UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Pasolini dopo Pasolini: gioventù incivile di Davide Nota

Le fondamenta culturali, politiche ed estetiche che hanno accompagnato e giustificato l’ultimo ventennio di storia e letteratura nazionali sono cadute, spazzate via dalla violenza storica globale e dall’urgenza di ristabilire quanto prima un contatto reale e diretto con il mondo. Del miracolo promesso, non solo italiano, di una way of life all’insegna di uno spensierato qualunquismo etnocentrico restano brandelli e polveri sotto le macerie di Ground Zero, Madrid, Londra. La condizione psicologica ed esistenziale, soprattutto per quanto riguarda la nuova gioventù, cui appartengo, non è meno devastata e catastrofica della situazione economica reale, divergente non poco dalle sue rappresentazioni mediatiche o virtuali, parte dell’irreale spensieratezza casalinga cui siamo costretti. Il quieto vivere degli ultimi venti, venticinque anni (il cosiddetto ritorno al privato, o meglio: la stagnazione nel privato) è stato chiaramente accompagnato dalla sua rappresentazione estetico-letteraria: il quieto scrivere, da La parola innamorata del 1978 alle ultime antologie 2004/2005: Manacorda, Piccini, Cortellessa. Un sistematico smantellamento critico-accademico, di esperienze di pensiero e proposta sperimentali, di contaminazione tra poesia e realtà, quali quelle de Il politecnico, Officina, Lengua. O di vere e proprie negazioni di cittadinanza nella polis della letteratura ufficiale nei confronti di autori aperti alla contaminazione linguistica ed ideologica, allo sguardo relativo antropologico, al dialogo continuo con la vita reale, e non chiusi come li si vorrebbe: Roberto Roversi, Cesare Viviani, Gianni D’Elia, Giancarlo Sissa, tra i vivi. Pier Paolo Pasolini, umiliato e offeso anche da vivo, continuamente, dalla nostra bassa critica, e poesia, nazionali. Ho già parlato dei tabù, a livello di poetica stretta, imposti dalla critica nazionali soprattutto alle nuove voci, sotto forma di ricatti editoriali, che anch’io tra i tanti ho subito e che a maggior ragione denuncio pubblicamente. Ripeto, perchè è importante capire il meccanismo delle pregiudiziali accademiche, per poterle d’ora in poi combatterle assieme, perchè questo trentennale pasoliniano non sia vano: tabù estetici, nell’immaginario, nella restaurata separazione dei concetti di poetico e di impoetico, cioè di letteratura e realtà. Tabù linguistici, costruiti attorno a una lingua media, scritta, letteraria, irrispettosa di ogni sperimentalismo plurilinguistico o per lo meno volgare basso, parlato. E tabù contenutistici, i peggiori, poichè senza giustificazioni minime o scusanti critiche che dir si voglia: puri e semplici divieti arbitrari di trattare materiali storici, filosofici o politici. E il paradosso è che questa critica universitaria-accademica che si vuole quasi per autodefinizione formalista, cioè interessata alla semplice riuscita del verso, è in realtà mossa, nel suo giudizio, quasi esclusivamente dai contenuti e dalle tematiche del testo: altro che forma! Da dove nascono questi tabù? Inizialmente da scelte personali, rispettabili ed anche interessanti, quali quelle del bravo Milo De Angelis, che poi la critica e l’accademia hanno trasformato in luoghi comuni estetici, cioè in poetiche dominanti, intolleranti e quindi intollerabili. Da un’autoreclusione nel privato e nel casalingo interessante in quanto rappresentazione di una patologia storica (e non penso solo a De Angelis, ma anche e soprattutto a Dario Bellezza, vero maestro della tragedia domestica, o anche al D’Elia di Segreta) si è passati alla poetica privatista, epurando la poesia da ogni contraddizione esistenziale e storica: ed ecco l’estetica della nostra seconda repubblica, tra individualismo provinciale e qualunquismo. Il 2001 è stato l’anno del tragico risveglio. La storia e la politica hanno invaso violentemente le trincee casalinghe e i bunker domestici. Prima con la morte in diretta del ragazzo Carlo Giuliani, pochi mesi dopo con lo sterminio a reti unificate di Ground Zero. Ora con i bollettini di guerra quotidiani. Nonostante le menzogne di Stato è chiaro (percepibile e percepito dall’inconscio collettivo) il dramma storico, epocale, globale, cui assistiamo, direbbe amaramente Pasolini: per privilegio d’anagrafe. Ed altrettanto chiaro è come il quieto vivere e il quieto scrivere (la poesia scolastica del disimpegno) appartengano già ad un passato fallimentare, pur nella loro arroganza e superbia. Nonostante, ripeto, le menzogne di Stato dei politici e dei critici letterari, la realtà politica e la necessità poetica sono ben diverse da quelle prospettate nel ventennio massmediale 1980-2000. Ha scritto Roberto Roversi, in un ricordo appunto dedicato a Pier Paolo Pasolini ("Pasolini nella memoria"), di fronte all’inizio della seconda guerra mondiale: "eravamo, in quel momento della nostra giovinezza, fuori dal mondo". Non c’era più tempo da perdere dietro disquisizioni accademiche. Ecco, neanche ora c’è più tempo da perdere dietro la critica nazionale. La nuova generazione poetica italiana, cui appartengo, lo sa bene, ed è la prima, paradossalmente, ad accorgersi dell’importanza di un autore come Pasolini e di una linea come quella che da Il politecnico di Vittorini, passando per l’Officina bolognese arriva a Lengua, di D’Elia, alla Bassa stagione, o all’ultimo bellissimo libro di Sissa, Manuale d’insonnia, fino al poco più che trentenne Flavio Santi, con i suoi Aset e Il ragazzo X. Lo sa bene perchè è la prima, l’unica, ad avere vissuto integralmente il vuoto civile, ad avere convissuto sin dalla prima infanzia con l’atroce niente di tutti i giorni. Ad essersi identificata, a livello di immaginario pop, con il suicida Kurt Cobain, anti-icona da non sottovalutare assolutamente a livello antropologico. Ad avere vissuto sulla propria pelle inerme, adolescente, il peso della storia nostra ultima, la sua cordiale invisibile violenza. La disperazione desolata delle periferie della provincia italiana è anch’essa l’altra faccia della medaglia che si vuole nascondere, occultare, come ogni errore collaterale di qualche strategia machiavellica. La gru è una rivista, o meglio, un foglio autoprodotto fondato da me, Daniele De Angelis (che è un bravo giovane poeta di Ascoli Piceno), Riccardo Fabiani e Gianluca Pulsoni, tutti nati nei primi anni ’80: foglio quadrimestrale di poesia e realtà. Siamo partiti proprio dall’esigenza frustrata di comunicare e rappresentare questa nostra realtà e verità. Abbiamo sollevato diverse questioni, a partire dalla necessità di un ritorno alla poesia del vero esistenziale e storico, al superamento delle poetiche privatiste e del frammento confessionale, abbiamo avanzato alcuni dubbi linguistici, criticato apertamente la comunicazione e prospettato nel poema neo-volgare o gergale un orizzonte estetico e un’adeguata forma di resistenza poetica all’invasione del pensiero massmediale. Sebbene partiti dal nulla, con pochissimi fondi, dalla provincia sudmarchigiana, siamo riusciti a coagulare attorno alla rivista gli interessi e le sensibilità di un folto gruppo di poeti, tra i venti e i trent’anni, da tutt’Italia. Cosa vuol dire tutto questo? Che le cose non stanno cambiando. Che le cose sono già cambiate. Al di là delle menzogne critiche e delle rappresentazioni antologiche ufficiali, un movimento vivo, periferico, una non ufficiale giovane linea incivile esiste e si muove, in Italia, e credo sia questa promessa un bel modo per ricordare e ringraziare Pier Paolo Pasolini a trent’anni dal suo omicidio di Stato.

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Written by matteofantuzzi

4 dicembre 2005 a 16:25

Pubblicato su Uncategorized

32 Risposte

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  1. una notizia importante: maurizio cucchi abbandona il progetto opera prima lietocolle il quale però continuerà.

    matteofantuzzi

    4 dicembre 2005 at 16:40

  2. mi fa piacer che esista un gruppo militante come la Gru; il fatto è che, la controcultura è un dato stabile nel nostro paese, anziché la novità epocale come la disegna Nota (ma già citando Roversi dimostra di saperlo).
    Più problematico è sapere il rapporto che corre tra poesia e storia (vedi quanto ne dice fortini in una intervista che ora trovate in questo sito: http://www.emsf.rai.it)

    gugl

    anonimo

    5 dicembre 2005 at 06:58

  3. Avete testi recenti che rappresentino voi stessi in questo fine 2005? Potete inviarceli, saremo felici di pubblicare in bacheca i nuovi poeti del terzo millennio.
    Redazione di Graphic

    splonder

    5 dicembre 2005 at 12:10

  4. splonder si dà da fare 🙂

    stefano, l’intervista a fortini, di cui parli, più ancora che sottolineare il rapporto poesia-storia, mi sembra delinei quello poesia-mondo. E non mi pare che quest’ultimo la veda di buon occhio :0

    vocativo

    5 dicembre 2005 at 17:27

  5. mastteo, non sai quanto ti invidio il piecoro! Ma credo si tratti di un tuo plagio ai miei danni! 😉

    vocativo

    5 dicembre 2005 at 17:28

  6. l’8 alla fiera dell’editoria a roma ci sarà un intervento sulla poesia civile dopo Pasolini e tra i tanti ci sarà acnhe D’Elia con buona pace di tutti 🙂

    vocativo

    5 dicembre 2005 at 17:28

  7. fortini: “Adorno prendeva come esempio una breve poesia di un autore romantico tedesco, Moerike, che era una descrizione di un crepuscolo in una cittadina tedesca primaverile, quindi qualcosa che apparentemente non aveva nessuncontenuto eversivo, ne’ rivoluzionario. Ebbene – diceva Adorno – e’ proprio quella immagine che noi potremmo chiamare pascoliana per intenderci, che e’un suggerimento di speranza di felicita’ che puo’ avere nell’animo di chi ne partecipa un valore dirompente; e’ una promessa di felicita’ che tende a fare avvertire la insopportabilita’ del mondo schiavistico e volgare nelquale noi viviamo.”

    gugl

    anonimo

    5 dicembre 2005 at 19:36

  8. grazie gugl! stai dicendo che moerike faceva poesia civile? 🙂

    però, sai, sono proprio d’accordo con Fortini!

    sti cazzi! 😉

    vocativo

    5 dicembre 2005 at 23:49

  9. hai visto, voc, ti ho rimesso in gioco anche pascoli. comunque, a parte gli scherzi, vorrei fare una domanda a Nota: come concili il contenuto eversivo delle tue poesie con la forma classica che hai scelto. In altre parole: se la forma è significante, scegliendo il verso chiuso e morigerato, questi non attutisce la forza dirompente dei significati?

    gugl

    anonimo

    6 dicembre 2005 at 06:50

  10. bisognerebbe chiederlo proprio a fortini che ha fatto eversione in mezzo ai contestatori più omolagati che c’erano nel secolo scorso 😉

    splonder però ha gusto voc, lauretano adesso da lui proposto è a mio modestissimo parere un ottimo autore, e il migliore di quelli che mandano avanti certi (difficili) discorsi e certe tematiche

    *

    come già da orgiazzi scritto segnalo anche io che sul sito di parola plurale sono disponibili (a gratis) i testi e le parti critiche in .pdf di tutti gli autori: e questo fa vincere loro il premio simpatia e il premio chapeau. signori, questa è volontà di dialogo. così si fa. bravi, bravissimi. spero altri compiano lo stesso percorso, magari per quanto riguarda antologie non più acquistabili, andate esaurite, non ristampate ecc.

    usiamo decentemente la rete, non per fare le parrucchiere.

    matteofantuzzi

    6 dicembre 2005 at 09:30

  11. segnalo anche: due articoli di lello voce su absolute poetry, il 1o su PPP e N.A. , il 2o è una serie di recensioni apparse sull’unità. a quest’ultimo risponde gemma gaetani sul suo blog facendo una cosa che non si fa quasi mai: spiega la genesi del libro, e questa è la parte interessante (sul resto non mi ci metto)

    su N.A. 32 in ‘sti giorni appare davvero molto, segno che PPP è una ferita apertissima e grondante, genna su carmilla solo per dire l’ultimo, ma così diversi che lì sono presenti… molto su nazione indiana, oltre a Gian Ruggero Manzoni e Filippo Davoli (in dialogo con Davide Nota) sulla serata di Macerata.

    matteofantuzzi

    6 dicembre 2005 at 10:49

  12. perdomani, matteo, vorrei precisare che io non spiego la genesi del mio libro (cosa che tra l’altro molti autori FANNO e non ci vedo niente di strano, anzi). io spiego i nuclei tematici del mio libro a qualcuno che voleva farlo passare per ciò che OGGETTIVAMENTE non è. poi spiego la genesi di ciò che certe volte è la critica letteraria, cioè mistificazione.

    gemmagaetani

    6 dicembre 2005 at 11:15

  13. lo posto anche di là:

    oddio, forse ho usato il termine “genesi” in maniera un tantino naif (ma non credo), ma guarda che non è così frequente la modalità che tu hai utilizzato di svelare quella sorta di “pubblico-privato” che sta dietro alla personale scrittura. insomma ribadisco al di là delle questioni personali su cui stra-ribadisco non mi ci metto ho trovato il post parecchio interessante.

    ps. comunque sulla critica letteraria fai bene a non fare di tutta l’erba un fascio, al di là del caso specifico.

    matteofantuzzi

    6 dicembre 2005 at 11:47

  14. a gemma gaetani (che non conosco): Se posso dire quello che capita a me, nel rapporto tra scrittura ed esperienza: se ho tante cose da dire e tutte importanti, se mi è capitato -come a te- un sacco di cose forti in poco tempo, ecco, in quel caso, difficilmente la poesia avrà la forza necessaria a tenerle insieme. Per scrivere qualcosa che mi soddisfi io infatti devo essere vuoto (senza rabbia, senza angoscia). Probabilmente tu sei riuscita a tenerle insieme: spero di poter leggere il tuo libro. Tutto il resto (pugni chiusi, invettive eccetera) lo trovo inessenziale nel tuo commento.
    scusa la sincerità.

    gugl

    anonimo

    6 dicembre 2005 at 13:47

  15. MATTEO – Scusa, che cos’è N.A.? E dov’è che ci siamo io e Davidino in dialogo su Macerata?

    DAVIDE – Ribadisco, come già fatto a Macerata, che la storia è già cambiata dagli anni ’80, quando – sia pure in un isolamento scoraggiante – diversi oggi quarantenni abbiamo tenuto duro aprendo la strada alla vostra a noi amatissima inciviltà. Come non associarmi dunque a quanto scrivi? Però non dimenticarci, o il grande cambiamento finirà sotto la consueta bandierina della generazione: simile, nonostante tutto, all’omologazione dei capelloni di cui Pier Paolo diceva… (quanto meno quella sarà la fine, voglio dire). Un abbraccio.

    FilippoDavoli

    7 dicembre 2005 at 01:02

  16. SU FORTINI – Adorabile poeta. Io almeno lo adoro. Però, quanto a eversione, caro Matteo, vorrei tu non dimenticassi che – a differenza di Pasolini – quando è stato il momento di salire a bordo non si è fatto pregare. “Facile dire sempre no”, ribadiva Manzoni su Pasolini; ma aggiungerei “più facile dire no facendo sì”, riferendomi all’amato Fortini.

    FilippoDavoli

    7 dicembre 2005 at 01:07

  17. sì giusto filippo, è gian ruggero che ha pubblicato il pezzo di davide, perdona il lapsus. fortini secondo me è comunque un esempio da portare perchè mentre molti rincoglionivano qualche decennio fa usando (per giunta) l’arma politica per garantirsi la sopravvivenza mi sembra che lui a bordo o meno abbia sempre fatto con coscienza il proprio lavoro. e questo a me pare tanto. ma mi pare tanto anche oggi. al di là (qui mi riferisco a stefano) anche dei discorsi politici: è sbagliatissimo secondo me unire politica e poesia (anche se il trend è sempre positivo), le mie idee politiche credo di non averle mai nascoste, ma non ho mai nascosto anche che nemmeno lontanamente a volte mi riconosco nelle idee di qualcuno che magari nel silenzio dell’urna mette la crocetta laddove anche io l’ho posta, o che sostiene lo stesso candidato premier, o che è mosso dagli stessi ideali. insomma io tutta ‘sta univocità tra pensiero poetico e pensiero politico non solo non la vedo, ma reputo non debba esistere. perchè anche oggi alcune idee che io credo debolissime hanno necessità di sostegno politico, di amministrazioni ecc. per sopravvivere, meglio, per galleggiare ma questo non deve essere un problema. ognuno faccia il suo lavoro e lo faccia al massimo, e quello verrà valutato (secondo me) al di là delle miserie e delle nobiltà, dei carri e dei carretti. secondo me la grande eversione di fortini è di avere mandato avanti i propri discorsi e il proprio modo sbattendosene di quanto stava accadendo attorno a lui, in effetti non è che sia stato mai amatissimo da un certo entourage, io non c’ero ma così mi pare intendere dai discorsi che sento.

    matteofantuzzi

    7 dicembre 2005 at 07:13

  18. detto questo (ci pensavo ora in autobus) e andando anche sui discorsi su pasolini la scomodità è sempre 1 altra cosa. quando una persona è scomoda alla mafia prima la fanno credere pazza, e poi la fanno fuori. e non è solo un discorso mafioso, concordo con chi dice che se uno sta sulla 1a pagina di un quotidiano nazionale (ma vale anche per il manifesto, libero, l’unità, avvenire…) tanto tanto scomodo non è. soprattutto in italia. può parlare di temi caldi, tuttalpiù. e con l’aria che tira già questa sembra cosa eccezionale.

    matteofantuzzi

    7 dicembre 2005 at 08:49

  19. Matteo, perdonami la marketta (2), nacci ha postato una mia raccolta su absolute, quindi vi invito a pugilare. Pasolini: ha scritto cose veramente grandi, ma anche tante cose “normali”. Su absolute, a parte le provocazioni, ho detto delle cose (http://lellovoce.altervista.org/article.php3?id_article=170) ed anche la Passannanti, e Gambula.
    Ciao! Christian

    anonimo

    7 dicembre 2005 at 12:07

  20. Roma, giovedì 8 dicembre ore 18,00

    Sala Petrarca – Palazzo dei Congressi – EUR, Fiera Più libri più liberi

    Il segreto delle fragole – Lietocolle

    Ospiti relatori: Aldo Forbice e Dante Maffia

    *

    Bologna, giovedì 8 dicembre ore 21.00

    CIRCOLO ARCI FONTANA,
    via Fornasina 3 (Zona Bolognina)

    per la rassegna: I POETI SI RACCONTANO a cura di Marco Ribani
    incontro con Stefano Massari

    anonimo

    8 dicembre 2005 at 08:22

  21. due cose personali: la prima è che sul blog di massimo orgiazzi stanno ragionando attorno a goriça / nova goriça apparso oramai un poco di tempo fa su atelier.

    la 2a è che domenica 11.12 dal tardo pomeriggio a sera la premiata ditta matteo fantuzzi & matteo zattoni saremo a vignola in prov. di modena per un incontro-lettura-laboratorio. associazione lavabo dalle ore 18.

    eseguiamo anche lavori di autospurgo, tinteggiatura, ripariamo ombrelli e signore “funzioniamo anche da arrotino” (nel caso servisse). siete tutti invitati.

    matteofantuzzi

    9 dicembre 2005 at 08:44

  22. hai dimenticato le fughe di gas, matteo!

    voc

    anonimo

    9 dicembre 2005 at 14:15

  23. …scusate o scusa se arrivo in ritardo…ho letto la vostra discussione sull’impegno civile…di cui il primo pasolini soprattutto è stato un grande artefice…
    come interpreti/tate questa sua frase da “picasso” 8 ) inclusa nelle ceneri di gramsci…

    una società designata a perdersi è fatale che si perda,una persona mai…

    sembra in deciso contrasto con l’impegno civile che uno dovrebbe mettere nei suoi testi…come a dare maggior spessore al singolo individuo …come se in fondo poi, la nostra individualità, (che non va perduta)…potesse fare e fa molto per la società…
    ma di sicuro non potrà mai cambiarla.

    è in questo quadro deve comunque esprimersi il nostro impegno civile?
    essere cosapevoli in partenza di questa secolare scontata sconfitta…?

    vaan60

    10 dicembre 2005 at 14:16

  24. guarda (il tuo nome ? almeno il nome di battesimo se per qualche motivo hai piacere di mantenere l’anonimato, qua siamo abituati così). normalmente è vero. in realtà c’è qualche gesto, spesso semplicissimo che vale più di molto altro. esempio ? ti ricordi lo studente di piazza tien an men con i sacchetti della spesa in mano che non faceva passare il carro armato ? ti rendi conto della forza civile incredibile di quelle immagini (non a caso sono immagini, l’impatto delle immagini è immediato, non edulcorato o diluito) ?

    però il ruolo civile è quello di un continuo mordere il calcagno, e quanto più il calcagno grosso tanto più le persone devono morderlo e farlo in tanti e da parecchie posizioni per “fare almeno un poco male”.
    poi se anche in partenza è una sconfitta, non provarci è una sconfitta ben peggiore. resistere. resistere. resistere.

    (scusate, m’è partito l’infervoro)

    matteofantuzzi

    11 dicembre 2005 at 09:13

  25. sul mordere continuamente il calcagno mi trovi perfettamente d’accordo…ma la nostra umanità fatalmente andrà a perdersi…per cui se qualche volta si sconfina nel privato credo che la cosa cambi poco…ma bada … non mi ergo a paladino e difensore della poesia meno impegnata, però penso che anche testi più soffici, che per meglio dire rispecchiano situazioni e dinamiche individuali, hanno una loro ragione di esistere…
    quello che prioritariamente conta è l’impegno civile in assoluto…al di là del fatto che uno scriva o legga poesia civile …
    mi spiego …uno che si occupa di volontariato e si trova a lavorare quotidianamente con clochard ed alcoolisti…se pure scrive poesie che parlano d’amore, me ne frego…
    la poesia civile in questo senso deve fare la sua parte…come la devono fare letteratura, cinema, scuola…etc.
    devono essere di stimolo per un giusto e doveroso impegno civile…però è lecito che debbano fare anche altro…
    e che ci sia poca poesia” civile” in italia? mi resta difficile crederlo…
    infatti come tu dici qualcosa si smuove…se mai …c’è una pseudocultura mass mediatica dilagante…su questo non ci piove…
    e il problema rimane esclusivamente questo…chi percepisce il dramma storico attuale…? ancora in pochi credo…la gioventù in generale converge nel mediatico…come se il mediatico fosse lo specchio della loro realtà…dilagano i reality show…soprattutto nei discorsi degli adolescenti…questo è penoso…

    come rendere fruibile ed attuale la cultura ai giovani?
    penso che la poesia civile possa passare per una rivista…ma non deve arenarsi ad essa…conosciamo il tarlo mediatico…è tempo di combatterlo con gli stessi mezzi…

    scusa se non mi sono firmato prima…proprio non ci ho pensato…
    mi chiamo … vasselli antonio…detto vaan… dalle prime due lettere delle mie iniziali…niente di surreale quindi …ops.

    vaan60

    11 dicembre 2005 at 12:44

  26. …e mi sembra chiaro, che il mio intervento non considera inutile e negativo il vostro operato prezioso…

    …considera il mio dire uno scavarsi dentro reciproco…forse più mio che altro…

    ciao tonino

    vaan60

    12 dicembre 2005 at 08:42

  27. Vaan: io non leggerei quella frase in contrasto con l’impegno civile.
    Semplicemente il destino del singolo non è necessariamente quello della società. Quando la società inizia a precipitare, difficile frenarla, mentre, in un certo senso, il singolo ha minore inerzia ed è “recuperabile”.
    Riguardo la necessità dello scrivere civile, rileggi il commento #7 di gugl. C’è anche chi pensa che il puro scrivere poesia sia civile, in questo momento, per il semplice fatto che è un atto gratuito in un’epoca in cui tutto è finalizzato alla contabilità.
    V.

    anonimo

    12 dicembre 2005 at 11:03

  28. infatti dicevo sembra in contrasto…
    …una rivalutazione dell’individualità
    nella frase di pasolini, che il commento 7 poi di gugl credo centri in pieno…

    è qui…sull’incisività o meno di uno scrivere individualisto nell’ ambito di un impegno civile che è estremamente difficile tracciare un confine…
    ma in linea di massima penso non sia importante farlo …ognuno faccia le sue scelte e segua la sua strada…

    va ricercato invece uno sforzo comune che consapevolmente dia risalto alla poesia “civile”… trovando urgenti sbocchi mediatici…oltre a linee diverse di fruibilità per il pubblico…
    …questo credo sia il salto di qualità più difficile ma urgente da fare …

    grazie v. …vocativo credo
    ciao tonino

    vaan60

    12 dicembre 2005 at 15:03

  29. v. sta per vincenzo.
    credo che ognuno debba mandare avanti la poesia che sente esigenza di fare. in questo ti do ragione, anche perchè poi sarebbe inevitabile che qualcuno possa usare la poesia civile pro domo sua e questo è quanto secondo me è più da evitare. e così l’esposizione mediatica non mi trova molto concorde perchè andrebbe a cozzarsi col qualunquismo, tipo bruno vespa che parla di stragi mentre cucina le tagliatelle allo zafferano alla prova del cuoco…
    preferisco l’idea di una poesia che eroda, quasi latente, ma necessaria altrettanto. e così la poesia civile. che oggi “c’è” perchè ce n’è esigenza, semplicemente.

    matteofantuzzi

    14 dicembre 2005 at 10:28

  30. con comodo matteo…ti vedo molto impegnato nell’altro post…

    certo non una cosa alla bruno vespa per carita non intendevo questo…ma qualcosa di spessore e qualità diversa…
    vedo forte ed innovativo il connubio poesia – musica ; poesia – fotografia ;
    non penso sia un’eresia quello che vado dicendo, nemmeno una cosa impossibile da praticare.
    ogni volta che entro in un locale (leggi pure birreria) ci sono sempre i video che la fanno da padroni sullo schermo…ecco qualcosa di mediatico anche in questo senso…poesie di autori forti, magari filtrate da musica…proprio come in un video musicale…certo il tutto forse dovrebbe partire dalle case editrici…che magari hanno più fondi dei poveri autori squattrinati…penso sia comunque un buon investimento …
    ho letto ultimamente un autore che più volte avete menzionato…flavio santi e il suo “ragazzo x” …c’è una poesia che parla dei mondiali di calcio e di quello che nello stesso periodo accade in argentina…violenze fucilazioni…etc…
    per dire…un video con questi presupposti avrebbe senz’altro un forte impatto…
    in sostanza un modo diverso di rendere la poesia a chi di poesia non ne vuole sentire parlare…
    anche così si interpreta un impegno civile al passo dei tempi …
    ciao vaan

    vaan60

    14 dicembre 2005 at 18:58

  31. però ricorda sempre che una poesia se è valida da sola basta.
    poi ti consiglio un lavoro mooolto ben fatto sulla poesia, che è secolozero di stefano massari, che forse avrai già visto, ma insisto: è necessaria la poesia, il testo, la ciccia. tutto il resto è noia, e furbetteria.

    la gente non vuole sentire parlare di poesia stupidotta, narcisistica ed egocentrica. ti assicuro che il bisogno che la gente ha della vera poesia è tanto, il più è riuscire a dargliene.

    matteofantuzzi

    15 dicembre 2005 at 15:05

  32. secolozero…ci faccio un salto…
    e grazie per la riflessione
    ciao tonino

    vaan60

    15 dicembre 2005 at 20:22


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