UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 43 comments

Presso la galleria d’arte contemporanea

via Matteotti 79 a Castel San Pietro Terme (Bo):

Occupazione poetica.

29 ottobre dalle ore 16.00 (fino a sera).

con:

Sebastiano Aglieco; Fabiano Alborghetti; Alessandro Ansuini; Roberta Bertozzi; Lorenzo Caschetta; Massimo Dagnino; Salvatore Della Capa; Vincenzo Della Mea; Chiara De Luca; Matteo Fantuzzi; Carlo Falconi; Loris Ferri; Francesco Gabellini; Stefano Guglielmin; Salvatore Ritrovato; Domenico Settevendemie; Italo Testa; Matteo Zattoni.

Divisione bassa padana – Pneuma ass. cult. Per info: pneuma@email.it

*

a cura di Flavia Giacomozzi; Campo di battaglia – Poeti a Roma negli anni Ottanta; introd. di Gabriella Sica; pp. 350, Castelvecchi; Roma, euro 18.

Schiacciati dalla linea lombarda, in ombra o nel limbo che dire si voglia per la particolare situazione della poesia tra Castelporziano e la fine del millennio, i poeti romani si riunirono nell’esperienza di due riviste “Braci” e “Prato Pagano”. Questo libro o meglio questo saggio indaga su questi avvenimenti per consegnarne l’esperienza alle nuove generazioni, le quali possono sì avere un’idea di chi sia Silvia Bre, o di chi sia Gabriella Sica, ma magari non immaginano che Marco Lodoli abbia esordito come poeta, o non conoscono quel rapido percorso che portò Valerio Magrelli 23enne a pubblicare Ora Serata Retinae. Tra tutti però l’esperienza fondamentale di Beppe Salvia, la sua vita, la sua opera quasi tutta uscita postuma. Questo libro che esce dopo Poeti a Bologna curato da Giancarlo Sissa per Gallo & Calzati ripercorre con strumenti differenti la volontà medesima di raccontare un humus, di fare comprendere un’esperienza e un percorso. Non emerge una linea romana in antitesi alla linea lombarda da questo libro, e questo è un bene, perché la continua propensione a volere vedere ovunque guelfi e ghibellini di certo non fa un piacere all’attuale poesia italiana. Questo libro narra di singoli (a volte con troppa enfasi: l’unico rimprovero che mi sento di fare alla curatrice, quando ella si attiene alla semplice narrazione sostanziale dei fatti esso si rivela mille volte più incisivo) accomunati da letture, da festival e da dialoghi, narra di una comunità eterogenea anche poeticamente parlando, lo fa soprattutto a posteriori con forte realtà del lavoro critico compiuto in questi anni da parte di chi di quella generazione non fa parte ma si è trovato a ragionarne sopra perché tutto questo non fosse per qualche oscuro motivo dimenticato. Perché un’esperienza forte non avvenuta sotto ai riflettori non cadesse per sempre nell’oblio. Come logica insegna.

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Written by matteofantuzzi

23 ottobre 2005 a 10:35

Pubblicato su Uncategorized

43 Risposte

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  1. la passione che ci mette la sica a ricordare gli anni ruggenti di prato pagano e di braci è nota: si legga “sia dato credito all’invisibile” (bellissimo). credo che la sica abbia tutti i numeri per documentare quella stagione romana; sarebbe però il caso che si aprisse anche alla presente, vivissima di talenti, che non mi pare abbiano un dialogo con lei, e viceversa.
    altrimenti il rischio è fare archeologia, fondando il mito di una poesia romana post-sessantottina, inavvicinabile (per qualità e tenuta) dagli autori della generazione successiva. Cosa invece che non è.
    gugl

    anonimo

    23 ottobre 2005 at 13:36

  2. in bocca al lupo

    oltrenauta

    23 ottobre 2005 at 20:32

  3. credo stefano che sia la stessa gabriella sica a dovere rispondere a quanto dici. ma a chi ti riferisci, ai marco giovenale – florinda fusco ecc. ?
    rimane il fatto (ed estrinseco il pensiero perchè già in posta elettronica hanno detto che sono stato criptico) che partendo da una teorica ombra (che ho inserito io, come tesi per confutarla per assurdo come si fa in matematica) in realtà il saggio fa vedere che ombra non c’è e l’importanza ribadisco “centrale” della poesia di beppe salvia che invito tutti caldamente a leggere.

    matteofantuzzi

    24 ottobre 2005 at 06:36

  4. sì, mi riferisco a giovenale, la fusco, la calandrone ma anche a paola f. febbraro, una poetessa che andrebbe seguita con maggiore cura.
    di salvia, ho scritto la recensione sull’ultimo numero di “la mosca di milano” (n.12): il libro, curato benissimo da Pasquale di Palmo, è davvero bello.
    gugl

    anonimo

    24 ottobre 2005 at 07:20

  5. Ciao, tanti auguri 🙂

    anonimo

    24 ottobre 2005 at 08:12

  6. pe per Matteo:

    non si riesce a leggere bene il pezzo! (come mai ogni tanto la grafica cede? è un problema di sistemi di scrittura diversi?)

    Luigi

    anonimo

    24 ottobre 2005 at 12:28

  7. Matteo, non è che fai il copia incolla direttamente da una pagina web ? Se sì, ti conviene magari fare copincolla su una pagina di word e poi selezioni l’incolla per word dalla barra di splinder. Ma forse non è questo il caso…

    Massimo

    Massimo73

    24 ottobre 2005 at 12:30

  8. è un problema di splinder !!! non copio dal web. io sono succube del fatto che sono partito con la versione 1.0 che è in conflitto con la nuova. e quindi. già una volta ‘sto posto è andato all’aria e ogni tanto si incastra. oh, è gratis e ormai all’url sono affezionato, ma ti viene una voglia di comprarti un sito per UniversoPoesia… almeno non avrei di ‘sti problemi, esistono programmi per la costruzione di blog molto più sensati.

    matteofantuzzi

    25 ottobre 2005 at 10:07

  9. Allora è proprio un bel casino… Io che non sono partito con la 1.0 già ne vedo di tutti i colori: la formattazione dei post cambia 200 volte in anteprima a seconda del colpo di clic che si dà…

    Massimo73

    25 ottobre 2005 at 11:07

  10. secondo me è invece molto bello

    Occupazione poetica.

    lo trovo quasi come lezioni di fisica di pagliarani:-)

    Christian

    anonimo

    25 ottobre 2005 at 12:38

  11. Vero, sono d’accordo, da un grande fan di Pagliarani.
    Emiliano

    anonimo

    25 ottobre 2005 at 15:19

  12. ah, ma se ci mettiamo a fare i fan di pagliarani mi si stringe il cuore… io sono un ultras sfegatato di pagliarani !

    matteofantuzzi

    26 ottobre 2005 at 07:30

  13. io anche della ragazza carla, quella che, per passare il w.e, prendeva sonniferi a iosa:-)
    gugl

    anonimo

    26 ottobre 2005 at 10:04

  14. allora matteo sarai felice di vedere sul numero speciale di fucinemute un’intervista (itinerante-saltellante-notturna) a pagliarani e la sua lettura ad absolute…

    luigi

    anonimo

    26 ottobre 2005 at 10:38

  15. Proprio in questi giorni mi sto rileggendo una sua antologia poetica del ’78 edita da Mondadori con la prefazione di Asor Rosa. E’ un libro già da parecchio tempo fuori catalogo, infatti io l’ho trovato solo in biblioteca.
    Bellissimi sono gli esordi, ancora prima della ragazza Carla, come le poesie estrapolate da “Inventario privato” e da “Cronache”.
    Peccato che questo libro la Mondadori non si sia mai preoccupato di ristamparlo.
    Almeno a quanto mi risulta.
    Emiliano

    anonimo

    26 ottobre 2005 at 11:17

  16. visto che stiamo parlando di libri più o meno reperibili: ibs (http://www.internetbookshop.it) mi ha appena avvertito che “tema dell’addio” di de angelis non è reperibile (dopo un mese che l’avevo ordinato) presso l’editore. e poi chi dice che la poesia non vende? :-))

    luigi

    anonimo

    26 ottobre 2005 at 14:25

  17. Luigi, anche io lo stesso. Ordinato 10 giorni fa e fermo per esaurimento scorte: sembra che ci siano problemi anche per il riordino, quindi deve essere un tutto esaurito.

    Massimo73

    26 ottobre 2005 at 15:13

  18. ps: MATTEO, TU CHE SEI IL DECISO ASSERTORE DELLA CARTA E DELLA LETTURA INTERIORE, MI SPIEGHI POI PERCH̬ ORGANIZZI Рcito (da Lietocolle, che qui non riesco a leggere bene):

    UN’OCCUPAZIONE POETICA
    READING NON STOP?

    lo dico perchè se è così, beh, allora che parlamo a fa’? che parli a fa’? predichi bene e…

    Luigi

    anonimo

    26 ottobre 2005 at 22:52

  19. L’Occupazione è per diffondere il Verbo al volgo! 😉
    fabiano

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 07:40

  20. “Tema dell’addio” mi pare sia ora disponibile su Ibs.

    oltrenauta

    27 ottobre 2005 at 07:55

  21. caro fabiano,
    per diffondere il verbo al volgo, come dici tu, bisogna, oltre ad avere il verbo, anche avere l’ars oratoria 🙂

    matteo, questa me la devi proprio giustificare..

    L.

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 08:09

  22. Tornando a Pagliarani, come sono gli “epigrammi ferraresi” editi da Manni? A quale altra opera del poeta si avvicinano? A me era sembrato di leggere in qualche articolo che si trattasse di testi combinatori o qualcosa del genere (tipo cut-up burroughsiani) ma potrei sbagliarmi di grosso
    Grazie
    E.

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 10:43

  23. com’è che partendo dalla poesia romana degli anni ’80, per uno straano deragliamento, Pagliarani ha monopolizzato il discorso?

    vocativo

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 11:32

  24. #20: Stefano però a me lo hanno appena cancellato da un ordine su Ibs. Sei riuscito ad ordinarlo tu ?

    Massimo73

    27 ottobre 2005 at 12:30

  25. Luigi, ovviamente risponderà anche Matteo per conto suo, ma la contrapposizione comparsa negli ultimi post non è tra chi legge e chi non legge, ma tra chi è convinto che sia un’attività di contorno, eventualmente promozionale, rispetto alla produzione poetica e chi invece vi vede un intreccio più stretto.
    Ciao,
    Vincenzo

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 13:14

  26. Un caro saluto innanzitutto a Matteo. E poi
    confermo anch’io che “Tema dell’addio” è praticamente impossibile acquistarlo. Proprio ieri IBS mi ha cancellato l’ordine, dopo diversi tentativi di reperire il volume. E può essere interessante precisare. Ho dunque ordinato 17 libri, uno dei quali di narrativa. Indovinate quale libro è stato da subito dichiarato “pronto” per la spedizione? Ma quello di narrativa, naturalmente. Per gli altri libri, tutti di poesia, normalmente considerati disponibili in 2-3 giorni, ho dovuto aspettare una dozzina di giorni (e forse sono finalmente in arrivo). Aggiungo che si tratta, per la gran parte dei casi, delle maggiori case editrici.
    Insomma, se mi trovo davanti ancora uno che dice che la poesia non si vende, lo prendo a calci nel culo.
    Gennaro Grieco

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 13:43

  27. Gennaro, e se fosse che non si stampa?
    E non è una battuta…

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 15:01

  28. Sì sì, può essere, può essere… Anzi è – se ho ben capito la battuta che non è una battuta…
    E a me lo vieni a dire, mio caro amico anonimo? Proprio a me che giorno per giorno mi consumo i denti digrignando?
    Comunque, almeno “quella” – per discutibile che possa essere – che si stampa, o che si dice di stampare…
    Gen

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 15:42

  29. Scusa Gennaro, non sono esattamente anonimo, se passi il cursore sulla casetta c’è l’equivalente di una firma.
    Comunque intendevo che, anche stampata, può essere che la poesia dewi grandi editori faccia lo stesso tirature da piccolo editore; e quindi finisce presto, se va anche solo un poco.
    Vincenzo

    anonimo

    27 ottobre 2005 at 19:56

  30. Scusami, Vincenzo. Non avevo fatto caso alla casettina.

    Certo, le piccole tirature… Derivano appunto dal grossolano pregiudizio che la poesia non tira, non vende, come già accennavo nel primo intervento. Capisco il piccolo stampatore (editore rischia di essere, il più delle volte, nella realtà odierna, un termine improprio), ma fa specie questo eccesso di prudenza addirittura da parte di Mondadori. Non è solo una questione di carattere imprenditoriale e, lo sappiamo, il discorso sarebbe lunghissimo…
    Gen

    anonimo

    28 ottobre 2005 at 01:28

  31. Caro Vincenzo,

    il punto di disaccordo invece è proprio qui: io dico che, se decidi di leggere a voce alta, non puoi trattare questa come un’attività di contorno/promozionale (allora, tanto per fare un esempio, gli attori a cosa servono: a fare reclame ai testi che recitano??)

    Luigi

    anonimo

    28 ottobre 2005 at 06:03

  32. Luigi, a me sembra che le cose stiano come segue:

    Matteo (e altri come lui) dichiarano che il testo è importante e che la performance non è decisiva. Tu d’altro canto (insieme ad altri) attribuisci alla performance un valore aggiunto trasferito alla poesia e sottolinei come la performance giustamente vada preparata, curata e definita. Nel punto di Matteo, però, mi sembra che non si escluda a priori il reading (che si chiami o meno “occupazione”).

    Mi sembra perciò che non ci sia contraddizione nelle posizioni di Matteo.

    Massimo73

    28 ottobre 2005 at 08:29

  33. Caro Massimo,

    le cose non stanno così. io dico che: 1) la performance è una cosa, un’altra cosa è il reading (mi raccomando: sono cose diverse! nella performance c’è il ruolo dominante del corpo-voce, mentre nel reading prevale la voce) 2) se decidi di leggere a voce alta, devi studiare quel mezzo, in caso contrario, affinché il testo non ne risulti rovinato e l’ascolto non sia impossibile o difficile, è meglio affidare ad altri la lettura.

    Per cui sì che c’è contraddizione. Non si può dire che conta di più la carta e che il poeta non deve per forza saper leggere a voce alta e poi però volerlo fare. Perchè farlo, per PURO ESIBIZIONISMO? Vincenzo ha parlato di PROMOZIONE: se la lettura è MERA PROMOZIONE, allora, come tutti gli eventi che promuovono, cioè che pubblicizzano, deve andare incontro al pubblico(-compratore/uditore/fruitore), cioè deve sedurlo, quindi deve essere un’operazione studiata e provata. In caso contrario non è una promozione, è solo un atto “a casaccio”, che non seduce, che non va incontro. Semplice rumore di fondo. Non improvvisazione, perchè l’improvvisazione, come ben sai, abbisogna di molte, moltissime prove.

    Luigi

    anonimo

    28 ottobre 2005 at 09:15

  34. Io sono d’accordo con te, Luigi, sulla performance e vedo che distingui tra reading e performance come due cose concepite in maniera completamente diversa. Purtroppo ora faccio fatica a starti dietro, sintomo del fatto che mi devo essere perso qualcosa dei passaggi logici necessari. Tuttavia se classifichiamo il reading come qualcosa in cui prevale la voce, si può comunque ammettere che la lettura di poesie ad alta voce *non per promozione* non sia solo “rumore di fondo”, ma qualcosa che seduce la platea in virtù del testo e del suo contenuto (pur recepito oralmente). Insomma, a questo punto non so più se dico le stesse cose di Matteo, perciò ti prego di considerare il mio personale punto di vista: il testo può emergere da una voce non necessariamente *preparata* al reading (lasciamo stare la performance, che è ancora altro) e trasmettere oralmente quanto di vibrante c’è nel testo senza per questo scadere 100 volte su 100 in farfugli (ovvio che un minimo di lettura grammaticalmente corretta ci vorrà, naturalmente). Perdonami se ho detto cose magari già dette e sto ripetendo inutilmente un dibattito già fatto.

    Massimo73

    28 ottobre 2005 at 10:26

  35. a me interessa l’incontro. la poesia, nel reading, è il dono e il pasto condiviso. pasto sacrificale, probabilmente.

    gugl

    anonimo

    28 ottobre 2005 at 11:37

  36. Tanti in bocca al lupo, sarò con voi con il pensiero!

    RitaM

    28 ottobre 2005 at 14:16

  37. In bocca al lupo per domani!
    VALERIO BERARDI

    anonimo

    28 ottobre 2005 at 15:49

  38. l’altra notte m’è capitato di vedere la replica di una puntata del programma mattutino di costanzo. all’interno era ospite arnoldo foà. arnoldo foà ho avuto modo di sentirlo leggere poesia: bravissimo. costanzo lo sprona: dai leggi una poesia. e foà legge, una sua poesia. foà legge bene, è bravo a leggere. ma la sua poesia fa cagare, davvero il peggiore servizio possibile alla poesia, perchè ora un milione di poveretti penserà che quella roba sia poesia. in questi casi, lo dico sempre, bisognerebbe che fossero istituite sanzioni penali: in questo caso a foà il massimo della pena e a costanzo l’accusa di istigazione a compiere reato.

    scherzo, ovviamente scherzo ma non così tanto. il testo è necessario, il resto accessorio, magari importante. ma se la poesia non c’è neppure foà regge.

    matteofantuzzi

    28 ottobre 2005 at 20:34

  39. perchè faccio festival ? dialogo. tra poeti, tra poeti e pubblico (più o meno in coscienza partecipe), tra pubblico e pubblico, tra vecchie e nuove generazioni, tra linee, tra territori… ecc. ecc. ecc.

    il dialogo si fa con la parola, ma ancora una volta ribadisco, se non si ha nulla da dire è baccano. nient’altro. (e con questo non voglio dire che tu luigi faccia baccano, intesi ?)

    😉

    matteofantuzzi

    28 ottobre 2005 at 20:37

  40. infine: di de angelis parlavo 2 settimane fa ma anche della situazione della poesia. altro esempio importante per me stefano massari: opera 1a per casa editrice non enorme (raffaelli mi scuserà): 1a edizione esaurita. mondadori sta ristampando de angelis, tranquilli è questione di tempo. anche bacchini pare stia andando come un treno.

    il segreto ? pare i festival e tanto passaparola. e forse il fatto che almeno qualche poeta sia sceso dal pero. non so se si dice in tutta italia ma credo il senso si capisca.

    saluti cari a tutti, anche a chi non passava da un poco (ps. un poco come sapete sono in altre faccende affacendato, un poco la grafica di splinder fa sempre sempre sempre cagare)

    matteofantuzzi

    28 ottobre 2005 at 20:41

  41. allora, caro matteo, ci vedremo oggi pomeriggio at home: tutti giù dal pero!
    gugl

    anonimo

    29 ottobre 2005 at 06:45

  42. matteo, splinder lavora continuamente per apportare migliorie e fa continui downgrade.oggi nn riesco a venire ma vi faccio un grandissimo in bocca al lupo, aggiornami sui prossimi appuntamenti.
    (e raccontate come andrà!)
    m.

    sleepwalking

    29 ottobre 2005 at 08:14

  43. alla prossima, dunque, Matteo.

    in bocca al lupo per questa.

    oltrenauta

    29 ottobre 2005 at 09:38


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