UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Su Parco Poesia di Luigi Nacci


Sono appena tornato da ParcoPoesia (dove tra l’altro ho avuto modo di conoscere in carne e ossa il buon Fantuzzi), esperienza che, come di solito i festival e le rassegne che durano più giorni e ospitano molte persone, mi ha lasciato molte sensazioni addosso. Restano gli incontri, su tutto – non quelli sul palco. Gli incontri da panchina restano, da bar, da stazione Editori umili e affabilissimi (vedi Ramberti), giovani preparati che hanno pazienza e non se la tirano (vedi Massari, che non ha letto), e poi altre persone che si presentano solo per nome e non per cognome, gente che non perde il tempo a commentare come era vestito Buffoni piuttosto che Piersanti o che fa la fila per genuflettersi di fronte a De Angelis (io il mio libriccino di fresca stampa l’ho dato sì a Milo, ma giusto 5 secondi, il tempo di metterglielo in mano e dire "arrivederci"). Ho conosciuto di persona un critico che stimo molto: Galaverni. L’ho trovato simpaticissimo, non snob, graziaddio. Con Piersanti si è parlato di Doplicher, ed è stato bello (abbiamo fatto anche una divertente indagine sociologica insieme…), credo anche per lui. Ho sentito leggere almeno una ventina di giovani. Non sono rimasto granché impressionato. Si stenta a dire, senza aprire gli occhi: "ah sì, questo è senza dubbio tizio, questo è caio, etc.". Molti si assomigliano, forse anche perchè si con-segnano agli stessi poeti “anziani”, che li modificano a propria immagine e somiglianza. Quasi nessuno lavora sulla maglia di suono e ritmo che sta sotto al testo. Tanta prosa, bella prosa anche. Ad esempio non mi sono piaciuti molto i ragazzi dell’ottavo quaderno italiano di Marcos y Marcos (tranne Massimo Gezzi che, sebbene faccia una poesia distante dalle mie corde, mi pare proprio bravo, capace di rimanere sempre in equilibrio, mai fuori dal seminato, con basi solide), meglio i ragazzi di Niebo (mi è piaciuta molto la Leardini: il suo canzoniere d’amore emoziona; e poi Mancarelli, perché l’ho trovato umilissimo). Tra gli altri che hanno letto mi è piaciuto un giovane di Siena, caldeggiato da Patrizia Cavalli (la mia memoria fa acqua da tutte le parti, non mi ricordo come si chiama! Mi pare che il suo cognome inizi per “z”. Qualcuno l’ha riconosciuto?). Ho reincontrato persone che non vedevo da un po’ di tempo (Brullo, Cattaneo, Gibellini), ho intervistato insieme a Christian (Sinicco) un po’ di persone (Piersanti, Galaverni, Sica, Rondoni, Massari… le interviste, le recensioni, e altre belle cosette si potranno vedere tra qualche mese su “Fucine Mute” – www.fucine.com – in un numero speciale dedicato alla poesia contemporanea), ho bevuto molta acqua a cuasa dell’afa e poco vino. Mi è dispiaciuto che sia saltato il dibattito sul rapporto tra media e poesia (secondo me bisognava farlo, soprattutto per rispetto di chi era venuto lì appositamente) e mi è dispiaciuto il modo in cui è stato interrotto il video-poema di Fratus (i primi 5 minuti non mi sono piaciuti molto ma volevo arrivare fino in fondo, e penso che anche la gente in sala volesse). Dal punto di vista organizzativo muovo solo una critica: inviterei meno persone oppure eliminerei alcuni momenti, in modo da non accavallare troppe cose. Non è gradevole la sensazione di avere poco tempo, di dover leggere in fretta, di non poter dibattere, confrontarsi, criticare e essere criticati (nella fretta c’è la paura di essere fraintesi). Ma questo è un problema tecnico e sono sicuro (spero) che in futuro si riparerà. Dall’altra parte Parco Poesia è un luogo in cui conoscersi, o rivedersi, stare un po’ insieme. Spesso capita che le chiacchierate scivolino su argomenti distanti dalla poesia, che si parli di come è appena trascorso l’anno passato, di come stanno i figli, del lavoro, e di una moltitudine di cose che poco hanno a che vedere con quanto sta accadeno sul palco. Ed è un bene, credo (ha ragione Piersanti quando dice “la mortadella viene prima della poesia”, solo che dopo averne mangiata a chili ogni tanto farebbe bene anche fare altro…). Dopo tutto siamo di carne e ossa ed è molto meglio parlare della donna che non hai più piuttosto che dell’editore che vorresti avere. Come ha detto giustamente Galaverni, la crisi c’è, ma solo negli autori in crisi. Bisogna circondarsi di amicizie buone, di poeti buoni, di maestri veri, così la crisi sparisce. È sempre una questione di punto d’osservazione. Mi sarebbe piaciuto avere il tempo di conoscere qualche altro poeta, ma a volte bisogna cogliere il momento propizio e se lo perdi passi, chissà se ricapiterà l’occasione. E poi altri ragazzi e ragazze che sono stato felice di conoscere: Pietro Federico, Maria Rita Stefanini, Maddalena Vicini, Theresia (la viennese, non ricordo il suo cognome), Maria Valente, Chiara Raggi, Roberta Bertozzi, Corrado Benigni). Insomma, torno da Riccione con qualche (futuro/a) amico/a in più, con stima accresciuta o diminuita verso alcuni poeti noti (tra tutti i nomi, sono felice della riconferma di Gibellini: è lontano dal mio stile ma continuo ad apprezzarlo, anche nelle ultime cose che ha scritto), e con la curiosità di vedere quali di questi rapporti continueranno nonostante le distanze e quali invece no. Torno anche con la consapevolezza della superiorità di Trieste (nel biliardino): la coppia Nacci-Sinicco ha stracciato e umiliato ripetutamente le tre coppie di italici centrali: Rondoni-Massari, Rondoni-Mancarelli, Massari-Mancarelli. È stato imbarazzante vedere l’incapacità di affondo e concretizzazione da parte di Rondoni (che tiene in mezzo, ma gli manca il guizzo) e la difesa colabrodo di Massari (che assorbe tutto, non filtra, chissà cosa ne uscirà fuori). La cartolina che conserverò: io, Sinicco e Massari al tavolino del bar, alle tre di notte, nel viale deserto di Riccione, a parlare di poesia, umanamente, con la sensazione di un’amicizia che sboccia. Tutto il resto (spettegolezzi, arrabbiature, manifesti gridati a squarciagola, pizze mediocri e scotte paste con le vongole, dvd che non partono) fa parte del circo, poco male. Ho sempre incoraggiato e stimato chi fa, chi organizza, chi si impegna per realizzare un progetto, nonostante gli errori e le inesperienze. Per cui dico alla Leardini di continuare, magari con degli aggiustamenti (soprattutto quello che dicevo prima: meno incontri, più tempo per leggere, per dibattere, per pensare). Io da canto mio farò lo stesso, qui a Trieste, insieme agli amici Ammutinati, come d’altronde si tenta di fare da anni.

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Written by matteofantuzzi

14 settembre 2005 a 15:02

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115 Risposte

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  1. grazie a luigi per il resoconto (inedito e appositamente scritto), ricordo anche dato lo spinoso argomento che se qualche cretinotto fa commenti cretinotti i commenti cretinotti li cancellerò (appena sarà possibile): ma dato che davvero qua si è sempre molto gentili spero davvero che pure qui non vi sia eccezione.

    matteofantuzzi

    14 settembre 2005 at 15:31

  2. Sul biliardino, mi sembrava di giocare al primo livello di un ipotetico computer:-) però devo essere sincero, io e Nacci saran stati tre mesi che non giocavamo.

    csinicco

    14 settembre 2005 at 17:18

  3. O Nacci, ma quanto sei stato a Riccione visto che è finito da due settimane? Scherzo, ma rivendico la “primogenitura” dell’articolo di argomento “ritorno da Parco Poesia” (scritto davvero mentre tornavo…) benché io mi sia limitato più a una frettolosa cronaca mentre Nacci sia stato più vario…Però ha preso chiaramente spunto da me essendo venuto nel mio blog giorni fa…D’altra parte i blog servono a questo, no? Circolazione di idee e di “anime”…
    Caro Luigi, tornaci anche perché parlo un po’ bene di te e di Sinicco…
    Saluti a Matteo…

    Andrea Margiotta

    anonimo

    15 settembre 2005 at 05:26

  4. tutto giusto andrea, il primo commento su parco poesia apparso in rete è sul tuo blog in data 05.09 e al quale mi associo per la stima al lavoro di federico (italiano).

    e quindi andate a vedere anche quello ovviamente e se ce ne sono altri segnalateli pure.

    luigi me lo ha spedito a stretta chiusura di manifestazione, sono io che l’ho inserito solo ora, un poco perchè altri articoli aspettavano d’essere pubblicati, un poco perchè volevo evitare di parlarne a evento appena avvenuto: in modo da fare emergere cosa è rimasto e cosa no.

    e gli spunti interessanti per chi invece non c’era.

    matteofantuzzi

    15 settembre 2005 at 06:29

  5. Caro Andrea, in verità il pezzo su ParcoPoesia l’avevo scrito il 5! (è rimasto nel freezer di Matteo per un po’ di giorni.. infatti: non sarà andato a male?:-)).

    Grazie dei complimenti che fai a me e a quello sciagurato del Sinicco. Credo che l’aggettivo “carne-valesco” ci stia bene addosso, forse i coriandoli no (ho i capelli lunghi, mi restano impigliati), ma effettivamente siamo poco nebbio-lombardi, semmai parecchio annebbiati e confusi a causa della bora – ché la bora ti spacca la testa in due e ti genera due grandiose idee: o l’opera, o il suicidio. Non sei mai stato a Ts? Beh, ti consiglio di venire qua al confino tra 3 settimane per AbsolutePoetryFestival, a Monfalcone (http://lellovoce.altervista.org/) dal 6 all’8 ottobre (ma ci sono iniziative interessanti già dal 1 ottobre). Se hai fortuna.. ci sarà anche qualche insana raffica di bora a schiarirti le idee!

    Luigi

    anonimo

    15 settembre 2005 at 06:30

  6. se tengo i post troppo poco mi sgridate, se non li metto mi sgridate…

    (prendo solo sgridate, eh eh eh)

    matteofantuzzi

    15 settembre 2005 at 06:37

  7. Il Margiotta è troppo cortese, e forse anche troppo neo-real in poesia, ma non è male (alla faccia di chi non vuole pubblicare i suoi lavori:-); sarebbe male se fosse neo-cons (non voglio fare il raboni della situazione dividendo i poeti in conservatori e progressisti, forse in scribacchini e uomini di cultura sì, però), lo si vede dal portamento che non è un neo-cons cmq! In ogni caso sappi che è meglio non pubblicare che mettersi nelle mani di chi censura, non solo i libri, ma anche i contatti, le comunicazioni; perché in questo ambiente c’è ancora chi ritiene che questo sia il modo di procedere, che dice “attenzione, allarmi, vade retro” quando l’orizzonte e ampio e non ci sono bufere. Considerando non l’apertura, ma la chiusura nel proprio veicolo promozionale, molti ragionano così. Su Federico Italiano: alcune cose sono interessanti, però aspetterei di vedere cosa fa, nel prossimo libro. Un fatto divertente: si stava io e Nacci parlando con Theresia Prammer, che è una donna affascinante, e Italiano l’ha messa in guardia, passando, da noi, con un “stai attenta”. Per questo se un giorno lo dovessimo invitare dalle nostre parti, gli presenteremo (non sapendo comunque le sue attiduni) solo uomini o donne dai 60 in su (a trieste metà della popolazione ha dai 60 in su, quindi non sarà difficile:-) e animali oltre i dieci anni, escluse le tartarughe (che son estremamente longeve).

    csinicco

    15 settembre 2005 at 08:04

  8. Povere tertarughe:-)

    csinicco

    15 settembre 2005 at 08:14

  9. provo anche a fare alcune considerazioni:

    3 giorni sono tanti, e parlo soprattutto di chi organizza che si prende sulle spalle un elefante enorme (e anche per il pre- e per il post-)

    in questi giorni pensavo alle comunanze tra riccione e la biennale di alessandria (che è un convegno), e chissà che anche parco poesia non sia in sostanza un convegno, con poeti che leggono, certo: non ci sono solo i dibattiti. però trovo questa come sua dimensione. con sviluppi interessanti per parco poesia 4.

    beatificare ramberti e tutti i microeditori con 2 palle così (e questo lo si è detto tutti).

    la decisione dei pluriselezionatori è ottima perchè soprattutto non s’è sentita una “linea” che naturalmente è insita in un selezionatore (chiunque, umanamente). forse un humus, certo non era tutto alla rinfusa, ma l’esperimento m’è parso davvero interessante. degno di nota. spero davvero verrà ripetuto.

    matteofantuzzi

    15 settembre 2005 at 12:57

  10. Ho letto con curiosità il pezzo di Luigi (anche in luce delle varie polemiche pre-parco che avevao solleticato la curiosità). Concordo con matteo nel vedere P.P. come un progetto in itinere e come tutti i progetti che si modellano e perfezionano strada facendo, anche questo ha avuto (leggo) le sue brave “castronate”, tipo l’invitare troppa gente che poi non ha concretizzato la propria presenza (a livello di palco, non umano…. Vedremo cosa ne sarà nelle prossime edizioni, ma complimenti alle palle di chi lo organizza tra fatiche ed anche errori – che rimangono perdonabili anche se diventano omissioni
    Luigi, è stato un intervento/osservazione davvero civile, a modo, sincero. Grazie.
    fabiano

    anonimo

    15 settembre 2005 at 20:24

  11. caro fabiano,

    ti ringrazio per il “civile” e il “sincero”: credo che non siano sinonimi i due termini in questione, ma uno fondante la validità dell’altro. a parte ciò, una domanda: a te cosa è parso parco poesia (se ci sei stato)?

    luigi

    anonimo

    16 settembre 2005 at 00:13

  12. alcune segnalazioni:
    la prima è che mi è arrivata la rivista “scorpione letterario” semestrale diretto da antonia arslan persona che ha tutta la mia stima e infatti si trovano tra gli altri testi interessanti di marilla battilana, roberto cogo (sempre ottimo davvero), gennaro grieco e liliana ugolini.

    per info: scorpione@literary.it

    matteofantuzzi

    16 settembre 2005 at 07:50

  13. la seconda è che col solito ritardo ho letto poesia di settembre.
    e tornando ai discorsi fatti con roberto nello scorso post devo dire che mi ha parecchio colpito gemma gaetani di cui fino a ieri non avevo mai letto nulla (anche perchè non molto è apparsa, ha segnalato d’avere scritto per nazione indiana, o tempora o mores… evitiamo di considerare un blog come una vetta per carità, lo dico e lo ripeto proprio da qui) e conoscevo proprio solo per il lavoro fatto su “fuoco su babilonia” , mi pare che sulla compiutezza di quei famosi discorsi roberto ci siamo (è un mio parere, prendilo come credi)

    ora la gaetani uscirà per fazi (che è sempre la casa editrice di zeichen, E CHE DOVREBBE INSISTERE DI + CON LA POESIA) con un romanzo in versi.
    ergo quale occasione migliore per ricordare il lavo di pagliarani e quello di ottiero ottieri ? aspettiamo di leggere.

    matteofantuzzi

    16 settembre 2005 at 07:57

  14. ehm “lavo” sta per lavoro (sarò dislessico)

    matteofantuzzi

    16 settembre 2005 at 07:58

  15. disgrafico ;-P

    sleepwalking

    16 settembre 2005 at 08:14

  16. Ho letto il post di Margiotta sulla “movida” poetica et similia (http://supermargiotta.blogspot.com/). Scrivo qui perchè non riesco a postare lì (non mi accetta la password, boh): apprezzo davvero molto la sincerità che ci mette, senza paura di fare nomi e cognomi, vivaddio! Concordo con il quadro che ha tratteggiato: per certi versi pare che molti dei nostri giovani di oggi stiano sovrapponendo vita e letteratura (basta fare due calcoli: dottorato, convegni, letture, dibattiti, riviste, siti, blog – c’è anche il tempo per fare altro?). C’è però una cosa che non sottolinea Margiotta: il fatto che rispetto agli ermetici che cita, o ai beat (che cito io), i nostri non hanno o almeno sembrano non avere nessun progetto epistemologico coeso, nessuna visione del mondo da proporre o progettare insieme, nessuna lotta da com-battere. Allora ecco la domanda: tutto questo fare, questo organizzare, questo sponsorizzare, questo pubblicare, questo esibirsi in pubblico, questo “bloggare”, questo sputtanarsi a vicenda, non rischia di essere una girandola, un cane che si morde la (mozzata-debole) coda?
    Luigi
    (a tal proposito rimando a “Facciamo un patto?”, un pezzo che ho scritto su http://www.absolutepoetry.org/ in merito alla necessità di ri-stabilire un rapporto tra poeta e pubblico, cioè cercare di arginare il fenomeno “cane-che-si-morde-la-coda”)

    anonimo

    16 settembre 2005 at 09:34

  17. rispondendo a luigi – post 11 -:
    no, a ParcoPoesia non sono potuto andare causa lavoro (faccio i turni indi organizzarmi è arduo). Ho però seguito la polemica che parecchie settimane prima dell’inizio di P.P. ha preso piede…e devo dire che è stato tutto molto imbarazzante…leggere di gente che si presuppone appartenga alla fascia adulta perdersi in commentucoli da ragazzini delle medie, leggerli rabbiosi, ovviamente invidiosi per non essere parte della carovana, leggerli attaccare tutto e tutti senza discriminazione, sapere che STAVANO MENTENDO perchè sulla carovana sarebbero saliti subito, anche di lato, anche in piedi, anche su un piede solo…Una lettura sconsolante!
    Anche io sono stato rimbalzato dalla Leardini in ultima battuta ma allora? Questo rende la manifestazione ed i singoli intenti dei partecipanti una farsa? Ero comunque già pronto a seguire almeno un paio di date a prescindere dalla mia presenza su un palco (e poi ho saltato il viaggio causa forza maggiore). Le conoscenze che sarebbero potute accadere nel mentre, le giudicavo più ricche e sane di ogni reading promesso, di ogni leccata ai Tycoon che troppi ambiscono leccare.
    Ora vado a leggere il post di Margiotta. Fabiano

    anonimo

    16 settembre 2005 at 11:00

  18. Luigi, ti ringrazio…Concordo con la tua esatta puntualizzazione sugli ermetici. Hai un’intelligenza luminosa e libera come il vento triestino…
    Bé, peccato, a Riccione ci siamo incrociati solo tra un bicchiere d’acqua e l’altro (anch’io sono un acquomane…)…
    E le due di notte le ho fatte con Italiano, la ragazza e tutto il gruppone dei bolognesi che conosco da una vita…
    Mentre le 5 di mattina, le ho fatte una volta con una esponente della fauna riccionese e un’altra a bere con un simpatico poeta romano.
    alla prossima…

    andrea margiotta

    anonimo

    16 settembre 2005 at 17:45

  19. Cari tutti,
    mi assento per un paio di giorni, giusto il tempo di fare un salto al festivale della poesia di Montiglio organizzato da LietoColle (il 17 e 18 settembre…tanto per rimanere in tema di festivals).
    Sarò di rientro domenica sera. Probabilmente non sarò cosi efficace come Luigi nelle impressioni – essendo un LietoCollo anch’io… – ma sarò sincero. A presto.
    fabiano

    anonimo

    16 settembre 2005 at 21:05

  20. Riscopro sempre più il valore dell’assenza…
    Fabio Ciofi

    anonimo

    17 settembre 2005 at 10:57

  21. Dipende dal tipo di assenza di cui parli: c’è quella snob, quella forzata, quella involontaria, quella responsabile, quella ideologica…

    Luigi

    anonimo

    17 settembre 2005 at 11:12

  22. No, è un’assenza più profonda ancora, se così si può dire: è una assenza da “stanchezza ontologica”…
    Ciofi

    anonimo

    17 settembre 2005 at 11:51

  23. fabio, possibile che non ci si sia mai incrociati a siena?
    luigi

    anonimo

    17 settembre 2005 at 12:31

  24. Mah, che dirti, io ho interrotti i rapporti col mondo universitario senese nel 2000, anno della mia laurea in filosofia. Però certo mi capita piuttosto spesso di passare per Siena, sempre evitando accuratamente ambienti accademici o paratali, per intenderci la Libreria Feltrinelli…

    anonimo

    17 settembre 2005 at 13:52

  25. forse per questo entità di proporzioni enormi
    formavano rettangoli nel sorgere del buio

    G. Majorino “Gli alleati viaggiatori”

    anonimo

    17 settembre 2005 at 14:16

  26. Può darsi. Ma sulle proporzioni delle entità ci andrei cauto… riguardo a quello che formano, stendo pietoso velo…

    FabioCiofi

    17 settembre 2005 at 14:26

  27. oh ma ciao fabio ciofi out of fernanda!
    (monica)

    sleepwalking

    17 settembre 2005 at 15:18

  28. Ciao Monica, “out of fernanda!”?

    FabioCiofi

    17 settembre 2005 at 15:32

  29. acclariamo: in un sito “altro” dalla bacheca della fernanda di fernandel non ti ci avevo ancora incontrato..(che poi sono io, poco mondana, ultimamente)

    sleepwalking

    17 settembre 2005 at 16:12

  30. Ringrazio Christian per l’attenzione verso absolute. Di cui gli sono grato.
    Vorrei però precisare 2 cose:
    1) come tutto quanto mi riguarda (almeno in Rete, e nella maggioranza dei casi anche fuori della Rete) anche i materiali di absolutepoetry sono assolutamente copyleft, se non indicato diversamente dall’autore. Dunque copia-incollate pure ciò che vi pare. Vi sono grato per l’attenzione.

    2) Absolutepoetry non è il ‘mio’ blog. E’ di tutti quelli che vi partecipano. Attualmente la pubblicazione prevede uno step redazionale per la publicazione, ma solo per ragioni di ‘tutoraggio’ grafico per garantire che non succedano casini postando. Ma tra poco tutto sarà assolutamente diretto e no-filter, a parte ovviamente OT e Spam scemo. I rapporti con il festival sono insieme strettissimi e molto larghi. Il Blog nasce per sponsorizzazione del festival, ma è totalmente indipendente e proseguirà per fatti suoi, speriamo, anche dopo. Comunque vi incollo qui il disclaimer. Ovviamente questo è anche un invito a tutti a partecipare. La piazza è grande e c’è posto per tutti, slam o non slam.
    ciao a tutti
    Lello Voce
    Questo è un weblog collettivo multimediale, dedicato alla poesia in tutte le sue forme. Nasce nel 2005, da un’idea di Lello Voce e grazie alla sponsorizzazione di Absolute Poetry – October Poetry Festival, Festival internazionale di poesia di Monfalcone (GO) sostenuto dal Comune di Monfalcone e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, ma ne è assolutamente indipendente e resterà stabilmente on line.

    Absolute Poetry e i suoi autori non sono un gruppo, o un movimento di poesia, non si riconoscono in poetiche comuni, né hanno stabilito tra loro alcun tipo di patto o progetto. L’unica cosa che li accomuna è l’amore e la passione per la poesia, attraverso qualsiasi media essa sia praticata: dal libro scritto, allo spoken word , alla multimedialità e alla performance, senza alcun tipo di ’discriminazione’ nei confronti di questo o quel media.
    Absolute Poetry è dunque una piazza comune dove, in totale libertà, si discute della più antica e della più contemporanea tra le arti.

    Absolute Poetry non ha direttori, né redattori capo, tutti suoi partecipanti sono liberi di postare contributi propri, o di altri, in totale libertà, a patto che non si tratti di evidenti Out of Topics o di Spam.
    La funzione dei webmaster è puramente di ‘editing’ e manutenzione del sito.
    Absolute Poetry preferisce (ma non impone) che i contenuti postati siano sotto Licenza Creative Commons .

    Il nucleo redazionale di partenza di Absolute Poetry è stato scelto in modo piuttosto ‘casuale’, a partire dall’Agenda del suo ‘ideatore’.
    Di conseguenza le chiavi di accesso alla pubblicazione sono attualmente in possesso di circa 50 autori, senza che questo significhi un loro impegno a pubblicare mai alcunché.
    Chiunque, da questo momento, può chiedere di entrare in questa nostra piazza virtuale, a patto che sul weblog siano già stati pubblicati almeno 3 suoi interventi da parte di altri redattori. Da quel momento potrà chiedere le chiavi di accesso ai webmaster , che provvederanno ad inviarle il più presto possibile. La richiesta dovrà essere inviata a nuvoleonline@lycos.it , completa delle indicazioni dei pezzi già pubblicati.

    I commenti ai post di Absolute Poetry non sono sottoposti ad alcun filtro, ma tutti i commenti OT o lo spam saranno immediatamente cancellati dal webmaster.

    matteofantuzzi

    19 settembre 2005 at 09:40

  31. ho riportato qui l’intervento di lello voce apparso nel post sotto e difficile da leggere per problemi di splinder (e come in molti vi siete lamentati): in questo modo penso sopra ogni dubbio si chiuda il discorso sull’open source (nei termini logici, e di cui fino dall’inizio non avevo dubbi, data ribadisco l’opera di lello in questi anni)

    matteofantuzzi

    19 settembre 2005 at 09:43

  32. il valore dell’assenza è poi fabio uno spunto interessante su cui ho pensato molto in questi giorni (un poeta c’è perchè va in giro, perchè si fa vedere?)

    matteofantuzzi

    19 settembre 2005 at 10:16

  33. La revue Exit est fière de vous inviter au lancement de son quarantième
    numéro, qui se tiendra dans le cadre des Rendez-vous poétiques du 11e
    Festival international de la littérature.

    Mercredi 21 septembre 2005, 17h à 19h
    Cabaret des Terrasses Saint-Sulpice
    1680 St-Denis, Montréal
    ..entrée libre

    Vous pourrez y entendre les lectures des poètes italiens Marco
    Giovenale et Laura Pugno, ainsi que des poètes québécois Francis Catalano et
    Stéphane Despatie.

    Placé sous le signe de l’échange, ce numéro nous emmène en Italie en
    nous faisant traverser quelques générations de poètes italiens. En tout,
    vingt-huit poètes, des noms prestigieux tels que Mario Luzi, Andrea
    Zanzotto et Valerio Magrelli, et des voix montantes comme Laura Pugno,
    Elisa Biagini et Marco Giovenale, nous donnent le pouls de la poésie qui
    s’écrit aujourd’hui en Italie.

    Les auteurs québécois qui se trouvent dans ce numéro 40 d’Exit, dont
    Claude Beausoleil, Hélène Monette et Yves Préfontaine, font partie de la
    vingtaine de poètes qui seront en traduction italienne cet automne dans
    un numéro spécial de la revue l’immaginazione consacré entièrement à la
    poésie québécoise.

    Ce numéro est donc né du désir de dresser des ponts, non seulement
    entre les générations, mais aussi entre les poésies du monde. C’est avec
    enthousiasme que nous vous invitons à partager ces liens.

    Au plaisir de vous y rencontrer,

    Stéphane Despatie
    Directeur de la revue Exit

    EXIT, Revue de poésie contemporaine
    http://www.exit-poesie.com

    anonimo

    19 settembre 2005 at 10:59

  34. si è spenta, giovane davvero, paola malavasi. era nata nel 1965.

    matteofantuzzi

    19 settembre 2005 at 14:33

  35. credo che paola malavasi fosse una brava poetessa, credo anche che con un po’ più di tempo a disposizione avrebbe scritto grandi cose.
    luigi

    anonimo

    19 settembre 2005 at 15:14

  36. (ANSAweb) – VENEZIA, 18 SET – E’ morta stamane a Venezia Paola Malavasi, giornalista, scrittrice e poeta, nonche’ compagna del giornalista Rai e scrittore Ennio Cavalli, intervenuto ieri sera come finalista del premio Campiello alla cerimonia tenutasi al teatro La Fenice. La donna, secondo quanto si e’ appreso, e’ deceduta nella camera di uno degli alberghi del centro storico riservati agli ospiti dagli organizzatori del Campiello. Nel Premio, vinto ex aequo da Pino Roveredo e Antonio Scurati, Cavalli aveva conquistato ieri sera il terzo posto con ‘Quattro errori di Dio ‘ (Aragno).(ANSAweb)

    anonimo

    20 settembre 2005 at 06:46

  37. matteo volevo segnalarti che su stilos c’è un interessante articolo su “il respiro e lo sguardo” di Gian Mario Villalta, Holden Maps_Bur
    io non l’ho ancora letto
    e il romanzo di Matteo Marchesini in uscita per Pendragon, che ne dite?

    sleepwalking

    20 settembre 2005 at 08:24

  38. mi pare di pessimo gusto che l’ansa debba segnalare i vincitori del campiello e chi ha pubblicato cosa e dove in quella agenzia.

    davvero di una tristezza immensa, dubito che per ennio cavalli oggi non sia che l’ultima delle cose. come è logico.

    matteofantuzzi

    20 settembre 2005 at 11:54

  39. per monica, purtroppo il libro di villalta qui segnalato ancora non ho avuto modo di leggerlo, così come è difficilissimo reperire stilos.

    altrettanto non ho letto il libro di marchesini (picconatore dell’annuario di manacorda e poeta, in entrambi i casi invece da me ben seguito) che so solo inerente l’universo femminile perchè ho avuto modo di sentire l’intervista fatta su radio 3 a fahreneit. comunque è edito da pendragon ed è stato premio iceberg (per la poesia ghazvinizadeh, sempre da consigliare)

    matteofantuzzi

    20 settembre 2005 at 11:57

  40. boh stilos lo ordini al tuo edicolante di fiducia, ed arriva!

    e so di Marchesini a livello di critica con manacorda (che devo dire, mi ha pure un po’ sfinito…)ma dato che io di narrativa ne leggo a mucchi ;-P….

    sleepwalking

    20 settembre 2005 at 12:04

  41. il mio non riesce nemmeno a procurarmi nuovi argomenti o poesia. al massimo “caccia e pesca” o “novella 2000”. non scherzo (e parlo di quello più grosso del mio circondario)

    matteofantuzzi

    20 settembre 2005 at 12:59

  42. fuoricasa.poesia ricorda paola malavasi e dedicherà alla poetessa alcune settimane del suo blog.

    matteofantuzzi

    20 settembre 2005 at 13:02

  43. ossignur.ma dove vivi? se riesco ti mando via mail un sunto della intervista a villalta..

    sleepwalking

    20 settembre 2005 at 14:00

  44. Grazie Christian…
    Non ho capito bene neo cons e neo real e il portamento, ma, fumosamente, sento che hai ragione.
    Voi triestini siete forti e originali!
    Mi piacerebbe avere il tuo libro Lietocolle. Ho visto che i tuoi versi
    galoppano verso un’ isola lontana…

    Andrea Margiotta

    anonimo

    20 settembre 2005 at 15:18

  45. SIGNORI, ricordo e sottolineo che Matteo ha postato al nr. 38 e 42 un pensiero molto più umano che quanto apparso in tutti i giornali e notizie d’agenzia…
    Mi associo al disappunto per la mancanza di tatto dei media, che associano alla morte di Paola Malavasi non la persona (et annessi) ma solo il fatto di essere moglie di Cavalli che ha vinto al Campiello un terzo posto. E la notozia vera e riportata, è stata solo il Campiello !!!! Come se la morte di una pesona dovesse porsi in secondo piano rispeto…rispetto a cosa? Sono molto deluso e ringrazio Matteo che dedicherà delle pagine, permettendo a gente come me – che non ne conosceva l’opera e la vita – di imparare.
    Su quanto fatto dalla stampa e le agenzie – in generis – stendo il solito velo pietoso, dubbioso anche del fatto che tale velo debba essere meritato….
    fabiano

    anonimo

    20 settembre 2005 at 16:20

  46. fabiano, perchè ti meravigli? tutto questo è il circo. tutti fanno parte del circo, noi compresi. lo diceva ieri qui a trieste pino roveredo, con cui ci si è trovati assieme in una riunione. fresco fresco di campiello, ci raccontava di come i giornalisti cercassero a tutti i costi una qualche sua dichiarazione letteraria o, come dire, campiellana. mentre lui voleva riportare il tutto alla terra, ai ragazzi della sua “compagnia instabile” – un gruppo da lui fondato in cui recitano ragazzi e ragazze che hanno avuto problemi con le tossicodipendenze. il libro che ha scritto e che ha vinto nasce da quella realtà, da quelle vite (e dalla sua – travagliata) che non si possono svendere in un’intervista solo per andare in copertina. tuttavia è proprio grazie a quelle vite, così poco campiellane, che roveredo ha vinto. combattendo il circo, è andato nel circo. incoerenza? non lo so. pensavo qualcosa del genere quando fo ha ritirato il nobel: non so cosa farei io al loro posto, non so come razzolerei. fatto sta che ai media e al circo che foraggia i media, la morte di una poetessa non conta più della morte del bimbo sotto i ferri dell’anestesia, o il caso di cronaca di verissimo su canale cinque. mettiamoci l’anima in pace. lei ha una fortuna, parlo di paola: è stata, è una poetessa. quindi noi possiamo continuare a leggerla, non possiamo fare altro. io l’ho conosciuta a parco poesia. ho letto un po’ di suoi testi e mi sono parsi belli. credo sia giusto fare come farà massari, dedicare qualche settimana alla sua poesia. in un mondo che vive nei nano-secondi, parlare di settimane è già a mio parere un buon metodo per affermare il valore della memoria. nonostante tutto.
    luigi

    anonimo

    20 settembre 2005 at 18:30

  47. sì, solo un appunto il ricordo di paola malavasi verrà fatto sul blog di fuoricasa. io ero un lettore delle sue poesie, non ho avuto modo di conoscerla personalmente anche se in questi giorni in diversi me ne stanno parlando, ergo come stefano massari ha chiesto se volete ricordarla, o farla conoscere, quello è il luogo che ne ospiterà il ricordo.

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 06:33

  48. monica via mail mi ha già mandato l’estratto da stilos a cui si riferiva: l’intervista a villalta è di livio accoroni.

    ecco alcune parti:

    Incipit:

    Libro dittico questo di G.M.Villalta , in cui ad una prima parte teorico-propedeutica,
    tesa a costruire una sintassi dello “sguardo e del respiro”.
    Quali opportune modalità di percezione e comprensione del testo poetico,
    segue una seconda, scandita dalla pratica della “lettura attiva” ovverosia il contatto
    diretto con testi particolarmente significativi della poesia italiana contemporanea;
    genere letterario che convoglia su di sé “il racconto del tempo in cui viviamo,
    mediante i suoi valori formali e il mondo di pensieri, emozioni, affettività che veicola” (…)

    domande:

    – Interessante e “inattuale” l’attacco che lei muove, nell’epoca dei reading e dei poetry slam,
    contro la pratica della lettura poetica. Da cosa nasce questa idiosincrasia?

    Mi spiace che lei lo legga come un attacco.
    Cerco semplicemente di segnalare la differenza tra eventuali influenze dell’esecuzione,
    che spostano necessariamente il giudizio sul piano della drammaturgia, e i valori messi
    in campo da una poesia per quello che veramente è. Una poesia è un campo di tensioni
    tra diversi livelli di senso, che funziona proprio a partire dal presupposto di una lettura non
    espressiva, vale a dire drammatizzata o ad effetto spettacolare.
    Una volta capito questo, vengano pure le letture pubbliche!
    Anzi, quando segnalando la differenza tra una lettura d’attore e una d’autore, credo di offrire
    spunto per qualche ragionamento su come recepire l’una e l’altra.
    Una lettura d’autore, lo scrivo, è del resto sempre istruttiva per quanto riguarda l’intenzione
    poetica del testo.

    – Più volte lei ritorna sulla vexata quaestio della poesia vista in una condizione ancillare,
    di subordinazione rispetto alla pretesa maggiore leggibilità della narrativa.
    Perché, secondo lei., accade questo?

    La questione è ben più ampia di quanto si possa riassumere in poche frasi.
    Provo comunque a dire la mia. La tradizione letteraria italiana è fondata sulla poesia,
    la quale ha assorbito per secoli anche la funzione narrativa.
    Pensi che alla fine del Settecento, quando ci si confrontava con la nascita del romanzo
    europeo, in Italia si discuteva se si dovesse ancora scrivere in prosa o in versi.
    Il romanzo si è in seguito ritagliato anche in Italia, sia pure faticosamente, uno spazio
    sempre maggiore.non c’è stata, però, una complessiva corretta elaborazione dei contenuti
    e delle procedure formali in rapporto alle abilità di lettura e di interpretazione.
    Con l’inizio del Novecento, inoltre, la poesia è diventata un campo di battaglia dove tutto era
    permesso in termini soprattutto di provocazione, anche molto positivi, e di testimonianza
    del vissuto,Il risultato di oggi è questo: la maggior parte dei miei colleghi insegnanti confessa
    candidamente di non provare alcun interesse e/o di non comprendere nulla di poesia, pur
    dovendo affrontare quotidianamente una tradizione letteraria che è quasi tutta di poesia.
    Chiaro che qualcosa non va. Anche un discorso sulla narrativa dell’Ottocento e del Novecento,
    date queste premesse, perde in prospettiva

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 06:39

  49. mannaggia ‘sta storia dell’esecuzione come mi suona di famiglia…

    chapeau a gian mario villalta, e un ringraziamento caro a monica che me l’ha mandata (alla faccia dei miei edicolanti: e dire che non vivo su un atollo)

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 06:42

  50. infine:

    nei giorni 23, 24 e 25 settembre si svolgerà la quarta edizione degli incontri internazionali di poesia di Sarajevo.
    Oltre a tutte le informazioni sull’evento, potrete seguire il resoconto giornaliero della manifestazione su:
    http://www.casadellapoesia.org/blog/

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 06:53

  51. Sulla morte di Paola Malavasi e sul nostro stupore: io credo che dobbiamo interrogarci sul perché sentiamo il bisongo di celebrare la sua dipartenza. Ipotesi: è forse perché lei ci ricorda che noi (anche i più giovani) possiamo morire in ogni istante? E dunque: celebrare la sua morte significa esorcizzare l’istante fatale? Se è così dobbiamo essere prudenti, perché in questo modo lei e la sua poesia passano in secondo piano ed emerge invece la nostra paura. La solita nostra paura di morire.
    gugl

    anonimo

    21 settembre 2005 at 10:47

  52. Una poesia di Izet Sarajlic, cui gli incontri sarajevesi di poesia sono dedicati.

    Cerco una strada per il mio nome

    Passeggio per la strada della nostra giovinezza
    e cerco una strada per il mio nome.

    Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.
    Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?
    Semplicemente ti amavo.

    Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,
    lungo la quale, inosservati dalla gente,
    possiamo passeggiare anche dopo la morte.

    Non importa se non ha molto verde,
    e neanche propri uccelli.

    È importante che in essa possano trovare rifugio
    Sia l’uomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.

    Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,
    ma tutto sommato questa non è la cosa più importante.

    La cosa più importante è
    che nella strada con il mio nome
    a nessuno capiti mai una disgrazia.

    sleepwalking

    21 settembre 2005 at 12:58

  53. è certo gugl (cioè stefano guglielmin, lo dico per gli altri frequentatori di questo blog) che io non ho un ricordo della persona, l’ho di quello che ha scritto. ed è indubbio che l’età, il modo, la vicinanza a un premio, la follia con la quale è stata data la notizia, tutto l’insieme… tutto non possa che colpire. questo sì (ed è la mia dimensione)

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 22:49

  54. monica hai una “memoria” e una “enciclopedia” della poesia davvero notevole, non c’è che dire.

    matteofantuzzi

    21 settembre 2005 at 22:51

  55. magari!in questo caso: ho un amico con la fidanza macedone, molto amante della poesia ;-P

    sleepwalking

    22 settembre 2005 at 07:24

  56. certo l’insieme delle cose ha colpito tutti. Ma almeno la notizia è passata. Mi ricordo invece due anni fa, quando è morto, in circostanze tragiche,Giacomo Bergamini (che non aveva parenti famosi): ci sono state due righe su Poesia, cinque su Hebenon (del caro amico Curcetti) e qualcosa di più su anterem, la rivista di cui era redattore da vent’anni.
    con stima.
    gugl

    anonimo

    22 settembre 2005 at 07:35

  57. Stefano (e a tutto il blog), per dire la mia (perchè c’è sempre quel momento in cui uno pensa che sia maturata la sua da esprimere): ho sentito la morte di Paola Malavasi, che non conoscevo personalmente (ma di cui vuole il caso avessi letto delle poesie prima della morte), qualcosa che mi ha toccato da vicino. Per la storia umana, che sempre tocca e per l’umanità dei contatti tra poeti su questi blog, su queste pagine che davvero da poco ho imparato a conoscere dove si fonde l’espressione e la ricerca con quel che dopotutto è l’aspetto di noi più aperto, più vulnerabile, proprio perchè messo in gioco nella poesia. Perciò ho percepito la morte di una persona che non conoscevo, ma di cui ho letto e che la “comunità” (uso una parola rischiosa), conosceva in maniera diversa. E poco mi sono curato di quanto il circo ha detto nelle sue uscite, da cui non ci si dovrebbe aspettare altro che reazioni pari a quelle di un meccanismo e non di insieme di persone che pensano e sentano. Forse Stefano, ricordiamo per sapere che noi possiamo essere qualcosa d’altro da un mero meccanismo.

    Massimo73

    22 settembre 2005 at 08:26

  58. Cioè, la cosa che più mi colpisce è il romanticismo che emanano le vostre parole, i vostri discorsi, cioè il pensare ancora oggi, 2005, che i poeti facciano eccezione, che per loro bisgnerebbe soffermarsi un attimo in più…

    FabioCiofi

    22 settembre 2005 at 11:14

  59. Fabio, io non credo di aver espresso “romanticismo”. Non ho caricato la poesia di alcun valore romantico o trascendente: semmai intendevo sottolineare la dimensione umana e sociale che, non tanto la poesia in sè, quanto la poesia come canale che ci interfaccia da a volte l’impressione di avere. A forza di non vedere valori, finiremo davvero per essere nel 2005 ed essere una semplice giustapposizione di memorie flip-flop, filtri passa basso-passa alto che reagisce ad ogni singolo evento con i suoi riflessi condizionati. Nessun attimo in più per il poeta. Semmai una vita in più per ogni persona.

    Massimo73

    22 settembre 2005 at 12:21

  60. Infatti, Massimo, non v’era nessun intento polemico nei tuoi confronti, attraverso il mio intervento. Il mio riferimento era semmai a chi, in buona fede, naturalmente, e con tutta la sincerità e schiettezza possibile, si è sorpreso nel vedere “il modo” in cui è stata data la notizia della morte della poetessa, all’interno cioè di un altro contesto facente riferimento ad un premio letterario. Ebbene, se non fosse accaduta all’interno di quel contesto, quella notizia non sarebbe stata nemmeno data. Ecco, dicevo, capisco l’indignazione, ma all’interno di questi nostri tempi, c’è davvero di che meravigliarsi? di che indignarsi? Non si tratta di cinismo a tutti i costi, ma di realismo. Questo è, se qualcuno è in grado di cambiare lo stato di fatto delle cose, ci provi, ma è inutile ogni volta stare a dare contro un meccanismo che sappiamo bene come funziona ma nessuno è in grado di cambiare… spero di essere stato sufficientemente chiaro.
    Per scadere nel puro qualunquismo, così mi metto al riparo preventivamente da ogni possibile critica, qualcuno di noi si ricorda il nome, uno solo, di quelli morti a New Orleans per l’uragano Katrina? Ci ricordiamo invece della figlia di Al bano, che laggiù è scomparsa, sempre per effetto di quel meccanismo “perverso” di cui dicevo prima. E ci sarebbe ancora tanto da aggiungere, ma è meglio che per il momento mi fermi qui…

    FabioCiofi

    22 settembre 2005 at 14:36

  61. Sì Fabio: usiamo tutti e due la parola meccanismo e concordo sul realismo da applicare a quanto di incondizionato c’è nelle reazioni di questo meccanismo. Quanto al cambiare, be’, mi sono dilungato intorno a questo (credo ovviamente sterilmente) in un pezzo su quell’altro blog, ma penso che, no, al momento il meccanismo non sia modificabile, stanti gli assunti.

    Massimo73

    22 settembre 2005 at 15:19

  62. di Ennio Cavalli (che dovrebbe essere presente alla 24a edizione di RavennaPoesia)

    POESIA COME MEZZO DI TRASPORTO

    Anche leggero, come una bici da corsa che per volare meglio ha buchi sulle pedivelle, sulle manopole dei freni e tubi cavi come ossa di piccione. Un libro di poesia non è un libro normale, è un libro a pedali oppure a remi: obbliga il lettore a salirvi sopra e a fare la sua parte, muovendo i muscoli, faticando un po’. In compenso il lettore si divertirà come un cicloturista o un canottiere. Così la poesia porta lontano.

    Il primo a sapere che con la poesia si è sempre in viaggio è il poeta stesso. Scrivere assomiglia a fare le valigie. Ogni poeta per ogni poesia compie un’operazione di stivaggio: unisce tra loro certe parole, le più adatte e sottili, le sistema nello spazio dei versi. Come se dovesse portare con sé lo stretto necessario per una partenza improvvisa. Certe volte bastano due mutande e una saponetta.
    (da Libro di scienza e di nani. Empiria)

    sleepwalking

    23 settembre 2005 at 14:10

  63. Io quel brano l’ho letto in “Il poeta è un camionista”, che comprende una serie di prosette liriche sulla poesia. Molto bello.
    Sulla nascita della parola poetica, Ennio Cavalli descrive un cacciatore primitivo che corre dietro ad una donna urlando parole aspre, quando improvvisamente succede qualcosa: “(…) A un certo punto, non si sa come, su quelle ruvide labbra affiora un aggettivo, l’aggettivo attraversa l’aria risuonando per la savana come non era mai stato. Manca poco al tramonto, lo dicono i muscoli striati delle nuvole. E’ un aggettivo incauto e generoso: «Bella!». Il cacciatore resta sorpreso per la dolcezza della nuova parola, è felice di averla detta, istintivamente rallenta il passo. Si gratta la testa, incespica. La sconosciuta, voltandosi, lascia la risposta ad un sorriso.”

    anonimo

    23 settembre 2005 at 15:48

  64. A PROPOSITO DEI PREMI DI POESIA
    Frettolosamente ma urgentemente.
    Sono stato a Verona, per le iniziative del Premio Montano. Mentre sentivo le letture e aspettavo pazientemente il mio turno, ho pensato a questo. Due cose devono saper fare i poeti:imparare ad ascoltare e aspettare pazientemente il proprio turno.
    Ecco un piccolo vademecum per la salvezza:
    1 Ascoltare gli altri.
    2 Alzare la mano prima di parlare, usando un tono basso ma fermo e autorevole.
    3 Liberarsi di tutte le bende di lana, le aureole, le coroncine, il sangue verde della bile.
    4 Immaginare di essere il primo poeta del mondo e prendersi la responsabilità di accogliere gli ultimi.

    Ritorniamo al Montano.
    Il clima era molto concentrato, le persone tante e gli applausi continui e calorosi. I vincitori non se la sono tirata mica tanto. Era tutto molto tranquillo. Si respirava un bel clima. Dico questo con parole frettolose ma urgenti: i premi di poesia non sono una gara. Non è che se uno vince un premio diventa più bravo. E non è che se uno non lo vince è l’ultimo della classe. Devono, dovrebbero rappresentare un’occasione di incontro. Non è vero che non servono a niente. Le persone si riuniscono intorno a un richiamo, si mettono insieme e, vivaddio, si parlano.
    Ora: una piccola nota pepata. Se uno va a Parco Poesia e, giustamente, esprime il suo giudizio sulle letture, non è che poi si ricorda solo di quelli della sua età: “non mi sono piaciuti molto i ragazzi dell’ottavo quaderno italiano…meglio i ragazzi di Niebo”. E quelli…diciamo non giovani? Per caso la poesia invecchia? A me sembra che con questi metri di misura, vecchi come lo stile dei maestri ai quali mandiamo ancora i nostri testi, non si va da nessuna parte. Peccato:un’occasione sprecata.

    anonimo

    25 settembre 2005 at 11:04

  65. Per correttezza: il commento del 25 settembre è mio: Sebastiano Aglieco

    anonimo

    25 settembre 2005 at 13:44

  66. Fondamentalmente, Sebastiano, i premi di poesia servono a recuperare le spese dei libri con cui vi concorriamo e per i quali abbiamo sborsato il contributo, o almeno per me è così. Riguardo Parco Poesia non so, mi da l’idea di un qualcosa di protetto, tipo parco nazionale, riserva ambientale e/0 faunistica…

    FabioCiofi

    25 settembre 2005 at 16:29

  67. Caro Fabio, Lietocolle mi ha inviato in omaggio il tuo libro. Lo leggerò con attenzione.
    Io parlo dei premi seri; almeno, quelli che hanno la nomea di esserlo. In qualche modo si devono trovare momenti di contatto democratico che non siano i soliti inviti pilotati. Sono quelli che poi fanno le famigerate classifiche
    Sebastiano Aglieco
    http://www.sebastiano.aglieco.name

    anonimo

    25 settembre 2005 at 18:25

  68. caro Sebastiano,
    mi pare che ti rivolgessi a me nel tuo post 64. E mi pare tu stia confondendo i piani. Non era un pezzo di critica su Parco Poesia il mio, né un reportage (quello sarà tra qualche mese, su “Fucine Mute”: http://www.fucine.com), ma una serie di impressioni. Il fatto poi che abbia parlato dei giovani è semplice: Parco Poesia è nato principlamente per i giovani, cioè la maggior parte dei poeti o verseggiatori presenti sono sui trent’anni o giù di lì, mentre pochi sono i “grandi”, e intendo grandi nel senso di adulti, non di maestri. Inoltre hai scritto nel tuo commento quello che ho scritto io e cioè che i premi e i festival servono solo in quanto momenti di incontro, non come passerelle o barometri della celebrità. Vado al dunque.. dici: “un’occasione sprecata”. Ma de ché?
    Luigi Nacci

    anonimo

    26 settembre 2005 at 07:34

  69. Caro Luigi, occasione sprecata in merito ala tendenza, haimè dilagante, di parlarsi per generazioni. Credo che alla poesia, a tutti noi che scriviamo e ne scriviamo, competa la rottura delle acque, un punto di vista più largo e universale. Tutto qui.
    sebastiano aglieco

    anonimo

    26 settembre 2005 at 07:45

  70. sulla questione dell’errore nelle generazioni “tout-court” sapete che con me sfondate una porta aperta. io luigi tutta questa proposta giovane a parco poesia non la vedo, vedo delle linee, con giovani e non più proprio giovanissimi all’interno.
    ma smettiamola con le età, con le categorie… perchè se no vi minaccio tutti con l’uscita dell’antologia delle poesie delle casalinghe di voghera, o quella dei metalmeccanici cassaintegrati di arese, o quella…

    matteofantuzzi

    26 settembre 2005 at 07:50

  71. è una minaccia bonaria, ovviamente eh eh eh !

    matteofantuzzi

    26 settembre 2005 at 08:02

  72. Io eviterò per rispetto di matteo e del suo blog e della nostra amicizia di intervenire sull’argomento in generale e sullo specifico (parcopoesia) in particolare, e lo evito pure sul mio blog, che se qualcuno continua a vederla in termini generazionali, c….i suoi. Ciaa matteo

    FabioCiofi

    26 settembre 2005 at 10:12

  73. ragazzi, ma siamo tutti d’accordo, pacifico. anzi, io tornerei alle origini: a macrì e alla sua teoria delle generazioni, quella che fu a mio parere una proposta sbagliata. parliamo di quell’approccio piuttosto. e cerchiamo di capire se la classificazione “generazionale” che oggi va tanto di moda derivi da quella macriana, oppure no, e perchè vada per la maggiore. Credo che andrebbe fatta una riflessione sociologica, così come antropologica. Personalmente penso che il ragguppare anagrafico sia specchio del relativismo debole-debolissimo che stiamo vivendo. Per proporre (se proprio si sente il bisogno di farlo) una classificazione più complessa, biosgnerebbe avere alla base una riflessione sistematica e complessiva, ovvero, stando ai tempi di oggi, anacronistica… è possibile?
    Luigi Nacci

    anonimo

    26 settembre 2005 at 10:45

  74. dato che ormai fabio ha promesso (e ormai alla promessa si deve attenere !) di star zitto mi faccio partecipe anche di un’idea senz’altro sua:

    è possibile che ci siano delle tematiche comuni a persone anagraficamente vicine come emerso ne L’opera comune di Giuliano Ladolfi o 11 poeti per una metavanguardia di Gian Ruggero Manzoni ? ma certo !

    è possibile che ci sia una generazione benedetta che scrive tutta uguale e in grado di spazzare via tutte le altre ? ovviamente no !!! è ridicola come la canzoncina che fa:

    “noi siamo i ggiovani, i ggiovani, i ggiovani. siamo l’esercito, l’esercito del surf”.

    matteofantuzzi

    26 settembre 2005 at 15:15

  75. mi sa che non centri il bersaglio matteo… la mia è una proposta seria, partiamo da macrì e andiamo avanti nella riflessione, poi il surf facciamolo pure, ma non a riccione né a borgomanero 🙂
    luigi

    anonimo

    26 settembre 2005 at 15:44

  76. Ritorno dopo un po’ di giorni, e vedo argomenti interessanti, uno su tutti la faccenda dei premi. Innanzitutto son in giuria di due premi (sul mio bloggino c’è l’avviso), e per quanto mi riguarda questo partecipare ha il solo senso di poter visionare i lavori degli altri. Tra l’altro per quanto riguarda il premio internazionale trieste, ringrazio chi volesse mandarmi i libri a casa (o in pdf o in word: scrivetemi a sinicco@ammutinati.com), anche perché devo occuparmi delle produzioni di coloro che hanno meno di 35 anni (il bando quest’anno non prevede la spedizione del materiale, ma è stata una svista; per quanto riguarda il turoldo il bando lo trovate su poien). Se i premi dunque diventano possibilità di discutere i lavori, dunque, mi sembrano un’ottima cosa, se è solo un modo per recuperare i soldi di pubblicazioni, mi pare un po’ sterile come discorso. Innanzitutto il montale sta per risorgere (e meno male; era il meno debole: dico meno debole perché non c’è stata tra tutti i premiati, editi e inediti, nient’altro che la vittoria al premio, tutto è finito lì, e quindi in vent’anni su 200 nomi non si è fatto poi un discorso critico, né si è generato un dibattito; almeno una giuria variegata c’era però). Un premio dovrebbe diventare un momento di dibattito, di eventi, performace, e non rimanere premio e basta, e dovrebbe essere in grado di seguire nel tempo e discutere e ridiscutere la propria memoria, in modo tale da generare qualcosa di critico. La cosa che vedo però è che tutti mandano ai premi; recentemente ad una manifestazione mi hanno chiesto che premi avessi vinto in modo tale da presentarmi (come se fosse più importante questo del lavoro artistico e critico, cosa inaccettabile). Evidente è che comunque alla gente non gliene frega niente di quanti premi hai vinto, ma si continua a far tanto can can su questo; è ridicolo. Un consiglio (visto che si parlava anche di generazione) almeno chi ha la possibilità cerchi di capire sto fatto dell’oralità, e faccia pratica, e da questo cerchi di capire qualcosa sulla comunicatività.
    Ciao, Christian Sinicco

    anonimo

    26 settembre 2005 at 16:47

  77. Sterile recuperare i soldi delle pubblicazioni? Beato te, devi essere alquanto ricco…

    FabioCiofi

    26 settembre 2005 at 17:10

  78. Sterile pagare per pubblicare. A prop. non sono ricco Fabio.
    Christian

    anonimo

    26 settembre 2005 at 18:06

  79. Sterile pagare per pubblicare? Beato te, che allora devi avere santi in paradiso…:)

    FabioCiofi

    26 settembre 2005 at 19:03

  80. Una domanda per chi avrà voglia: perché ad un poeta non può bastare una minima ma chiara dichiarazione di poetica e qualche libro esplicativo nell’arco della vita? Io ai fluviali cottimisti della produzione non credo, così come al vago pour-parler di molte recensioni adattabile a qualsiasi tipo di scrittura, così come a tutto quanto è diverso dal segnetto grafico su carta o video. Sono antiquato? (GiusCo)

    anonimo

    26 settembre 2005 at 19:07

  81. No, non sei antiquato GiusepCornac. A Fabio dico che non è necessario pubblicare (e pagare), ma prima o poi farsi pubblicare (che significa probabilmente aver pagato di persona, ovvero con la propria attività), ma è più appagante. Significa dunque che bisogna essere tosti, avere pazienza, e strafregarsene dei circoletti e delle loro regole. Cioè essere autonomi, anche rischiando i rapporti, se necessario.
    Christian

    anonimo

    26 settembre 2005 at 20:35

  82. I santi in paradiso me li sono giocati:-)
    C.

    anonimo

    26 settembre 2005 at 20:37

  83. A gius.co dico che la cosa è alquanto soggettiva. Ci sono poeti e scrittori che hanno concentrato la loro produzione in pochi testi, vedi Montale, altri che hanno invece prodotto in formato industriale, tipo Balzac, ma non mi sento di dire che Montale è più grande di Balzac.
    A Sinicco dico che la vicenda soggettiva di ognuno di noi è impossibile da rapportare a una qualsiasi massima universale adattabile a tutti. Tu probabilmente pubblicherai il tuo primo libro a cinquant’anni con un editore prestigioso, chissà, io ho fatto altre scelte. Né peggiori né migliori. Semplicemente diverse.

    FabioCiofi

    26 settembre 2005 at 23:10

  84. Ah, un’altra cosa, Christian, essere autonomi è difficile, oserei dire pressoché impossibile, al limite si può essere paraculo, nel senso buono del termine, cioè spremere più che si può da un rapporto dopodiché abbandonarlo in favore di un altro che in prospettiva si presenta migliore. Gli ottimisti inquadreranno questo mio commento in una cornice cinica, i pessimisti in una reslistica.

    FabioCiofi

    26 settembre 2005 at 23:14

  85. giuseppe mi sembri concreto, non antiquato.

    riguardo a luigi mi viene in aiuto la farmacologia. i farmaci infatti si possono legare ai recettori del nostro organismo in maniera forte (covalente) o in maniera debole (ionica). di legami deboli però se ne possono fare molti e così diventare teoricamente più forti di un legame covalente che è un legame singolo.

    il problema è che il legame covalente singolo non lo stacchi nemmeno con le cannonate e quelli deboli si tolgono con un poco d’acqua (nel vero senso della parola)

    cioè: se la poesia è debole fare gruppo significa solo arrivare in tanti dove è riuscito ad arrivare il singolo poeta efficace (che rimane mentre gli altri se ne vanno con una folata di vento). per questo secondo me va visto il testo (la “ciccia”) del singolo poeta, se la sua poesia è forte o è debole. a quel punto ben venga la sociologia, l’antropologia, ma il testo ha sempre la precedenza.
    se un poetino o un poetone è un cesso e per annaspare e restare a galla deve fare gruppo con altri sfortunati come lui non mi interessa quello che fa, perchè la sua poesia è debole (non tutti i gruppi sono composti da deboli, mi raccomando, non fraintendete): il problema è quando c’è dolo, cioè quando conscio il poeta debole cerca la truppa, si chiude in trincea con altri miserabili per combattere l’unico nemico non annientabile: la propria maldestra poesia.

    matteofantuzzi

    27 settembre 2005 at 07:03

  86. Fabio innanzitutto ho pubblicato con lietocolle. Inoltre per me non c’è differenza tra pubblicare e non pubblicare (ovvero il valore di uno non è in base alle pubblicazioni), non c’è differenza tra grande e piccola casa editrice (se qualcosa è buono è buono). In secondo luogo hai detto delle cose di una bassezza vergognosa (Shakespeare farebbe parlare qualcuno dei suoi personaggi e direbbe che sei un verme); e credo che tu rapporti tutto alla tua esperienza di vita senza una minima epistemologia (la vicenda soggettiva è impossibile da rapportare? E allora smetti di scrivere, di pubblicare e di rapportarti ad altri, ma il tuo fare smentisce questa impossibilità), in un momento come è quello attuale dove, anche qui, in internet, le cose le puoi dire, prenderti le tue responsabilità. Spremere i rapporti, realismo, cinismo… ma se si deve vivere così meglio il suicidio. Per quanto mi riguarda, meglio uscire dalla truppa, e morire sulle barricate o in qualche gulag (ma quali barricate? Gulag?). Il problema è che tu Fabio (e molte altre persone dell’ambiente) ragioni così in un momento dove la libertà c’è, ma si ha paura di dire, fare, perché si pensa a propri piccoli interessi (il premiuccio, devo tessere i rapporti con quello perché etc), che sono poca cosa rispetto a tutte le possibilità che si hanno facendo finalmente un percorso artistico, e se vuoi anche più umano e naturale.
    Christian

    anonimo

    27 settembre 2005 at 09:52

  87. Christian, non ho fatto altro che dire quello che penso, se questo è un delitto, accetto il verme. Hai pubblicato con Lietocolle? Quindi hai pagato per pubblicare, allora…

    FabioCiofi

    27 settembre 2005 at 10:13

  88. Riguardo poi al “meglio suicidarsi”, dipende da diversi fattori, anche questi tutti oggettivamente soggettivi, per cui ad esempio a te il cinismo dà la nausea a me la forza…

    FabioCiofi

    27 settembre 2005 at 10:15

  89. A proposito Christian, quali notizie hai sul premio Montale ? Dove, quando, quale giuria ? Io ad esempio ho avuto (a proposito di eventi che stanno affrontando problematiche in questo periodo) buone notizie a proposito di Ricercare, non a Macerata però come s’era ipotizzato in un primo momento, abbandonata Reggio Emilia. Di più non dico non per fetenzia ma perché in questo momento notizie ulteriori rischierebbero di fare solo danni (ed io verrei giustamente impiccato…)

    ps. boniii, state calmi, volemose bbene.

    matteo fantuzzi.

    anonimo

    27 settembre 2005 at 11:26

  90. matteo, ma ce fai o ce sei? 🙂 mi sembra che non hai afferrato il concetto. non ho mai detto quello che tu scrivi. so bene anch’io che alla fine conta il testo. ma, e qui vedi non la pensiamo allo stesso modo, io penso, petronianamente (attenzione: petronio non è la bibbia, ci mancherebbe, anch’io lo contesto e l’ho superato, ma le sue basi erano solide e corrette) che il testo sia anche il suo contesto, sia cioè il risultato di spinte diverse, sia a livello individuale, sia a livello di tempo, anzi, per usare una parola che non si usa più molto: di Storia. La poesia dialoga con la Storia, con la cornice che cerca di rinchiuderla, chi la scrive è nel mondo, si sporca nell’oggi, anche sei sei un Borges ti sporchi nell’oggi e quello sporco entra graziaddio nella poesia. La mia proposta è quindi, avrai capito, molto più complessa: studiare la poesia di oggi, cioè la poesia della società post-società delle masse, significa gioco-forza studiare il quadro, e le masse, gli immaginari, etc. In caso contrario ogni interpretazione ferma alla carta (altro fattore: bisogna superare la concezione solamente “tipografica” della poesia, sempre restando alla trasformazione del contesto, e su questo segnalo sul blog di absolute un bel pezzo di Marianna Marrucci) rischia di essere, per quanto esteticamente affascinante, non anacronistica bensì: astorica…
    luigi nacci

    anonimo

    27 settembre 2005 at 11:42

  91. Inoltre: oggi e domani per varii motivi mi sarà difficile seguire il blog, come potete notare sto scrivendo da una postazione d’emergenza. Quindi confido nella vostra cortesia, e soprattutto (ma questo vale sempre) se avete cose personali da dirvi vi prego di dirvele privatamente: telefonatevi, scrivetevi, usate la posta elettronica o il piccione viaggiatore. Ma per cortesia non qui (e questo significa anche, se in questi 2 giorni apparissero mai –ma spero proprio di no- commenti spiacevoli pazientate, li toglierò appena mi sarà possibile tornare davanti a un computer). Volemose bbene.

    ps. luigi pazienta anche tu per cortesia appena ho tempo ti rispondo (sorry). un abbraccio a tutti.

    anonimo

    27 settembre 2005 at 12:05

  92. (commento 91 ovviamente mio, cioè matteo fantuzzi)

    anonimo

    27 settembre 2005 at 12:11

  93. Fabio, i contratti si fanno tra due “persone” che accettano delle condizioni attraverso regolarizzare il proprio rapporto. Io non accetto, e non accetterò, mai, di pagare; anzi, se la mia arte vale qualcosa, al limite deve essere pagata. Questo è spregevole: “spremere più che si può da un rapporto dopodiché abbandonarlo in favore di un altro che in prospettiva si presenta migliore”. I miei complimenti per il tuo opinionismo.
    Christian

    anonimo

    27 settembre 2005 at 14:03

  94. Nessun problema, cristian, ammiro molto la tua capacità di illusione… ma non ho invece ancora capito se hai pagato per pubblicare x Lietocolle oppure no. Siccome io ho pagato, mi piacerebbe capire se anche lì, come vedi, si usi la politica dei due pesi e delle due misure…

    FabioCiofi

    27 settembre 2005 at 15:39

  95. Non c’è nessuna illusione: semplicemente non intendo divulgare i miei rapporti. I pesi e le misure esistono perché uno li accetta (e tu hai divulgato che accetti: sii felice di pagare dunque, dov’è finito il tuo cinismo, e quello del mondo?), per questo affermo che pubblicare non deve diventare una priorità, ma un qualcosa che accade, e la critica deve essere feroce indipendentemente dal fatto che uno pubblica o meno. E poi c’è internet – pubblica su internet, lavora a delle performance, fai esperienza nel mondo e non nel circoletto della poesia; il tuo impegno deve fronteggiare le persone (non gli addetti solo, i premi, etc). Fabio, chi spreme sarà spremuto:-) e c’è sempre chi spreme meglio (vedi il film Uccellacci e uccellini di Pasolini). E tu, con il tuo atteggiamento, assolvi il sistema, e il sistema è un mezzo che ti governa solo perché tu ti fai governare. Se astraessi un attimo, se ti astraessi dalla tua condizione soggettiva, forse accadrebbe qualcosa di altro.

    anonimo

    27 settembre 2005 at 16:20

  96. Pubblicare per me è l’unica cosa che conta, compreso internet, ovviamente. Quindi non hai pagato per Lietocolle… come vedi, volente o nolente, sei un “privilegiato” del sistema che, non so come, pensi di combattere. Io non astraggo niente, la mia condizione soggettiva l’ho universalizzata, io sono il mondo. Un po’ presuntuoso, indubbiamente, ma tant’è.
    Riguardo all’esperienza nel mondo, vacci piano, ci siamo stati tutti a New York, tutti siamo stati delusi da una donna, depressi da un lavoro alienante, traditi da un’amicizia che credevamo sincera, magari euforici per una birra in più o una canna, impegnati in politica, in associazioni umanitarie, il wwf la lipu e il telefono azzurro, abbiamo avuto figli nati e non nati, sofferto e gioito per ciò che non siamo per ciò che non vogliamo.
    Un consiglio: fai esperienza dentro di te, è meglio di mille performances e di mille circoletti poetici…

    FabioCiofi

    27 settembre 2005 at 17:09

  97. Hai ragione o Mondo, farò esperienza dentro di me. Visualizzerò un mandala, con tutto ciò che implica, ma poi anche mi divertirò a cancellarlo. A prop. io non combatto il sistema (è un mezzo, mica mi scaglio contro i mulini a vento), semplicemente non vado dietro alle sciocchezze, che è forse il miglior modo per vivere. Se per te pubblicare è così importante, allora perché non tiri su una casa editrice. Con i soldi che spendi per pubblicare un libro ti fai la tua casa editrice e ti pubblichi il libro, credo sia più soddisfacente per la tua universalizzata umanità. Quando l’ho detto, proprio qui su universo poesia, tutti si sono scandalizzati (perché il poeta deve fare il poeta, intanto paga:-) Sul Montale, c’era l’idea di Zavoli, Spaziani, Loi e altre persone di farlo ripartire. Forse il prossimo anno ce la fanno, o forse no. In ogni caso i premi così come sono strutturati non valgono nulla. A prop. fare una performance significa lavorare nel proprio testo con altri artisti (musicisti) e quindi è un’esperienza “dentro” di nuovo, ed anche fuori, perché non sei isolato nell’universo.

    anonimo

    27 settembre 2005 at 17:37

  98. Ok, mi va bene così. Ti saluto.

    FabioCiofi

    27 settembre 2005 at 17:50

  99. chissà se quando scrivi/scriviamo si ha davvero in mente tutta la storia e gli annessi e connessi sociologici che tu indichi luigi (e lo dice uno che con la poesia civile e contemporanea in primis come autore “sguazza” alquanto)

    probabilmente io e te si ragiona su piani differenti: nelle antologie scolastice nel ‘900 c’è posto per i testi dei futuristi e i dadaisti, e questo è ovvio. la loro funzione però va oltre il testo (debole), è la loro teoria ad essere forte e necessaria poi per chi è venuto dopo.
    nelle antologie letterarie dei loro testi non c’è traccia, perchè appunto sono poca cosa, le opere (la carta, la ciccia) è ben altra, e normalmente appare.

    l’esperienza del poeta per me rimane singola (probabilmente perchè ho propensione per il caso 2, non sono un accademico), ma necessariamente dev’essere contestualizzata, non fuori dal mondo: questa è l’importanza de Il disperso di Maurizio Cucchi, per esempio che descrivendo la sua stanza descrive benissimo la società in evoluzione negli anni ’70. Il problema è che poi negli anni parecchi hanno descritto la loro stanza, ma l’anno buttata lì, senza motivo, senza sapere cosa stessero facendo. Per questo di libri come Il disperso purtroppo non ne sono stati pubblicati tanti.

    matteofantuzzi

    29 settembre 2005 at 06:55

  100. Sono d’accordo con te, Matteo, perché Luigi forza i termini di una poesia “ideologica”, che è solo uno dei tanti modi di fare poesia. Alla luce di ciò che dice Nacci, un poeta, immenso, come Sandro Penna, inesorabilmente rimarrebbe tagliato fuori da ogni possibile valutazione.

    FabioCiofi

    29 settembre 2005 at 10:13

  101. Matteo, la poesia “civile” non c’entra nulla con la riflessione sociologica o antropologica. io ti ho detto un’altra cosa, ma proprio un’altra cosa (comincio a pensare che parliamo due italiani diversi – colpa di Svevo?) ad esempio, Il disperso. non è un libro che amo e non lo ritengo un gran libro ma questo è il mio giudizio, quindi conta relativamente. però il disperso è un libro che, come ben dici, riflette un periodo e sta nel quadro, oltre a contribuire a delinearlo: la disgregazione della realtà che si percepisce lì, il “naufragio” (ah che palle il naufragio!) del soggetto in consonanza con il pensiero debole che in quegli anni stava diventando forte, la volontà (debolmente) anti-metafisica, l’attammento morboso alle piccole cose senza la melanconia crepuscolare ma con casomai il cinismo (finto borghese?) di quegli anni, e potrei andare avanti. Il disperso è un libro che ha secondo me il pregio di leggere il proprio tempo e per questo può essere utile essere indicarlo agli studenti della scuola e dell’università, ovvero antologizzato. Lo stesso vale per altri libri che credo siano più utili a un discorso funzionale, più che illuminare i modelli estetici. La Beltà di Zanzotto deve essere studiato perchè riflette ed è tassello di un tempo, ma non credo che resterà negli albi della poesia. Parli dei futuristi: le nostre antologie, quasi sempre di ascendenza marxista, li hanno bollati e relegati nella sociologia della letteratura. Questo è un errore. Quei testi vanno studiati, perchè se l’autore dell’antologia dice che tra quei manifesti e le opere c’è uno scollamento mi deve dare la possibilità di capire, se c’è sostarto reazionario mi faccia leggere – non solo la parte che ideologicamente gli serve per affermarlo, e io mi formerò un’idea. Per capire al meglio un’opera e un tempo bisogna studiarle da lati e prospettive diverse. C’è l’estetica, la critica letteraria tout court, la sociologia, l’antropologia, etc. – ci credo, e ho provato a essere critico letterario in questo modo, continuo a provarci. Credo che il critico futuro, se si salverà, dovrà integrare molti più saperi e similmente dovrà fare, ahimè, ahinoi (perchè vuol dire studiare molto di più, fare più esperienze, sapere, vivere di più!) anche il poeta. Ieri c’era una bella intervista a Luperini sul Corriere. Lup dice: “il pensiero debole è finito, si torna alla realtà” e io dico: magari! Mi pare sia l’ora. Non di fare ideologia, come dice Fabio Ciofi: Fabio, scusa, dici che ho forzato i termini, che taglio fuori Penna. Ma chi l’ha detto? Ma parliamo italiano tutti e due? Vai a rivedere il mio commento. Io parlavo di responsabilità, da parte prima di tutto del critico, perché il discorso era iniziato con la classificazione della poesia per generazioni, e io avevo detto: c’è bisogno di un criterio più largo, più complesso, che stia nella Storia, nella realtà, oltre che nel testo, perché il poeta non è nella torretta d’avorio. Nemmeno Penna stava nella torretta. O no? Il grande poeta anche quando parla di un petalo parla del mondo, lo sappiamo, ovvio che non serve parlare di Bush per parlare dell’oggi. Non ho mai detto: facciamo la poesia ideologica! Ma che c’azzecca? Io dico: Sì a De Sanctis, a quell’approccio, a quella volontà. Dico sì a Contini. Dico soprattutto: bisogna sforzarsi di assomigliare a De Santis+Contini+Levi-Strauss+etc. tutte queste figure assieme, è disumano lo sforzo, ma è necessario, perché nel clima di post-relativismo e di superficiale post-vattimismo (che è sinonimo anche di vittimismo) che attraversiamo, lo sforzo deve essere maggiore. Il disperso andava bene 29 anni fa, oggi chi cerca di scrivere il disperso (e ce ne sono di scialbi epigoni cucchiani) è non solo un illuso, ma soprattutto un autore che non sta nel mondo, anzi: che fa finta di non stare nel mondo: perché non mi venite a dire che oggi come oggi si può andare a fare gli eremiti nel bosco e scrivere incontaminati e puri, pensando di confrontarsi solo con Petrarca o Tasso o Penna, tanto per arrivare al ‘900. Ti sporchi qui e ora e questo qui e ora è molto più complesso e articolato e sincronico del qui e ora di Petrarca, quindi a noi lo sforzo maggiore di com-prensione del mondo, a noi più ostacoli e più confronti con modelli irraggiungibili. Chi vuole fermarsi e dire: “questo è il testo, qui mi fermo”, chi lo dice secondo me non solo sbaglia verso se stesso, ma fa anche male alla comunità di autori alla quale vorrebbe appartenere.
    Luigi Nacci

    anonimo

    29 settembre 2005 at 12:16

  102. la poesia civile era un esempio. luperini (coscienza critica enorme, infatti spesso cagnescamente guardato) difficilmente dice cose da cui dissento. con molto rammarico: perchè la sua è una speranza (una vita spesa in tale direzione ) e a me tra parentesi piacerebbe avere un poeta concentrato sulla poesia, nell’eremo, ecc. ecc. ecc.

    e invece noto da una parte l’insabbiarsi nel pensiero debole (che preferirei chiamare “che non sporca”)dall’altra un puttaneggiamento mascherato da purezza intellettuale che può essere assorbito solo con grande ironia. e potete immaginare (tanto tutti sapete il mio pensiero, anche politico, mai nascosto) quanto dolore per me significhi questo.

    allora che ci rimane ? ci rimane il testo. zanzotto non appare, non fa buffonate che toccano ad altri per galleggiare, zanzotto scrive e basta. ce ne fossero.

    dato il testo il poeta ha chiuso, a quel punto tocca al fruitore. così la penso. permettimi.

    morto sono e morto rimango. leggo la poesia, scrivo. non chiedo altro: i poeti facciano i poeti (ci provino). i critici facciano i critici.

    a ciascuno il suo.

    matteofantuzzi

    29 settembre 2005 at 13:04

  103. e io con i morti non discuto matteo, mi dispiace. io sono ancora vivo e tocco ferro. e non citiamo sciscia a sproposito 🙂 (zanzotto vive nell’eremo? ma sei sicuro? forse non stiamo parlando della stessa persona)
    L.

    anonimo

    29 settembre 2005 at 13:11

  104. se hai foto sue da fuori-eremo mandamele, mi raccomando.

    matteofantuzzi

    29 settembre 2005 at 14:06

  105. ma teo, davvero, te lo ripeto: ce fai o ce sei?? stare nell’eremo significa cosa? zanzotto, se fosse stato un eremita, non lo conoscerebbe nessuno. invece ha scritto molto, ha scritto anche molta critica, ha avuto corrispondenze, gli hanno dedicato convegni – e a quei convegni ci è pure andato. il fatto che tu non lo veda a parcopoesia o romapoesia o nei salotti bene della milano da bere o in tv non significa che sia un eremo. anzi, dovresti sapere che il buon zanzotto c’ha una moglie-manager (ferocissima)… il ritratto di un eremita? mah, se lo dici tu
    L.

    anonimo

    29 settembre 2005 at 14:20

  106. eremo, mica carcere.

    matteofantuzzi

    29 settembre 2005 at 14:55

  107. Dico la mia su Zanzotto. Ha scritto critica, ha scritto molto, ha avuto corrispondenza, gli hanno dedicato convegni e ci è andato, ma a mio umile parere, Zanzotto è e rimane diverso da chi come dice Matteo “fa buffonate per galleggiare” e i riferimenti sono alle cose che si vedono e di cui sente da parte di molti al giorno d’oggi (senza allusione alcuna a fatti e personaggi conosciuti). Zanzotto è a mio modo di vedere un poeta se non di eremo, per lo meno di frontiera, che ha preferito guardare al limite anzichè alla mischia, ha voluto misurare il suo impegno su un equilibrio quasi lamellare (poi, chissà, anche sofferto, vista la moglie manager !). Forse però, vi state confrontando sulla base di assunti con congruenti: siete finiti a parlare di Zanzotto eremita o meno, ma non mi sembra che stiate dicendo cose poi così differenti. Forse fraintendo il lungo intervento (interessante) di Luigi.

    Massimo73

    29 settembre 2005 at 15:10

  108. 1) matteo dice di Z. “non fa buffonate che toccano ad altri per galleggiare”. è una frase piena di sentimento e rispetto e stima, e minimamente dovrebbe gettare ombre sul santo eremita.

    2) che matteo dica che è morto da fastidio anche a me, che l’ho visto se non in carne piuttosto esistente, e che l’esistente insista a dire che lui o chi per lui (l’Opera) è morto mi preoccupa perchè va bene la visione, ma la belva stia nel testo, se se ne esce voglio ben vedere, allora ha ragione Nacci, facciamo un tutto con la visione e diventiamo, o rimaniamo, punk (presempio).

    molesini

    30 settembre 2005 at 00:24

  109. Devo ancora una volta, nonostante l’intervento bello e ficcante di Luigi Nacci, devo ancora una volta, dicevo, assentire coi pronunciamenti di Matteo. Luigi, oggi come oggi, in fase di critica decadente, di editor e case editrici maggiori che scelgono sulla base di nessun criterio minimamente meritocratico, privilegiare, o comunque dare importanza, notevole importanza, come affermi, all’extratesto, significa consentire a non autori di diventare autori importanti, di successo, (e qui dò la stura a un vespaio!)semplicemente organizzando eventi, dirigendo riviste, ricercando nella stessa università del Grande Nume Tutelare… è chiaro quello che voglio dire? Io lavoro in banca, non dirigo, non organizzo, non critico, tranne qualche sporadica recensione per quei libri che ritengo veramente degni… ecco, mi si può sempre dire “peggio per te”, rilievo che accetto senza nessun problema, ma, ripeto, oggi come oggi, l’extratesto, il con-testo, significa quasi sempre l’attività parapoetica, paraletteraria condotta, e nient’altro. C’entra poco con la storia e col condizionamento dei tempi, capisci Luigi? Ecco, questo è ciò che penso, e spero che attraverso questo formidabile ma controverso strumento che è il linguaggio, spero di essere riuscito a esplicitarlo il più chiaramente possibile. Un saluto a tutti

    FabioCiofi

    30 settembre 2005 at 10:27

  110. Secondo me Fabio, vi sono alcune attività che invece sono importanti: le letture, le performance, il teatro (pure anche lo slam, se preso come un divertimento), sono tutti lavori che a partire dal testo, lo rioperano. Pareyson nel suo discorso sull’estetica e sulla teoria delle formatività ad un certo punto parla di esecuzione (di un’opera): perché lo fa? Certamente si era accorto che pure quel tipo di lavoro poteva influire sulla creazione. Pensiamo alla musica: finché non si suona una partitura non ci si rende conto di dettagli sonori che magari stonano, non ci si rende conto di cosa arriva. Lo stesso vale per la scrittura (soprattutto in italia dove il lavoro dell’oralità viene costantemente sacrificato): essa può trovare la propria misura a partire dall’esperienza “esterna” – e faccio presente che il linguaggio, come ben sai, prima di essere interiorizzato ci vogliono un po’ di anni, se non ricordo cinque o sei (dalla nascita ovviamente). Per me esterno o interno dunque non rappresentano nulla, sono delle categorie che non spiegano la formazione di un’opera, mentre tutti gli strumenti che convergono e funzionalizzano l’opera d’arte sono ben accetti. Gli stessi strumenti (idee, idee che orientano idee, suoni che si orientano…) che generano l’opera, possono essere testati al fine di conoscere la validità dell’opera (quindi esecuzione come test), ma la stessa esecuzione a sua volta incederà nel processo di formazione poiché rappresenta uno strumento conoscitivo. Ed io certo mi sento qui, senza nulla togliere alla scrittura, di allargare e dilatare al mondo, all’universo, questo concetto.
    Christian

    anonimo

    30 settembre 2005 at 20:06

  111. certo, Christian, nessuno ti nega codesta visione del mondo, ci mancherebbe… dico solo che io sono per una visione più ristretta… fra Giacomo Leopardi e un lettore performer eccezionale mettiamo come Foa o Gassman o Bene, io scelgo Leopardi, fra Mozart e le miriadi di suoi esecutori io scelgo Mozart, fra l’autore di un libro di poesie e il suo traduttore in altra lingua, scelgo l’autore originario per quanto, debba ammettere che senza traduzione non avrei potuto leggere autori polacchi o cinesi(questo è l’antico dilemma della traduzione poetica)… l’esecuzione per me rimane atto secondario, non voglio dire né inferiore né marginale, ma secondario rispetto all’atto creativo… e guarda te lo dico per quanto abbia in famiglia una formidabile esecutrice, mia sorella, Patrizia, che è soprano di ma internazionale, nonostante ciò, per me, Puccini, Verdi, Donizetti, Rossini, Bellini, rimangono a un altro livello, ti ripeto, non mi interessa stabilire se superiore o inferiore, ma altro, loro stanno nell’atto della creazione, mia sorella dell’esecuzione… e io, nella mia come già ammesso visione ristretta dell’arte e della letteratura in particolare, privilegio senza indugio la componente originaria creativa… ti saluto

    FabioCiofi

    30 settembre 2005 at 22:26

  112. Perdonami, io scelgo l’uno e l’altro, gli altri.
    Christian

    anonimo

    30 settembre 2005 at 22:37

  113. io di Opera non ho mai parlato. e la distinzione tra poeta e poesia è per me enorme cara silvia.

    e poi non è un blog o qualche poesiola, o antologia o lettura o festival a farti vivo, lo sai, lo sapete: la penso così da sempre.

    matteofantuzzi

    1 ottobre 2005 at 15:57

  114. si,non avevo colto bene la metafora, alla fine quanto dico nel commento si avvicina a quanto sostieni tu, se vedi bene

    quando dici “sono morto” però mi fai sempre rivoltare nella tomba

    molesini

    3 ottobre 2005 at 00:09

  115. ma se sei nella tomba, allora…

    matteofantuzzi

    3 ottobre 2005 at 06:40


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