UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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UN FRAMMENTO SU LETTERATURA ED "ECOCENTRISMO" di Wu Ming 1

Tra i "letterati" è poco in voga la comunità. Al contrario, è parecchio in voga il clan, la cricca, il cenacolino, il conciliabolo, l’unione temporanea tra narcisisti che si dicono a vicenda quanto sono bravi e incompresi, nel lasso di tempo che precede il loro scazzarsi e mandarsi a cagare. E’ molto in voga l’autonarrazione consolatoria ("Io sono un grande, ma non mi capiscono", "la cultura è morta, per questo non trovo spazi"), narrazione che diventa ineluttabilmente *circle jerk* (cioè il farsi reciproche seghe disposti in circolo) e questa inefficacissima terapia di gruppo viene addirittura spacciata per "resistenza", le si attribuisce addirittura un qualche valore "politico".
In questo tipo di comportamenti si sente sì, il "gelido gravame" del mito dell’autore (mito romantico, decadentista, "maledettista", ombelicale, in ogni caso tremendamente egocentrato e "antropocentrico" nell’accezione più negativa possibile). Pesa diverse tonnellate e curva le spalle proprio di chi si crede erede di una tradizione di schiena diritte, l’Autore in atteggiamento di sfida titanica, gambe larghe e pugni sui fianchi, sul promontorio dei secoli.
Sarebbe ora che i miei colleghi si "sgravassero" le spalle dal fardello di un’idea di autore che è in realtà recentissima, e riscoprisse (in questo anche e soprattutto la rete può aiutare) la dimensione *ecocentrica* dello scrittore. "Eco" viene da "oikein", abitare: lo "scrittore residente" di cui parla Peter Bichsel, il poeta/narratore come membro di una comunità, anzi, di tante comunità a cerchi concentrici, erede di figure che esistono dall’alba dei tempi, dall’aedo al griot, dal bardo al trovatore, dal cantastorie al puparo etc. La scrittura, la poesia, la narrazione come *doni alla comunità* e come mestiere di vivere con gli altri.
[La poesia che torna "ad alta voce" è un altro dei segnali di una presa di coscienza in questo senso. Peccato che alcuni autori "razzolino bene e predichino male", nel senso che sono in grado di fare serate belle e di nuovo *ecocentriche*, eppure teorizzano il peggior *antropocentrismo* artistico e *umbilicocentrismo* autoriale.]
Per una piena riscoperta dell’ecocentrismo in letteratura, occorre scollarci dalle ossa i muscoli infiammati e rattrappiti. Serve un massaggio energico. La rete ci costringe a fare i conti con una dimensione di "apertura" e ci sfida a confrontarci con nuove possibilità, col costante rischio di "sbracare". Ci obbliga a cercare un equilibrio. Ci costringe a mettere in discussione l’ego, a relativizzare la figura dell’Autore. Per questo, nonostante tutto, la amo come la pupilla dei miei occhi, come la pupilla degli occhi di tutti.

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Written by matteofantuzzi

5 novembre 2005 a 07:50

Pubblicato su Uncategorized

54 Risposte

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  1. da giap #3. ringrazio roberto aka wu ming 1 della squisita cortesia.

    matteofantuzzi

    5 novembre 2005 at 07:51

  2. Molto interessante questo pezzo. Devo rifletterci un po’…

    julysan

    5 novembre 2005 at 08:06

  3. perfettamente d’accordo. anche perché è proprio il rapporto poesia-“comunità qualunque” (nell’accezioen di agamben) ad essere la novità epocale della poesia moderna.

    gugl

    anonimo

    5 novembre 2005 at 10:27

  4. D’accordissimo con Wu Ming
    E.

    anonimo

    5 novembre 2005 at 10:38

  5. Beh, mi cogliete un po’ impreparato, ma se posso dire, vi narrerò in un solo attimo cosa succede nel circolo dei musicisti: innanzi tutto questi artisti sono, nell’ordine: 1- egocentrici // 2- Assolutamente non “ecocentrici” // 3- In compenso, molto “culocentrici”, nel senso che potete immaginare.
    Qui, in poesia, come va?
    Mi sa che qualche culocentrico si possa scovare. In altri blog-siti ne ho sentite delle simpatiche.
    Certo è vero il fatto che si dovrebbero creare più polis, ed aggregarle, anche, in una sorta di confederazione. Il mutuo soccorso dovrebbe essere l’unica moneta battente di questa nuova, democratica repubblica.
    Troppe cazzate? Perdono lo chiedo subito, Graphic

    splonder

    5 novembre 2005 at 12:27

  6. Non sono d’accordo con Wu Ming 1. Il genio esiste, è quello che produce lo scarto assoluto rispetto all’atteso, nel pieno possesso delle abilità tecniche. Guardate il video della coppia Celentano-Benigni che intona “siamo la coppia più bella del mondo”, http://www.capital.it/capital/default.jsp?idCategory=3140&idContent=1295094 . Il genio di Benigni si manifesta appena dopo il primo ritornello, quando sorprendendo Celentano (guardate la faccia di Celentano, lì c’è l’effetto che produce la genialità sugli uomini) inizia a ballare da vera finta-vamp, e come balla!!, una parodia nella parodia, specie all’inizio con i due-tre sculettamenti e la primissima “braccia al cielo”. Un altro genio è Giannelli, il vignettista del Corriere della Sera, pirotecnico e sempre azzeccatissimo commentatore dei fatti politico-sociali del nostro paese.

    Si potrebbe continuare con altri nomi (delle scienze, dello sport, delle arti ecc.), per la maggior parte eccellenti interpreti e straordinari esecutori del proprio rispettivo mestiere, con in più il turbo dello spiazzamento-turbamento-avanzamento nei confronti dell’uditorio, quando funzionano e sintetizzano al meglio il loro dono. E’ comunitario, sì, ma c’è sempre *uno* che si fa portavoce per altri, non si è *tutti* sul palco. Tutti si gode dello spettacolo dell’uno, accomunandosi in quanto uomini, questo è il senso del genio. A suo modo, questo pezzo di Wu Ming 1 è geniale ma al contrario, in quanto palesemente falso rispetto agli *esempi* che la vita ogni giorno ci pone davanti. —GiusCo—

    anonimo

    5 novembre 2005 at 16:23

  7. Sulla pagina on line del giornale l’Unità uno speciale curato da Beatrice Montini e Pasquale Colizzi su Pier Paolo Pasolini con immagini, documenti e ricordi.

    anonimo

    5 novembre 2005 at 18:17

  8. Certo, relativizziamo, non possiamo proprio esimercene,per questo, nonostante tutto, la amo come la pupilla dei miei occhi, come la pupilla degli occhi di tutti.

    molesini

    6 novembre 2005 at 04:34

  9. cattiveria: io mi ricordo un gruppo ecocentrico, mi pare fossero cinque o sei, che facevano delle burle, degli scherzi, inventavano rapimenti di giovani inglesi, scrivevano come tutti, in cerchio, e al centro del loro cerchio c’era umberto eco, che lì fece diventare luther blisset. Ecco, ecocentrici: avere un Eco al centro del proprio gruppo onanistico permette che il proprio onanismo diventi letteratura, magari. Rigorosamente senza apostrofo, che altrimenti l’eco riecheggia solo all’interno dell’ombelico.

    A

    anonimo

    6 novembre 2005 at 06:54

  10. spiego meglio la mia posizione. quando parlo di poesia-comunità, non intendo che il poeta scompare, bensì che si fa relazione, luogo del senso condiviso, qui e ora. il suo genio perde l’aureola del sublime romantico, per farsi gene, tratto capace di orientare il corpo-comunità al modo della non-violenza (e dunque, in senso anti-totalitario) e senza misticismi.
    di conseguenza, se ho un appunto da fare a wu ming 1 è proprio sul tono aggressivo del testo qui presentato, tono che rischia di metterne in questione il contenuto ‘comunitario’.

    gugl

    anonimo

    6 novembre 2005 at 07:13

  11. io invece vorrei precisare che apprezzo molto il lavoro del colletivo wu ming ma ritengo che queste pippe sull’autoreferenzialità, l’ecocentrismo, l’antropocentrismo siano materiale buono solo per la chiacchiera.

    A

    anonimo

    6 novembre 2005 at 07:50

  12. genio ? aggressivo ? e perchè mai ? a me pare che il jerking e tutto il resto siano una bella e serena fotografia di qualcosa che tutti conosciamo e contro la quale bene o male lottiamo (ora non sembri questa una chiamata alle armi, ma certo è la quotidiana presa di coscienza): non s’è sempre detto che bisogna abbattere gli steccati ? wu ming 1 ci ricorda cosa sta dentro agli steccati… e il passaggio dell’incompreso eh eh eh: quello è geniale.

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 08:37

  13. comunicazione: è appea uscito il numero 39 della rivista atelier che segna l’inizio come già preannunciato della mia collaborazione in essa: in questo numero recensisco “biometrie” di italo testa, uscito per la casa editrice piero manni.

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 08:41

  14. e sempre dalla sfera atelier segnalo:

    INCONTRO CON DURS GRÜNBEIN

    PROGRAMMA

    Novara – venerdì 2 dicembre
    Ore 9.30-12.30: Auditorium della Banca Popolare di Novara – via Negroni, 12
    Durs Grünbein incontra gli studenti
    Presentazione di Roberto Galaverni – moderatore: Federico Italiano

    Ore 17.30-19.00: Aula Magna del Liceo Scientifco Antonelli – via Toscana, 20
    Durs Grünbein incontra la cultura novarese
    Presentazione di Roberto Galaverni – moderatore: Federico Italiano

    Orta S.Giulio- sabato 3 dicembre
    Ore 10.00: Visita guidata all’isola di Orta S.Giulio

    Ore 16.30-18.30: Comune di Orta S.Giulio
    Durs Grünbein incontra il mondo imprenditoriale

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 08:42

  15. caro matteo, ma vuoi dirmi che il registro usato da wu è conciliante: quando si mette sotto alcool l’intera accademia, spesso ci finisce in mezzo anche il nostro dito.

    su atelier: questo numero è davvero bello. probabilmente il migliore che ho letto; merito tuo?

    gugl

    anonimo

    6 novembre 2005 at 08:54

  16. Concordo con gugl sul tono un po’ da diktat dell’intervento (devo dire che concordo spesso con quanto scrive gugl, anche se spesso non mi esprimo).
    Oltretutto a me piace molto ciò che fa Wu Ming, eppure lo percepisco (sottolineo il singolare) come “un” autore. Volendo, anche un autore dalla personalità ben caratterizzata, grazie anche alle azioni eclatanti che porta avanti; non distante dalla tradizione romantica. Poi dona alla comunità, e tanto, ma io non distinguo i doni alla comunità in base alla posizione filosofica di partenza: un bel dono è un bel dono anche se arriva da un umbilicocentrico.
    Vincenzo

    anonimo

    6 novembre 2005 at 08:59

  17. io vedo ironia sinceramente mista a posizioni certo nette (sarà questa una mia deviazione…). comunque conciliante no, ma è necessario ? 😉
    vincenzo se prendiamo “l’opera” hai ragione, ma non si è sempre detto che uno dei gravi problemi della diffusione anche di grandi opere di poesia era che a volte si aveva a che fare con delle prime donne che a wanda osiris facevano 1 baffo ? e sempre una questione di su cosa punti la tua valutazione, credo.

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 09:22

  18. (atelier, no… non credo proprio di avere meriti). anzi.

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 09:24

  19. grazie vincenzo per la stima. non ci siamo parlati, l’altro giorno, da matteo, ma ci simo intesi con lo sguardo…
    ciao.

    gugl

    anonimo

    6 novembre 2005 at 10:32

  20. concordo sul post 10 espresso da Gugl.
    In effetti, rileggendo l’intervento di WuMing1, il tono che traspare (e nemmeno troppo velatamente ) è quello dell’ IO INVECE NO, ( o noi no, se trattasi del collettivo WuMing) ed è una presa di posizione leggermente antropocentrica, se vogliamo: un giudizio simile andrebbe espresso da un “superpartes” non dal diretto interessato…
    Già l’affermazione-intervento, in se, contiene una smentita o almeno un paradosso.

    fabiano

    anonimo

    6 novembre 2005 at 10:52

  21. Pur condividendo la teoria “ecocentrica” di Wu Ming che anch’io trovo innovativa, (mi) pongo alcune domande nella speranza di evitare un rimedio che sia peggiore del male e di non cadere dalla padella del Disincanto alla brace di un eventuale Mito del mito: 1) Dov’è, oggi, la comunità (quella stupendamente descritta da Platone nello Ione, per esempio), disposta a lasciarsi attirare, possedere dal poeta come da un magnete? 2) Più semplicemente: dov’è la comunità? 3) Il pubblico della rete è comunità? 4) È sufficiente mettere in discussione l’ego perché vi sia comunità, o è forse necessario un “ingrediente”, un elemento di fondo che continua a sfuggirci in modo tragico, inesorabile?
    In altre parole, va benissimo dire “dateci un popolo”, come fa Cortellessa: il problema è capire a quale interlocutore ci stiamo rivolgendo.

    Giampiero Marano

    anonimo

    6 novembre 2005 at 11:56

  22. a giampiero: io credo che comunità sia ciò che resta (in senso hoelderliniano) da edificare, dopo la morte dell’Uno. ciò che resta, tolta ogni altra determinazione. e’ il fondo ,appunto, del molteplice brusio che ha bisogno della parola (anche di quella dei poeti, ma non solo) per diventare democrazia (ossia senso di appartenenza alla specie dei mortali).

    un caro saluto.
    gugl

    anonimo

    6 novembre 2005 at 13:26

  23. giampiero dice una cosa molto logica: qua più volte ci si è chiesto non tanto di che cosa si stesse parlando, ma a chi e con chi fosse l’interloquire: parliamo agli ipotetici lettori di poesia ? parliamo ai neofiti ? ci parliamo addosso ? le categorie sono linee che non si intersecano mai ?

    la cosa più strana è quando qualcuno posta dicendo: scusate, non scrivo poesie… perchè per parlare bisogna essere “laureati” poeticamente ? ma stiamo scherzando ? la domanda me la ri-pongo: “a chi stiamo parlando” (?)

    e ne approfitto per farvi una domanda, chiedervi una mano: sabato mattina prossima a imola incontrerò (una per volta) due classi di liceo chiamato da una professoressa che vuole fare capire a ‘sti ragazzi che:
    1) la poesia non si ferma a dante
    2) i poeti non sono tutti morti !!! (…magnifico…)

    insomma io a ‘sti ragazzi cosa dico ? perchè parliamoci chiaro: potrei essere colpevole di fare abbandonare a 40 persone la possibilità in futuro di leggere una sola poesia. cioè il danno non lo farei all’editoria… ma a loro. e alla poesia.

    chiedo a tutti lumi.

    matteofantuzzi

    6 novembre 2005 at 17:57

  24. parlare a ben due classi di liceo…
    a me è’ capitato di essere stato invitato ad una tavola rotonda. Gli studenti di ben 3 classi si erano preparati su testi di 3 autori,: me, Neri e la Crema.
    Gli studenti, ovviamente furono focalizzati su Neri in quanto Big per porre domande che denotassero un interesse (che figura si fa altrimenti con un Big…come disse la prof). Poi ci furono tonnellate di domande alla Crema (Stefania). Lei aveva posto in forma di poesia quella serie di domande che gli studenti a quell’età si pongono. E l’avevano recepita.
    Parlavano lo stesso linguaggio.
    Mi diceva un mio ex direttore (d’albergo) dove ero assunto: “se quello a cui parli non ti capisce, non è colpa sua. E’ tua, di te che stai parlando. Perchè il linguaggio che usi è troppo complesso perchè lui lo possa comprendere. Parla la sua lingua e vedrai che ti capirà, anche se esporrai qualcosa di complesso”.
    Uno studente di liceo, non sa delle cricche, dei problemi d’editoria, dei poeti. E’ tabula rasa, al massimo ha sentito parlare di Montale – come poeta moderno – perchè il Corriere ne ha venduto 1 milione di copie…
    Alla parola poesia associano Leopardi e gli viene la pelle d’oca. Associano il Foscolo e sono immediati i segni di sonnolenza, gli occhi levati al cielo con un “nooo…ti prego nooo….”.
    Agli studenti leggi piuttosto dei brani della GENTI, della GAETANI, digli del RAGAZZO X, roba pop (a cui purtroppo sono abituati perchè per essere preso in consdierazione il Grande Tutto deve essere pop o cool o fiiiiko) e vedi come saranno sollecitati: digli che ci sono poesia di sesso, di impegno sociale. Digli che ci sono poeti che si sono scrollati di dosso Leopardi e Montale.
    Inizia dalla loro lingua e vedrai DA SOLI, scopriranno il percorso a ritroso della poesia…
    Questo è ciò che farei io: cercherei di parlare nella loro lingua.
    fabiano

    anonimo

    6 novembre 2005 at 20:42

  25. concordo con alborghetti, tranne che su una cosa: i tagazzi amano montale e leopardi. le domande sul sesso se le gestiscono da soli; è sul senso che invece chiedono risposte (al poeta, al prete, al prof, alla puttana…).
    caro matteo, in poche parole: leggi bei testi (non troppo lunghi), non fare troppa teoria, e tieni presente che la curva d’attenzione si assesta sul 25 minuti (dopo i quali, devi trovare un breve diversivo, che li rilassi: per esempio una battuta spiritosa, due chicchiere frivole eccetera; poi torni serio, e riparti).
    Рin quel momento, ̬ quello il pubblico della poesia, quello ̬ il mondo intero.

    ciao.

    gugl

    anonimo

    7 novembre 2005 at 06:44

  26. ecco appunto io non vorrei dovere leggere la genti per “ammiccare”, preferirei l’ottieri poeta ad esempio e parlare con molta sincerità, questo sì. come preferirei parlare di paolo conte o di de andrè se dovessi parlare di musica, piuttosto che di pupo o sandy marton…

    matteofantuzzi

    7 novembre 2005 at 09:29

  27. leggi anche qualcosa di tuo. entra direttamente al cuore.

    gugl

    anonimo

    7 novembre 2005 at 09:30

  28. …che non significa che la (povera) genti sia sandy marton, le due parti della frase sono staccate.

    matteofantuzzi

    7 novembre 2005 at 09:34

  29. ci provo, stefano (a entrare, dico)

    matteofantuzzi

    7 novembre 2005 at 09:35

  30. Completamente d’accordo con Wu Ming, anche se fa il punto d’una situazione arcinota. Serve il recupero (e, meglio, la ricostruzione) d’un orizzonte polemico-operativo condiviso. Dobbiamo imparare a prescindere dall’ortodossia (e dagli schematismi estetici e ideologici che implica), dal “circolino” (ovvero l’endemico provincialismo da cui è affetta la nostra letteratura) e dalle ridicolaggini dell’ego (purtroppo anche il poeta più infimo crede d’essere Montale). Dobbiamo lavorare umilmente nel Mondo e per il Mondo: viverlo, elaborarlo, acuirlo in tutte le sua accezioni. Se la poesia (e la critica, cui spetta il ruolo di formulare ipotesi di lavoro a PARTIRE dall’attraversamento testuale) rifiutano questo compito, eludendo referenti ed interlocutori, si trasformano, con tutte le (penose) conseguenze, in quell’esercizio onanistico-castrante di cui parla Wu Ming.
    VALERIO BERARDI (perpetual@supereva.it)

    anonimo

    7 novembre 2005 at 09:45

  31. Su http://www.nabanassar.com/dichsannelli.pdf la “dichiarazione di poetica” di Massimo Sannelli che, come suo solito, va al vero fondo di questo tipo di impostazione comunitaria, fortemente idealistica. Un auspicio, più che altro, giacché un certo tasso di radicalità è ineludibile e ineliminabile, è lì che sta la forma propria, fosse anche non voluta o involontaria. Schiacciarla, porta a dura reazione. —GiusCo—

    anonimo

    7 novembre 2005 at 14:57

  32. Credo che il mare della vita bagni le cose di ogni giorno,nella sua calda e irta schiena mostra tutti i promontori d’immenso che ne svelano,un mondo che non conosciamo.Insomma:una reificazione
    maieutizzante.

    Anche la condensa sul frigo è un pianto,
    piangono le cose sugli affitti da pagare
    e le donne si disfanno dell’ombretto sulla
    palpebra,si riduce a contrasto anche
    la via più breve e dal cielo si denuncia
    una pezza trapezoidale a forma
    d’ideale che di strazio invernale
    a fuggito il suo manto: è una
    chiave che ne suggella sul
    petto la forma,come la gomma
    che sul cuore si fonde e di serratura
    ne trasforma il suo occhio, che
    non la smette di guardare.

    Siamo e partecipiano al gioco delle cose-che poi è il nostro-ma non deriviamo da loro siamo figli di Dio,
    e ha lui che si chiede sostegno-non al genio- e aiuto nella via più “lunga”,solo lui
    dalle cose crea l’uomo.

    Marcello

    anonimo

    7 novembre 2005 at 18:56

  33. pardon,per l”h” di troppo.

    anonimo

    7 novembre 2005 at 18:58

  34. A – men.

    hh

    anonimo

    7 novembre 2005 at 20:36

  35. only e-man

    anonimo

    7 novembre 2005 at 23:10

  36. Una “reificazione maieutizzante”, Marcello?
    O non si tratta, piuttosto, di una “maieutica reificata”?

    hh

    anonimo

    7 novembre 2005 at 23:51

  37. (ragazzacci…)

    matteofantuzzi

    8 novembre 2005 at 06:46

  38. michele obit ha vinto con “mardeisargassi” edito da mobydick il premio elena violani landi. la premiazione il 21 novembre a bologna.

    matteofantuzzi

    8 novembre 2005 at 06:54

  39. complimenti a Obit per due cose allora:
    il premio, che serve per quello che serve ma fa bene ogni tanto all’umore…
    Ed anche per l’organizzazione della Stazione di Topolò che permette ai poeti di visitare-vivere-lavorare in un posto splendido col nome di una fiaba…
    fabiano

    anonimo

    8 novembre 2005 at 08:34

  40. Rettifico (ci ho passato un’intera nottata, insonne): meglio il participio presente, in questi casi: quindi: “maieutica reificante” (l’atto puro non ammette cedimenti nel suo eterno/immanente divenire e manifestarsi
    in forma di elettrodomestico).
    Pace e bene.

    hh

    anonimo

    8 novembre 2005 at 10:15

  41. Sono convinto che Wu ming abbia ragione. Però il problema in essere è da prendere alla lontana: il novecento ha posto le avanguardie (e i suoi apparati) come metodo di potere, di forte riconoscimento, a livello nazionale (pensiamo alle nostre avanguardie e alle riviste, in generale pensiamo alle riviste, strumento di potere per pochi alla fine cmq). Il gruppo 93, nato nel ’89, che si sarebbe potuto configurare come un’avanguardia, alla fine ha scelto l’anno 93 come l’anno della propria “morte”. Ovverol’esperienza d’avanguardia doveva essere svolta all’interno di una cornice, anche temporale, per poter svolgere una funzione. Conclusa questa esperienza, interessante, dal punto di vista sociologico, passiamo alla situazione attuale: praticamente i gruppi sul territorio non si conoscono, o si conoscono ma hanno paura alle volte l’uno dell’altro (hanno differenti modi di vedere, e tendenzialmente non sono aperti) e il più delle volte non lavorano sul territorio, ma solo tra addetti ai lavori, in pratica optando per la via elitaria (che è più semplice del riportare la poesia alla gente). Ma questo è un modello oramai codificato, i suoi bordi sono conosciuti, e quindi non provoca quello stupore del genio (o anche del piccolo, piccolissimo, genio). Nell’apertura al territorio di appartenenza, e nella forte discussione tra le esperienze degli altri, questo è il fulcro: innanzitutto ricostruire i rapporti sul terittorio, in modo tale che le persone possano discutere/APPREZZARE anch’esse la poesia, e vi assicuro che dopo dieci anni di lavoro a Trieste, questo spirito si fa sentire; dall’altra parte l’apertura all’altro, al fatto che sì partiamo dalla nostra scrittura, ma i segnali del cielo sono molteplici, esiste la molteplicità da percorrere come bordo della propria esperienza artistica ( e umana).
    Christian

    anonimo

    8 novembre 2005 at 11:29

  42. anonimo

    8 novembre 2005 at 16:52

  43. Ebbene sì, caro Wuminguno: oggi se non ti crei una parrocchietta dalla quale pontificare, un piccolo scranno intorno al quale accorrono plaudenti i fedeli, non sei nessuno: è la visibilità a tutti i costi l’anima della letteratura del nuovo millennio! Guarda che bello!: avete sostituito la critica “alta”, “paludata” delle riviste e della grande editoria (tutta quella melma fascista legata mani/piedi/lingua/culo al potere), con una “fettina” di potere/sapienza da dispensare ai neofiti e agli adepti: amici che recensiscono amici, blog che ammiccano ad altri blog, scuole di pensiero “alternativo” (a chi?), librini pubblicati a suon di migliaia di euro, ristampe anastatiche dei capolavori prodotti “quando l’industria culturale ci voltava le spalle”: tutti pronti per il gran salto nell’editoria che conta (e che regala prebende): tutti pronti, al prossimo giro, a un bel pellegrinaggio al santuario della mortadella.
    Auguri.

    hh

    anonimo

    8 novembre 2005 at 20:54

  44. caro hh, nella speranza come tutti che non ti nasconderai ancora dietro a uno pseudonimo, non posso non ricordare che qui s’è sempre detto che il blog non regala capacità che non si abbiano di natura. e chi crede di potere diventare un grande letterato divenendo una blog-star si sbaglia di grosso anche se pubblica qualcosa per prestigiose case editrici…
    allo stesso modo sostengo la necessità delle riviste. e non c’è sempre dietro motivazione extra-poetica perdonami nel sostegno agli autori. ne conosco diversi né ricchi, né corrotti, né poeticamente subappaltati… quindi un poco di speranza in questo bell’ambientino c’è ancora. 😉
    tanto il discorso è sempre quello: il tempo è galantuomo, e setaccia meglio di 1 vibrovaglio.

    matteofantuzzi

    9 novembre 2005 at 06:41

  45. c’è un passaggio christian molto interessante nel tuo commento tra esperienza personale ed esperienza del gruppo che rende una certa giustizia al singolo inserito dentro un contesto. ecco potere rendere visibili le singole identità può essere una chiave importante, anche nella diffusione della poesia. la poesia di tutti, intendo.

    matteofantuzzi

    9 novembre 2005 at 06:43

  46. A Matteo: non ho né un blog né una pagina web, quindi potrei firmarmi con qualunque nome che potrebbe benissimo non essere il mio: non è meglio hh?
    Comunque, se vuoi sapere chi sono, non ho difficoltà a mandarti una e-mail.
    Il riferimento polemico non era certamente nei tuoi confronti.
    Saluti.
    h2

    anonimo

    9 novembre 2005 at 07:40

  47. tu la mail mandamela che ho piacere. a me basta sapere che dietro hh ci sta “piero” o “marisa” e così tutti gli altri frequentatori di ‘sto posto, ribadisco a me basta il nome pubblicamente. poi non ho preferenze. qui tutti siete uguali nella mia considerazione e benaccetti.

    che significa che se un “titolato” dice una stronzata, ha detto una stronzata, non perchè laureato ha qualche immunità…

    matteofantuzzi

    9 novembre 2005 at 08:38

  48. Un poeta ha pubblicato un suo libro (o almeno ha tentato) con la prefazione di Luciano Anceschi. I familiari dell’anziano studioso (che era già deceduto) attraverso una perizia calligrafica hanno sgamato il misfatto. Chi è questo “poeta”?

    anonimo

    9 novembre 2005 at 14:02

  49. So che Matteo è ospitale, quindi vado con la notizia di un incontro:
    Martedì 15 novembre 2005 ore 18 alla libreria Feltrinelli di Corso Buenos Aires 33, Milano, Maurizio Cucchi e Mario Santagostini presentano GUERRA di Franco Buffoni, ed. Mondadori.

    V.

    anonimo

    9 novembre 2005 at 18:37

  50. 17 novembre 2005
    Presentazione del libro di poesie:

    OCCORREVA CHE NASCESSI
    di Gianfranco Lauretano

    Letture e interventi di:

    Pietro Federico
    Stefano Massari
    Silvia Avallone
    Roberta Bertozzi
    Tiziano Mariani
    Francesca Serragnoli

    Ore 18.00 presso Librincontro, via San vitale 4 Bologna

    anonimo

    10 novembre 2005 at 14:06

  51. un peccato non riuscire ad esserci a Bo

    anonimo

    10 novembre 2005 at 14:46

  52. Concordo pienamente con Wu Ming 1, e anche per il tono con cui è stato scritto il pezzo: assolutamente ironico ed esortante. Sono parole che sento profondamente mie e che altrove ho sempre cercato di spiegare…
    Grazie Matteo per l’ospitalità!

    RitaM

    11 novembre 2005 at 10:05

  53. Scopro solo ora che Matteo ha ripreso questo frammento (pubblicato su Giap n. 3, VIIa serie, 2 novembre 2005). Interessante discussione.
    Riguardo alla trita e ritrita “teoria del complotto” su noi ed Eco, col quale non abbiamo mai avuto rapporti nemmeno per corrispondenza, rimando a questa nota. 🙂 WM1

    anonimo

    20 novembre 2006 at 10:48

  54. O meglio: scopro solo ora l’interessante discussione, che a suo tempo m’era sfuggita. Ci rimuginerò sopra. WM1

    anonimo

    20 novembre 2006 at 10:53


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