi 1 mail, qui per cortesia evitate).

    devo anche dire che le pinze usate da stefano sono per me muletti interi. la tesi di giuseppe implica sostanzialmente che “foscolo sia a priori 1 grandissimo, dante che chiedeva ospitalità ai signori del suo tempo a priori 1 cesso, leopardi 1 povero sfigato” (l’esempio è volutamente rivolto al passato onde evitare faide). ho ovviamente esagerato. ma penso alla vita di calzavara, alla vita di ottieri, che reggono delle belle colonne portanti del ‘900 e del mio ‘900…
    e credo che ancora una volta paghi il senso di realtà. un politico di cui volutamente evito il nome, ma noto per alcune agiatezze, qualche anno fa a un comizio raccontò di come fosse difficile vivere con 800 euro al mese. la piazza, fatta di persone che veramente vivevano con 800 euro al mese oramai lo sbranava. ecco questo è leso senso di realtà, perchè non ha raccontato parlando di “altro” ma cercando di farsene “parte”. fabiano alborghetti scrive un libro in cui parla di persone “al limite della società“, lui non lo è. è lesa realtà ? non credo. la sua poesia non vale perchè non è sua ? non credo.
    e poi ci sono le finte dall’altra parte: e anche qui credo di avere già donato ampia letteratura…
    evitiamo le ricette, cerchiamo l’onestà. questo secondo me è già tanto. comunque seriamente mi sono venute in mente tante persone che stimo, anche ai grandi livelli, che hanno deciso di non fare carriera, di compiere rinunce, pur di potersi dedicare per quanto possibile alla poesia: impiegati ecc… fanno il loro onesto lavoro 38-40 ore alla settimana per campare, e in realtà campano di poesia. il loro vero lavoro è quello, solo che nella carta di identità non si può scrivere.
    la slovenia non è stata mai toccata dalla guerra dei balcani, e sostanzialmente lì si vive bene: è oggi la migliore poesia europea.

    è per me che parlo 😉

    matteofantuzzi

    8 febbraio 2006 at 09:19

  26. segnalo anche l’apertura della collana chapbook per le edizioni arcipelago di milano. (per brevità riporto la cosa da N.I.)

    matteofantuzzi

    8 febbraio 2006 at 09:46

  27. a proposito di lesa realtà (grazie m,atteo per avermi citato) volevo precisare: io non appartengo certo al ceto di persone “al limite della società“, ma per poterne parlare ci ho vissuto dal 2000 al 2003 (dormendoci, mangiandoci, vivendoci 24h etcc.. in qualunque condizione fossero)
    So che non è la mia realtà a tutti gli effetti (lavoro, ho un tetto e via elencando) ma almeno ho provato ad immergermi in qualcosa per essere attinente/preciso/aderente (ripeto: provato. Dirà il lettore se sono riuscito oppure ho fallito)
    fabiano

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 09:47

  28. e questo vale anche per chi racconta cose avvenute nel passato, o in un altro luogo… ci si dovrà documentare bene, verrano valutati i motivi per cui raccontare questo, invece che altro. certo (dubito fortemente sia questo pure il pensiero di giuseppe) credo sia difficile considerare come l’unica possibile la poesia del “qui e adesso”, e come sapete sono scettico anche su quella dell’ego, preferendole quella più consona al super-ego (sto ragionando con l’accetta…a macrocategorie… solo per intenderci, sia chiaro…)

    matteofantuzzi

    8 febbraio 2006 at 10:04

  29. Mah, cerchiamo di capirci: in questo tempo, oggi, moltissime cose non vanno, figuriamoci se voglio dar noia a chi si intrattiene di poesia, dal kossovo, come impiegato o dai centri di accoglienza.

    Ciò non toglie che, congetturando comparativamente (e proiettando, come il convitato fantasma dragone fa notare), si provi a far emergere il senso generale di questo fare; un senso utile alla scelta (mia, in primis) di cosa / a chi dare precedenza, oggi. Mi pare che gli interventi successivi al #21 siano pacificamente inquadrabili in una chiara scelta di strade già battute e segnate. Resto della mia convinzione e vado in cerca di scarti.

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 10:59

  30. ops, GiusCo al #29…

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 11:00

  31. se ho invaso, vogliate scusare la mia uscita dal fond(aco).

    ciononostante, bisognerebbe essere al di là del tono apparente delle righe.
    Non c’è fuoco (o flame) di paglia, se c’è vera apertura, c’è fuoco/vita, dico a matteo.

    attaccare sulle parole di giuseppe era un modo per randomizzare il suo ricettario,la sua fretta, scompigliare righe, barba e capelli. calmare le acque, rimettere certi “moti” al loro posto.

    e del resto, ad unire è la grana fine, men che mai il compromesso; ma siamo in moto, non fermi a quattro anni fa, volevo dire.

    ciao,
    angelo.

    nabanassare

    8 febbraio 2006 at 11:18

  32. RIPRENDO DAL 29: “Mah, cerchiamo di capirci: in questo tempo, oggi, moltissime cose non vanno, figuriamoci se voglio dar noia a chi si intrattiene di poesia, dal kossovo, come impiegato o dai centri di accoglienza. ”

    1) non mi “intrattengo” di poesia
    2) non scrivo dal Kossovo
    3) non faccio l’impiegato in Kossovo o nei centri d’accoglienza
    3) non uso la poesia per dilettarmi, evadendo dalle noie impiegatizie.

    Come ha ben scritto Matteo, il discorso è tutto’altro, con altre radici e ragioni.
    fabiano

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 13:02

  33. caro giuseppe, gli scarti: cosa scarta leopardi da foscolo? cosa rimane dello standard in mezzo? ogni poesia che resta, scarta; ma lo sapremo fra qualche tempo, quando lo scarto sarà storicizzato (che non significa assorbito, annullato)

    gugl

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 15:10

  34. quello che mi era rimasto in pizzo, lo butto.

    la scrittura è, per me, bussola. Posto questo: la deviazione, lo scarto, se c’è, non abbisogna di essere detto e ribadito, ci sei dentro o no.[Questo fu detto e significò nel pezzo che ora apre il “cosa è nabanassar” e che mandai a giuseppe due tre anni fa]. Quindi, lo scarto a me non interessa vederlo nel testo, prima ancora deve essere in vita.
    E chi decide la valenza della deviazione? Importa saperlo??
    Quale, dunque, il senso di inchiodare e inchiodarsi ad un concetto? E’ cosa, questo??

    Il fatto è che il tuo dire va a braccetto con la tracotanza-mettilo come vuoi, diritto o storto, portalo ad Oriente o inchiodalo ad Occidente- o, come si dice qua, “ca consolazioni ro minchiuni”.

    Mi sembra essere il prodotto “tecnico” di questo tempo, che si scorda, però, della “scienza”.

    Ti seguo, fino a che non ci si dimentica che si nasce dal nulla e il pieno è una illusione momentanea: uno scherzetto verticale, al quale manca la vagina.

    In sintesi: ognuno faccia la sua strada, senza “celolunghismo”, nel rispetto e nella non invadenza. Considerando che sono i modi ad incontrarsi, non le presunzioni.

    Riconsiderando che – a guardare bene- non stiamo facendo nulla, se non smettiamo di succhiare, come zecche.

    angelo

    nabanassare

    8 febbraio 2006 at 17:19

  35. io sono il coglione che giuseppe cercava. sono scritturato? 🙂

    vocativo

    8 febbraio 2006 at 17:48

  36. Riprendo l’intervento in un post precedente, portandolo all’eccesso: se
    di questi tempi la sensibilità è un handicap, allora i poeti devono essere tutti handicappati. A scuola, per indicare i bambini con problemi, si usa la bella espressione “diversamente abili”. La poesia è dunque una diversa abilità rispetto al mondo? Una abilità “diversa”, appunto nel senso di sviluppata a latere; un terzo occhio che i superomogeneizzati abitatori del mondo, con tutti i loro super sensi non hanno
    La poesia è, dunque, debole, ma potentissima, sottilissima.

    Sebastiano

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 18:41

  37. apro una parentesi che forse esula e porta fuori strada (o forse no). Alle elementari ed alle media m’accompagnavo a ragazzi “diversamente abili”, gli stessi che erano vilipesi (meglio Crocefissi…uno scempio di cattiveria i ragazzi a quell’età, una malvagità cosi incoscientemente pura che è inspiegabile) dalle altre classi. Questione di feeling, come dice la canzone…Io però mi ci trovavo bene, ci passavo tempo, avevo anche trovato il modo di comunicare (ore e ore…).
    Per la mamma (ha, le mamme) ed alcune maestre ero sensibile.
    Per il consiglio professori, il fatto di interagire con i “diversamente abili” in modi che a loro non erano comprensibili era appunto incomprensibile. Venni bollato come diversamente abile anche io. La dicitura che accompagnò il congedo sia dalle elementari che dalle medie (da queste ultime uscii col massimo dei voti: lo ottenemmo in quattro su novanta) fu “handicappato” (non v’erano sottigliezze linguistiche al tempo, aimè…). Quando cercai in autonomia tra le scuole superiori, per questa dicitura mi rimbalzarono quattro scuole su cinque (forse si poteva, a quell’epoca..)
    Mamma bruciò allora il documento e poi andò leggermente meglio.
    Non mi addentro nei dettagli successivi ma chiudo la parentesi, riflettendo che tutto è relativo…
    fabiano

    anonimo

    8 febbraio 2006 at 21:57

  38. Un abbraccio ai miei bellissimi compagni di viaggio Sebastiano e Fabiano. Il nostro handicap maggiore, forse, miei cari fratelli, è quello di esserci perse tutte le recite del bagaglino: l’unico luogo in cui certe battute da avanspettacolo potrebbero trovare una loro degna cornice.

    Un altrimenti abile

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 00:16

  39. Grazie per questi due ultimi interventi. Vorrei dire a Fabiano che i miei bambini si amano e si rispettano – ho una classe speciale che quest’anno lascio perché sono in quinta. Ma li rivedrò attraverso il teatro, fuori dalla scuola, perché con loro ho coltivato l’amore per l’arte, per la dignità e la sensibilità. In questo modo intendo, e forse in questo modo possiamo capirci, la poesia come un mezzo per parlare di socialità, di impegno
    Grazie
    Sebastiano

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 06:48

  40. Ecco, mi unisco anch’io al grazie: a Sebastiano, a Fabiano, all’amico diversamente abile e a Vocativo (arruolato!! 😀 ) — (GiusCo)

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 09:51

  41. Quando ho parlato di “handicap”, non mi riferivo alle diverse abilità, non mi permetterei data la mia scarsa conoscenza di queste situazioni. Piuttosto pensavo a quegli sport in cui “handicap” è una condizione di partenza sfavorevole, tipo il golf o l’equitazione (non è così?).
    Detto questo, concordo pienamente con Sebastiano e il suo “eccesso” che porta al “terzo occhio”.
    Che poi, nei suddetti sport, a partire con l’handicap siano gli atleti più forti, è un particolare non trascurabile, su cui ognuno ha le sue idee…

    Mi scuso per l’imprecisione del mio post precedente, non era mia intenzione offendere la sensibilità o l’esperienza personale di nessuno.

    buongiorno a tutti,
    massimiliano

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 10:19

  42. beh fabiano, bella scuolina che hai frequentato… tutto quello che dite è belo e chissenefrega se esula dal discorso.

    comunque come anche sottolinea angelo: nessun “celolunghismo”… nessuna “catechesi”…. e partiamo da qui, che non è poco.

    matteofantuzzi

    9 febbraio 2006 at 17:54

  43. Ciao Matteo,

    segnalo una discussione sulla poesia di Palme su absolute (cliccate la categoria poesia, che è scomparso dalla schermata principale), Di Ruscio e la pref. di Fortini all’opera prima dell’autore, ed ora pure una selection directly fron Stefano Lorefice. Ciao,
    Christian
    Christian

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 21:40

  44. Anch’io faccio un paio di OT, distanti tra di loro e da quel che succede qua.

    Lunedì 13 febbraio presso la Sala Ajace alle ore 18.00, Rienzo Pellegrini (Università di Trieste) presenterà il volume “Le opere di Lodovico Leporeo” curato da Mario Turello, edito dall’Accademia di San Marco di Pordenone, alla presenza del curatore. Lavoro immane di Turello, che ha setacciato svariate biblioteche.

    Mercoledì 15 febbraio alle ore 21:00 presso lo spazio "Antonino Paraggi" di Treviso verrà presentato l’ultimo numero del trimestrale daemon intitolato "Wunderkammer. Le scienze in soccorso delle arti". Ospite della serata sarà Gian Mario Villalta, del quale Mondadori sta per mandare in libreria il secondo romanzo "Vita della mia vita".
    Io ci sarò in quanto ho curato un paio di pezzi sulla rivista.

    anonimo

    9 febbraio 2006 at 22:01

  45. interessante il lavoro poetico di Lorefice.Pure il suo Blog.

    Articoli su Daemon di Della Mea letti, Daemon é una rivista non banale.

    anonimo

    10 febbraio 2006 at 07:26

  46. sì sì tranquilli postate pure questi appuntamenti, magari usate appunto la forma-link in modo si possa arrivare direttamente al discorso che citate.

    di lorefice aspettiamo proprio con attenzione il libro che uscirà per campanotto. Daemon è una bella rivista “premiata” con l’inserimento nel best off minimum fax.

    matteofantuzzi

    10 febbraio 2006 at 09:23

  47. Sarà un mio limite o una mancanza d’intelligenza, ma io degli interventi di Angelo Rendo non capisco un’acca.

    Scusate ora l’ennesimo OT: domani è il decimo anniversario della morte di Amelia Rosselli. Vi posto uno degli appuntamenti (non accademici, almeno così si dice nel volantino :-)) programmati per questa occasione.

    SABAT0 11 FEBBRAIO,  ore 10 – 12,30  e  ore 16- 19
          via dell’Agnolo 5, Firenze             

          IN MEMORIA DI AMELIA ROSSELLI 

          letture, testimonianze, interventi

    LaGiardiniera

    10 febbraio 2006 at 16:30

  48. Gentilissimi, pubblico sul mio blog, stylos, un’ampia selezione di un libro inedito di saggi e racconti.
    Sebastiano Aglieco
    http://stylos.blog.tiscali.it/

    anonimo

    10 febbraio 2006 at 19:49

  49. ragazzi tranquilli, fino a qualche tempo fa gli OT (che poi OT non sono) li riuscivo a fare io, in queste sett. sono parecchio incasinato e quindi sentitevi liberi & liberissimi (solo evitate che si vada a perdere la discussione)

    😉

    matteofantuzzi

    11 febbraio 2006 at 10:03

  50. Ma per quanti la poesia è davvero una missione o una passione o un mestiere? Non è che, più semplicemente, la poesia è una “scusa” per poter comunicare al di fuori di una totale incomunicabilità e dunque potersi sentire meno soli? Tutti vogliono rimanere nel tempo e non diventare mera polvere…;dubito che tutti possano entrare nella storia, la scrittura (e la rete aiuta molto…) è la strada più facile per farsi, forse, leggere. L’importante è farsi leggere dal lettore-lettore e non solo dal lettore-autore.Marco

    anonimo

    11 febbraio 2006 at 15:46

  51. Dimenticavo: bazzico l’ambiente e molti di quelli che conosco pensano di poter diventare straricchi! Quando si accorgono che questo non è possibile allora passano dall’altra parte della barricata. Solo in Lombardia ci sono 900 case editrici…Dunque molti scrittori sono ispirati solo dal business e non certo dalla passione o chissà cos’altro. Altro che vita spericolata! Vita Comoda, direi! Speriamo che il milione di posti di lavoro arrivi dopo il 9 Aprile. Sono responsabile sindacale CGIL per la mia azienda e più che licenziati non vedo…Questo per dire che ,a parte pochi…, molti poeti sono fortemente allettati da facili e possibili guadagni e i media aiutano a creare questo mito per non parlare poi dei poeti che iniziano a scrivere romanzi per campare un pò meglio. Allora il poeta-poeta chi è? Marco

    anonimo

    11 febbraio 2006 at 16:05

  52. Forse è uno che non può proprio fare a meno di esprimersi con quel mezzo. Altrimenti scriverebbe un bel noir, sarebbe più conosciuto (anzi, sarebbe conosciuto, visto che i poeti contemporanei sono sconosciuti) e guadagnerebbe molto di più.
    Penso che per un poeta non ci sia scelta (nei poeti che amo sento prima di tutto questa “necessità“).

    .

    LaGiardiniera

    11 febbraio 2006 at 18:37

  53. eh eh marco, ti rispondo nel post sopra. io spero con questo “luoghino” di fornire anche un forte accento su questo: di poesia non si campa, con la poesia non si è riconosciuti, non lo si può scrivere come mestiere sulla carta d’identità. ricordate tutto questo 1a di mettervi davanti al foglio bianco o proclamarsi qualcosa.

    se la necessità come dice simona rimane, a quel punto… è il punto di partenza. poi bisogna andare avanti (sob)

    matteofantuzzi

    12 febbraio 2006 at 08:08

  54. Often obese patients dose of mg combination therapy group buy phentermine. On hormone replacement for abuse or remained gt kg combination therapy but. As has been mg dl the low-calorie diets used low-calorie. Primary pulmonary hypertension phenylpropanolamine another sympathomimetic replace one meal.

    anonimo

    25 febbraio 2006 at 15:51


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