UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Otium et negotium di Christian Sinicco

Che sia rischioso distribuire compiti sociali alla poesia, e sviluppare programmi in tal senso, è un dato emerso dalla Neoavanguardia; essa nutriva una prospettiva ideologica e un apparato dove il confronto e la discussione la facevano da padrone; fortunatamente non sacrificò l’autonomia dei suoi componenti, promuovendo così la differenziazione delle analisi e dell’espressività all’interno di un orizzonte culturale comune – aspetto che oggi viene sottovalutato, invece di essere meditato. Oggi il rincorrersi di analisi fritte e rifritte su altre analisi, spesso e volentieri sulle relazioni che intercorrono tra poesia e società, per non parlare dell’elenco, direi telefonico, dei poeti in lizza che si contendono la canonizzazione e dei ricami che alcuni addetti tessono come scelte (quasi si trattasse dell’estrazione del pelo dalla pelliccia), appaiono il modus operandi di molti gruppi su riviste, siti.
Internet ha indubbiamente provocato una fuoriuscita della poesia (blog, riviste telematiche) non inferiore a ciò che accadde in passato negli anni ’70, ad esempio, con la proliferazione di riviste cartacee legate al contesto politico.
Momenti come premi, o gruppi che mimetizzano le caratteristiche dell’avanguardia a livello di apparato, appaiono superati dalla facilità con cui si conoscono gli autori, più che mai interdipendenti e pronti a collaborare su fronti diversi.
Fino a due anni fa, la fruizione del web da parte dei poeti era ancora vista con sospetto; oggi pare uno strumento indispensabile per conoscersi, discutere e misurarsi. Automaticamente chi non si muove all’interno di questo sistema viene escluso, non riesce a farsi conoscere: l’informazione galleggia su internet.
Tuttavia il web non è stato capito nella sua interezza, ed è necessario un approfondimento sul concetto di multimedialità, nell’accezione di integrazione dei mezzi, poiché esso risponde a quelle esigenze indispensabili di fruibilità di un contenuto pubblicato in rete. Non solo: il ragionamento sulla multimedialità, lungi dal rappresentare un programma, può fertilizzare con le sue implicazioni il contesto sociale che origina sulla poesia e la sua comunicazione, indicando un modello poliedrico di funzioni grazie alle quali rifondare l’ambiente letterario, e in particolare ciò che definisco cornice, ovvero tutti i luoghi e i momenti che muovono l’ambiente della poesia e che nella dialettica con la società spostano i propri confini, modificano la propria forma. Una cornice adeguata è simile ad un circuito con il potere di autoregolarsi, una caldaia capace di riscaldarsi con nuovi materiali, accordandosi alle trasformazioni e alle invenzioni ed è per questo che le relazioni tra l’area della poesia e la società – ed in questo caso ciò che accade nella sua comunicazione – non possono essere sottovalutate: ci informano sulle scelte da compiere.
Ora, per capire la multimedialità, e il suo snodo di realtà, pensiamo per un attimo alla scrittura e alla tecnologia che corre in internet, pensiamola come un veicolo (o mezzo) trasparente del quotidiano; lo scenario che si delinea mostra "come la e le tecnologie della trasparenza operino nel nostro quotidiano, e non vi abbiano finito di lavorare ed evolversi, nella loro contradditoria esperienza del conservare e dissipare."
Queste parole, appartenenti a Federico Ziberna e pubblicate sul numero 00 di Fucine Mute Webmagazine, risalgono al 1999 e sembrano cotte a puntino per farci assaporare l’esperienza di internet, ma pure rimandano alla nostra vita; occorre riportare altri brani dello stesso articolo al fine di capire il discorso sulla trasparenza e sul come le implicazioni della tecnologia possano modificare la nostra interpretazione e, di conseguenza, i significati che attribuiamo ai fatti e le nostre azioni: "Guardiamo ad Internet non solo perché essa è stata indicata nel passato come l’autostrada informatica (e come tale luogo di attraversamento e consumo) quanto perché essa è un’ovvia evoluzione della vetrina. In internet noi vediamo cosa possa diventare un documento, un’informazione, quando deve sottostare alla legge dell’esposizione, della passerella (ecco alla ribalta – fra l’altro – un altro termine economico del dispendio e della disponibilità/disposizionalità delle merci: farle camminare attorno ad un pubblico fermo) e della vetrina. Proviamo a pensare come organizzare una vetrina per un testo. A mettere dei testi in vetrina. […] Internet è una sequenza di vetrine (naturalmente se osserviamo il fenomeno web). Collegate da cunicoli. Ciò che passa spesso inosservato è però che il fattore economico (dell’economia dell’informazione) la attraversa senza fermarvisi. Alla vetrina non corrisponde un negozio, un luogo del patteggiamento.
L’otium viene ripagato abbondantemente dalla rete e dalla sua struttura: chi credeva di lavorarvi nell’ottica e attraverso l’ottica del bibliotecario, ha sbancato e fallito amaramente. Internet è cinematografica, sequenza in movimento di vetrine: veicolo economico che prospera nella dialettica complessa del mantenere e dissipare: la trama, in Internet, è tutto o quasi. Il web, il ragno, va da molto tempo al cinema e sa molto del concetto di trasparenza.
Per il web, la trasparenza unita alla resistenza, la capacità di non essere opaco ed oscuro eppure di fermare, di bloccare, è vita. La metafora della navigazione è poi quella che fa capo alla rotta. La rupta è infatti l’interruzione e il piccolo cabotaggio, la fermata rapida per le piccole necessità e rifornimento, la tappa che il navigante fa sui siti. Il navigante – credo – passeggia attraverso un film, successione di fotogrammatiche presenze e assenze. La tappa (etimologicamente il deposito) è – attraverso una finzione – il tappo, il luogo di chiusura e avvio, la cerniera, lo svincolo, il bar. A questo aspetto legato all’otium, alla raccolta ed accesso all’informazione, a luogo della preparazione alla decisione, allo s/vago (al vagare senza meta ma in vista e funzione economica della creazione di una meta), all’inter/vallum, non fa seguito il negotium, la negazione e sorpassamento della prima fase, dell’otium. Dietro la vetrina, non c’è quasi mai negozio, stentiamo ancora a vederlo. Non siamo abituati alla trasparenza e alle sue forme. […] Facciamo un esempio: la vetrina è anche vitro. Esame microscopico, estensione dell’occhio al microcosmo, al virus, alla trasparenza e resistenza che l’invisibile – paradossalmente – oppone alla ricerca. E vetrino, esposizione e mercificazione, studio, pianificazione e progettazione dell’esistenza futura: conservazione della specie e sua mutazione. Sono tutte tecnologie del vetro, della trasparenza e del vaso. Pensiamo infine all’architettura: tecnologia del vaso che ci accoglie e ci dissipa. Abbiamo visto palazzi con vetri trasparenti, uffici della visibilità, e palazzi con vetri a specchio, uffici dell’invisibilità. La trasparenza, nella sua valenza cinematografica, come sequenza economica della vetrina che proietta la vita espostavi, è infine ed innanzitutto, non dimentichiamolo, non a caso.¹"
Il problema è il negotium, che internet ottimizza grazie alla multimedialità, al fatto che in qualche modo bisogna far toccare con mano il costato, fermare il navigatore. L’aver focalizzato il web in questa maniera permette di osservare, con occhio critico, le molte vetrine che si occupano di poesia: pochissime possiedono le qualità necessarie al fine del negotium più ampio possibile. I fatti indicano come interessi ancora l’adesione di un numero cospicuo di addetti ai lavori, e quindi la riproposizione all’infinito degli apparati e, nel migliore dei casi, quelli adottati dalla Neoavanguardia – solo in un contesto di frammentazione in gruppi maggiore che in passato e, purtroppo, in presenza di prospettive limitate al lavoro nei veicoli promozionali utilizzati, siano essi siti, blog, lettere circolari, riviste.
Riducendo l’ideologia all’osso, è ancora preferibile il pugno chiuso contro il capitalismo della Neoavanguardia – almeno all’epoca v’era una mission di gruppo-; oggi v’è la confusione per chi si avvicina alla poesia, e non solo quella che corre in rete, per il dispiegamento di gruppi intenzionati a detenere un centro senza un orizzonte, a focalizzare l’attenzione su apparati che hanno nel proprio cromosoma una tara già codificata. Il non testare le proprie attività, aprendole alla comunicazione, genera questo eterno ritorno del patetico e il web, poiché vi si può costruire in tutta libertà, sottolinea gli abiti della poesia.
La multimedialità, marginale rispetto a ciò che accade nella cornice dell’ambiente della poesia e che riguarda internet, dovrebbe essere l’aspetto da ricercare maggiormente; ma marginali appaiono anche, nella prassi della quasi totalità delle manifestazioni che riguardano la poesia, gli intrecci con altri mezzi artistici, altri linguaggi. Il fare complessivo degli attori in gioco è un ripiegamento sulla scrittura, un cane che si mangia la coda, tranne qualche timido approccio di dibattito. La cornice dell’ambiente letterario necessita sforzi affinché la comunicazione possa entrare a pieno titolo nel fare, e nell’impegno, degli stessi poeti.
Qualcuno obietterà che occorrono delle risorse economiche per configurare un sito dal punto di vista della sua multimedialità e maggiore personale per amministrarlo, contribuire alla sua crescita; come può obiettare di non avere i soldi per organizzare una manifestazione che si occupi di poesia a raggiera, o dimostrare il poco interesse nei confronti dell’oralità, della performance, della video-poesia, del teatro a partire dalla poesia, del cinema che esprime poesia o di quella canzone d’autore che è poesia, o del ragionamento sulla realtà tout court.
Tuttavia esistono magazine atti ad ospitare contributi audio e video di reading, slam, performance, videopoesie, lo stesso dibattito culturale, e quant’altro faccia negotium, come esistono già addetti che si occupano di far confluire le varie ricerche sulla poesia grazie a contenitori di eventi che mimetizzano questo fare.
Il problema, questa volta, ricade sull’artista, e sulla considerazione che esso nutre nei confronti della comunicazione e delle prospettive che essa apre, delle funzionalità che sottende, ma bisogna superare le ragnatele non trasparenti che si annidano ancora nel fare dei gruppi e delle lobby, e allargare il più possibile la trama affinché la luce si rifletta sui fili, quelli che hanno dato prova di resistenza alla trazione.

Note:

¹ Internet e il vetro: le tecnologie della trasparenza, di Federico Ziberna, Fucine Mute Webmagazine 0.

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Written by matteofantuzzi

30 ottobre 2005 a 13:55

Pubblicato su Uncategorized

53 Risposte

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  1. et voilà. da absolute poetry: per gentile concessione dell’autore che ringrazio.

    matteofantuzzi

    30 ottobre 2005 at 13:56

  2. sarà fonte di discussione.
    Bene, direi.

    Pezzo interessantissimo.

    anonimo

    30 ottobre 2005 at 14:31

  3. L’unica cosa di questo pezzo che sarebbe da specificare, è il concetto di ripiegamento nella scrittura, che è un atteggiamento comune. Per ripiegamento intendo anche l’invenzione di linee, categorie o “tradizioni”, da cui poi far derivare atteggiamenti rispetto a ciò che sta fuori, creando confusi dibattiti – se vogliamo perché ci si convince di uno scontro in atto tra un tipo di poesia ed un altra, ma è un’operazione che di critico non ha nulla poiché la scrittura, anzi le “scritture”, per essere criticate hanno bisogno di esistere prima dell’invenzione di una linea o quant’altro… In sostanza, vediamo cosa c’è, e poi dibattiamo da questo, ma facciamolo senza “a priori”.

    Il presente articolo è un discorso che tratta dell’ambiente letterario e della sua sociologia, ma rappresenta fatti…faccio un esempio: se con il libro del poeta contemporaneo mi si fa avere anche il cd dove c’è la performance, o multimediale con anche video, io (uomo massificato:-) sono molto più attratto dal prodotto (e lo compro). E chiaro che non tutti lavorano sull’esecuzione del testo, e ovviamente questo inciderà probabilmente sulle vendite (o nel rapporto con un pubblico), ma se la poesia è valida (e questo lo stabilisce la critica) andrà avanti, sarà discussa.

    Christian

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 11:53

  4. Christian,
    a volte mi spaventi…
    E’ la terza volta che leggo il tuo intervento e ancora mi sfugge qualcosa.
    Prendo ancora del tempo. A dopo.
    fabiano alborghetti

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 12:16

  5. Proprio ieri sera pensavo a te Fabiano – ovvero che dovevo riprendere i tuoi testi (e anche di Lorefice) – purtroppo ho avuto poco tempo ultimamente. Un abbraccio, c

    ps: perché ti spavento?

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 12:36

  6. “Il problema, questa volta, ricade sull’artista, e sulla considerazione che esso nutre nei confronti della comunicazione e delle prospettive che essa apre, delle funzionalità che sottende”
    E’ questo il punto. E sappiamo come il termine comunicazione non sia ‘facile’.
    Credo che piacerebbe all’ultio Pasolini questa idea di “uso” della poesia per fiin altri.
    Però, come Christian ha detto altrove, non dimentichiamoci della qualità del testo, di quello che scriviamo.
    La comunicazione, spesso, è anche un’ansia. Se non ben gestita partorisce mostri. Nel nostro caso: brutte poesie.
    Verò è che quando c’è una qualità, nella forma e nel contenuto, è importante porsi la domanda: come cominicare oggi la qualità di un’esperienza poetica?
    PErò siamo sicuri che un pubblico più vasto si avvinerebbe alla poesia contemporanea (non parlo dei classici letti, chessò, da Gasmann) se questa fosse presentata/distribuita/offerta con pacchetti multimediali?
    Abbiamo uno studio dietro, l’analisi del target e del prodotto, che ce lo dice? La mia è solo una curiosità persoanle, non una polemica.
    Gabriel

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 13:38

  7. a Christian:
    per la tua capacità analitica e di messa a fuoco. Sei incredibile! (lo “spaventarsi” era inteso in senso buono e positivo… 🙂 )
    Sto finendo di leggere per la quinta volta l’articolo. A tra poco.
    fabiano

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 18:43

  8. non capisco l’intervento di sinicco al #3: ma perchè dobbiamo addolcire la medicina (o “la cosa poesia”) con lo zucchero multimediale? Se un’opera nasce multimediale è questa stessa multimedialità la misura minima (non c’è prima il testo e poi il resto, o viceversa). se invece la scrittura è verbale, allora perché diventare venditori di almanacchi, promettendo l’isola che non c’è dove discutere tutti assieme intorno al fuoco della conoscenza?

    gugl

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 18:59

  9. Spunto interessante Gugl

    oltrenauta

    31 ottobre 2005 at 19:23

  10. “se con il libro del poeta contemporaneo mi si fa avere anche il cd dove c’è la performance” mi vengono in mente i libri dei comici di zelig! Christian, sai, la rete per me più che surrogato del cinema è diventato il sostituto della televisione.
    Ciao
    nicola m.

    anonimo

    31 ottobre 2005 at 22:29

  11. Per il post 10
    vediamo però l’esempio di Crocetti che ha edito quei CD di Voci della Poesia. E’ un formato del tutto nuovo e ben lontano dalla Zeligghiana proposta di fruizione. Poter ascoltare “in presa diretta” la voce di un poeta che a proprio modo mi guida alla scoperta del proprio fare o semplicemente interpreta la propria poesia, parlandola esattamente per come è stata scritta, ecco, questo mi sembra ancora più interessante che non un solo libro dove la voce dello scritto è si quella del testo, ma filtrata attraverso la mia voce di lettura.
    Ci sono poi altri casi (Fratus ad esempio) dove la scrittura poetica quasi ha bisogno di una rappresentazione/perfomance per essere gustata. Se mi venisse offerto un libro + cd/dvd, sarei ben lieto nell’acquisto.
    Mi permetterebbe l’accesso (la visione della perfomance) negli angoli e nelle distenzioni del testo che probabilmente in sola lettura andrebbero persi.

    Seconda cosa:
    la rete, in questo caso può rappresentare una offerta più rapida e meno dispendiosa per costi e tempi. Ad esempio: Se voglio leggere Tema dell’Addio e abito a Vattelapesca in provincia di Laggiù, dove c’è una sola minuscola cartolibreria e i libri – per averli – sono costretto ad ordinarli (e con fatica) su Ibs e ci mettono settimane ad arrivare se viene confermato l’acquisto on-line (altrimenti, come è accaduto, devo attendere e attendere perchè il libro è Esaurito) il poterlo scaricare (anche a pagamento ed a un costo ridotto) direttamente dalla rete da modo di avere dalla rete il senso di interconnesione, scambio e negotium per la quale è stata creata. Posso avere ciò che mi occorre, in tempi immediati. La web-vetrina diventa allora il posto in cui entro, acquisto ed esco.
    Lo stesso, dicasi per eventuali perfomance o la possibilità di caricare (e scaricare) letture, video e quant’altro.

    Per il post 3:
    l’invenzione di linee è purtroppo quasi alla base di:
    a) Poeti che si affiliano alla linea/scuola per avere un padrino ed un riconoscimento, un ambito in cui essere riconoscibili
    b) poeti laureati che ancora insistono nel creare delle distinzioni specifiche all’interno di un magma che ormai quasi distinzioni non ha più.
    Ad esempio: e’ finita la Neoavanguardia e si è pensato di INVENTARE la corrente/scuola/filone dei poeti nati negli anni 70.
    Che filone o skuola non è.
    E’ semplicemente culo anagrafico l’essere compresi in quella data fascia di anni ed essere un poeta. Come faceva notare Fantuzzi a Castel S. Pietro, vengono inclusi nei 70 poeti dal 68 al 78…E allora che poeti degli anni 70 sono? E’ una circoscrizione puramente pretestuosa.
    Ma il retaggio cultural/padrinistico che ancora ci affligge e il desiderio artigliato ad unghiate di poter essere qualcosa, qualunque cosa per essere riconosciuto e considerato poeta laurendo-in itinere-manca poco-promettente, fa si che proprio gli sfruttati (in senso buono e lato) siano coloro che innalzano la bandiera della scuola/filone. Bassta esserci. E cosi ecco la post-neo-vavanguardia, i post-preorfici, i poeti del 70 che però van bene tra il 68 e il 78.. e via delirando.
    (porca miseria, troppe cose da dire…mi sa che ho fatto un casino..)

    fabiano

    anonimo

    1 novembre 2005 at 07:26

  12. il discorso fatto a cena (a proposito GRAZIE A TUTTI I POETI E IL PUBBLICO DEL READING siete stati squisiti) fabiano però era più o meno questo: oramai 10 anni fa (perchè sono già passati quasi 10 anni) sono stati indicati alcuni giovani anagraficamente nati in un arco di tempo ecc. e che sarebbe poi stata definita “generazione del ’70” che per temi, ma anche maturità ecc. faceva ben sperare.
    ciò è emerso da “l’opera comune”.
    poi come è ovvio diversi sono maturati bene, qualcuno è precocemente invecchiato, qualcuno è nel semi-dimenticatoio, ma ci sta in un libro che parla di allora 25-30enni (anzi ce ne fossero… dato che quel libro vanta più tentativi di imitazione della settimana enigmistica). chi può dire tra 20 anni dove saremo ?
    non si può come è stato fatto da altri (e sottolineo, da altri) dopo L’opera comune parlare di necessità anagrafica, cioè non è vero che se uno è del 1965 non può essere a priori un buon poeta come a priori tu fabiano e riccardi non siete condannati perchè vivete a sesto s. giovanni e non a milano 😉
    tra parentesi facevo notare come per lo più i temi e i modi della cosiddetta generazione del ’70 siano in realtà per lo più affrontati da persone che fanno parte del decennio ’68 – ’78 come traspare bene da romapoesia che ha fatto un mix tra soluzioni e pensieri ma che alla fine credo abbia consegnato un ottimo affresco. anche l’altro giorno a castel san pietro terme avrete potuto notare che ragazzi ancora più giovani che stanno effettuando i primi lalli (e come tali devono essere trattati, non certo come delle superstar) hanno tematiche e modalità molto differenti. questa è una cosa che secondo me si nota… poi dove saremo tra 10 – 20 – 30 anni sinceramente non lo so. sicuramente il dialogo tra realtà, luoghi, territori, generazioni ecc. ecc. è necessario perchè io per primo l’altro giorno da poeti che potrebbero essere miei fratelli maggiori e che portano avanti poesie molto diverse dalle mie ho ribadisco ricevuto delle magnifiche lezioni per le quali non li ringrazierò mai abbastanza.

    matteofantuzzi

    1 novembre 2005 at 08:35

  13. Fili di parole
    La scrittura in versi come crocevia dei generi
    e delle tradizioni : tra canzone, narrativa ed un
    pubblico che cambia.

    Rassegna a cura dei Comuni di Terred’acque
    (Anzola dell’Emilia,Calderara di Reno,Crevalcore,
    Sala Bolognese S.Giovanni in Persiceto,
    Sant’Agata Bolognese)

    Venerdì 18 novembre 2005
    ore 18.00
    Tavola rotonda
    Poesia e canzone : camere separate?
    Intervengono :
    Umberto Fiori (poeta, cantautore degli Stormy Six)
    Edoardo Zuccato (poeta)
    Massimo Bocchiola (poeta, traduttore)
    Nader Ghazvinizadeh ed Edoardo Zuccato
    Coordina : Matteo Marchesini

    ore 21.00
    Reading poetico di Umberto Fiori, Massimo Bocchiola,
    Nader Ghazvinizadeh ed Edoardo Zuccato
    Segue il concerto “Vòltess”
    dodici canzoni su testi poetici di Franco Loi
    scritte da Tommaso Leddi per la voce di Umberto Fiori
    Umberto Fiori, voce
    Tommaso Leddi, chitarra

    Venerdì 2 dicembre
    ore 18.00
    Tavola rotonda
    Poesia senza critica, poesia senza lettori : libertà o afasia?
    Intervengono:
    Andrea Cortellessa (critico)
    Roberto Galaverni (critico)
    Paolo Febbraro (poeta e critico)
    Antonella Anedda (poeta)
    Coordina : Matteo Marchesini

    ore 21.00
    Reading poetico di Paolo Febbraro,
    Antonella Anedda
    Segue:
    Il suono del paesaggio.
    Concerto poetico per voce sola di
    Matteo Belli

    Venerdì 16 dicembre
    ore 18.00
    Tavola rotonda
    La poesia a scuola : insegnanti o carcerieri?
    Dialogo fra Guido Armellini (insegnante)
    e Alfonso Berardinelli (critico, saggista)
    Coordina: Matteo Marchesini

    ore 21.00
    Come un romanzo?
    Poesia e narrativa all’inizio del XXI secolo
    Conversazione con :
    Walter Siti (narratore, saggista);
    Milo De Angelis (poeta);
    Anna Maria Carpi (poeta, narratrice)
    Segue : reading poetico di Milo De Angelis e
    Anna Maria Carpi

    Gli appuntamenti di Fili di parole si svolgeranno
    presso la Sala polivalente della Biblioteca comunale
    Piazza Giovanni XXIII, n. 2
    L’ingresso è gratuito.

    Comune di Anzola dell’Emilia
    Biblioteca Comunale
    P.zza Giovanni XXIII,
    40011 Anzola dell’Emilia, Bologna
    Tel. 051/6502222, Fax. 051/6502223
    E-Mail: biblioteca@anzola.provincia.bologna.it

    matteofantuzzi

    1 novembre 2005 at 08:37

  14. per gabriel e gugl e nicola e tutti:

    io non credo che si debba fare come la rai degli anni ’60 che faceva i palinsesti chiedendosi “cosa vuole la gente” (e mi ricordo vagamente una parodia della cosa fatta da tognazzi-vianello) e continua ancora oggi ma con un target in caduta drammaticamente libera.

    io credo che vi sia necessità di realtà: se acquisti poesia, libro o libro e cd o video vuoi che ci sia poesia, non canzone. se vai a vedere e ascoltare poesia per quanto sia all’interno di un contesto ecc. ti aspetti poesia.

    fratus parla di videopoemi. è onesto: è un poco lo scatto che c’è tra arte e videoarte. il modo s’è modificato, per questo benedico lo dico sempre il lello voce pubblicato solo su cd: perchè la sua opera partendo dalla poesia s’è modificata al punto da cambiare strumento come necessità a mio parere. io considero in quel caso riduttivo parlare di poesia. come considero riduttivo parlare d’arte nella videoarte.

    il problema però parte sempre dall’autore e dalla domanda: tu agli altri cosa dai ? poesia ? spettacolo ? musica ? pensieri in libertà ?

    cosa ?

    matteofantuzzi

    1 novembre 2005 at 08:46

  15. A 30 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini

    Pier Paolo Pasolini morì assassinato nella notte tra l’ 1 e il 2 novembre 1975. Lo ricordo benissimo, io avevo 18 anni e mezzo.
    L’ omicidio ancora oggi presenta troppi lati oscuri al punto che il Comune di Roma si è costituito parte offesa, richiedendo la riapertura del caso. La giustizia pare sorda. Come cittadini italiani, indignati dall’omicidio che ci ha privati di uno dei più grandi intellettuali e poeti del Novecento, vogliamo che l’indagine sulla morte di Pier Paolo Pasolini venga riaperta.

    Chiediamo il vostro aiuto. Fate girare nei vostri blog o via mail. Inviate il vostro nome, cognome e indirizzo mail a redazione@agliincrocideiventi.it precisando che aderite alla richiesta della riapertura del caso PPP. Quali redattori della rivista http://www.agliincrocideiventi.it c’impegnamo a coordinare il tutto e poi a inoltrare il risultato del nostro sforzo all’ufficio preposto del Comune di Roma.
    Grazie… contiamo su di voi!

    Carla Astolfi
    Arianna Ballotta
    Luigi Impieri
    Gian Ruggero Manzoni

    anonimo

    1 novembre 2005 at 10:39

  16. tante, troppe questione aperte: poesia performativa, neoavanguardia, l’opera comune, pasolini… certo che di poesia si parla (e si legge) molto in questi ultimi anni, e ciò grazie ai poeti che organizzano eventi. la domanda è: dove sono le istituzioni pubbliche? insomma: più che cercare il “pubblico della poesia” bisognerebbe stanare le energie e le risorse pubbliche-politiche, affinché un evento culturale abbia la vetrina che merita.

    gugl

    anonimo

    1 novembre 2005 at 12:59

  17. *** Volevo segnalare che, per contribuire nell’attualità dei discorsi fatti anche qui, abbiamo anticipato l’uscita dei nostri aggiornamenti, ora disponibili online. Un pezzo di Gugliemin su “canone e finitezza”, una considerazione di Rendo, un vocalizzo mio (…), il bando di un concorso di narrativa gratuito e interessante.*** GiusCo

    anonimo

    1 novembre 2005 at 14:08

  18. Rispondo a Gugl: io parlo di ambiente letterario – parto da lì per il discorso su intenet. Ti rimando anche a questo mio articolo di tre anni fa, che ti prego di leggere: http://www.fucine.com/archivio/fm57/sinicco_saggio.htm

    Non vorrei ci si confondesse. Poi il discorso tocca la scrittura, ma vorrei fosse chiaro come. La multimedialità qualifica le risorse in internet (un po’ come il sale, l’olio e l’aceto sulle verdure, o il pepe). Non dico sia indispensabile, dico che è un discorso da prendere in considerazione (come ad esempio la diversità di scritture, e le diverse modalità che sottendono) senza paura, con cognizione di causa. Certo, parto dalla mia esperienza, abbastanza pioneristica (riguardo la poesia in internet); parto dal fatto di aver lavorato duramente due anni in una redazione di una rivista (mensile) multimediale, come caporedattore, e con altri validi professionisti, come Fabio Bonetti e Enrico Baravoglia. Io alle istituzioni forse romanticamente ci credo, ma credo più che la poesia appartenga ad ogni individuo, ne sia costitutiva, e di conseguenza applico ciò che avviene nella comunicazione dell’uomo anche alle “istituzioni”, e in questo caso l’ambiente letterario italiano, poco consapevole della sua sociologia e degli errori “sistemici” che commette. Attenzione, io non voglio applicare un modello (non mi interessa, ho detto che è rischioso distribuire compiti sociali alla poesia), ma mi interessa comunicare le mie istanze. Parto da ciò che osservo, e da quello astraggo, grazie alle letture (come tutti), saggi, testi, ascolti, tutto. Questo è umano, ed è questo che deve passare, senza paura, senza rinserrarsi. Se uno ha una scrittura di livello, e ne è conscio e ci crede, non ha paura dello slam, o della performance, della morte, o di qualsiasi cosa (anche perché whitmanianamente è un poeta). Perché provoco differenze tra formatività (processo grazie al quale l’opera viene formata dall’artista) ed esecuzione (processo grazie al quale l’opera vive in un individuo)? Perché in questo modo risulta evidente lo scarto esistente tra produzione e consumo dell’arte? Alle volte queste parole “produzione/consumo” impauriscono, ma a mio giudizio bisogna essere in grado di discutere tenendo gli occhi fissi sulla rotta (giungere in un luogo, poi ripartire). L’ambiente letterario, al fine di essere un’area che funzioni al meglio (dove non vigono regalie, ammiccamenti stupidi), necessita di essere riorganizzato – internet è un modo per produrre questa riorganizzazione dal basso (attenzione, con fior fior di intellettuali “alti” che possono intervenire). Nel momento che comprendiamo le sue possibilità possiamo usarle al meglio: il fare specifica le attività, le sottende naturalmente. Cade il fulmine sulla terra, e l’uomo che non ha paura del fuoco raccoglie un ramo bruciato e alimenta la sua evoluzione.
    Scusate l’inetrvento un po’ confuso, ma sono di fretta oggi.
    Christian

    anonimo

    1 novembre 2005 at 14:22

  19. grazie giuseppe, vorrei inoltre segnalare: primo, che gianfranco fabbri ci ripensi e comunque a priori qua di spazio per lui ce n’è sempre e a braccia aperte.

    poi segnalo un articolo di nicola vacca su piero bigongiari su fuori.casa (con ringraziamento a paolo fabrizio iacuzzi) e un altro splendido di salvatore ritrovato da ciminiera 17/18 sul corrispettivo blog.

    matteofantuzzi

    1 novembre 2005 at 15:26

  20. se iniziamo a parlare di politica si rischia il marasma, se parliamo di istituzioni e poesia il marasma è certo: la lista solo a mia conoscenza è enorme, poeti pagati da una parte più che interi festival da un’altra… istituzioni in ombra che finanziano attività più o meno serie… festival che a parità di evento e persone chiamate costano anche 500 (non lo dico per dire) volte più di altri…

    io non so tutto questo cosa c’azzecchi con la poesia. certo da un amministratore pretendo sopra ogni altra cosa che comprenda il senso per il proprio piccolo (o grande grande se è un amministratore d’area vasta) mondo del promuovere la poesia. che non lo faccia solo come gesto d’elemosina, e non parlo di elemosina economica, parlo di quell’altra, quella che fa diventare tutto un “dopolavoro”, un “passatempo”.

    poi è ovvio senza soldini si fa poco, o si va in rovina noi in primis… o si crepa nella miseria per fare poesia tutta la vita, emarginati come gente da non frequentare (e anche qui gli esempi si sprecano, a molti poeti l’applicazione della bacchelli certo non avrebbe fatto torto).

    matteofantuzzi

    1 novembre 2005 at 15:32

  21. caro sinicco, mi pare che diciamo cose simili. la mia esperienza (e competenza) è di tipo verbale. E questo faccio: scrivo poesie lineari. Se tu sei pratico di multimedialità, fai benissimo a piegarla alle tue esigenze creative. Capita tuttavia a volte di sentire poesia sonora fatta da persone musicalmente analfabete o di vedere poesia verbovisiva composta da persone incapaci di tenere un pennello in mano. Insomma, stiamo attenti ai furbi, che, di solito, sono ben ammanicati con il potere.

    un caro saluto a tutti e un grazie a giuseppe per aver segnalato il mio saggio su nabanassar

    gugl

    anonimo

    1 novembre 2005 at 16:18

  22. Stefano, quello che io avverto è il fatto che c’è paura dell’esperienza da parte di persone che sono dotate di “scrittura”, e che facendo esperienza (con il teatro, la musica, il cinema, etc), confrontandosi, possono fare molto bene. Al dibattito sulla performatività che ho tenuto a monfalcone, ho fatto presente che, secondo me, era molto più difficile per un attore risalire fino alla scrittura, che per un poeta lavorare ad una performance. Ne sono convinto poiché il fatto di aver formato un’opera – nel caso di una persona più o meno consapevole di quelle che sono le proprie istanze formative (ovvero un poeta) – e quel po’ di esperienza (e di lavoro attoriale) ti aiuta nel giungere alla performance. Fare il contrario è molto difficile, vuoi perché il fare del poeta è ideologico (ovvero orienta idee che orientano altre idee), e l’attore deve essere in grado di violare il lavore del poeta per ricreare l’opera nella performance (quando il poeta non ne ha bisogno, poiché l’ha fatto).
    Poi se uno fa delle cose interessanti, sarà premiato – se no, no; magari interesserà un attimo, e poi cadrà nel dimenticatoio. In ogni caso si osserva (non osservi solo il bello). Non sottovalutare però il valore dell’esperienza nella scrittura, poiché ogni cosa converge – questo è inevitabile, e questa secondo me è la nostra unica possibilità per innovare!
    Ti saluto. Christian

    ps: Matteo, opera comune è una antologia (rubando un’espressione a Baldi) di semina – l’Italia è vasta, non ne farei un punto di riferimento generazionale; e l’universo (poesia) infinito:-)

    anonimo

    1 novembre 2005 at 19:41

  23. sì, sull’esperienza (l’incontro con altre esperienze) sono d’accordo. per quanto mi riguarda, ho lavorato con musicisti (ho fatto anche il musicista) e con attori. però alla fine, preferisco leggere i miei versi e soprattutto lasciare che il lettore li legga come vuole, per conto suo. Insomma, per me, prima viene il libro, poi gli attanti.
    un caro saluto.
    gugl

    anonimo

    2 novembre 2005 at 06:41

  24. a me sembra che l’opera comune fotografasse un “momento”, un’immagine. che poi si potesse e di certo si può allargare è palese. secondo me successivamente altri hanno provato a fare la stessa foto ma qualche problema di “fuoco” qua e là c’è stato…

    matteofantuzzi

    2 novembre 2005 at 09:20

  25. Matteo, il tuo è un ricamino, come quello di cui parlo nel testo. Me ne rendo conto perché leggendo poi tantissimi altri autori capisco che opera comune è stata un’operazione parziale, forse prematura. Probabilmente tra 4 anni (ovvero dopo una decina d’anni passati a conoscere/osservare i fatti letterari, un’opera comune avrebbe senso – da questo puoi capire anche il mio giudizio sull’ultima parte dell’antologia di sossella, ovvero questa generazione di ventenni trentenni lasciamola ancora un po’ a maturare(ovviamente vale per tutte le altre antologie… nuovissimi etc). Non dico che non bisogna parlarne, ma parlarne in un modo diverso, dare tempo, aspettare che gli autori pubblichino, si confrontino anche con durezza, facciano vedere la propria spina dorsale. Le approssimazioni di approssimazioni le trovo ridicole, come trovo ridicoli i gruppi che si applicano avanguardisticamente (a livello di apparati) ma con la retro in azione (atelier è un esempio di questo, dal punto di vista sociologico). Alle volte leggendo i proclami di Merlin negli editoriali mi veniva da ridere quando scriveva noi stiamo facendo, dando spazio, un po’ tutta questa magnificenza autoreferenziale – lo affermo poi perché su atelier cmq ho trovato spunti interessanti (dello stesso Merlin, alcuni alle volte feroci come piace a me), ma spunti di singoli; delle opere pubblicate con atelier stimo diversi lavori (e ne rimango interessato osservatore). Non ho mai mandato nulla ad atelier (ma senza cattiveria) perché non credo più alle riviste cartacee – questa era una mia deformazione professionale: il fatto è che nel 1999 nasceva a trieste fucine mute, una tra le prime riviste web italiane, e quindi di conseguenza appassionato di tecnologie e fantascienza non potevo che rimanerne attratto, quasi folgorato; eppure probabilmente la rivista cartacea fino circa il 2002 rivestiva ancora quell’alone di sacro inviolabile dell’ambiente letterario… Dovevi Matteo vedere la Spaziani cosa mi rispondeva su internet, o la maggior parte degli addetti. Ecco, di questo passaggio, son stato testimone: è stato un passaggio veloce ed ancora l’ambiente, molti suoi addetti, non hanno compreso la valenza e le plusvalenze:-) innanzitutto non hanno lavorato in internet, non ne hanno visto la crescita, assaporato le potenzialità (compresi molti miei amici “ammutinati”). Faccio presente che i gruppi si comportano in modo simile, ovvero il rischio è quello di lobbyzzarsi o di chiudersi in un noi coperta di lana per tanti piccoli io – aspetto a cui sono sempre andato contro, poiché l’artista deve venir fuori con la propria forza, e a quel punto dibattere con altri…
    Christian

    anonimo

    2 novembre 2005 at 14:22

  26. caro christian, capisco il tuo entusiasmo per la rete, però non farci sentire, noi amanti del cartaceo, residui del pleistocene…

    gugl

    anonimo

    2 novembre 2005 at 14:43

  27. infatti ho parlato di deformazione:-) però oramai che senso ha la rivista cartacea? Capisco il libro, ma la rivista cartacea, dove il dibattito dovrebbe aprirsi, oramai come strumento è superato, ovvero c’è il web ed è meglio. Una rivista cartacea dove un autore pubblica qualche verso ha un peso inferiore di un libro – e se devo spendere soldi per scegliere la carta è meglio che punti al libro piuttosto che ad una rivista (perché quella la posso avere su internet, gratuitamente, vedi i blog, e raggiungere anche più persone).
    Chris

    anonimo

    2 novembre 2005 at 15:00

  28. …ma la rivista (cartacea) raramente è stata intesa come punto di dibattito, bensi come punto di presentazione (in tutti gli aspetti connessi a quest’ultima parola: nuova uscita, nuovo autore, nuova idea, nuovo proposito, nuova corrente e via nuovando).
    Il web come punto di confronto e dialogo, come canale di dibattito è nato proprio per mancanza di una possibilità immediata di risposta. Ed è nato tutto da una costola delle e-mail, versione moderna e rapida delle lettere d’antan.
    Ciò che prima aveva un decorso straordinariamente lento (uscita delle rivista, lettura dei testi, assimilazione e nascita di un dibattito in merito) si è ora abbreviato mettendo addirittura in contatto (via Rete) ambiti prima assolutamente lontani e paradossalmente imperbeabili proprio a causa della lontananza.
    Ora tutto accade “live” e veloce, persino (o sopratutto) la fruizione della poesia.

    Smerilliana (ad esempio), come rivista, ha un senso proprio perchè diventa un libro ed è intesa come tale. Non ha la proposizione di voler creare uno scambio, se non nell’offerta di testi-autori che in altra sede (blog, web-riviste etcc…) potranno andare discussi.

    Guido Oldani in una cena mi ha detto (con voce e sguardo cosi teneramente Oldaniano): ” …ci voglio dieci anni prima che un libro di poesia sia veramente assimilato.” Gli ho dato ragiona, in quella sede ma mi domando ora: nell’era di Internet, è ancora un discorso valido oppure è cambiato tutto? Se pubblico ora e taccio per 10 anni (editorialmente intendo), avrò ancora una voce che si senta (qualora io sia valido) oppure è un affondo nel grande buio della dimenticanza?
    Oppure: è l’uso del web che mi tiene in vita?
    fabiano

    anonimo

    2 novembre 2005 at 16:57

  29. come (e se) bimbo prematuro l’OpComune è cresciuto solamente bello e sano: biagini, gezzi, del sarto, ponso, temporelli, santi… non ce ne sono tanti che abbiano avuto la vista così lunga ammetterai considerando che al tempo erano esordientissimissimissimi.

    rivista e rete secondo me si possono completare, nella rivista vengono impressi (e approfonditi) discorsi spesso elaborati oggi col dialogo quotidiano della rete. comunque sono io il primo a dire che un’evoluzione c’è, e che non per forza (e per fortuna) scredita i precedenti mezzi. guarda solo l’importanza appunto della posta elettronica nel dialogo tra i poeti.
    a tenerti in vita è sempre il libro ogni 10 anni fabiano, non è che se fai (ipotesi, mica te) il “prezzemolino mediatico” diventi un grande scrittore. se no siamo carne da reality poetico 😉
    e come sai le “lecciso” durano poco anche se per un poco sono sulla bocca di tutti. e poi ascoltare guido oldani fa sempre bene, è una persona molto seria, serena e saggia per mia esperienza personale.

    matteofantuzzi

    2 novembre 2005 at 17:13

  30. il fatto che la rete modifichi la percezione del tempo esistenziale (questione che andrebbe studiata di più) non significa, per fortuna, che essa tocchi il tempo, dilatatissimo, del testo poetico. Ossia, detto brutalmente: essere dimenticati, forse, ma da chi?

    gugl

    anonimo

    2 novembre 2005 at 17:23

  31. Non è vero – il dibattito culturale si faceva sui giornali e sulle riviste (che fungevano anche da veicolo promozionale, e di conoscenza, degli autori). Sul resto del discorso concordo. Anche sul fatto che ci vuole tempo perché un libro sia assimilato (se vuoi pure perché se ne pubblicano molti di più, e ci vuole molto più tempo per essere apprezzati). Non credo che il web ci tenga in vita, credo che siamo noi a tenere in vita il web perché ci è utilissimo. Ed è per questo che dobbiamo rifletterlo e capirlo, al fine di non perdere di vista il lavoro di autori, critici, intellettuali, poeti, etc. Multimedialità et Poesia:
    – videopoesia
    – videointerviste
    – registrazioni audio o video delle performance o letture
    – dibattito culturale
    – recensioni
    – traduzioni
    – pubblicazioni di testi
    – possibilità di commentare le idee altrui
    – fruibilità garantita dal mezzo
    – varie ed eventuali…:-)

    Ora, faccio un esempio, che mi riguarda: tra breve dovrò astrarmi da internet perché con i ginepro, il gruppo con cui porto in giro una performance, devo lavorare ad altri pezzi per andare in studio di registrazione (a prop. se c’è una casa discografica o casa editrice che sponsorizza fatemelo sapere:-), fare una cosa che tutto sommato mi piace, anche mi diverte. Non starò qui in internet a bloggare, e nemmeno riuscirò a lavorare a pezzi o recensioni o quanto per me farebbe negotium o ha fatto negotium fin’ora (anche questo bloggare; alla fine non so nemmeno quanto fa negotium la performance, ma non me ne preoccupo anche perché ho bisogno di fare esperienze, per me stesso). Inoltre c’ho bisogno di prendere il mio tempo e scrivere; finire un romanzo, ritornare a scrivere qualche poesia decente. Siccome non ho mezze misure, tra due anni ci rivediamo, o risentiamo, o forse smetto di fare tutto questo e metto su famiglia e bambini, e magari ci risentiamo tra vent’anni, quando c’ho magari del tempo che mi avanza perché i figlliuoli son cresciuti. Ma le mie cose, se sono valide, rimangono, e se non sono valide, cosa importa. Non sarà il mio giudizio a rendere omaggio all’opera, o il mio essere presente qui e ora a decidere la grandezza della mia opera, o del mio lavoro in generale.
    Perché è importante riuscire a discutere ora questo argomento di internet come negotium? Perché siamo all’inizio e il lavoro necessita di essere impostato, altrimenti ci si confonde, si prendono fischi per fiaschi. Si consuma tutto in un attimo e ci si sente eroi immortali. Facciamo in modo tale sia un negotium con buoni prezzi, direi sì onesto, ma anche che non serva solo agli addetti ai lavori. Su Internet e Poesia dico: attenzione alla multimedialità (alle possibilità di far vivere l’opera in particolari esecuzioni; lasciamo all’altro, il pubblico, qualche volta il giudizio),

    attenzione al fatto che oggi come oggi ci sono differenti posizioni (di scrittura e di critica, e c’è il mondo della letteratura, non solo l’Italia) e bisogna saperle coniugare e discutere, e per questo, in ogni caso, spingo a fare esperienza, per capire di cosa stiamo parlando (questo è rivolto a Gabriel, ma glielo avevo detto già tre anni fa a firenze di fare esperienza nella lettura, intendendo la cosa seriamente, lavorando assieme a registi: oggi meglio potremmo capirci, solo per questo, perché se no non ci capiamo, e ci si fraintende: secondo me autori meno bravi o dotati di altri hanno molto spazio oggi, ma se una cosa è a disposizione dei poeti ed essi non la utilizzano è giusto che altri meno dotati abbiano spazio); in ogni caso massima calma e tempo a disposizione per valutare il lavoro degli autori (ciò che oggi è oro domani può essere fango, per questo Matteo non aver paura degli slam, essi non sono animaletti verdi che emettono tossine mortificanti).

    A parte gli scherzi, un lavoro di questo genere necessariamente induce il poeta a ripensare il suo ruolo nella società, poiché non sta nel solo fatto di pubblicare (anche se questi può decidere di pubblicare e non fare altro, è un suo diritto):

    ma è utile testare la scrittura oltre la carta (in diversi modi di esecuzione; non perché essa non vada più bene, ma per capirne l’efficacia, i limiti, e per poterli superare) perché questo lavoro genera ulteriori possibilità formative;

    è utile prestarsi al dibattito se lo si ritiene necessario in un dato momento, non solo quando pubblica (non è solo un suo dovere, è anche un suo diritto);

    è necessario informarsi, leggere, senza per forza categorizzare, bisogna saper vedere per se stessi il positivo magari anche da un frammento di una pessima opera; in pratica interpretare il mondo;

    oltre queste utilità (e il web le sottende anche come rapporto ulteriore con l’altro dal poeta, o l’altro dall’addetto ai lavori), l’artista deve poter andarsene in silenzio, sentirsi libero, sentire che può non spedire questo a quello, che per forza non deve partecipare al dibattito, che può leggere un libro a casa da solo e farsi gli affari suoi, che non deve per forza chiedere a quello di fare quello, di fargli una recensione, di avere spazio di qua e di là (sebbene lo possa fare). Insomma, tutto deve accadere naturalmente, senza spintoni, senza accentramenti, senza apparati, senza lobby, ma tra uomini.
    Christian

    Sui nomi che hai espresso, credo siano buoni autori, ma ve ne sono tanti altri, almeno una trentina, che vengono poi da tanti altri ambienti e quindi inizia a fare una moltiplicazione. Allora puoi capire perché dico, una selezione interessante, ma non un punto fermo nello spazio.

    anonimo

    2 novembre 2005 at 18:32

  32. sono nuovo, cos’è? Poesia?
    Graphic

    splonder

    3 novembre 2005 at 18:42

  33. si, splonder, è quella cosa maltrattata, inutile e tanto, tanto necessaria chiamata Poesia.
    Benvenuto,
    fabiano

    anonimo

    3 novembre 2005 at 21:42

  34. ..oooops…volevo scrivere Graphic !
    f.

    anonimo

    3 novembre 2005 at 21:42

  35. Non è inutile Fabiano. Se no non saremmo qui a parlarne. Ma maltrattiamola, questo sì, anche perché così forse vediamo quanto è forte, resistente. Qui il discorso langue, troppi oneri per l’ambiente letterario, per i poeti?

    anonimo

    4 novembre 2005 at 07:16

  36. il post prima era mio (christian)…due domande…da addetti ai lavori, come pensiamo di promuovere la poesia, anche attraverso internet? E come selezionarla a partire dal territorio?

    anonimo

    4 novembre 2005 at 07:29

  37. Mah, non sono dell’ambiente, anche se ogni tanto qualche poesia la leggo. Andate d’accordo tra di voi? So, ad esempio, che i musicisti si odiano, non si sopportano. Speriamo che il verso rappacifichi gli animi.
    Cose buone da Graphic

    splonder

    4 novembre 2005 at 10:53

  38. …anche i poeti spesso si detestano tra loro ma qui, tra noi non il caso, credimi, non accade: ci si scanna magari su questioni e punti di vista e poi tutto conclude con la voglia di ricominciare (a parlare, a scambiare, a criticarsi e apprezzarsi). L’odio tra fatutori del medesimo messaggio-intento è cosa per genti di piccola personalità, neanche meritevoli di una considerazione. Mi fa crescere di più una sana critica motivata, che non un odio sperticato mascherato da pacche sulle spalle. Se comprendo questo, se accetto che il mio scrievere possa essere soggetto di critiche e sopratutto ho uno scrivere che può (e deve) migliorare (ed accade anche col confronto) non posso che ringraziare.
    Non è buonismo, è solo un punto di vista convinto. Se quanto appena scritto, fosse un concetto realmente recepibile, non avremmo divisioni in schiere, caste, scuole.

    Per Christian,
    l’uso di Internet per fare conoscere la poesia ha molteplici usi, anche se molti sono ancora nella fase di studio e aggiustamento di tiro. Un esempio ottimo, è ad esempio è quello usato da…come si chiama? SecoloZero? che mette on-line anche la voce del poeta, oltre che interventi, testi, materiale che s’associa alla poesia, o FuoriCasaPoesia.
    Quest’ultima, non tende alla sola pubblicazione-vetrina di testi poetici, ma va anche verso interventi connessi a-latere con la poesia. Questo blog, ad esempio, è palesemente orientato al dialogo-scambio. Andando a leggere vari post di vari interventi precedenti, è raro non trovare anche suggerimenti su autori, libri…ne sono nate discussioni, scambi. Vedo però che tutto questo non basta.
    La fruizione è basata sulla conoscenza.
    Mi compro un dato prodotto perchè l’ho visto alla tv, dove – martellato da spot ogni minuto – subliminalmente recepisco quel prodotto come IL prodotto.
    Un caso ̬ stato anche Рvolendo ritornare ora alla materia libro РIl Codice Da Vinci.
    Quanti l’hanno comprato perchè era di moda? L’avranno anche letto trovandolo poi interessante, ma per molti l’acquisto è stato motivato dal fatto che TUTTI sapevano, avevano, leggevano QUEL libro. Altro caso, prima è stato Faletti. Medesime ragioni, medesimi percorsi.
    La Poesia allora vcome si pone all’interno del mercato mediatico-mondano? Non che ne debba vivere o che sia necessario essere sotto le luci della ribalta, ma visibilità vuol dire possibilità di creare con nuovi mezzi (e magari sovvenzioni), estendere l’inizio dell’era poesia-internet verso una consolidazione, non solo unn tentativo.
    La Poesia ha dei mezzi e degli operatori che sono motivati ( i poeti e i fruitori della poesia – anche se spesso coincidono). Come ci sdoganiamo?
    Sopratutto, e riprendendo il quesito ottimo posto da Christian, come si può usare Internet e come compattare il territorio, iniziando sopratutto a conoscerlo e non considerandolo disgregato o invisibile? Perchè il territorio offre miriadi di mini-vetrine e scritture, ma non basta. E Universopoesia, SecoloZero, FuoriCasa (per citare, ma ce ne sono decine) sono si vettori portanti e importanti, ma non capillari. Rimangono, rimaniamo, territoriali (termine inteso non geograficamente).
    Io ho iniziato l’uso di Internet correlato alla Poesia da poco, pochissimo (grazie a Moglie che smanetta…io son negato). Nel giro di qualche mese ho conosciuto addirittura DI PERSONA quelle stesse persone con cui inizialmente corrispondevo soltanto. Ho raccolto dei suggerimenti su autori e li ho letti. Ho scoperto che a Vattelapesca si fa cosi e a Canicatti invece si fa colà. Festival, reading, idee, fucine (he he…Christian) dove si batteva il ferro della Poesia. Senza Internet non sarebbe successo o sarebbe accaduto triplicando i tempi o addirittura mai….
    Ho delle idee, ma la mancanza di praticità effettiva mi limita nelle proposizioni.

    fabiano

    anonimo

    4 novembre 2005 at 14:27

  39. Mi sembra un ambiente sano, qui.
    E tornerò, caro Fabiano.
    Ciao da Graphic

    splonder

    4 novembre 2005 at 19:46

  40. Grazie Graphic,
    e guarda nel non essere un Poeta, non vuol dire che non puoi dire la tua !! Anzi.
    fabiano

    anonimo

    4 novembre 2005 at 19:58

  41. Fabiano,
    quando mi riferivo ai “libri dei comici di zelig” volevo – come lettore – mettermi al riparo da possibili istant-poetry-book. Mi sono spiegato male, scusa. Se invece la multimedialità è parte integrante del progetto allora è tutto un altro discorso. Le edicole in questi giorni sono invase dai cd di Gasmann che legge poesie, ma alla fine quello che rimane è la foto di Gasmann in copertina. Chi li ascolta quei cd? Quanti restano incellophanati?
    Per sentire alcune voci di poeti ho trovato invece interessante questo: http://www.ilnarratore.com/ita/archivio.shtml

    Nicola

    anonimo

    4 novembre 2005 at 22:18

  42. se posso rinviare ad un’autrice che da sempre pratica la multimedialità, ecco il suo sito. si chiama Cristina Davinio: http://xoomer.virgilio.it/davinity/

    gugl

    anonimo

    5 novembre 2005 at 06:48

  43. Nicola,
    quei CD vendono quasi esclusivamente perchè E’ la voce di Gasmann… e non credo rimangano incellophanati: credo invece vengano aperti, ascoltati. Se non altro per curiosità.
    A mio avviso va bene ANCHE quello, se fa arrivare la poesia in casa della gente, se un omino mediatemente acculturato e attento fa balzare l’occhio – un del di – anche su un CD di poesia e se lo ascolta, anche se magari una sola volta.
    Guarda ciò che sono i CD della Crocetti…
    ( Lo sapevi che la Lectura Dantis di Carmelo Bene in CD è esaurita da una vita? e come la ristampano va esaurita in un attimo? dico…Carmelo Bene !!!!)
    Comunque.
    Pensa l’omino mediamente acculturato che acquista il CD: lo mette su, si siede, ascolta come se ascoltasse la radio o la tv. E’ abituato all’ascolto, presta attenzione nell’ascolto anche se magari fa altro…stira, mette a posto, sta sul divano e sorseggia cabernet sentendosi bohemien. Ascolta perchè è educato all’ascolto – grazie all’unione degli Italiani tramite mammaTv (come s’incazzava il PierPaolo P.)- Ascolta Poesia. Ascolta perchè è stato abituato a sentire le voci per radio, zumpa umpa zumpa umpa e stacchetto pubblicità…Poi il GR-radio, poi l’Infotraffico. Ascolta tutto, e un bel di accade: ascolta anche la Poesia che si è COMPRATO su un CD, supporto nuovo, uso nuovo di un mezzo per un fine.
    ( poi se gli metti un libro in mano, il libro finisce in libreria tra “i quindici” e “ricette facili” )…

    Con la Davinio lavorammo i n tanti per il progetto GATES alla galleria d’Ars di Milano. Vennero anche gli Ammutinati da Trieste, per dire…(Christian, li ti vidi e t’ascoltai per la prima volta)
    La Davinio è l’esempio di scrittura, arte e uso del Web fuso insieme.

    fabiano

    anonimo

    5 novembre 2005 at 07:46

  44. allora: ciao a tutti. prima cosa a proposito proprio di PPP: nelle notti dell’1 e 2 novembre non si è visto quasi altro nel palinsesto televisivo. se tutta quella programmazione fosse stata spalmata in un intero anno di palinsesti rai e mediaset io ne sarei stato ben più felice, perchè probabilmente per altri 10 anni non se ne parlerà più, e questo è uno dei limiti del nostro amato stivale (o almeno, non se ne parlerà rubando spazio a “le tagliatelle di nonna pina” e simili…

    matteofantuzzi

    5 novembre 2005 at 07:55

  45. secondo: saluti a graphic, ospite graditissimo come tutti l’unica cortesia che chiedo sempre e di potervi firmare se non con nome e cognome (per vari motivi, tutti comprensibili) almeno col semplice nome e non con pseudonimo perchè ho piacere così… dà un senso di realtà al dialogo.

    ci si odia ? devo dire nelle ultimissime generazioni davvero molto meno, è vero quello che dice fabiano, magari in antitesi si portano avanti dialoghi molto educati, soprattutto non vedo quella tendenza che colpisce e ha colpito E HA FATTO MALISSIMO ALLA POESIA dell’ “io ce l’ho + lungo di te”, che significa, io ho pubblicato con x, sono stato recensito da y, sono nell’antologia z…
    insomma vedo più cortesia, vedo più amore per la poesia tout court, e questo non credo non sia una delle motivazioni dello sviluppo (non esplosione…) della cosa poetica in italia dopo anni di discreto buio nei quali molti si mettevano in trincea e aspettavano il passaggio del nemico col fucile spianato.

    credo che un altro mondo sia possibile. passa quando vuoi sarai come tutti ospite graditissimo.

    matteofantuzzi

    5 novembre 2005 at 08:00

  46. poi grazie a nicola della segnalazione, la davinio giustissimo stefano (a proposito, sai che sei citato su parola plurale ?) fai bene a ricordarla io ricordo il libro uscito per sometti sulla tecnopoesia.

    per christian: bisognerebbe nella propria microarea cercare di conoscere tutti quelli che dicono “faccio poesia” e se si trova anche solo una potenzialità spronarla fino a che non si è raggiunto il livello che fa la differenza, magari invitandolo a qualche reading, confrontandolo con altri autori… spronando, nel territorio innanzitutto va fatta opera di incoraggiamento alla scrittura (a piccole dosi) e alla lettura (a dosi enormi). poi c’è il lavoro sul territorio rivolto all’extra-territorio, e qua ognuno userà gli strumenti che gli sono consoni, i tuoi, i miei… tutto va bene, perchè ognuno presumibilmente adatta all’humus il progetto di “sviluppo” e “conoscenza”. che significa anche: trieste, monfalcone… per me stai facendo solo bene, anche se io nel bolognese faccio altro, ma forse il mio modo non è esportabile da te e viceversa. internet… è una bella domanda a cui mi permetto di pensare ancora un poco.

    matteofantuzzi

    5 novembre 2005 at 08:06

  47. Fabiano,
    la mia collezone di audio-poesia si limita a una audiocassetta credo primi anni 80 della mondadori con le poesie di Montale lette con il rumore delle onde come sottofondo 😉 Grazie per gli spunti di riflessione.
    Nicola

    anonimo

    5 novembre 2005 at 09:54

  48. grazie matteo per l’informazione. adesso sono costretto a comprare il libro:)

    gugl

    anonimo

    5 novembre 2005 at 10:11

  49. sì stefano, nelle note su giovenale se non ricordo male (magari vattelo a guardare in qualche megastore che non voglio fare gaffes, io me lo sono guardato ieri alla feltrinelli in pausa pranzo).
    nicola: montale che legge con dietro le onde sa un poco di ‘700 francese…

    brrrrr…

    matteofantuzzi

    5 novembre 2005 at 10:35

  50. Matteo, probabilmente bisogna partire da lì. Ripartire paradossalmente dai gruppi sul territorio, sapendo che poi andranno in crisi, ma chepoi si riprenderanno, perché ognuno alla fine trova la sua integrità e l’equilibrio rispetto i simili che gli stanno accanto. E certamente discutere, altrimenti non se ne viene fuori, anzi fare cagnara, far sentire che la poesia è viva. Anche la Mary Tolusso, in un’intervista al nuovo fvg settimanale di Udine, alla domanda se c’era qualcosa di buono in friuli e a trieste disse un qualcosa tipo, sì, qualcosa c’è, ma fanno tanto rumore (andrò a ripescare l’articolo per correttezza). Ebbene sì, bisogna essere in grado anche di urlarla quando necessario la poesia, e di discuterla con forza, a muscoli tesi, ma sempre tenendo presente il fatto che c’è un circolo virtuoso (anche se un po’ di vizio non guasta) da far nascere, un circolo fatto di conoscenze da mettere in gioco ed assimilare. Su Absolute c’è una mail di Ambra Zorat (che non è una che urla, ma è lo stesso ammutinata; anzi, brava come critico, giovane), che ho pubblicato. Merita una lettura perché parla di ciò che accade in Francia, e secondo me con una lucidità enorme.
    Vi saluto: negli ultimi due giorni ho dormito 24 ore, segno che il cambio di stagione è giunto, la bora ha fatto la sua comparsa a Trieste, i Tartari da qualche parte stanno facendo razzia:-)

    anonimo

    8 novembre 2005 at 11:08

  51. aspetto sia l’articolo della mary b. che il link della zorat allora. e perchè io ne ho dormite 6 in due giorni di ore ???

    matteofantuzzi

    9 novembre 2005 at 06:54

  52. l’intervista a mary dal nuovo fvg se la recupero è un miracolo; sto tentando – l’articolo è uscito una settimana dopo l’intervista a me e a nacci. cmq la questione si basa sull’impegno e sul ruolo. A mio giudizio quando fai qualcosa, qualsiasi cosa, assumi un ruolo e responsabilità. di conseguenza accetti critiche in base a quello che fai, ma non la comunicazione dell’indifferenza, poiché è controproducente per tutti, come se io dicessi che Cucchi è irrilevante o è di poco conto a gestire la rubrica sullo specchio, il che non è vero: è vero che posso criticarlo per come cerca di gestire un ambiente letterario, o per il suo modo di criticare, o perché il suo ultimo libro non mi piace (i precedenti sono molto più motivati, almeno è questa la mia impressione, e qualitativamente migliori), ma non sono indifferente al suo modo perché è giusto vi sia dibattito, e comunicazione del diverso, altrimenti chiudiamo i battenti e diciamoci arrivederci…no?
    Christian

    anonimo

    11 novembre 2005 at 17:56

  53. tutto giusto. oltre che l’ambiente non è gestito tutto da una sola persona. ognuno ha le proprie colpe e le proprie virtù, piccole o grandi che siano.

    matteofantuzzi

    12 novembre 2005 at 13:17


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