UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Falsi miti ?

Ha suscitato qualche "rumore" il libro di Luca Nannipieri intitolato Mario Luzi, il maestro e i suoi dialoghi uscito per l’editore riminese Fara. La tesi del saggio è semplice, attraverso una serie di articoli e interviste viene portata avanti con passione la teoria che Luzi non sia stato un grande poeta (sebbene per lungo tempo candidato al Nobel), piuttosto un grande osservatore del ‘900, in grado di comprenderne i vizi e le virtù analizzandoli in maniera schietta, diretta, senza filtri. Come accaduto per questa pubblicazione qualche "rumore" ha fatto anche la classifica de Il domenicale che ha inserito nel peggio del 2005 Alda Merini, o meglio non Alda Merini in sé poetessa, bensì gli editori che le frullano intorno pronti come squali ad arraffare qualsiasi testo per darlo alle stampe, per sfruttare la sua immagine. Ora io ho qualche dubbio in tal senso avendo già qui parlato di quell’intervista su Rai 1 dove la Merini raccontava di avere dettato per telefono all’editore Frassinelli un suo libro, poesia per poesia, una volta sovvenutele alle mente… credo sia quanto di peggio si possa comunicare alle nuove generazioni… Comunque in questo clima digestivo a cavallo tra 2005 e 2006 la domanda che mi pongo è: nel primo caso quale sia (se c’è) il ruolo del poeta, il mio parere è altrettanto che Luzi non sia uno dei fondamentali del ‘900 italiano, anche se non certo un cesso, cioè se al poeta siano richiesti ruoli maggiori di quello della poesia, se debba avere ulteriori doti, dalla sintesi politica a quello che vi pare. Dall’altro mi chiedo se vi sia da parte dei lettori di poesia una sorta di necessità di riconoscersi nella figura autoriale, la quale per potersi dire sim-patica deve tras-correre le stesse sorti del lettore. Mi chiedo sempre se siano vere affermazioni del tipo "Alda Merini è una grande poetessa perchè ha sofferto tanto", se invece come sempre a fare la sostanza non sia la carta, non sia il testo. State bene.

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Written by matteofantuzzi

5 gennaio 2006 a 09:20

Pubblicato su Uncategorized

88 Risposte

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  1. sempre dell’editore Fara segnalo l’uscita del libro di Vera Lucia de Oliveira “Verrà l’anno”. Di origini brasiliane ma residente da anni in Italia, già ho parlato di lei su Voci della Luna: quest’autrice lavora con una davvero interessante architettura di linguaggio dove bene emerge la struttura portoghese nella soluzione in lingua italiana e con novità di cui vale la pena appunto brevemente parlare. Segnalo su questo libro una bella recensione di Chiara de Luca, a cui vi rimando.

    matteofantuzzi

    5 gennaio 2006 at 09:46

  2. Il problema è il mito: il mito di questo o di quello. Tolto il mito rimane la scrittura (e tutti i carnefici del mito, gli sciacalli della repubblica che continueranno a parlare di luzi senza entrare nella sua scrittura, nel suo fare, rieseguendolo, criticandolo). Christian

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 10:00

  3. il mito Luzi o il mito poeta? perchè da come e quanto leggo ovunque, il poeta pare debba essere ormai il grande demiurgo del verbo, il deus-ex-machina della letteratura. Ci si aspetta dal poeta la salvazione della letteratura, contrapposto Egli al demone della letteratura da sbarco (o d’intrattenimento). Il poeta non è un crociato, è solo un uomo che scrive. A volte vede lungo e ci lascia grandi opere su cui riflettere, a volte è appunto solo uno che scrive e scrive storie (personali, inventate, dell’epoca, di critica sociale e via citando).
    La figura mitica del poeta “bravo perchè ha sofferto” o bravo perchè non viene compreso indi si suppone che quanto scrive sia cosi profondo che la maggior parte degli interlocutori non carpisce il messaggio, dovrebbero essere prese e messe nel cassetto. Sono leggende. Sono miti che disintegrano l’idea stessa della scrittura, perchè la comprensione della poesia viene prima filtrata attraverso il mito poi – forse – letta per quello che è: scrittura.
    (ma se la Merini non avesse passato quello che ha passato, pur con tutte le qualità racchiuse nella sua scrittura, se non avesse avuto quel passaggio mediatico che la resa personaggio, sarebbe diventata davvero la “diva poetante” che è?? Avrebbe potuto ammantarsi di leggenda su leggenda “dettando per telefono” e avendo stuoli di editore che elemosinano anche un tovagliolo scribacchiqato?
    O sarebbe rimasta un poeta che scrive e punto ?? )
    fabiano

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 11:05

  4. Io non riesco a commentare (ma vediamo se questo va)

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 11:32

  5. Il mito in generale che condiziona il nostro modo di agire, e forse anche il nostro essere o sentirci importanti rispetto questo sistema di appartenenza.
    Christian

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 11:42

  6. Non riesco a postare un commento, provo a riscriverlo (so che è un atteggiamento poco scientifico, ma a volte i computer spingono verso lo sciamanesimo).
    Un pezzo alla volta:
    Il numero 4 dell’Ulisse era dedicato proprio al ruolo del poeta. Tra l’altro, Matteo, proprio daa lì avevi tratto un intervento di Tommaso Lisa per un tuo post.

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 12:04

  7. Io invece pesco dall’intervento di Mary Barbara Tolusso: “(…) il ruolo del poeta dovrebbe tenersi alla larga da qualsiasi forma di ideologia, cercare quanto più possibile di non trattenere (o intrattenersi con) verità definitive. In questo senso la poesia è ingannevole, ovvero ci dà infatti l’illusione di avere colto, fermato, catturato, rubato qualcosa di definitivo, magari per alcuni istanti; ma la sua grandezza sta, anche e a pari ragione, proprio nel disilluderci un attimo dopo. La realtà non è data una volta per tutte, molto spesso non è data neppure una volta per una.”

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 12:04

  8. Un pezzo alla volta va. Quindi il terzo:
    Io ritengo che le “ulteriori doti” non siano dovute per il poeta più di quanto lo siano per chiunque altro (il poeta è uno che scrive, sì). Più che il “bravo poeta” è la “brava persona” a cercare di avere un ruolo. E se il poeta è brava persona, non cercherà di farsi firmare cambiali in bianco solo perché è poeta.

    Sono d’accordo poi con Christian che il mito è un problema, per Luzi come per Pasolini.
    E aggiungo il link all’Ulisse, tolto perché pensavo fosse colpa sua:
    numero 4 de L’Ulisse

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 12:06

  9. Agh, dimenticata la firma. I commenti 6,7,8 sono miei (Vincenzo DM)

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 12:07

  10. la frase: “Alda Merini è una grande poetessa perchè ha sofferto tanto” non merita nemmeno commenti (penso che su questo Matteo, come Fabiano, sia d’accordo con me). Che Luzi sia o non sia stato un fondamentale resta una questione capziosa che solo il tempo può (forse) risolvere. Magari è banale, ma ritengo sia un po’ come discutere del sesso degli angeli. Per conto mio, ritengo che alcune cose (magari alcuni “periodi”) di Luzi siano tra le maggiori espressioni della poesia italiana del ‘900. Ma questa è la mia opinione ed ha lo stesso valore (o anche meno) di chi afferma che Luzi non è un fondamentale. Mi sfugge un po’ cosa Matteo voglia esattamente dire con “ruoli maggiori di quello della poesia”. Le feste mi stancano e mi fanno deconcentrare… 🙂

    vocativo

    5 gennaio 2006 at 12:17

  11. io sono d’accordo con il commento di vocativo (ma non è la prima volta).
    saluti, mattatoia n.5

    anonimo

    5 gennaio 2006 at 15:52

  12. ho sempre avuto una forma di duro dissenso dalla poesia che cerca di compiere “catechesi” (che non significa ovviamente “poesia religiosa”). nannipieri utilizza una forma di scissione (nel proprio modo di intendere) tra poeta e detto quotidiano. e la grandezza di analisi in Luzi non lo pone a divenire secondo lui 1 grande poeta. per questo riporto il ragionamento. tommaso lisa pone accenti ulteriormente diversi e come giustamente sottolinea vincenzo sono comunque discorsi a me cari che ogni tanto ripropongo proprio per ribadire la mia lontananza dalla “catechiesi” (e mantenere questo discorso a me caro vivo col vostro dialogo). togliere il mito come dice christian è secondo me qualcosa di fondamentale, anche nel caso della merini, ma di tutti. e questo non per sminuire qualcosa, ma per concentrarci sul testo, quando lo avremo spogliato di qualsiasi incognita, di qualsiasi preconcetto, quando lo avremmo letto e basta, ecco: secondo me avremo fatto una grande cosa per la poesia. e per noi stessi.

    matteofantuzzi

    5 gennaio 2006 at 16:29

  13. grazie per l’affetto, matt 🙂

    vocativo

    5 gennaio 2006 at 19:04

  14. cliccate un po’ su

    http://www.faraeditore.it/html/assaggio/ass_nannipieri.html

    no, dico, ci rendiamo conto?

    anonimo

    6 gennaio 2006 at 13:19

  15. Incredibile ma vero

    anonimo

    6 gennaio 2006 at 16:53

  16. però matteo dire di luzi, che forse la sua poesia non è un cesso, mi pare troppo. state parlando di luzi, perlamadò, non di guido da verona!

    se vogliamo discutere il cristianesimo di luzi, che passa per Teilhard de Chardin (bastonato dal clero romano) e per il mistico indiano Aurobindo, potrebbe essere l’occasione anche per rispondere alla questione (oziosa) a che serve la poesia a che serve il poeta.

    gugl

    anonimo

    6 gennaio 2006 at 20:20

  17. quella poesia segnalata non è proprio un granché… io ribadisco sono stato sempre molto dubbioso di Luzi, della stragrande parte della sua propduzione, mi pare sopravvalutata, e discutere sui miti pare sempre difficile, Nannipieri s’è preso dei “vaffa”, io mi ricordo che quando dissi qualcosa qualche tempo fa sulla Merini me ne presi anche io… e dicevo cose riconducibili anche a quelle del Domenicale (che non è esattamente vicino alla mia manière à penser), a me le telefonate a Frassinelli, la sovraproduzione hanno sempre fatto essere parecchio dubbioso. ho meno dubbi su poeti come calzavara che è una super-nicchia, o pagliarani…

    stefano, perchè parliare di cristianesimo per parlare dell’oziosa questione ?

    matteofantuzzi

    7 gennaio 2006 at 09:20

  18. perché, nel caso di luzi, proprio nel cristianesimo di Teilhard de Chardin e di Aurobindo, egli trova le ragioni per credere nella storia e nella sua teleologia (e dunque per agire in essa in quanto poeta).
    Non la visione tragica della storia (come in Beckett, per esempio) bensì la possibilità di riscatto a partire dalla propria collocazione (ma ciò non dà nulla in merito alla qualità del poetico).

    sulla sovrapproduzione: è vero, può destare dei sospetti, ma non può diventare un criterio estetico. Meglio sarebbe dire: questo libro mi piace, questo invece no (per queste e queste ragioni).

    un caro saluto
    gugl

    anonimo

    7 gennaio 2006 at 10:38

  19. gugl, tu ti collochi tra gli infedeli 🙂

    (ma se guardi bene, trovi anche me nel tuo girone)

    vocativo

    7 gennaio 2006 at 15:32

  20. diciamo: in un luogo stefano dove ho la presunzione di parlare anche ai neofiti non mi dispiace sottolineare modalità che assolutamente non condivido, se poi tutti i libri usciti fossero degni di nota ne sarei ben felice, purtroppo così ultimamente non è: essi soffrono (secondo me) della mancanza dell’opera di qualcosa che abbia un capo e una coda, non una poesia che finisce con l’ultima lettera del verso secondo me va sostenuta, ma una che arrivi fino all’ultima pagina del libro, con un capo e una coda. grazie per luzi (con la distinzione poetica e l’accento invece sulla parte “sostanziale”)

    matteofantuzzi

    7 gennaio 2006 at 16:26

  21. sì, fai bene ad agire in questo modo: anch’io credo che la poesia vada avvicinata da tutti (di-vulgata o meglio: ri-vulgata).
    condivido anche il fatto che oggi escano troppe raccolte di versi e pochi libri di poesia. una colpa ce l’hanno gli editori che non fanno reale selezione (si sa: basta pagare).

    buona domenica (state boooni:-)

    gugl

    anonimo

    8 gennaio 2006 at 08:32

  22. a voc: ma un comunista dove lo mette il dante?

    gugl

    anonimo

    8 gennaio 2006 at 08:33

  23. non so, dipende dai comunisti 🙂

    ha dimostrato tale integrità morale in alcune scelte politiche che non si può non restarne affascinati (e ricordiamoci che è un figlio del suo tempo, non poteva certo essere un marxista!!!)

    per me resta il sommo poeta 🙂 (lo dico un po’ alla benigni di indietro tutta?)

    vocativo

    8 gennaio 2006 at 11:19

  24. sì, scherzavo. anche perché potresti considerare complemento oggetto “il comunista”.

    gugl

    anonimo

    8 gennaio 2006 at 15:35

  25. per il post 20 e 21:
    effettivamente ci sono troppi “poeti” e troppo editori senza grandi peli sullo stomaco. I primi dovrebbero magari cercare di leggere di più, confrontarsi con altri e non avere l’affanno di essere dei novelli Merini, meritevoli di avere il Grande Verbo dettabile persino per telefono. I secondi…vabè, sui secondi soprassediamo: sono parte del mercato. Dove c’è domanda, ovvio che ci sia offerta. I Mille e poi Mille che a pagamento offono pubblicazioni incondizionate (poi spesso destinate al macero) semplicemente esaudiscono il desiderio di una pletora di questuanti.
    Confrontarsi Рanche criticamente Рcon autori che nel bene o nel male hanno fatto storia (e Luzi ̬ tra questi) porta bene. Non dico di comprenderne in toto la poetica (che spesso balza vigorosamente verso il basso e con esiti incerti) ma almeno conoscere la progenia.
    Confrontarsi seriamente potrebbe portare a raffinare la propria scrittura non tanto per giungere ai livelli di un Luzi, ma almeno per arrivare ad una pubblicazione degna, evitando uno spreco di carta che tanto fa felici gli editori (quelli poco seri) che lavorano a pagamento.
    fabiano

    anonimo

    8 gennaio 2006 at 21:16

  26. tutta “l’editoria accessoria” porta un grande rumore di fondo: rimango fortemente attaccato all’autore che porta avanti un proprio e personale progetto e va avanti nel tempo e nel lavorìo per ottenere quanto di meglio potrà, so che rompo con ‘sta storiella ma la trovo indispensabile. un decimo delle pubblicazioni/anno ad una qualità dieci volte superiori sarebbe (secondo me) quanto dovremmo rendere fattibile.

    matteofantuzzi

    9 gennaio 2006 at 07:26

  27. http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=204 Sannelli
    http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=203 Fratus
    su Absolute per chi volesse discutere a partire dalle selezioni di testi, e commenti.
    Christian

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 08:20

  28. matteo, fabiano e gugl, voi vi sentite poeti?

    non è una domanda banale

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 12:06

  29. ops ero io

    voc

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 12:06

  30. Domandona, Voc.
    Gianfranco

    nestore22

    9 gennaio 2006 at 12:09

  31. uno che prova a scrivere, niente di più.

    matteofantuzzi

    9 gennaio 2006 at 12:23

  32. gianfranco, e tu?

    non sono cattivo, eh! forse è un po’ provocatoria la mia domanda.

    Per esempio, Fratus su absolutepoetry scrive che si sente più vicino ad un artigiano che ad un intellettuale (la dico in soldoni). Voi che vi sentite? (a parte mal di pancia e disgusti vari per la società).

    Il fatto è che non so mai quanto c’è di falsa modestia, quanto di ipocrito, quanto di genuino, quanto ci si crede/sente poeti? Ci sono alcuni che hanno diffidenza persino verso la parola poeta, pur essendo poeti…

    Matteo, possiamo dire un poeta “in progress”?

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 12:45

  33. vedi…se avessi grande conoscenza del legno e facessi oggetti utili, sarei un bravo falegname. Se facessi una scelta di vita che effettivamente permette a me di dare un sostegno alla comunità, in qualunque forma, con un fare, creando oggetti, allora avrei una connotazione esatta, precisa. Se domani finisse il mondo e io fossi in grado di svolgere un dato mestiere che in seno alla comunità permette di prosperare e crescere, avrei una funzione ben definita, sarei utile, avrei una funzione in cui mi posso riconoscere e nella quale gli altri possono riconoscermi.
    Ma della poesia che penso ed offro scrivendo, cosa ne è? A chi giova veramente, a chi è utile? produce indotto? aiuta a risolvere problemi pratici?
    Non so cosa sia la definizione di poeta. Riconosco nella funzione del poeta un qualcuno che mi aiuta a riflettere grazie ad una espressione che memorizzo e che userò a posteriori per un fare attivo e proficuo, in seno alla mia sfera stretta di competenza o allargata alla fruizione della comunità. In questo caso, quel poeta lo riterrò utile, avrà la medesima funzione dell’artigiano, del falegname, dell’agricoltore e quant’altro.
    Io non so amncora se sono già un artigiano oppure lascio il tempo che trovo.
    Se sono poeta, è una domanda a cui dovrebbero rispondere gli altri.
    Mi sento io un poeta? Non ancora, però cerco di imparare da altri poeti.
    fabiano

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 13:23

  34. Fabiano, allora meriti di unirti al MAUSS 🙂 (movimento anti utilitarista delle scienze sociali) che bisognerebbe sostenere con tutte le forze.

    però… “ipocrito” mi è venuto proprio bene, dovrò scriverlo più spesso

    vocativo

    9 gennaio 2006 at 14:51

  35. mi sento un poeta ? assolutamente no.
    mi sono mai sentito un poeta ? assolutamente no.
    mi sentirò mai un poeta se anche per qualche motivo le mie cose andranno avanti ? assolutamente no.

    quello che io sento me è “matteo che scrive sui pezzi di carta, poi li mette a posto e li infila nel computer che funziona da catalogatore e poi ogni tanto qualcuno lo fa leggere”

    e poi quando lo fai leggere non è già più tuo… comunque no: se ti senti poeta sei pazzo… e comunque se avevi delle doti le hai irrimediabilmente smarrite in quel momento.

    comunque seriamente io tuttora mi chiedo perchè certe cose siano accadute, senza doppi o tripli giochi, con sincerità.

    matteofantuzzi

    9 gennaio 2006 at 16:47

  36. dopo tutto quello che avete detto sull’esser-poeti, sarei un fesso a dichiarami tale. sono dunque un fornaio che va a donne di giorno, quando i mariti lavorano:-)

    gugl

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 19:34

  37. Impossibile definirsi poeti, dal momento che questa coscienza, o “sensazione” è, il più delle volte, pura autoconsolazione. Forse a volte si prova un sentimento di completezza nell’essere stati capaci di aver detto qualcosa: ma questo “qualcosa”, o la capacità di averlo detto, non ha molto a che vedere con la Poesia, la quale, come si sa, è turbine che sorprende e non si annuncia mai. E’ comunque vero che i grandi autori, gli sciamani che auscultano il futuro e che sbrogliano il presente, sono rarissimi (uno, due per secolo). Ma è importante essere anche “buoni artigiani”, di alta onestà intellettuale, per tirare avanti una Poetica che aiuti a comprendere, e far comprendere, il mondo. Qui sì che è più facile incontrare l’anelito, la “tendenza” per asindeto, all’essere Poeta.
    Credo si sia buoni artigiani.
    Poeti assoluti, stregoni o sciamani – non so.
    Forse neppure quel preveggente di Pasolini è stato un vero poeta. Era sicuramente un lettore del futuro, questo sì.
    Lavorìo insormontabile, quello di definire la Poesia e i suoi veri artefici. Insormontabile come dimostrare l’esistenza di Dio, di cui si “sentono” le tracce e null’altro.
    Un abbraccio a tutti,
    Gianfranco

    nestore22

    9 gennaio 2006 at 19:34

  38. Sì, però non siate così perentori nell’altro versante! e che diamine qualche bel verso l’avrete scritto anche voi, no? 🙂

    gugl, tu oltre che un poeta sei ‘na barzelletta!

    un saluto a tutti con stima

    vocativo

    9 gennaio 2006 at 21:13

  39. gugl, voglio fare il fornaio anch’io !
    fabiano

    anonimo

    9 gennaio 2006 at 21:37

  40. in effetti, pane e poesia sono fratello e sorella. ce lo insegnò saba.
    il vantaggio d’essere fornaio è che metti nel forno quattro versi mal lievitati e ti vengono che è una meraviglia.

    se vuoi, fabiano, mettiamo su una cooperativa: la chiamiamo “l’opposta mica”:-)

    gugl

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 07:06

  41. Al #40: Questa poi, poi 🙂 L’opposta mica 🙂

    Al #37: Mi piace molto Gianfranco questa immagine del poeta che legge il futuro e sbroglia il presente. Sento che se dovessi mai scrivere vera poesia (io) dovrei farmi guidare anche da questa “definizione”

    Al #38 e indietro: Mah, come dice Voc, non è che stiamo un po’ esagerando a tenerci lontano dalla poesia e dal nome “poeta” ? Non è che pecchiamo di eccessiva intransigenza nel vederci sempre così lontani dal “genere”, dal “linguaggio”, cercando sempre delle definizioni alternative per il ruolo ? Rifletto su questo aspetto per una riflessione, se vogliamo, fenomenologica, sul ruolo del poeta. Nessuno vuole più “impersonarlo” perché, è evidente, si percepisce come un peso, una figura, quasi un vestito che può portare solo un grande. E questo perchè quella categoria è davvero troppo sconfinata. Ma non sarà che questo rifletta anche un po’ quello che manca qui in Italia e alla poesia italiana poco/male diffusa all’estero ? In fondo non siamo poi solo noi (e qui sparatemi pure) l’ultima frontiera di chi di poesia si occupa ? La propaggine della rete, il nervo scoperto che cerca una terminazione ? Forse eccediamo nel non dichiararci poesia e poeti al giorno d’oggi. Una semplice impressione 🙂

    Massimo73

    10 gennaio 2006 at 07:23

  42. no massimo. fidati. la figura del poeta al di là dell’inflazione e dell’abuso è qualcosa di distante dalla realtà della produzione. la richiesta di “realtà“, l’unico patto che fai quando scrivi, ti obbliga non a essere poeta, ma essere matteo (nel mio caso). non altro. davvero: non altro.

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 08:38

  43. PAROLE
    URBANE
    Poeti Urbanisti Filosofi Artisti
    IV edizione 2006
    a cura di
    STEFANO RAIMONDI
    dal 24 gennaio al 2 marzo
    ore 18.30
    LIBRERIA UTOPIA
    Via Moscova 52 – Milano
    26 GENNAIO
    Giampiero Neri [poeta]
    Andrea Gibellini [poeta]
    Raffaele De Berti
    [critico cinematografico]
    2 FEBBRAIO
    Gian Mario Villalta [poeta]
    Igor De Marchi [poeta]
    Gianni Turchetta
    [critico letterario]
    9 FEBBRAIO
    Isabella Panfido [poetessa]
    Luciano Neri [poeta]
    Giampiero Piretto [slavista]
    16 FEBBRAIO
    Anna Maria Carpi [poetessa]
    Massimo Daviddi [poeta]
    Laura Casini [architetto]
    23 FEBBRAIO
    Giancarlo Pontiggia [poeta]
    Massimo Gezzi [poeta]
    Mario Maffi [scrittore]
    2 MARZO
    Antonella Anedda [poetessa]
    Flavio Santi [poeta]
    Camilla Miglio [germanista]

    *

    LIBRERIA MONDADORI
    V.le Carducci 27 – Cesena –
    MOMENTI LETTERARI
    5ª Edizione inverno-primavera 2006
    a cura di Davide Argnani e Raffaele Ferrario
    Sabato 28 gennaio 2006, ore 17
    “Tessere notizie notturne dalla civiltà d’occidente”
    con Narda Fattori, Maria Filippa Zaiti, Iacono Cesare Isidoro
    Sabato 18 Febbraio 2006, ore 17
    “Segni e confronti nel groviglio del canto”
    con Luciano Benini Sforza, Gianfranco Lauretano, Eugenio Vitali
    Sabato 25 Marzo 2006, ore 17
    “Poeti in romagnolo del Secondo ‘900” di Pietro Civitareale (Coedizione La Mandragora/L’Ortica)
    con Giuseppe Bellosi e i poeti Giorgio Balestra, Giancarlo Biondi, Gianni Fucci, Antonio Gasperini, G. Miro Gori, Leonardo Maltoni, Fabio Molari, Marino Monti, Giovanni Nadiani, Dauro Pazzini, Annalisa Teodorani
    Sabato 22 Aprile 2006, ore 17
    “accordi ed esordi al femminile”
    con Eleonora Baiardi, Sara Bazzocchi, Lucia Lombardi, Ambra Ricci, Elisabeth Turci

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 08:51

  44. Matteo, io mi fido, per la gran carità e comprendo il tuo punto di vista “esclusivo” (nel senso che nel linguaggio il compromesso della scrittura esclude “il poeta”). Solo che ho come l’impressione, la pura e semplice impressione, che i termini poeta e Poeta pesino troppo e questa sia la ragione dell’esclusione dell’identificazione a proprio carico. Per fare un esempio linguistico (un “gioco” linguistico, un po’ come la partita a scacchi di Wittgenstein), appena sopra leggo, dal basso Antonella Anedda [poetessa], Flavio Santi [poeta], Massimo Gezzi [poeta], ecc. E’ che allora il termine poeta si usa, ecco tutto, si usa quando serve per farsi capire. Per il resto, una volta capiti, allora siamo tutti potenziali fornai che vanno a donne di giorno 🙂 Questo per spiegare (ma non ho spiegato un fico, mi sa) la lontananza ieratica che ha questa parola, che poi contiene (la lontananza) tutta la difficoltà di trovarne il “ruolo”. Poi capisco che chi sa di poesia, la legge, la conosce, usi poco a sproposito “poeta” anche per la consapevolezza della fragilità del termine (penso all’enorme produzione di poesia, classificata come poesia e chi la scrive “poeta”).

    Massimo73

    10 gennaio 2006 at 09:10

  45. c’è una questione di “distacco” soprattutto, questo vale anche se ricevi dei complimenti. ecco devo dire che non mi dispiace chi accosta a determinate realtà la figura dell’asceta. ora potrà sembrare un’eresia ma più che altro una puttanata: ma devo dire che ho sempre creduto estremamente forte la necessità di non gozzovigliare di qualche effimera riuscita, e concentrarsi sul lavoro… vabbè mi ripeto…

    (e comunque non mi posso dire un luminare della cardiochirurgia, perchè al max. sono al primo-secondo anno di medicina, più o meno brillantemente non sta a me dirlo)

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 09:22

  46. (auguri a nicola vacca che ha aperto il proprio blog, già linkato a sn. e che parla molto positivamente nel suo ultimo intervento proprio di alda merini)

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 09:46

  47. Al #45: Sì, se siamo al primo anno di medicina non possiamo nemmeno dirci medici, non solo luminari. Concordo con questo parallelismo e concordo (appieno) sul non gozzovigliare su qualche effimera riuscita. La mia “trattazione” riguardava la sensazione che in troppi si stava rifiutando il termine “poeta” quasi per i guai che questo comporta.

    Massimo73

    10 gennaio 2006 at 10:17

  48. più che altro secondo me è consapevolezza di imperfezione 🙂

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 10:19

  49. Sulla questione poeta sì poeta no, anche a me verrebbe immediato pensare all’artigiano. Però l’artigiano sa quel che fa, sa quel che è.
    Allora forse è meglio apprendista?
    Ma anche l’apprendista artigiano dopo un po’ di apprendistato è disposto a riconoscersi artigiano.
    Massimo73 e Vocativo un po’ di ragione ce l’hanno, secondo me: bisognerebbe avere non solo consapevolezza in negativo. Che poi la consapevolezza di quel che si sa fare non possa essere facilmente tradotta nel termine “poeta”, è il problema del mito sfiorato nei primi commenti.

    V.

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 10:35

  50. io allora devo essere stò facendo apprendistato da apprendista: non solo non so cosa sia la poesia, ma nemmeno ho le nozioni per montare una mensola in bagno. Ho appena terminato, tra tasselli, trapano et ammenicoli ed il risultato è appena accettabile. Per fortuna la mensola esteticamente fa la sua porca figura e regge. Ecco, non vorrei che in poesia accada lo stesso: una poesia che faccia si una bella figura, ma appena regge….
    fabiano

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 11:10

  51. Concordo con Massimo e sono ugualmente d’accordo con quanto dice Vincenzo a proposito del termine “poeta” congiunto al problema dei miti. Io avevo scherzosamente parlato di “poeta in progress” in risposta a Matteo (più sopra) proprio per l’apprendistato di cui accennava vincenzo. Matteo è del ’79, ha scritto versi che gli sono parsi più o meno riusciti: è poeta dal momento che scrive versi; forse qualche imperfezione (dal suo punto di vista) non lo incoraggia a definirsi poeta in senso pieno, ma ha imboccato una strada, un percorso e con gli anni la definizione non dovrebbe creargli più repulsione. Perciò io continuerei a parlare di “in progress”, così prendiamo due piccioni con una fava 🙂

    gugl nel frattempo ha abilmente dribblato la domanda: sei un equilibrista (del linguaggio)? (ti va bene come definizione) 🙂

    e fortunatamente fabiano non mi ha preso a calci 🙂

    vocativo

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 11:10

  52. ops, non ha cancellato la parte iniziale del post precedente. Giusto per rimarcare il concetto di lavoro ben fatto…
    fabiano

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 11:11

  53. diciamo che non scrivi aria fritta, fabiano! ti va bene? 😉

    voc

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 11:12

  54. quando vinsi lo spallicci-giovani rimasi davvero colpito da alessandro parronchi oramai non solo non più 1 giovanotto, ma minato nel fisico. quando salì sul palco ci mise 1 eternità. poi iniziò a leggere e la voce era ferma, la poesia asciutta, esatta, colpiva, andava a punto. (gianfranco era presente vi potrà confermare) nessuno vedeva più la persona.

    ecco volevo dire, raccontare questo.

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 11:23

  55. questo perchè a mio parere la poesia dovrebbe essere totalmente oltre la presenza della persona. Certo, la personalità in qualche modo (se non del tutto) influenza lo scrivere, ma all’atto della poesia manifesta (in pubblico, in lettura solitaria) la presenza del poeta dovrebbe essere totalmente dimenticata. Resta la poesia, se è buona resta.
    fabiano

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 11:49

  56. minchia ragazzi, in questo post si comincia col criticare il mito legato al poeta e si finisce con mitizzare la figura stessa del poeta. perché si accetta di definire “musicista” un cattivo musicista e si hanno tutte queste remore solamente a parlare di “poeta”? forse servirebbe fare come Gesù, e rovesciare un po’ di banchi davanti al tempio. e poi cominciare a parlare di poesia, leggendola, commentandola, analizzandola. che senso ha stabilire chi possa definirsi poeta, chi sia fondamentale per il novecento e chi no, parlando solo di nomi e non citando neppure un verso?

    un poeta

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 13:27

  57. beh, sinceramente dei musicisti… (insomma percorrano le strade che preferiscono)

    ma guarda che alla fine io come sottolinea vincenzo giro sempre allo stesso concetto, cioè il mitizzare… poi io parlo per me, se tu ti consideri poeta a me sta benissimo (chiunque tu sia, io parlo per me, mica per il mondo intero), ribadisco odio la catechesi, ognuno è libero. nella mia personalissima classifica quello che sottolinei è ampiamente la migliore parte del Vangelo, quando il Cristo s’incazza, e non per niente non lo fa durante il percorso lungo il Golgota, o quando Giuda lo tradisce ecc. Il Cristo s’incazza coi mercanti del tempio.

    Ineccepibile.

    ps. citate pure, discutete con le fonti, non ho problemi, anzi aiuterebbe la discussione (ricordate sempre che qui c’è la volontà di parlare ai neofiti con una serie di questioni ulteriori che vanno considerate – senza farla lunga -)

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 13:49

  58. Caro poeta, la questione del perché si accetti di dire musicista anche un pessimo musicista, ma non analogamente per il poeta, è secondo me connaturato alla questione della “debolezza” della tecnica poetica, apparentemente alla portata di tutti. La ragion pratica è poi esemplificata, come dicevo stamattina, dalle migliaia di pubblicazioni che all’anno escono in versi e per diverse delle quali è davvero un po’ difficile talvolta parlare di poesia e di poeti. Quanto alla questione della frusta di cordicelle, penso di essere d’accordo, almeno per quanto riguarda la lettura, il commento e l’analisi della poesia.

    Massimo73

    10 gennaio 2006 at 13:56

  59. matteo, mi sembra che nel termine “poeta” inteso in questo senso sia già bella che racchiusa la catechesi che rifuggi. ricadiamo così nel logocentrismo della cultura occidentale che crea solamente gabbie, categorie, discrimini. finché connotiamo questa parola di tale sacralità non ci libereremo mai dal mito, e non riusciremo mai a sturare le nostre orecchie per ascoltare delle voci nuove.
    per quanto riguarda il diluvio di pubblicazioni aps (chi ha letto “Il pendolo” mi capisce), lasciamole perdere, tra 50 anni vedremo cosa sarà ricordato e cosa no. ma non lasciamo che ci impediscano di usare la parola “poeta” per quello che è: una parola.

    un poeta

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 14:13

  60. che ti vuoi chiedere, figlio caro? Goditi la kermesse come da un numerone speciale di Novella 2000. E finiscila – se avevi cominciato a farlo – a pensare che dalla poesia e dai poeti dipendano le sorti del mondo.
    Filippo Davoli

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 14:15

  61. Sì, ma se continuiamo con questi toni ruvidi penso che possiamo anche smettere

    vocativo

    10 gennaio 2006 at 14:24

  62. non voglio neanche sminuire in modo tutti (me in primis) ci si rientri nella categoria… solito discorso:
    fare una tracheotomia:

    a) incidere
    b) infilare cannuccia
    c) soffiare

    sembra facile. ma se non hai anni e anni di studi o il tracheotomizzato di muore di setticemia o dissanguato.

    il gruppo ’63 in tal senso docet

    filippo, chi è riuscito in un titolo più efficace che patrizia cavalli ?

    hai toccato un bel nervo voc. però dai finora siamo ancora al cortese (più o meno) speriamo di rimanerci, nel sottile confine…

    ps. vecchio vizio: qui per cortesia nomi e cognomi, non mi piacciono gli pseudonimi (voc. si sa, gradirei anche l’ospite # 56 e 59)

    matteofantuzzi

    10 gennaio 2006 at 14:34

  63. credo anch’io che si stia discutendo in maniera composta, però non vorrei che si inneschi una spirale di invettive gratuite…

    la mia iniziale domanda era diretta a persone specifiche, non chiedevo chi o cosa fosse il poeta e quale ruolo avesse nella società. Io chiedevo come l’uomo matteo fantuzzi, stefano guglielmin, gianfranco fabbri (perché questi erano i presenti al momento della domanda) sentivano sulla propria pella la parola “poeta”. Tutto qui. Che poi ci sia un alfiere dell’orfismo, o uno più attento al vissuto o che so io, per me non ci sono problemi, purché non si interpreti il tutto come paradigmi assoluti ed ineludibili.

    vocativo

    10 gennaio 2006 at 15:08

  64. rispondo a voc: quando sono con i parenti-serpenti, sentirmi dire poeta significa “quello che non sa fare niente con le mani e che inciampa nei battiscopa” (sacrosanta verità, ma parziale); quando sono con voi, la parola mi inorgoglisce: sento cioè che la mensola regge, che posso andare via e lei regge, vi-ci sorregge.

    gugl

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 15:33

  65. A volte capita che nel discorso (capita sempre quel circolo di persone in cui sono comprese anche alcune non conosciute) salti fuori che io scrivo(ad opera di qualche amico orgoglione). Occhi sgranati, domanda di rito: “cosa scrivi?”
    Accade l’imbarazzo del dire, dello spiegare. Non dico mai “sono un poeta”. Alla domanda cosa scrivi, rispondo sempre: “poesia”, resto sul vago (mi sento quasi colpevole di un misfatto oppure appartenente ad una razza strana, una qualcosa di palesemente fuori luogo)
    Molti controbattono con un serio “che coraggio, nel mondo che è, ci vuole coraggio”. E’ doppiamente disarmante…

    …perchè anche io, quando son qui, sento quanto sente Gugl. al post 64.
    E sono contento che si stia lavorando perchè la mensola regga.
    fabiano

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 16:17

  66. Quel che ha detto Stefano al n.64 è assolutamente condivisibile. Io, poi, mi ci trovo in pieno. Ma se, nel contesto dei parenti serpenti, si è un po’ come l’imbranato di turno, qui (dove l’accezione del termine è ben più vigorosa) occorre stare attenti al contrario: occorre cioè non pesarsi troppo: soprattutto non sarebbe consigliabile vivere con lo “stetoscopio sul talento” per avvertire, attimo dopo attimo, quanto si può essere poeti. Voglio dire: c’è la vita, fuori; abbandoniamoci a lei come qualsiasi altro essere umano, scordandoci di avere un qualche merito nel versificare. Abbandonarsi al flusso dell’esistenza, scordandoci del Tutto, non fa che bene alla riformulazione inconscia dei nostri numeri. E’ da lì, da quella condizione umana, che forse nasce la vera poesia.
    Gianfranco

    nestore22

    10 gennaio 2006 at 16:57

  67. Non ho problemi a dirmi poeta, non ne ho nemmeno a dire che sono il migliore, e di due-tre spanne, non solo della mia generazione ma del novecento e di quasi tutte le generazioni passate (per il futuro non so). Se non avessi questa convinzione, non reggerei la lettura dei vari Dante, Shakespeare, Cervantes, fino a Celan e Solzenicyn. Questo è il metro di paragone sul quale pesarsi; porto a prova del mio genio uno smilzo librino impubblicato e una interessante commediola mai rappresentata. Finché campo, potete star sicuri (ma lo sapete già) che questo sarà il mio convincimento, giacché qui sta la frontalità necessaria a prendere la penna in mano e dire, ci sia un lettore o no. —GiusCo—

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 17:38

  68. GENIALE, GIUSEPPE.
    UN ABBRACCIO DA GIANFRANCO

    nestore22

    10 gennaio 2006 at 18:59

  69. ha ragione gianfranco a dire che non dobbiamo, con chi sta fuori, essere ‘tutti presi nel nostro compito di poeti’, e anch’io, come fabiano, glisso volentieri sulla mia attività: sapere che faccio il fornaio, infatti, inquieta assai i mariti al lavoro:-).

    a parte gli scherzi, grazie amici per essere qui (grazie anche a GiuCo, ingegnerepoetapiùbravodelmondoabitato).

    gugl

    anonimo

    10 gennaio 2006 at 19:50

  70. Voi che sapete di poesia, a cosa si fa riferimento quando si parla dell’understatement prosastico della linea lombarda?
    (scusate per l’off-topic, potrebbe essere il tema di un prossimo post, ad esempio)(io veneta, no c’entra…)

    E buon 2006.

    molesini

    11 gennaio 2006 at 01:17

  71. anche io veneto dunque non capire niente di understatement. però tu e io vicini alla linea lombarda per confine geografico e allora basta che tu salti di là e leggi sereni o erba e capisci.

    ciao silvia

    gugl

    anonimo

    11 gennaio 2006 at 06:33

  72. state seguendo la lunga polemica sul blog di gian ruggero manzoni dopo i due interventi di nannipieri?

    no, dico, cosa succede?

    anonimo

    11 gennaio 2006 at 07:39

  73. sto seguendo. sinceramente non concordo con la tesi di nannipieri. se tutto tutto fosse un inciucio sinceramente non si spiegherebbero tante cose. io rimango dell’idea che se uno ha talento alla fine il talento viene premiato. senza volere fare nomi sento crescere la considerazione per autori che in questi anni sono cresciuti / stanno crescendo, e in maniera onesta.
    sarebbe una follia dire: per andare avanti bisogna ESCLUSIVAMENTE vendere parti del corpo (sono stato il più fine possibile) a tizio o caio. spero che molti esempi possano tranquillamente dimostrare il contrario con chiarezza. è una cosa italica quella di dire che l’uva è cattiva se non riusciamo a mangiarcela tutta e in fretta… non l’ho sentito dire solo a nannipieri. comunque va considerato anche un altro passaggio: caro autore o presunto tale, fai poesia per “istinto” o per “necessità di acclamazione” ? perchè allora se anche lavori alle pendici della sila in mezzo alle pecore e crepi con le poesie tue solo in qualche quadernetto ma le cose che hai scritto sono valse, allora scusa mi vuoi raccontare di essere un autore peggiore del più bieco presenzialista o sollazzatore del mondo della cultura ? ma dai…

    mi accodo ai commenti #64, 65, 66

    matteofantuzzi

    11 gennaio 2006 at 08:23

  74. silvia: “understatement prosastico” è la citazione dell’intro de Il cielo di marte di Andrea Temporelli ? credo indichi semplicemente come nella linea lombarda (in alcuni suoi autori) un verso che appunto di tanto in tanto predilige soluzioni prosastiche senza andare nella netta prosa poetica, soluzioni meno liriche ma che si avvicinano anche (nel caso di temporelli) al linguaggio parlato.

    matteofantuzzi

    11 gennaio 2006 at 08:31

  75. Posso rispondere anche io alla domanda di vocativo? Dubito che chi scrive possa avere contezza di essere o no un poeta.
    Io comunque vengo in visita qui perché, dalla prima volta che l’ho letto, ho pensato che matteo è un poeta. E che i poeti sono rarissimi.
    Simona Niccolai

    LaGiardiniera

    11 gennaio 2006 at 12:14

  76. mi saltano le vocali accentate, scusate: intendevo ovviamente dire matteo e’ un poeta.

    LaGiardiniera

    11 gennaio 2006 at 12:15

  77. detto due volte, vale il doppio. io mi accodo a questa tua affermazione.

    gugl

    anonimo

    11 gennaio 2006 at 14:19

  78. vedo che è ritornata un po’ la calma 🙂

    vocativo

    11 gennaio 2006 at 14:56

  79. ragazzi… basta parlare del padrone di casa. voc, ma hai visto cosa hai combinato con 1 semplice domanda ? 😉
    parliamo di cose serie, simona ti ho letto in ateliet 40 complimenti. di atelier 40 si parlerà, sarà l’argomento, del prossimo post. e anche: hai 1 altro blog quindi ? io il tuo lo avevo cancellato perchè era scomparso… pardon.
    poi vorrei fare anche gli auguri di un blog con visitatori sereni ed educati a un’altra persona che se cito già so viene fuori un ’48 (compreso tentato omicidio di togliatti e bartali vincitore al tour de france con distacco assurdo).

    matteofantuzzi

    11 gennaio 2006 at 15:07

  80. (ateliet sta per atelier, sono sempre più rincoglionito)

    matteofantuzzi

    11 gennaio 2006 at 15:08

  81. scusa matteo. taccio per sempre 😉

    vocativo

    11 gennaio 2006 at 19:17

  82. ma dai, voc… 😉

    matteofantuzzi

    12 gennaio 2006 at 08:32

  83. Bene, quindi Erba-Sereni ed ho la linea lombarda. Con la sua predilizione per le soluzioni prosastiche senza arrivare alla netta prosa poetica.
    Grazie Gugl e Matteo, tutto fa. Ma forse la vera domanda, quella sotto, era: a quale dominio appartiene questa categoria descrittiva? Quello antologico-storico? Quello critico-scolastico? Quello editorial-commerciale? O è solo perchè si sta in lombardia e la rima è(era) passata di moda?

    Vedo che però che di critica state parlando eccome altrove per cui certamente troverò lì la risposta due.
    Strabacci.

    molesini

    14 gennaio 2006 at 00:10

  84. andate sul blogi di gian ruggero manzoni
    nannipieri attacca

    anonimo

    14 gennaio 2006 at 11:48

  85. curioso lo abbia fatto da un blog.
    curiosi anche questi strilloni, già letti altrove tipo atelier… (sempre blog)

    matteofantuzzi

    15 gennaio 2006 at 15:18

  86. Io aggiungo: curioso che le “risposte” vengano date (non parlo delle mie domanduncole) in un luogo dove non è possibile dibattito. O G.R.M. apre alla qualunque o incoraggia il pensiero quasi unico; blogghisticamente parlando: basta rinviare a luoghi dove non è possibile commentare, sono sterili.

    molesini

    15 gennaio 2006 at 18:21

  87. Poeta forse si potrebbe definire chi si riconosce (nella lettura) dopo pochi versi…Quando ascolti due note di B.B King sai chi è, in questo sta la sua grandezza e come lui pochi altri…Marco Saya

    anonimo

    16 gennaio 2006 at 09:52

  88. ti ricordo però silvia che GRM si vide quasi costretto dato i cretinotti che giravano nei commenti del suo blog. concordo marco. (così christian è contento, anzi, sottoscrivo)

    😉

    ps. per questa battuta v. absolutepoetry il post su sannelli

    matteofantuzzi

    16 gennaio 2006 at 19:55


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