UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 107 comments

Varie.

Taja Kramberger è considerata certo non solo da me una dei migilori esempi (e quindi non mi fermo all’ambito femminile includendo nel listino per esempio Brane Mozetic e Peter Semolic) della nuova poesia slovena. E questo è poco ma è sicuro. Un’ottima occasione per parlarne è l’uscita in quadruplice lingua (inglese, francese, italiano e ovviamente sloveno) di MOBILIZACIJE – mobilitazioni stampato proprio dall’autrice e con il sostegno di due associazioni culturali, una di Lubiana e una di Koper (ergo se qualcuno è interessato mi contatti via mail che fornirò i suoi estremi telematici).
Il libro parla sostanzialmente di spostamenti, di passaggi e quindi di evoluzioni e cambiamenti con un forte accento sul rapporto tra l’autrice e il padre. Del padre viene narrata in una dimensione quasi "epica" la vicenda sviluppando il punto (secondo me) fondamentale di molta poesia slovena: il rapporto con la terra e con la natura, un rapporto non grettamente descrittivo e di catalogazione, nemmeno un mezzo per descrivere il territorio. Le componenti della natura sono parte fisica dei personaggi, in maniera imprescindibile. Il padre è un cedro (e bene nel libro se ne spiega il motivo) che alla figlia consegna se stesso tramite un erbario. Poesia magnifica, anche per scrittura e costruzione, e finalmente di respiro europeo segno che come da un pezzo ribadisco dalla poesia slovena avremmo (abbiamo) molto da imparare. Ma anche da lettori mi si permetta una bella boccata d’ossigeno.

*
Ieri a Ferrara nel Teatro Comunale ho ricevuto il Premio Gianfranco Rossi per la poesia.

*
Il 21, 22, 23 ottobre a Roma c’è RomaPoesia. Vi rimando per brevità al loro sito linkato a sinistra per il programma. Quest’anno in buona sostanza si presenta buona parte di quella che viene indicata come "Generazione del Settanta", molti nomi da L’opera comune, altri appartenenti a realtà ben più sperimentali e/o ragionanti sul linguaggio. Il punto fondamentale è che cambia qualcosa: questa generazione ultima viene presentata come 1968-1978. Ed è una cosa che da tempo anche io vado pensando per lo più esatta.

*
Quella santa ragazza della mia dolce metà l’altro giorno voleva regalare a un suo amico che faceva il compleanno Tema dell’addio di Milo De Angelis: che ci crediate o no non ne esiste copia in una serie interminabile di librerie di Bologna e provincia (cioè o lo rubano, o come spero è andato esaurito). Alla libreria Feltrinelli spergiurano che ne stiano ristampando parecchi perchè ci sono davvero molte richieste e da tutta Italia, non è solo una questione bolognese insomma. Evviva. Alla fine s’è optato per un libro della Szymborska, comunque molto gradita al festeggiato.

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Written by matteofantuzzi

9 ottobre 2005 a 09:10

Pubblicato su Uncategorized

107 Risposte

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  1. fa sicuramente piacere.

    anonimo

    9 ottobre 2005 at 11:02

  2. meglio così. per un regalo di compleanno, gioia, festeggiamenti, brindisi, evviva, tanti auguri a te, torta e candeline, non mi sembra per niente adatto tema dell’addio.

    map

    9 ottobre 2005 at 18:20

  3. Complimenti per il premio, e confermo la difficoltà nel trovare il tema dell’addio.
    Vincenzo

    anonimo

    9 ottobre 2005 at 19:21

  4. lo presi già,due mesi or sono.ma non mia ha entusiasmato tanto.
    Marco

    anonimo

    9 ottobre 2005 at 19:47

  5. Bravo, Matteo! (hai vinto con una poesia?… mi piacerebbe leggerla…) Io il tema dell’addio l’ho ordinato questa estate nella mia libreria di fiducia tortonese ed è arrivato dopo un mese circa (nel frattempo, confermo che a Milano non si trovava). saluti a tutti, luisa p.

    anonimo

    9 ottobre 2005 at 22:01

  6. Complimenti, Matteo.
    Gianfri

    nestore22

    9 ottobre 2005 at 23:09

  7. non credo nei libri “a tema” ovviamente il “tema dell’addio” non ha sto clima festaiolo. ma è un bel libro. e va regalato.e poi quando lo regalereste? a un funerale?????eddai!

    sleepwalking

    10 ottobre 2005 at 07:05

  8. sleep, talvolta è meglio rimanere a dormire…
    gugl

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 09:04

  9. domanda – non provocatoria: ma c’è qualcuno in questo blog a cui non piace poi così tanto de angelis, a parte il sottoscritto?
    luigi

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 09:22

  10. vero, era decisamente di cattivo gusto, il mio commento. mi scuso, ma davvero non credo che un libro con un tema doloroso non possa essere regalato ad un compleanno.

    sleepwalking

    10 ottobre 2005 at 11:02

  11. sì monica decisamente un’uscita non il massimo. grazie dei complimenti.

    apizzo sta per “antonella” ?

    per de angelis luigi e marco francamente non concordo certo io, anzi mi pare un libro che potrà rimanere questo (un libro si regala perchè è bello, non per 1 occasione o per un tema). e la cosa che voglio sottolineare è anche questo andare esaurito dopo tante “vacche magre” questo interesse per la poesia che speriamo sia reale e non moda. perchè tanti s’aprano ad un mondo magnifico nelle proprie punte più elevate.

    matteofantuzzi

    10 ottobre 2005 at 12:56

  12. e perchè un libro di poesia non venda solo perchè legato a tv sorrisi e canzoni…

    matteofantuzzi

    10 ottobre 2005 at 12:58

  13. ah sì, e a te luigi (da lettore, perchè credo così intendessi) chi piace tanto ? a gusto personale dico, lasciamo da parte un attimo linee, teorie e tutto il resto.

    *

    nella newsletter di atelier che se richiedete tramite il loro blog vi arriva per posta c’è la spiegazione alla dicotomia marco merlin-andrea temporelli più un’altra lunga serie di riflessioni e spunti. consiglio l’iscrizione.

    matteofantuzzi

    10 ottobre 2005 at 13:07

  14. # 11
    scusami sono antonella ho dimenticato di firmarmi.

    Ammiro De Angelis per questa sua capacità di raccontare con modi secchi e consapevoli del distacco irreversibile, appunto dell’addio che è per sempre. Sempre uguale a mai più rivedersi ma con la parola ci sarà sempre, almeno fino a quando esisteranno gli uomini che leggeranno. Le liriche sono molto commoventi e leggendo quei versi “definitivi” mi veniva da piangere per questa donna che non conoscevo e per quest’uomo che la ricordava, così lo sto leggendo lentamente. C’è, però, attorno al dolore un interesse morboso, vedi la vita in diretta dove fra una velina e l’intervista di un’attrice famosa ti ci schiaffano due tre storie di madri con figli morti: la morte fa paura e per ciò attira e fa spettacolo. Per fortuna la poesia non è televisione. l’ho comprato perché avevo letto che si trattava del libro dell’anno, naturalmente in libreria non c’era e l’ho preso su internet, non me ne pento. Però preferisco la Szymborska per quel poco che ho letto di lei, c’è quella poesia sul gatto che è una meraviglia. Quel gatto che aspetta in un appartamento vuoto il padrone e si ripete in testa tutte le cose che dovrà fare quando tornerà per punirlo per la sua assenza è quanto di più toccante si possa leggere. Tema dell’addio, anche quello. Trovo che la poesia tua (per quel pochissimo che ho letto) assomigli alla sua. antonella

    map

    10 ottobre 2005 at 15:13

  15. Tema dell’addio. bello e molto.

    vocativo

    10 ottobre 2005 at 15:44

  16. I battiti carnali si stringono a una doccia,/ chiedono una tregua, una posizione/ per il sangue, a strappi, a morsi, gli aghi/ entrano in te che cerchi/ di stare con le cose./ Ci deve essere un’alba/ terrena, dicevi un seme intatto,/ una fiammella, un preludio che esce/ dagli ospedali, suonato da una piccola mano,/ una corona di spighe regalata al guaritore.”

    Milo De Angelis – Tema dell’addio

    sleepwalking

    10 ottobre 2005 at 15:58

  17. a me è piaciuto tanto. purtroppo è un tema che ci coinvolge tutti. e non vorrei fare la fiera del luogo comune. a me è piaciuto molto, forse perchè l’ho letto in un momento particolare ed affine…

    sleepwalking

    10 ottobre 2005 at 16:04

  18. Pensavo di avere commentato anch’io al #9 di Luigi, e invece no.
    In De Angelis riconosco la tecnica, il poeta, ma non mi muove corde, rimango distante; questo vale per le sue cose precedenti al tema dell’addio, dove sento più coinvolgimento.

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 16:58

  19. c’è un punto secondo me importante in questo libro, anticipo cose che dovrebbero nei prossimi mesi uscire altrove, e che lo accomunano a un altro libro che parla di perdita e di morte: “Come per mezzo di una briglia ardente” di Maria Grazia Calandrone. La morte può essere sbattuta in faccia, come quelli che nella famosa parabola mentre digiunano lo fanno sapere al mondo sbattendosi in prima fila ad auto-commiserarsi. Parlare di morte nella poesia è quasi quotidiano, quasi mai scontato. Non è scontato rendere il dolore qualcosa che vada oltre alla vicenda personale, che possa essere “letto” da altri. De Angelis lo fa e il libro a mio parere semplicemente svetta.

    (grazie antonella)

    matteofantuzzi

    10 ottobre 2005 at 18:41

  20. “Tema dell’addio” è una delle raccolte più belle che ho letto negli ultimi anni pubblicata dalla grande editoria! Consoglio anche “Contemplazioni meccaniche e pneumatiche” di Bacchini da poco uscita! Davvero notevole…;-)
    Un caro saluto
    Liuk

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 18:51

  21. Il tragico è l’immodificabile,
    l’irremediabile,/dove non è possibile l’intervento,l’azione,/mentre l’evolutivo,
    il risolutivo/sono solo pubblicità truffaldina/di professionisti piazzisti.

    C.Viviani,”la forma della vita”.

    Inestirpabile è questa illusione/e questa leggerezza al limite della pazzia./Alla finestra spettrale è sempre più vicina la sua flottiglia,/ogni primavera,dal suo morente incresparsi/
    la scossa di una ferita aperta/rimargina l’epidermide dove soffia/dal molo un vento funebre,/dove una falce nera è il miraggio dell’onda,/e nell’oro,nell’oro accecante/non si oltrepassa la beatitudine.

    Olga Grebennikova,”In memoriam”.

    Talvolta è stato attendere nel buio/la felicità degli atleti,la chiara/fantasia sulla pista,i bei giocolieri,/talvolta è stato un blocco di partenza,/una melodia invocata tra le note/più disperse,i cuscini,le scale mobili/dell’ultima estate,dell’ultima/frase che respira in tutte.

    M.De Angelis,”Il tema dell’addio”.

    La poesia che si legge è una scelta,non sartriana, non ci si responsabilizza in un confronto postumo,ma è un opinione critica,quindi,con la dovuta conoscenza a priori di ciò che si tratta,si attua una cernita-dato il tempo quotidiano che spesso c’impegna-e si adotta una determinata preferenza.Per esempio,Tra queste tre preferisco la Grebennikova: è una scelta.E’ opinabile scegliere un poeta o un altro.Opinabile come le giunture della giacca
    che sbavano cotone,
    come il mare che si crede lago
    tra le falangi del golfo,
    come il guardrail che scheletrisce
    l’autostrada.

    Geremia

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 19:41

  22. a sleep: pedonata.
    agli altri (amici, tutti): è vero: perdita e morte. ma la poesia è stile. e lo stile è vita. E’ in questo contrasto, probabilmente, che l’opinione si insinua. facciamo però in modo che quest’ultima, per troppa presunzione, non s’ingoi il pensiero sulla cosa che, nel tema e nello stile, s’invera.
    gugl
    gugl

    anonimo

    10 ottobre 2005 at 19:50

  23. “perdonata”!
    gugl

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 06:38

  24. geremia ti invito a parlare più diffusamente della grebennikova anche per colmare la mia ignoranza. luca concordo e non poco. altro libro caldamente da consigliare, altro autore di cui fortemente parlare.

    stefano, lo stile è però per te uno strumento della sostanza o lo consideri qualcosa di più “importante” ?

    matteofantuzzi

    11 ottobre 2005 at 08:52

  25. Che cosa della Szymborska, di grazia? Sto leggendo ora “Attimo”, e mi pare una ottima raccolta, anche se un po’ inferiore forse a “gente sul ponte” e “la fine e l’inizio”. Non mi ha particolarmente entusiasmato invece “appello allo Yeti”, risalente al 1957, ossìa al momento della “disillusione” comunista.
    Ciao.
    Simone.

    poetO

    11 ottobre 2005 at 10:02

  26. La Grebennikova nasce nel 1971 a Petropavlovsk-Kamcatskij.Si laurea presso la facoltà di filologia dell’università di Taskent,vive tra Fergana(Uzbekistan) dove lavora presso il locale Teatro drammatico,e gli Stati Uniti.Ha pubblicato negli almanacchi “24 poema i 2 komissara e Poesia i Kritika e nelle riviste “Zvezda Vostoka”e “Mitin Zurnal”.I suoi versi sono ospitati nelle pagine web della “scuola di Fergana” all’indirizzo:http://library.ferghana.ru/almanac/olga I.htm.
    Appartiene alle generazioni post-post Brodskij ,per l’appunto alla scuola “provinciale” di Fergana,che parallelamente si afferma nei ’90 insieme a quella degli Urali in netta contrapposizione,spesso-e talvolta anche stilistica- ,a quella delle due capitali :Mosca e Sanpietroburgo.Ne abbiamo una antologia di testi egregiamente raccolta da Mauro Martini(univ. Di Trento),dal titolo “nuovissima poesia russa”.

    Geremia

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 10:10

  27. – La Casa della Poesia –
    – parole, suoni e immagini del contemporaneo –
    Nelle giornate di domenica 16 e di lunedì 17 Ottobre, si inaugura La Casa della Poesia di Milano alla Palazzina Liberty – Largo Marinai d’Italia
    …………………………………………………………………………………………………………………………………
    Programma di domenica 16 Ottobre (dalle 17.00 alle 23.30)
    La giornata avrà inizio alle 17.00 con un breve discorso di presentazione di Giancarlo Majorino. A seguire ci sarà una prima fascia pomeridiana di letture dalle 18.00 alle 20.30 cui parteciperanno i poeti: Mario Benedetti, Tiziana Cera Rosco, Marina Corona, Dario Capello, Giusi Busceti, Luigi Cannillo, Gabriela Fantato, Cesare Greppi, Marta Fabiani, Giovanni Gardella, Nanni Cagnone, Franco Loi, Angelo Lumelli, Michelangelo Coviello, Giampiero Neri, Tiziano Rossi, Patrizia Valduga , Francesco Leonetti, Luciano Erba.
    Alle 20.30 i nove soci fondatori (Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Tomaso Kemeny , Vivian Lamarque , Giancarlo Majorino, Alda Merini, Roberto Mussapi, Antonio Riccardi e Cesare Viviani) presenteranno al pubblico il progetto “La Casa della Poesia” e introdurranno ciascuno un giovane poeta ( Corrado Benigni, Francesco Bernini, Danilo Bramati, Davide Brullo, Lucrezia Lerro, Alberto Pellegatta, Barbara Pietroni, Mario De Santis).
    A partire dalle 22.30, in fascia serale, leggeranno i poeti: Enzo Di Mauro, Alberto Mari, Stefano Raimondi, Donatella Bisutti, Sebastiano Aglieco, Alessandro Catà.
    Sedie scultura “contenitori di corpi” di Vittorio Valente.
    Coordinamento registico di Lorenzo Vitalone
    …………………………………………………………………………………………………………………………………
    Programma di lunedì 17 Ottobre (dalle 16.30 alle 23.30)
    Dalle 16.30 alle 23.30 divagazioni musicali sulla poesia del nostro tempo. Saranno presenti i nove soci fondatori della Casa della Poesia ( Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Tomaso Kemeny, Vivian Lamarque, Giancarlo Majorino, Alda Merini, Roberto Mussapi, Antonio Riccardi e Cesare Viviani).
    Ore 16.30 -Letture dei poeti : Guido Oldani, Adelio Rigamonti, Paolo Rabissi, Meeten Nasr, Adam Vaccaro, Daniele Piccini, Alessandro Rivali, Lorenzo Scandroglio, Marco Vitale.
    Ore 18.00 – A session for Emmett Williams.
    0re 18.30 – Proiezione video.
    Ore 19.00 – Intervento musicale con Claudio Recalcati.
    Ore 19.30 – Il moto dell’acqua I – di Roberto Musci, Matteo Pennese, Walter Prati.
    Ore 20.00 – Proiezione video. Ore 20.30 -Letture dei poeti Mario Santagostini, Umberto Fiori, Giulia Niccolai, Milli Graffi.
    Ore 21.00 – “Quanti animali parlanti” musiche di Maurizio Pisati su testi di Roberto Sanesi.
    Ore 21.30 – Il moto dell’acqua II – di Roberto Musci, Matteo Pennese, Walter Prati.
    Ore 22.00 – The Butcher Bird – brano di poesia musicali di Steve Piccolo con Massimo Falascone, Gak Sato, Walter Prati, Matteo Pennese.
    Ore 22.30 – Letture dei poeti: Maria Pia Quintavalla, Giancarlo Pontiggia, Emi Rabuffetti, Gabriella Galzio, Amos Mattio, Cristina Zanon, Silvio Giussani, Daniele Restelli.
    Sedie scultura “contenitori di corpi” di Vittorio Valente.
    Coordinamento registico di Lorenzo Vitalone.
    Serata a cura di MM&T.
    Per informazioni e dettagli – +39 333 955 411 9

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 10:27

  28. Inaugurata la sede della Palazzina Liberty, la Merini: un buon segnale. Stasera si va al bar dei poeti. Fonte Indymedia.
    Potrebbe diventare un po´ come il bar Greco o le Giubbe Rosse: un luogo di ritrovo, una fucina di idee. È così che l´assessore alla Cultura Stefano Zecchi vede il bar della Palazzina Liberty che ieri, dopo la richiesta lanciata da Giancarlo Majorino a nome dei colleghi, è stata consegnata simbolicamente ai poeti. Perché diventi la loro Casa. Una Casa ancora tutta da inventare, anche se le idee sono tante, con la volontà di aprire le porte ai ragazzi. Alla Palazzina è arrivata anche Alda Merini: «Mi sembra un buon segnale. Bisogna recitare e far conoscere i testi dei grandi maestri che non esistono più ma che non devono morire».
    Dopo la richiesta lanciata da Giancarlo Majorino a nome dei colleghi, ieri la consegna ufficiale con l´assessore Zecchi. “Ora apriamo le porte ai ragazzi”. Milo De Angelis: faremo letture, incontri, non c´è bisogno di spettacolo. Alda Merini: deve essere anche la nostra fortezza contro chi ci aggredisce.
    Il contenitore adesso c´è, il bar della Palazzina Liberty che «potrà diventare come il bar Greco o le Giubbe Rosse» luogo di ritrovo e fucina di idee secondo l´assessore alla Cultura Stefano Zecchi. Ha messo a disposizione anche gli altri spazi interni, per manifestazioni, e pure gli esterni, nel parco di largo Marinai d´Italia. Ora però tocca ai poeti trovare il contenuto. Vedere che fare e come organizzare le attività della Casa della Poesia, simbolicamente consegnata ieri con lo scopo di diventare punto di incontro per lo sviluppo e la diffusione di questa affascinante forma letteraria. «Io mi sono dato da fare per trovare una soluzione, ora la palla passa a voi. È tutto da inventare. – ha detto Zecchi di fronte ad una decina di poeti milanesi – . Vi confesso però che mi piacerebbe anche riproporre questa iniziativa con l´arte, la musica, e che il Teatro Studio tornasse ad avere il ruolo che voleva Strehler, per i giovani e sperimentale».
    Tra i poeti presenti le idee sono tante, anche se per ora un po´ confuse, su quella che dovrà essere la funzione della Casa. C´è da organizzare tutto, ma l´entusiasmo non manca. Accanto a Giancarlo Majorino, che con la sua lettera a Repubblica ha lanciato un appello per avere un luogo per i cultori della poesia, c´è il poeta Milo De Angelis: «Sono molto contento, la Palazzina potrà diventare luogo in cui dare voce alla poesia con letture, convegni, incontri, perché in fondo la poesia non ha bisogno di spettacolo, basta da sé». «Sulla poesia c´è da fare tutto – aggiunge Gianni Tavella – laboratori per giovani, per esempio, oppure versi da proporre in forma teatrale». Per Antonio Riccardi «è già interessante questo primo passo, anche il riconoscimento da parte delle istituzioni della poesia come uno dei centri vitali della cultura. Non ci sono delle ricette, le cose da fare sono infinite, dobbiamo solo capire come organizzarle».
    La Palazzina Liberty è per Maurizio Cucchi «bella, piacevole, luogo ideale per trovare il modo per far conoscere meglio la poesia in modo particolare ai giovani, quella milanese soprattutto, visto che qui oggi ci sono quasi tutti i migliori. Sono rimasto impressionato nel vedere quanto i ragazzi nati tra gli anni ´70 e ‘80 siano appassionati di poesia. Gli piace leggerla e scriverla. Sono tanti e sono bravi. È un fatto senza precedenti, secondo me, che ci sia una generazione così. Si vede che la banalità li ha saturati». «È una iniziativa doverosa, da anni si attendeva – afferma la poetessa Maria Pia Quintavalla -. Dopo la morte di Porta tutta la complessità di quello che c´era e la progettualità è stata dispersa in mille rivoli. Ora vedremo quali nuove idee verranno e come saranno articolate». Alla Palazzina è arrivata anche Alda Merini: «Mi sembra un buon segnale – dice -. Bisogna recitare e far conoscere, diffondere i testi dei grandi maestri che non esistono più ma non devono morire. Questa dovrà essere non una casa ma una fortezza, perché la poesia è aggredita da tutte le parti».

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 10:29

  29. Sessantotto-Settantaché? Oddio mio, fa venir meno il respiro: specie pensando alla storia del mondo, è di un angusto sconcertante. Ma davvero è fondamentale catalogare?

    FilippoDavoli

    11 ottobre 2005 at 16:17

  30. Cucchi dice: a milano ci sono quasi tutti i poeti migliori, oggi. ah sì? però. e facciamola questa bella lista di grandi poeti milanesi, oggi. è difficile vedere bene con tutta quella nebbia, tutto quel fumo venuto dopo sereni…

    Matteo: mi hai chiesto un poeta che amo leggere. ti farei prima di tutto il nome di un poeta che amo moltissimo e che purtroppo è poco conosciuto: SERGIO PENCO.
    Poi ti farei un altro nome, stavolta straniero (magiaro): PILINSZKY JàNOS.
    Andando indietro negli anni, ti fare il nome del poeta che amo di più in assoluto: PAVESE. “Lavorare stanca” resta per me il tentativo italiano più alto del ‘900 di costruire un’altra poesia, di costruire un mondo, con dei personaggi, con una musica e un verso personalissimo, una prova che non ha avuto epigoni.
    Purtroppo faccio molta fatica a sussultare per De Angelis, idem per Cucchi e Conte, o per Viviani. Ti dico i primi nomi che mi vengono in mente. Un poeta contemporaneo che invece stimo è Ivano Ferrari. “Macello” è un libro che rileggo con passione. Ecco, lo vedi che alla fine mi è venuto fuori il titolo di un libro? 🙂 poi potrei fare altri nomi e altri titoli, ma le liste della spesa sono noiose per chi le fa, figuriamoci per chi le legge…
    Luigi

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 16:44

  31. ..aggiungo di Ferrari “La franca sostanza del degrado”.
    Luigi

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 16:49

  32. luigi, sei un tipo difficile, però!
    gugl

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 17:46

  33. beh, gugl, lo prendo come un complimento 🙂
    luigi

    ps: giocate con me? io ho fatto 3 nomi di poeti, anzi 3+1. e voi?

    pps: di gioco si tratta, di lettura personale, come diceva matteo, non di linea o tendenza

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 18:20

  34. gli esclusi si sentirebbero frustrati.
    io non gioco. e poi, carissimo luigi, ma: se è lettura è analisi, non mera elencazione:-)
    gugl

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 19:27

  35. chi si frustra per l’esclusione
    meriterebbe qualche frustata
    oppure una scudisciata
    oppure un’insana risata di derisione
    :-))
    L.

    anonimo

    11 ottobre 2005 at 19:45

  36. sì, hai ragione; ma per la critica, come la mettiamo? voglio dire: basta un elenco degli eletti per creare un pubblico della poesia?
    gugl

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 06:43

  37. simone: proprio “attimo” (ed. scheiwiler).
    grazie geremia, non conosco quel libro dell’univ. di trento, anticipo però che su voci della luna di marzo 2006 ci sarà un fior di speciale su 5 poetesse russe contemporanee a cura di paolo galvagni conosciuto proprio all’uscita della sua antologia della poesia cecena uscita per manni e che consiglio vivamente.

    matteofantuzzi

    12 ottobre 2005 at 06:48

  38. filippo, il problema secondo me continua ad essere non che si dia un “tema” e questo sia orizzontale, verticale o obliquo. il problema è come si tratta, cosa si dice. il problema è quando si fa secondo me un discorso del tipo “dopo di noi (o addirittura dopo di me) il nulla”. bisognerà vedere come a romapoesia si affronterà la questione “anagrafica” e in che maniera, e con che spirito. al di là dei miei pensieri credo si debba vedere all’atto pratico quello che accade. così luigi cucchi aveva un’idea e direi che ha dimostrato le sue tesi (giuste o sbagliate se ne discuterà, però le ha mostrate). se qualcuno non la pensa allo stesso modo con sostanza dovrebbe confutarle, coi testi anche intendo. così qualcuno sta facendo, altri concordano con cucchi.
    per la serie “le coincidenze della vita” sto girando proprio in questi giorni con “macello” di ivano ferrari (ed. einaudi) in borsa perchè davvero è un libro che va letto e riletto e ogni volta si apprezza. anche di jànos ti chiederei di parlare più diffusamente per colmare la mia sterminata ignoranza.

    matteofantuzzi

    12 ottobre 2005 at 06:55

  39. per gugl: matteo mi aveva chiesto, testualmente: “ah sì, e a te luigi (da lettore, perchè credo così intendessi) chi piace tanto ? a gusto personale dico, lasciamo da parte un attimo linee, teorie e tutto il resto”.
    insomma…ho risposto a teo!
    luigi

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 06:55

  40. ps. lo so splinder ha problemi coi commenti. come sempre pazientate…

    matteofantuzzi

    12 ottobre 2005 at 06:55

  41. stefano, sì sì ha ragione luigi sono io che ho fatto una domandina leggera. questo è sempre un posto dove si consiglia la lettura della poesia in primis, la diffusione fra i neofiti.

    (poi ogni volta che si riesce a fare un discorso critico e sostanzioso – e certo non grazie a me – io sono il più felice di ‘sta terra)

    matteofantuzzi

    12 ottobre 2005 at 06:58

  42. Confutiamo? E confutiamo! Non con le anfibologie critiche – buone per tutti i titoli. Confutiamo libri alla mano (tanto tra i trentenni-ventenni son ben pochi quelli che hanno all’attivo più di un libro, spesso addirittura meno): esiste ancora un’oggettività, nonostante la pretesa del mercato di individualizzare-isolare chiunque da chiunque altro per esercitare indisturbato un prepotere sconfinato (e globale)? Penso di sì, che esista, che sia sempre esistita. Quindi, andando per libri oggettivamente belli (al di là dei “mi piace non mi piace”, cioè – che è poi il gioco della margheritina “m’ama non m’ama”, altro che alta critica…):
    G. SISSA – Il mestiere dell’educatore, Manuale d’insonnia; G. FABBRI – I ragazzi del Settanta, Davanzale di travertino; L. GOBBI – Nel chiaro del perdono; S. SIMONCELLI – Giocavo all’ala; R. PAGNANELLI – Dopo, Preparativi per la villeggiatura; G. GARUFI – Conversazione presunta, Canzoniere minore, Lo scriba e l’angelo; G. ROSATO – Oh, l’inverno…, L’inganno della luce; F. LOI – Liber, L’angel, Arbur, Isman; S. MASSARI – Diario del pane; G. D’ELIA – Non per chi va; D. RONDONI – Il Bar del tempo; L. FRISA – La follia dei morti, Gioia piccola; A. ZANICHELLI, Una cosa sublime. Potremmo continuare…

    FilippoDavoli

    12 ottobre 2005 at 09:43

  43. Sono stato in zona Milano una quarantina di giorni, peccato mi perda la nascita del “Bar della Poesia”!! :-))

    In merito al dove siano i migliori poeti, credo che il bailamme (del quale in realtà macroscopica non importa nulla a nessuno) sia riconducibile all’esigenza avvertita nelle alte sfere di provare ad introdurre la poesia nel circuito mediatico come fenomeno spendibile per eventi, incontri e roba simile, che attirino pubblico e creino movimento, ritorni, ecc. Marketing, insomma. Che quantomeno, però, vede unite molte forze valide della Milano letteraria, e che dunque mi rende contento e attento agli sviluppi.

    Sappiamo tutti bene, però, che la necessità e sufficienza del discorso poetico sta nei suoi presupposti e nei testi, nient’altro occorre. Io, dal mio punto di vista di ricerca personale, non posso che partire dal primo Magrelli, sul quale avevo anche scritto qualcosa in un saggetto di qualche anno fa, di come lo vedessi “poesia modificabile” per renderla fruibile a tecnici, oltre che a letterati. Sono lontanissimo da molte delle espressioni che cita Davoli, che mi appaiono un indistinto sentimentalismo creaturismo lirismo fideismo più o meno autopiagnucolante. Aspetto con attenzione il libretto Lietocolle “Verso i bit – poesia e computer” per capire se esista gente disposta a lavorare sulla strada che cerco di fare io.

    Sui blog, il chiacchiericcio e la necessità di dover ogni giorno (o ogni qualche giorno) proporre nuova roba, crea per me un effetto di eterno inizio, come se ogni volta (specie nei commenti) fosse necessario ripartire da zero e costruirsi tutta la griglia di vita e interpretativa. E’ un ozio, insomma, una mappatura utile ma livellante; se invece anche nei blog ci si dichiarasse per le proprie predilezioni e si sviluppassero linee conseguenti, ci guadagneremmo tutti in chiarezza e in diversità di strade da seguire e da fruire.

    Da queste parti mi pare circolino e lascino commenti (oltre che il padrone di casa) gli Ammutinati, Davoli, Manzoni, Margiotta, Guglielmin, Ciofi, Merlin, Orgiazzi, Nota ecc., scusandomi con chi ora dimentico. Sarebbe auspicabile che ognuno mettesse bene in chiaro, sui propri siti-blog, una dichiarazione di poetica ad uso collettivo (tanto di neofiti quanto di più o meno addentrati). Insomma, che bestie siamo? Cosa cerchiamo? Riusciamo ad evitare l’indistinzione che fa tanto velleitarismo, sottobosco e parruccheria arruffata e arruffante.

    Scuserete il lungo papiro, avevo mezz’ora libera e mi sembrava il caso di provare a cercare di rendere costruttiva la partecipazione in rete di diversi soggetti poetanti. Saluti. (GiusCo)

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 11:52

  44. Grazie a te Matteo per il largo anticipo sull’uscita di voci della luna marzo 2006,in quelle lande d’ignoranza, desolate e maledette solo dai miraggi,ci sono anch’io,e altrettanto sono felice quanto te quando mi si propone qualcosa di nuovo.Inoltre sono d’accordo,con chi mia ha preceduto nel commento:occorre che si attui una distinzione di tendenza,ognuno propononendo un plus anche quotidiano-quand’è possibile,s’intende-di autori nuovi o comunque,dallo scambio d’idee generazionali,più linee,di diverso colore anche le curve credo servano,per disegnare una casa,dove la poesia può bighellonare in più vani.Attenzione,però,che non ci siano specchi,altrimenti torniamo a Keats(ART FOR ART’S SAKE).

    Geremia

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 12:30

  45. a luigi: sì, ho capito, non volevo fare polemica.
    a Giuseppe: credo che la natura del blog sia proprio quella di ricominciare. una specio di destino alla sisifo. la funzione potrebbe essere questa: di vulgare un sapere in qualche modo elitario. i nalternativa ci sono le riviste, dove la riflessione e la pratica poetica corrono in parallelo (come ben sai, visto che nabanassar è un’ottima rivista, soprattutto grazie al tuo impegno dirigenziale)
    gugl

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 12:57

  46. Giuseppe, come dice Stefano e come mi rendo conto spesso nella lettura degli altri blog e del mio, la deriva tematica e la tendenza al rumore di fondo sono purtroppo problemi intrinseci alla struttura dei blog, per come si pongono, interattivamente. La possibilità di intervento non direttamente scremato li fà luoghi di dibattito e allora, torna il punto di Stefano, di “democratizzazione”, di divulgazione (per questo insisto spesso su questo aspetto “formativo”, almeno per quel che concerne la poesia, della forma blog). E’ ovviamente possibile, come tu fai, pensare ad una settorializzazione dei contenuti. Una dichiarazione di direzione che ci si sforza di seguire, nonostante la deriva e il rumore. Non siamo ovvimente a questo punto (né qui, dove Matteo penso non abbia questo tipo di idea), né di là, né altrove e al livello attuale, come tu dici, se si volesse una cosa del genere, sarebbe necessaria una armonizzazione (e questo, per intenti, penso sarebbe auspicabile, se si trovassero le direzioni da seguire). Ma non sarà poi a questo punto una forzata specializzazione ? Non sarà questa la nascita di un circuito ?

    Massimo73

    12 ottobre 2005 at 13:40

  47. A Geremia, Stefano e Massimo: occorre semplicemente -o non troppo, forse- che ognuno si faccia carico della propria identità (imprinting, cultura, inclinazioni) e la dichiari apertamente, perseguendola al meglio; avremo cento strade chiare invece che una ipermediata (e mai soddisfacente, per nessuno, come testimoniano le numerosissime e sempre uguali polemiche che si ripetono giorno dopo giorno, da secoli) strada comune nella quale si avanza di mezzo passo in gruppo. Questa strada comune è il tempo stesso, che quotidianamente ci assoggetta e pialla, e ognuno ne fa esperienza. Per cui non serve sapere tutto di tutti: non è una gara quantitativa a chi studia di più o meglio fotografa il reale; è invece una sferza a limarsi, a scuoiarsi e trovare la propria irriducibile identità. A lavorare sulla propria forma a partire dalla propria inalterabile sostanza.

    Che c’entrano la divulgazione o la settorializzazione? Questa melassa di parole senza significato, nella quale ci crogioliamo sprecando il poco tempo dato, non è connaturata allo strumento blog: siamo noi che usiamo lo strumento blog in questo modo, cioè è questa la nostra identità (purtroppo…). Da ingegnere, vedo un fatuo tentativo di ingegnerizzare il dibattito poetico per farne merce di consumo: non esiste la divulgazione della poesia, giacché chi si avvicina sa benissimo come e cosa fare o lo impara a contatto di identità riconoscibili, non di pout-purri allo zucchero filato. Concezioni (e poetiche) di questa tempra mi vedono strenuo e non silenzioso avversario.

    (GiusCo)

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 15:39

  48. Giuseppe,
    che vuol dire “irriducibile identità“?
    che vuol dire “propria inalterabile sostanza”?

    Credo tu stia con i piedi in aria, tanto per citare un’antica immagine filosofica… all’identità si arriva, se si arriva. la poesia non parte da un’identità, casomai è uno strumento necessario alla ricerca. se tutto è già pre-determinato, a che serve la poesia? sembrerebbe di più, messa nei tuoi termini, una sentenza da tribunale, da tribunale di cassazione…
    luigi

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 16:23

  49. sono d’accordo sulla poesia come lavoro sulla propria sostanza anche nel senso che è la mia sotanza a lavorare la poesia che scrivo (e penso, caro Beppe, che tu intenda questo).
    sulla divulgazione: la mia esperienza (anche politica) vuole che l’educazione al bello e al buono sia realizzata. Certo è un retaggio illuministico (anzi, per coniarne una: greco-illuministico), mai io ci credo. il blog non è il mezzo migliore. te ne accorgi quanto fai una lettura pubblica, tu e il pubblico, e si crea un legame che è davvero politico. Purtroppo, le occasioni non sono così frequenti.
    con affetto
    gugl

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 17:10

  50. Giuseppe, mi piace questa tua “irriducibile identità” che si fa con il limare se stessi. Proverei a spiegarla a Luigi dicendogli che in fondo è l’insieme di relazioni che tu prediligi avere con il mondo (o forse che la coscienza predilige avere con la “realtà“). Insomma, la dimensione di libertà che è connaturata nell’esplorare naturale della mente. Proverei, dico, se non sapessi che Luigi mi risponderà a tono 🙂
    La divulgazione della poesia non esisterà, ma la sua diffusione forse sì. Ti inviterei però Giuseppe a scendere più nei dettagli di quella che percespico essere in fondo una dichiarazione programmatica e anche pratica. A parte farsi carico della propria identità e dichiararla apertamente, come si attuerebbe l’uso diverso di un blog ?

    Con Stefano concordo sulla diversa natura del legame col pubblico in un reading. Però qui, Stefano, non facciamo reading 🙂

    Massimo73

    12 ottobre 2005 at 18:03

  51. La mia dichiarazione di poetica è apparsa – a firma congiunta con Gabriel Del Sarto – nell’editoriale del n.16 di Ciminiera. In varie salse la vado ripetendo nei blogs da mesi e mesi (tanto da essere riuscito a stancarmene io, posso immaginare chi legge…)! Tuttavia, a gentile richiesta, vedrò cosa posso fare.
    Un abbraccio.

    FilippoDavoli

    12 ottobre 2005 at 18:08

  52. Caro Gius(Co),
    ho esaudito il tuo desiderio nel mio blog proprio due minuti fa.

    FilippoDavoli

    12 ottobre 2005 at 18:30

  53. Grazie, Filippo. Magari riuscire a tenerla sempre disponibile, tramite un link nella colonna di sinistra del blog, che rimandi ad un formato .doc o simile. Così da non perderla di vista con gli inserimenti successivi, voglio dire… un ottimo contributo di chiarezza e di messa in tavola delle intenzioni, sul quale impostare un serio confronto. Per quanto noioso per te ripetere, è la prima volta che riesco a leggerla in forma “ufficiale” e sono contento di ri-conoscere un’altra strada.

    Se può servire, sono disponibile a mettere sul mio sito una raccolta di dichiarazioni analoghe provenienti da altri soggetti, così da offrire un quadro composito di intenzioni che sia chiaro, sintetico e indirizzante per neofiti o meno. Renderemmo -per quanto riguarda internet- un servizio migliore del “tutti i poeti stanno a Milano (Roma, Bologna)”. Ciao e ancora grazie.

    (GiusCo)

    anonimo

    12 ottobre 2005 at 19:05

  54. La mia/nostra, per la tua vetrina di intenzioni (splendida idea da mettere in atto davvero) puoi prenderla anche subito col copia-incolla. E dunque, a questo punto, grazie a te.

    FilippoDavoli

    13 ottobre 2005 at 01:12

  55. Cucchi oramai non ha più alcun pudore, la sua visione milanocentrica
    oramai l’ha
    reso ottuso anche al migliore bordeaux (il che vuol dire tutto). De
    Angelis
    forse non sa che la lettura è una forma di esecuzione, come lo
    spettacolo. La
    poesia se non aveva bisogno di nulla, poteva anche fare a meno dei
    soldi per
    avere questo spazio.

    Christian Sinicco.

    Inaugurata la sede della Palazzina Liberty, la Merini: un buon segnale
    Stasera
    si va al bar dei poeti

    da Repubblica – 22 giugno 2005

    Potrebbe diventare un po’ come il bar Greco o le Giubbe Rosse: un luogo
    di
    ritrovo, una fucina di idee. È così che l’assessore alla Cultura
    Stefano Zecchi
    vede il bar della Palazzina Liberty che ieri, dopo la richiesta
    lanciata da
    Giancarlo Majorino a nome dei colleghi, è stata consegnata
    simbolicamente ai
    poeti. Perché diventi la loro Casa. Una Casa ancora tutta da inventare,
    anche
    se le idee sono tante, con la volontà di aprire le porte ai ragazzi.
    Alla
    Palazzina è arrivata anche Alda Merini: «Mi sembra un buon segnale.
    Bisogna
    recitare e far conoscere i testi dei grandi maestri che non esistono
    più ma che
    non devono morire». ANNA CIRILLO A PAGINA XV

    ——————————————————————————–

    Dopo la richiesta lanciata da Giancarlo Majorino a nome dei colleghi,
    ieri la
    consegna ufficiale con l’assessore Zecchi La Palazzina Liberty diventa
    il
    rifugio dei poeti “Ora apriamo le porte ai ragazzi” Milo De Angelis:
    faremo
    letture, incontri, non c’è bisogno di spettacolo Alda Merini: deve
    essere anche
    la nostra fortezza contro chi ci aggredisce ANNA CIRILLO

    Il contenitore adesso c’è, il bar della Palazzina Liberty che «potrà
    diventare
    come il bar Greco o le Giubbe Rosse» luogo di ritrovo e fucina di idee
    secondo
    l’assessore alla Cultura Stefano Zecchi. Ha messo a disposizione anche
    gli
    altri spazi interni, per manifestazioni, e pure gli esterni, nel parco
    di largo
    Marinai d’Italia. Ora però tocca ai poeti trovare il contenuto. Vedere
    che fare
    e come organizzare le attività della Casa della Poesia, simbolicamente
    consegnata ieri con lo scopo di diventare punto di incontro per lo
    sviluppo e
    la diffusione di questa affascinante forma letteraria. «Io mi sono dato
    da fare
    per trovare una soluzione, ora la palla passa a voi. È tutto da
    inventare. – ha
    detto Zecchi di fronte ad una decina di poeti milanesi – . Vi confesso
    però che
    mi piacerebbe anche riproporre questa iniziativa con l’arte, la musica,
    e che
    il Teatro Studio tornasse ad avere il ruolo che voleva Strehler, per i
    giovani
    e sperimentale». Tra i poeti presenti le idee sono tante, anche se per
    ora un
    po’ confuse, su quella che dovrà essere la funzione della Casa. C’è da
    organizzare tutto, ma l’entusiasmo non manca. Accanto a Giancarlo
    Majorino, che
    con la sua lettera a Repubblica ha lanciato un appello per avere un
    luogo per i
    cultori della poesia, c’è il poeta Milo De Angelis: «Sono molto
    contento, la
    Palazzina potrà diventare luogo in cui dare voce alla poesia con
    letture,
    convegni, incontri, perché in fondo la poesia non ha bisogno di
    spettacolo,
    basta da sé». «Sulla poesia c’è da fare tutto – aggiunge Gianni Tavella

    laboratori per giovani, per esempio, oppure versi da proporre in forma
    teatrale». Per Antonio Riccardi «è già interessante questo primo passo,
    anche
    il riconoscimento da parte delle istituzioni della poesia come uno dei
    centri
    vitali della cultura. Non ci sono delle ricette, le cose da fare sono
    infinite,
    dobbiamo solo capire come organizzarle». La Palazzina Liberty è per
    Maurizio
    Cucchi «bella, piacevole, luogo ideale per trovare il modo per far
    conoscere
    meglio la poesia in modo particolare ai giovani, quella milanese
    soprattutto,
    visto che qui oggi ci sono quasi tutti i migliori. Sono rimasto
    impressionato
    nel vedere quanto i ragazzi nati tra gli anni ’70 e ‘80 siano
    appassionati di
    poesia. Gli piace leggerla e scriverla. Sono tanti e sono bravi. È un
    fatto
    senza precedenti, secondo me, che ci sia una generazione così. Si vede
    che la
    banalità li ha saturati». «È una iniziativa doverosa, da anni si
    attendeva –
    afferma la poetessa Maria Pia Quintavalla -. Dopo la morte di Porta
    tutta la
    complessità di quello che c’era e la progettualità è stata dispersa in
    mille
    rivoli. Ora vedremo quali nuove idee verranno e come saranno
    articolate». Alla
    Palazzina è arrivata anche Alda Merini: «Mi sembra un buon segnale –
    dice -.
    Bisogna recitare e far conoscere, diffondere i testi dei grandi maestri
    che non
    esistono più ma non devono morire. Questa dovrà essere non una casa ma
    una
    fortezza, perché la poesia è aggredita da tutte le parti».

    ——————————————————————————–

    Un’occasione da non sprecare GIANCARLO MAJORINO

    Penso che il progetto della Casa della poesia debba fondarsi su di una
    doppia
    componente: quella ideale, ricca di presente-futuro, di desideri privi
    di
    grettezza; quella organizzativa, capace di articolare quanto sarà
    necessario
    per l’adempimento efficace di quel presente-futuro. SEGUE A PAGINA XV

    ——————————————————————————–

    Occasione da non sprecare LE IDEE Sarà il luogo della fantasia e della
    bellezza
    (DALLA PRIMA DI CRONACA) giancarlo majorino

    Viviamo in anni di mortificazione culturale dove conta più di tutto il
    profitto.
    Necessaria, dunque, da più punti di vista, l’esistenza di un ambiente
    del
    ritrovarsi, distante dalle smanie del potere, dall’abuso avvilente
    degli
    stereotipi, dalle furberie della recitazione e da qualsivoglia utilità
    immediata che non sia quella dell’irradiazione della poesia, del suo
    diffondersi: un luogo di fantasia e di bellezza. Esiste già a Salerno
    una Casa
    della Poesia che da molti anni si apre ad esigenze del genere. Numerose
    quelle
    all’estero. Milano, per l’eredità eticamente alimentata dei propri
    maestri di
    scrittura e per la sua vitalità, ora un po’ rappresa ma risuscitabile,
    potrebbe
    fornire prospettive di ricerca, correlazioni con altri specifici
    artistici e
    culturali, strumentazioni pertinenti in senso lato – per esempio nei
    confronti
    delle scuole. Degna sede la Palazzina Liberty, ma ogni edificio conta
    per ciò
    che contiene davvero. La poesia, che è “musica felice di parlare”,
    tolta dalla
    dispersione abituale e dalla genericità di riferimenti che l’affligge,
    può
    rivelare le meraviglie disinteressate, le avventurose esplorazioni, il
    dar
    forma all’ignoto, quell’intimità emozionata con la lingua che le
    appartengono.
    Una grande occasione che non va sciupata.

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 10:53

  56. “La Palazzina Liberty è per Maurizio Cucchi «bella, piacevole, luogo ideale per trovare il modo per far conoscere meglio la poesia in modo particolare ai giovani, quella milanese soprattutto, visto che qui oggi ci sono quasi tutti i migliori.”

    Cari amici,

    alle volte un po’ di satira non guasta, soprattutto se fatta da intellettuali. Vi chiedo cortesemente di sottoscrivere (e divulgare la sottoscrizione il più possibile) a info@ammutinati.com, o semplicemente rispondendo a me, al fine di consegnare alla storia una lista di persone, poeti e intellettuali, singoli cittadini, che abbiano il desiderio di trasferirsi (non è necessario desiderarlo veramente – questo per i più realisti) a Milano, in modo tale da avverare le previsioni di uno dei nostri intellettuali più preparati. L’iniziativa serve a non smentire le analisi, ponderate, dell’illustre intellettuale.
    Cordiali saluti,

    Christian Sinicco

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 10:54

  57. Massimo: risponderei a tono, sì, perchè non devi essere tu che tenti di spiegare a me cosa vuol dire GiusCo. Non sono.. grullo 🙂 Dovrebbe essere semmai lui a spiegarsi meglio.

    Poetiche, intenzioni, dichiarazioni: d’accordissimo. Ma manca una parte fondamentale. Il testo. Bisognerebbe far vedere nei propri testi le proprie intenzioni, altrimenti ricadiamo nella logica dei manifesti. Bellissimi i manifesti dei futuristi italiani. E gli esiti? Vale anche per le avanguardie e le neo-avanguardie. E c’è un ulteriore passo avanti: credo che – e sono sicuro che anche voi crediate così – la grande opera ha numerosi livelli di interpretazione, tra i quali anche il massimo livello, in cui gesto estetico, etico e critico si fondono, originando un magnifico manifesto, che poi altro non è che la visione del mondo dell’autore, nella quale, paradossalmente, è “preso” l’autore stesso.
    ma forse stiamo dicendo cose simili con toni e modi diversi?
    luigi

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 10:55

  58. è molto importante filippo citare un grande libro come quello di zanichelli uscito ormai 30 anni fa per einaudi. e per quanto riguarda gianfranco fabbri del quale la mia stima è enorme, non voglio dimenticare “album italiano” che secondo me di quel trittico uscito per campanotto è la conclusione ma pure la vetta più alta.

    matteofantuzzi

    13 ottobre 2005 at 11:49

  59. poi: ringrazio geremia, giuseppe… insomma tutti.

    il blog è un blog. non ho la presunzione qui di fare i discorsi che faccio sulle riviste cartacee, ma non per indolenza, ma perchè è un altro mezzo, un altro linguaggio. ribadisco che le sorti del mondo non si decidono certo in un blog sebbene seguito con tanto affetto anche da persone che non postano mai ma so seguono quello che qui combiniamo, e il ringraziamento è anche a chi si espone a chi si mette in piazza per diffondere la poesia.

    certo questo spazio è così perchè così l’ho voluto, questo volevo e questo ho fatto, ognuno anche per via blog segue i propri percorsi (penso al percorso nettissimo e magnifico di stefano massari su secolo.zero)

    il blog dicevo non è carta e concordo con luigi, la carta parla per noi. i testi fanno comprendere la poetica forse meglio dei manifesti. dagli articoli ponderati traspare tutto il pensiero che forse in uno spazio così rimane “per aria”.

    e insomma: parlare del contemporaneo -mappare, descrivere una società – da un lato; cercare un percorso personale, riconoscibile, proprio – ma nella profonda ricerca di dialogo – dall’altro.

    basta: il resto sta nella poesia, e manco io spesso lo so spiegare. sinceramente. i meccanismi annientano (dovrebbero) il poeta. solo la poesia dovrebbe sopravvivere.

    matteofantuzzi

    13 ottobre 2005 at 12:01

  60. Stefano: be’, vedi come già salta fuori qualcosa di non espressamente noto? La tua idea di divulgabilità non credo fossero in tanti a conoscerla.

    Massimo: un buon esempio di blog che tecnicamente non perde le discussioni per strada è quello di davide malesi, licenziamento del poeta, che sulla sinistra rimanda a molte sue del passato. Già rende lo strumento meno usa-e-getta.

    Luigi: ho scritto chiaro, infatti hai capito fin troppo bene. Auguri per la strada che hai scelto.

    Matteo (col quale dissento sullo strumento blog ma non è importante, chiudiamo qua): esiste una parte programmatica non insindacabile, spesse volte involontaria; rendersela consapevole è il primo passo: non scriveresti come scrivi se non avessi già chiaro cosa e come vuoi dire. In evoluzione, certo, ma già abbastanza chiaro.

    Filippo: sto preparando la pagina delle “dichiarazioni di poetica”, con la vostra quale prima (la nostra è già nota, sta nel “cosa è nabanassar”; la mia è già nota, sta in un articolo interno indicato nelle biografie). Secondo me è importante che si provi per questa via a raggiungere un risultato plurale e mi fa piacere che tu condivida. Vedremo come andrà.

    (GiusCo)

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 12:28

  61. giuseppe, quello di davide è un ottimo blog (peccato che non parli quasi mai di poesia, ne avrebbe le carte anzi se non ricordo male ha pure degli inediti della szymborska che si ostina a non pubblicare…)

    comunque: vero, la poetica ha tratti “ironicamente” involontari, ricordiamo che viene sempre da noi… e la consapevolezza è qualcosa che va nell’ottica del percorso, anzi del lunghissimo percorso. tra parentesi ad esempio so già (e lo sanno alcuni amici cari ai quali della cosa ho parlato) di cosa parlerà la mia opera 2a alla quale inizierò a lavorare tra 3, 4 anni non so, quando sarà agli atti l’opera 1a per la quale il lavoro ancora da fare è tanto. ecco questo è un altro punto fondamentale: il lavoro artigiano, indefesso, quotidiano.

    matteofantuzzi

    13 ottobre 2005 at 12:35

  62. Sì Giuseppe, il blog di Davide Malesi lo conoscevo già e in effetti è vero che la possibilità di vedere in sinottico di cosa si è già parlato sul blog, crea una sorta di indice e rende il blog davvero meno volatile e più consultabile. Solo che come dice Matteo (non l’ho nemmeno linkato, io) parla raramente o mai di poesia…

    Massimo73

    13 ottobre 2005 at 12:51

  63. per giuseppe: davvero non intendo cosa mi vuoi dire con “auguri per la strada che hai scelto”. ma quale strada avrei scelto? e cosa c’entra?
    (ecco quando un blog diventa un cane che si morde la coda)
    luigi

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 13:00

  64. scusate ma questa la devo postare !!! fonte alicenews.

    Arrestato un extracomunitario clandestino: è Ferlinghetti

    Il poeta ed editore Lawrence Ferlinghetti, considerato il vate della beat generation è stato arrestato a Brescia “in ottemperanza della legge sull’immigrazione Bossi-Fini”. Il notissimo intellettuale americano, arrivato in Italia per partecipare a un incontro in Trentino dal titolo Oltre la beat generation, era andato a Brescia per visitare la casa in cui erano vissuti i suoi genitori (Ferlinghetti è infatti di origini italiane). Il poeta, avendo iniziato a fare delle fotografie alla casa, ha insospettito una signora che ha chiamato la polizia e a questo punto è scattato l’arresto. È dovuto intervenire il sindaco per chiarire l’equivoco. Questa curiosa notizia appare oggi su La Repubblica in un articolo di Tiziano Zubani.

    matteofantuzzi

    13 ottobre 2005 at 13:01

  65. luigi, significherà che non concordate… ma appunto non mi pare un dramma ben venga che ognuno abbia le proprie idee.

    (ps. io ho un’artista americana in galleria, ospite di una fondazione, che faccio ? chiamo i carabinieri ??? sta costruendo una zattera di velluto -o qualcosa del genere-)

    pps al commento precedente: ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah !!! scusate.

    matteofantuzzi

    13 ottobre 2005 at 13:05

  66. matteo: nessun dramma, ma figurati. ̬ solo per capire Рper evitare incomprensioni facilmente evitabili.

    luigi

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 13:12

  67. o.t torno de angelis

    Ci teniamo vicini
    all’urlo, mentre passa il dodici
    e l’attimo separato
    dal suo vortice resta qui, nel cuore
    buio dell’estate, nell’annuncio
    di una volta sola. Tu
    non ci sei. Resta la tua assoluta
    voce nella segreteria, questa
    morte che non ha luogo.

    Milo de Angelis Tema dell’addio

    sleepwalking

    13 ottobre 2005 at 14:49

  68. a sinicco: mi pare, che qunsdo de angelis legge i propri versi, sappia perfettamente ciò che è “esecuzione” in senso musicale. gran parte dell’incantamento prodotto sul pubblico, deriva proprio da questa sia consapevolezza (sotto certi profili “istrionica”).
    su milano: chissà che sia la volta buona che, quando legge uno, l’altro lo va a sentire!
    gugl

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 15:07

  69. Da parte mia, scrissi tempo fa sul sito di Atelier una “superpoetica”, del tutto personale, intesa proprio come poesia che cerca di accogliere e superare le visioni parziali di ogni singola poetica in atto – che peraltro deve essere smentita dal farsi del testo, nel senso che la poetica è il ripensamento a posteriori e spesso si pensa di scrivere o di fare una cosa e ne esce un’altra.. -. Se poi ci sia o no corrispondenza con la mia poesia, non sta a me giudicare. E se anche dovessi, avrei bisogno di tempo. Non è ancora momento, per me, di voltarmi indietro e riconsiderare ciò che è stato fatto.
    Marco Merlin

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 15:22

  70. da Milano, in risposta al post 68. Stai tranquillo, a Mlano vengono a sentirti solo se sei amico o amico di… Ci sono centinaia di realtà (circolini) e il “vittoriale” che è ora la Casa della Poesia e nessuno che comunica con l’altro. Senza svalutare il fatto che è in corso una migrazione di massa dai circolini verso il “vittoriale” (ovviamente tutti/ognuno aspettavano che… tutti/ognuno avrebbero sempre voluto… tutti/ognuno si riconoscono nel… ). E sorpresa delle sorprese, tutti/ognuno ripudiano il circolino di partenza!!! Un elogio alla coerenza: è doveroso con un minuto di silenzio.
    fabiano

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 15:35

  71. Sinicco – Io ci sto, ma – mi chedo – vale la pena di dargli tutta questa soddisfazione? Piuttosto, noi somari non lombardi imponiamoci di tagliare fuori Milano dal nostro raggio d’azione per non rimanere accecati da tanto brillìo…

    FilippoDavoli

    13 ottobre 2005 at 15:44

  72. Mi piace il blog di Davide Malesi, ci sono anche vari scritti sul cinema…
    Se il Malesi passa da queste parti, vorrei dialogare con lui.

    andrea margiotta
    http://supermargiotta.blogspot.com/

    rondons

    13 ottobre 2005 at 17:48

  73. Che rimanga avvolta dal vapore che la distingue da lontano,che rimanga silenzio affittato
    al sud,che s’annoveri al quotidiano come una ventiquattrore e i suoi bigliettini da visita,che
    si costruisca sul passato,e congeli il presente in uno stagno ghiacciato,dove noi siamo pesci tropicali senza branchie. Sono d’accordo con Filippo che rimanga Milano,per come la conosciamo;la poesia non ha aree geografiche:è l’immenso racchiuso in un punto di luce,una biglia che puoi trovarti in tasca,la mattina in tram.

    Geremia

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 18:22

  74. Ho messo sul mio sito la pagina di cui s’è detto sopra, con questa introduzione:

    “Uno strano pregiudizio, sommato ad una smania di catalogazione, porta nei primi anni di questo nuovo secolo alla fioritura di numerosissime iniziative poetiche, spesso prive di traccia altra che il tentativo di fare della scrittura in versi oggetto di marketing. Il tentativo di “sdoganare” la poesia per mezzo di antologie, happening, ritrovi più o meno allegri, di per sé lodevole e condivisibile, si compie uccidendone le caratteristiche base: forte identità di partenza, estrema chiarezza di intenzioni letterarie (e filosofiche o politiche). Si veicola, in definitiva, l’idea che la poesia risieda in ambiti editoriali e contesti “metropolitani”, nei quali -e solo in essi- avrebbe maniera per ritagliarsi uno spazio di visibilità. Questa idea è palesemente falsa, oltre che non indicativa dei valori in campo: internet dimostra come si possa fare poesia in qualunque luogo e nei modi più svariati, partendo da presupposti fondati. Per contribuire costruttivamente al dibattito, intendiamo dunque presentare in questa pagina le “dichiarazioni di poetica” di gruppi e tendenze attivamente operativi nella rete, di qualunque indicazione siano. Dichiarazioni di poetica chiare e fondanti costituiscono una strada, e la ricchezza complessiva -della quale nabanassar è sostenitore- è la somma non cumulabile di queste strade, ognuno la propria.”

    Condivido Matteo e Marco sul fatto che una dichiarazione di intenti non faccia il testo (e che anzi spesso ne venga lì sconfessata), ma parlavamo di provare a rendere più chiare e identificabili -anche per i neofiti- le presenze poetiche in internet mediante lo strumento blog.

    Su Malesi: lo indicavo tecnicamente, come maniera di non obliare i propri post passati. Non lo leggo neppure io.

    (GiusCo)

    anonimo

    13 ottobre 2005 at 18:25

  75. Smentisco – almeno per quel che mi/ci riguarda (per molti altri è così: a mio giudizio anche per Mario Luzi, guarda un po’…) – la teoria di Marco e Matteo. Per noi l’editoriale-dichiarazione è un punto d’arrivo partito dall’esperienza nostra diretta, oltre che dalle letture che sentiamo in sintonia.

    FilippoDavoli

    13 ottobre 2005 at 22:55

  76. l’idea di “superpoetica” di marco mi pare davvero valida. io rilancerei con il termine di “metapoetica” per quanto mi riguarda nel rapporto testo-poetica.
    Milano non va secondo me allontanata per qualcuno al suo interno che reputa avere la quasi totalità dei fiori migliori (e se avesse ragione lui ? ogni tesi va dimostrata, intanto a milano si va cercando di dimostrare quella tesi -ribadisco giusta o sbagliata che sia-, la confutazione pare ancora lieve): anzi, va tenuto fermamente il dialogo, va compreso chi, va compreso cosa, va chiarito come. come sempre vanno letti i testi. ma se barrichiamo, se sclerotizziamo i rapporti… non so. per me facciamo un errore enorme. come sarebbe un errore enorme ribattere, no la poesia migliore sta a voghera, a enna, o sul cratere dell’etna.
    giuseppe: capisco bene il tuo percorso ed è sensato, solo con ogni probabilità non è il mio. UniversoPoesia non ha un percorso poetico, non ha una linea, è un punto da cui partono molte semirette che per geometria difficilmente mai si incontreranno (magari qualcuna è una curva e allora l’intersezione è possibile), sarebbe impossibile dare 1 identità a UniversoPoesia, ma io di questo sono felicissimo: mi spiego, qua davvero ci sono le idee più diverse, tu pensa a quando interviene Luigi di Ruscio, fieramente convinto di un’idea anche politica. E pensa ad Andrea Margiotta che quell’idea l’ha abbandonata per abbracciare qualcosa di diametralmente opposto. Ecco tutto questo unito al fatto che si riesce a non insultarci come accade altrove… ma pensa agli stili, qua si va davvero dai performativi ai “neo-cons”.
    A me sta benissimo è quello che volevo, perchè rispecchia anche me, il mio essere stato pochissimo nelle redazioni e oggi avere solo collaborazioni, la ricerca di indipendenza e di identità del singolo… sono davvero per me la realtà del quotidiano.
    non aborro certo chi da luzi a filippo ha preso strade diverse, anzi tifo per loro, perchè vi siano identità forti e nette nel panorama italiano.
    solo non è il mio caso, preferisco offrire un punto di incontro e di dialogo per chi ha piacere di farlo. e così nelle riviste quando mi chiedono porto la mia idea, e quella solo che spesso non rispecchia pienamente quella di chi mi ospita ma che ha la bontà di farlo…
    sinceramente, capisco la sintonia di un’orchestra. solo preferisco che più orchestre assieme suonino, e che il risultato non sia sgradevole, anzi spinga gli uni e gli altri. perfezioni il proprio lavoro quotidiano.

    matteofantuzzi

    14 ottobre 2005 at 07:29

  77. ribadisco un concetto seminato tempo fa, riprendendo una tesi intelligente di galaverni: in italia si stanno moltiplicando le “riserve” poetiche. i muri si alzano. negli accampamenti ognuno tira su la sua tenda, e chi s’è visto s’è visto. milano è una delle varie riserve, solo che, a differenza delle altre, lì dentro le mura c’è l’acqua, il grano, i mulini, le botti piene (le mogli, quelle tutte ubriache). girano i quattrini. capiterà anche alle altre riserve prima o poi (basta un grande finanziamento pubblico o privato per metter su un centro, una casa editrice, fare autopromozione, etc.). la soluzione è, credo (sul sito di absolutepoetry c’è una discussione in corso proprio su questo), nel trovare un varco nel muro. e il varco va trovato sul piano delle poetiche e dei testi. lello voce mi diceva qualche giorno fa che, a proprio volerlo trovare, forse un possibile varco (tra lui, e altri come lui, vedi frasca, lo russo, ottonieri, etc. da una parte; dall’altra cucchi, de angelis, conte, etc.) potrebbe essere rintracciato in magrelli. ancora ci sto pensando. perchè proprio magrelli, secondo voi? o quali potrebbero essere altri varchi? (è caduto il muro di berlino, non dureranno assai questi muri, no?)
    luigi

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 08:12

  78. nelle riserve (vere) il malessere è visibile. così qui, nel senso che se un poco più di movida c’è stata è stato proprio perchè riserve si sono tolte. so bene della situazione di milano, se riserva è, lo è con tante sottoriserve come diceva stefano. e ogni sottoriserva rischia di avere i propri steccati… la situazione potenzialmente potrebbe diventare sclerotizzata e non che il passato ci abbia consegnato botte di interazione. evitare guelfi e ghibellini, brutti e buoni (tra parentesi cucchi-conte-de angelis non credo siano rinchiudibili nella stessa riserva, ci sono taaante sottoriserve in quest’ottica). bene magrelli, ma non lui solo. allora anche lello, allora rosaria o de angelis (persone ottime), allora chiunque: nessuno escluso. non si può dire “bene bene” poi “facciano gli altri” tutti a modo loro devono far crollare i muri, e tutto questo senza macerie, perchè molti tirano alla guerra per sopravvivere e fare gli affaracci propri uccisi i “nemici”. ha ragione pontiggia, non è esattamente un bell’ambientino, spesso.

    matteofantuzzi

    14 ottobre 2005 at 11:01

  79. condivido quel che dice matteo. Inoltre: la compagnia di voce eccetera, non può alzare muri e dopo cercare il magrelli di turno che faccia il buco.
    gugl

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 11:24

  80. no no no gugl: perfavore non vorrei generare fraintendimenti.

    primo: la compagnia di voce eccetera non è una compagnia (tu usi un tono spregiativo). secondo: chi ha detto che loro innalzano muri? terzo: non ho detto che qualcuno cerca magrelli, né il magrelli di turno per bucare il muro. assolutamente.

    mi spiace gugl, ma devo essere preciso, onde evitare che siano attribuite a lello voce o a chiunque altro (nemmeno a me) cose non dette.

    ed è un auspicio il mio: cerchiamo di essere precisi con le parole (la precisione non dovrebbe appartenere al poeta?). di riportare fedelmente i discorsi.

    perchè i muri nascono anche a causa del pressapochismo e del chiacchiericcio, a volte.

    luigi

    ps per matteo: appunto, ho detto che le riserve sono dappertutto. poi milano è più grande delle altre, ma è eguale, per struttura, alla piccolissima riserva “ai confini dell’impero”. certo, autocritica bisogna farne. va bene. ma non si può vivere facendo sempre solo autocritica (non si può vivere dicendo: “sono morto”…- lo vedi che ci torno sempre sopra? è proprio una cosa che non riesco a mandar giù) bisogna anche criticare e avere il coraggio di farlo, a viso scoperto, con il proprio nome e cognome, altrimenti andiamo avanti solo a.. tarallucci e vino 🙂

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 11:51

  81. perchè, non ti paio un bel 47 (morto che parla) luigi ? 😉

    quella del morto te la spiego a voce (non nel senso di lello, nel senso di vis à vis), l’avevo spiegata tempo fa ma se la riespongo adesso do solo fuoco alle polveri per le altre questioni che si stanno affrontando qui ora.

    matteofantuzzi

    14 ottobre 2005 at 12:04

  82. In tutta calma: non si tratta di polarizzare o arrivare a qualche scontro; ma semplicemente di dire: “attenzione, non finisce lì”, almeno a livello di intenzioni (che già sono importanti, poiché da quelle si deducono i testi che meriterebbero di essere salvati, propri e altrui). E’ importante che crescano punti di vista non uniformati alle “facilitazioni” del vivere in metropoli o dell’essere ciellino o romano. Attenzione, non dico che si debba scegliere di stare “contro”, ma semplicemente che ognuno deve valorizzare -far rispettare- la propria identità (non necessariamente geografica, quanto di imprinting) e provenienza culturale. E’ assurdo (merceologico, ingegnerizzante, marketizzante) che chi non rientra nelle tre-quattro “famiglie” non possa essere parimenti uno che fa il suo buon lavoro e dice delle cose sensate e di valore, e che debba essere tenuto a parente povero o cugino di campagna o minore per definizione. Soprattutto quando un fenomeno quale internet brucia ogni pregiudizio di *luogo* a vantaggio della *disponibilità di informazione (e materiali)* alla quale attingere per continuare a lavorare sulla propria strada, non solo poetica. E’ un paradosso che gente *sorpassata* dagli eventi macrosociali pretenda di ghettizzare chi gli sta *avanti* (e più dentro il mondo avanzato), in nome di un indeterminato e quasi sempre vago e indefinito “talento”, che altro non è che aderenza alla propria poetica (o parrocchia, ad essere meno aulici e per ben inquadrare i personaggi ai quali ci si potrebbe riferire). Questo è un discorso di civiltà, un gentlemen agreement senza il quale non esiste più “poesia” (come in effetti le denunce continue porterebbero a pensare), ma solo “consorteria”. Ed oggi è francamente risibile, se non da poveracci. La società-dei-poeti ha stretto bisogno di riscoprire i reciproci vantaggi del gentleman agreement tra le reciproche poetiche, su questo mi pare si sia in tanti ad essere sostanzialmente d’accordo. Vedremo chi e come, nei fatti, darà seguito effettivo.

    Tornando al discorsino delle intenzioni, Matteo ha molto semplicemente e senza troppi fronzoli detto le sue al commento #76, alle quali mi pare si unisca anche Massimo. Bene, tanto basta. Si riesce a raccoglierle, ognuno le proprie, ed attaccarle ai propri siti-blog come i cartellini degli impiegati alle poste? Si fa poi un reciproco linkaggio a queste “meta-pagine” raccolte tutte insieme e si offre al visitatore più o meno curioso un bell’atlante.

    Anche perché, diciamocelo chiaramente, rinviare ai testi poetici sapendo che su quelli si potrà dire tutto e il contrario di tutto, è una prassi (e un trucco) che inizia a stancare: deresponsabilizza, porta alle scritture automatiche o invasate, post-modernizza (quando oggi siamo già oltre questa fase). E’ una poetica anche questa, ma la si dichiari apertamente!

    Ok, chiudo qui: ho abbastanza detto, e messo in tavola tutto ciò che mi premeva. Saluti e un caldo invito: diamoci da fare. (GiusCo)

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 12:18

  83. Demose da fa’, Giuseppe 🙂 Quello che scrivi ha senso. Ha senso anche la posizione Marco/Matteo sul estrapolazione a posteriori dal proprio lavoro di una poetica (detto per sommi capi). Io posso dire di non avere al momento riferimenti scritti, credo sia troppo recente la mia entrata in scena, tuttavia penso di riuscire (con un po’ di tempo) a buttare giù due righe sulle suggestioni che sembrano animare quello che scrivo.

    Massimo73

    14 ottobre 2005 at 12:39

  84. ci sono molte radici nella porola poesia, molte divagazioni…molte pause di materia, molte altre cose taciute.

    per il mio modesto punto di vista.

    De Angelis ha scritto cose notevoli, altre cose , sempre per un mio personalissimo gusto, meno notevoli.

    in gamba gente.

    oltrenauta

    14 ottobre 2005 at 13:18

  85. a luigi: un’avanguardia erige muri (meglio ancora: trincee) per definizione. Vero che Lello voce nega che il gruppo 93 sia stato un’avanguardia (lo disse al convegno sul gruppo 63 a Bologna, nel 2003), tuttavia l’atteggiamento di alcuni poeti comico-ironici contemporanei è apertamente schierato (giustamente, sotto alcuni aspetti), il ché non facilita il dialogo con i poeti che non intendono praticare il comico-ironico.
    gugl

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 13:35

  86. gugl, davvero, non siamo sulla stezza lunghezza d’onda: non stiamo qui a emettere giudizi tanto per fare, sennò che senso ha, ci sono già altri blog per questo. perchè dici “poeti comico-ironici”? primo: cosa vuol dire: parli di ascendenze comico-realistiche, di cecco? 🙂 o parli di postmoderno? parli di montale che diceva: largo alla poesia satirica? parli di giovenale(non marco),di lucrezio? parli di comicità? o di ironia? di umorismo? o di sarcasmo? ripeto, gugl, non prendermi per pedante, anche a me piacciono le provocazioni, ma ancora di più mi piacciono le provocazioni precise (anche perchè colpiscono di più il bersaglio)
    luigi

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 13:53

  87. allora, caro luigi: per me l’ironia in poesia è una forma di violenza. cerco di non praticarla. non mi pare di avere fatto un discorso ambiguo ne #85.
    evidentemente no nsiamo sulla stessa onda, ma questo non significa che non possiamo capire le reciproche ragioni.
    infine: non ho BERSAGLI DA COLPIRE, appunto perché, proprio in onore alla precisione lessicale, cerco di evitare parole che provengono da famiglie guerrafondaie.
    gugl

    anonimo

    14 ottobre 2005 at 15:28

  88. beh, sinceramente anche io amo molto l’ironia che sta nella szymborska come diceva qualcuno prima, o in ernesto calzavara pure più velata a volte. certo non il riso sguaiato… a volte anche nei miei testi lo sapete questioni drammatiche vengono affrontate in maniera non cruenta, cerco di non “sbatterle in faccia”, ma ho anche l’impressione che stefano parlando di ironia non la intenda esattamente in questa accezione.
    io non so giuseppe se poi sia un trucco quello dei testi poetici. una critica seria e onesta non dice tutto e il contrario di tutto, io ho usato per parlare di me commenti critici fatti da critici e nei quali comunque le cose si sono uniformate anche da luoghi e modi di intendere la poesia estremamente differenti. quindi se la poesia e gli steccati non devono esserci così non deve esserci una “critica chiusa”, monocolore diciamo. io amo molto per esempio quando luigi cita galaverni, perchè sono certo nel loro modo di pensare vi siano anche grosse differenze e questo mi pare anche un gesto forte, riconoscere le visioni comuni nel rispetto delle reciproche differenze.

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2005 at 07:47

  89. I agree with you, Matteo (e il mio interrogarmi sul reperimento del “varco” nel muro, nei muri, è nello stesso solco)

    Domanda: perchè secondo voi non esiste oggi in Italia un filone di poesia umoristica, epigrammatica? (domanda seria, se la fece Montale 30 anni fa)

    Luigi

    anonimo

    15 ottobre 2005 at 08:09

  90. Per il solito già stra-lamentato appiattimento lirico della poesia italiana ?

    M.

    Massimo73

    15 ottobre 2005 at 09:04

  91. sinceramente non ne ho idea.

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2005 at 09:21

  92. ah sì, e che vi sia una critica sempre più giovane e con posizioni nette e precise lo si può intuire anche da qui, nel blog di sebastiano aglieco.

    http://stylos.blog.tiscali.it/fk2228603/

    matteofantuzzi

    15 ottobre 2005 at 10:21

  93. Non ho letto che qua e là. Però mi sento di precisare: qui non è più (non è tanto) un problema di lirica/non lirica. Qui è invece essenzialmente un problema di poesia/non poesia, laddove quest’ultima è spessissimo mascherata da un ottimo artigianato.

    FilippoDavoli

    15 ottobre 2005 at 12:39

  94. Filippo, penso di essere stato solo io a buttare giù la risposta su lirica e non lirica. Certo rispondere alla domanda di Luigi non è facile: io tra l’altro non protrei citarvi bibliograficamente gli eventuali spunti novecenteschi in senso ironico/umoristico, tuutavia conosco abbastanza bene i filoni contemporanei della poesia dialettale delle mie parti (vivo nel Piemonte nord-occidentale) e penso di poter dire che in questi filoni si innesta bene la vena epigrammatica e satirica.

    Quanto a quel che dici un problema lirico collegato all’assenza della poesia ironica c’è ancora, ma ti vengo appresso quando parli di “ottimo artigianato”. Purtroppo ammetto che dalla posizione da cui guardo un ottimo artigianato è giù un buon risultato.

    Massimo73

    15 ottobre 2005 at 13:13

  95. per esempio: nel mio paese ci sono tanti poeti comico-epigrammatici: ce l’hanno con le donne che non la danno, con il sindaco, con il poeta lagnoso eccetera.
    sull’ironia: certo è un’eredità che, tra i moderni, gli illuministi ci hanno lasciato (e dunque va meditata), a patto che nonn sia usata come un’arma. per essere espliciti: a me interessa il rapporto poesia e verità (come interessa a molti di voi), entro una visione tragica della storia (sarà un pregiudizio?). Ecco, secondo me, l’ironia (e, peggio, il sarcasmo) prende posizione come se, ad essere ridicoli, fosse solo gli altri.
    la satira è per natura politica e dunque meravigliosamente di parte. Ciononstante, per me la satira rimane poesia minore (che pratico e metto nel cassetto perché è difficile essere buoni con tutti…:-)
    gugl

    anonimo

    15 ottobre 2005 at 13:40

  96. Vorrei sapere chi e sulla base di cosa ha compilato le liste degli invitati alle nozze di RomaPoesia.

    andrea margiotta

    rondons

    15 ottobre 2005 at 14:54

  97. PS
    Scusate ma devo sempre precisare che il mio blog non è su splinder, mi scordo e splinder mi ingloba…
    http://supermargiotta.blogspot.com/

    andrea margiotta

    rondons

    15 ottobre 2005 at 15:01

  98. “…l’ironia in poesia è una forma di violenza…” finalmente, luigi, una definizione centrata e calzante dell’ironia, finalmente… grazie.

    FabioCiofi

    15 ottobre 2005 at 17:28

  99. prego, fabio.
    gugl

    anonimo

    16 ottobre 2005 at 16:17

  100. Pardon, Stefano, grazie a te.

    FabioCiofi

    16 ottobre 2005 at 16:21

  101. ci sono dei dialoghi magnifici qui…

    (per romapoesia, i selezionatori si trovano nei crediti del sito internet della manifestazione): tra essi c’è marco giovenale che finita la “rumba”, ci siamo appena sentiti via mail, spiegherà un poco di criteri qui sul blog.

    matteofantuzzi

    16 ottobre 2005 at 23:10

  102. Per la pagina delle “dichiarazioni di poetica”, ci è pervenuto (e ho messo online) il contributo di Francesco Marotta, che parla di *coscienza del limite* e *senso dell’alterità*. Mi piacerebbe che l’ambaradan fatto nei commenti qui sopra non rimanesse lettera morta, sorpassata dai nuovi inserimenti: inviatemi le vostre “dichiarazioni” o mettetele in evidenza sui siti-blog! Renderemmo il web poetico più chiaro, con beneficio per tutti. (GiusCo)

    anonimo

    17 ottobre 2005 at 09:32

  103. A me, Giuseppe, questa storia della dichiarazione di poetica mi sembra un tantino inconcludente, te lo dico con amicizia e stima, lo sai, ma da quello che uno scrive non se ne può estrapolare già una “poetica”? Perché il fatto è che non c’è cosa peggiore di quando si chiede ad un poeta di eplicitare la sua poetica… spesso ne viene fuori un guazzabuglio spesso para, se non pseudo, teorico che non sta né in cielo né in terra, che spesso ricomprende in sé tradizione e avanguardia, materia e antimateria… e poi, c’è davvero qualcuno “così lucido” da avere ben presente a se stesso le finalità del proprio scrivere, gli obiettivi, le necessità, le implicazioni filosofiche, sociologiche, psicologiche, antropologiche, etnologiche, escatologiche, epifaniche, fenomeniche, gnoseologiche, ermeneutiche… e mi fermo, poiché, almeno per me, una mia poesia è un tale “intruglio” di suddette implicazioni, di vissuto, di conosciuto, di immaginato, di evocato, ecc.ecc. che come faccio ad autodescrivere le mie intenzioni, o meglio intenzionalità? Dovrebbero essere i critici, sulla base dei testi, ad indicare le coordinate poetiche di un autore, no? Che poi un autore che parla in termini teorici di ciò che scrive può divenire terribilmente fuorviante, per gli altri e per se stesso… (ecco questa potrebbe essere una dichiarazione d’antipoetica, se così si può dire…)

    FabioCiofi

    17 ottobre 2005 at 17:16

  104. giuseppe coi tuoi interventi fai sostanzialmente quello che ti auspichi anche qui sul mio blog. so che sembra una str.nzata ma davvero spesso mi costa mandare avanti le cose in un certo modo: per esempio in questi giorni ho ricevuto bellissime poesie da una persona che stimo molto per UniversoPoesia ma che non pubblicherò perché qui evito di pubblicare testi. Ognuno dà il suo taglio, giusto o sbagliato che sia. Ed è logico, giusto e normale segua il proprio percorso.

    matteofantuzzi

    18 ottobre 2005 at 06:56

  105. Olginate 29-06-2009

    TANTO E’ IL DELIRIO

    In questa trasparenza di cielo
    io vedo, ammiro,
    la mia Donna:
    di Lei, del suo sorriso,
    mi riempio gli occhi!
    La vedo riflessa nel mare
    e le sue onde
    mi sommergono il cuore,
    aprono un infinito, un immenso,
    nell’orizzonte della mia anima!
    Sospeso sono a Lei
    come fossi sospeso al sole,
    alle stelle,
    e la sua luce
    mi entra nella mente,
    come fiamme nel fuoco!
    Si, la amo,
    e il mio amore non si può spiegare,
    tanto è il delirio, la felicità,
    che mi fa provare!

    Antonio Paoletti

    anonimo

    20 agosto 2009 at 18:13

  106. Olginate 18-08-2009

    I PROIETTILI DELL’AMORE

    Una collana di sogni
    voglio appendere al tuo collo,
    e ad ogni dito della tua mano
    voglio infilare anelli di cieli,
    di stelle!
    Per ritrarre meglio il tuo volto
    voglio accendere arcobaleni di orizzonti,
    e per sentire forte la tua voce,
    il tuo cuore,
    voglio aprirti le porte dei miei giorni,
    le finestre delle mie notti!
    Lascerò la mia anima disarmata
    e ti colpirò, ti ucciderò,
    con i proiettili dell’Amore!

    Antonio Paoletti

    anonimo

    20 agosto 2009 at 18:20

  107. Olginate 18-08-2009

    IL VENTO DELL’INFINITO

    Quando
    la nostra nudità
    si svestirà
    e l’anima,
    come un fiore a primavera,
    si aprirà,
    il nostro cielo si riempirà
    di angeli,
    si dipingerà di stelle,
    e il vento dell’infinito
    ci soffierà sul cuore!

    Antonio Paoletti

    anonimo

    20 agosto 2009 at 18:26


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