UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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Metrica realismo e società di Tommaso Lisa.

«…E poi, i Vandali andrebbero giudicati con maggiore prudenza. Probabilmente essi bruciavano le sculture in legno non soltanto perché non approvassero lo stile artistico, e forse neppure perché fossero avversi alle sculture in legno in generale, ma perché avevano bisogno di legna per far fuoco» B. Brecht

La società dei media illude che, nel simbolico iperuranio degli spot, nel flux de connerie di pubblicità e merci, i conti tornino senza imperfezioni. In tale terra madre, le “parole” sono le “cose”, e la galassia del prodotto commerciale – dal sesso estremo all’elegia feticistica dell’oggetto, ripuliti da ogni imperfezione – viene emozionalmente sublimata. La “narcisistica narcosi” che ne deriva induce a credere che il paradiso c’è, qui in terra, ed è il neocapitalismo a venderlo. Nel finto eden telematico, tramite l’occhiuto “panopticon” che arriva via cavo in ogni appartamento, il marketing impone il Verbo con strategie di vendita concorrenziali e accattivanti poiché l’artefatto, in quanto mitologia del potere, è prezioso, mitico e archetipico, determinato dalla dittatura del logo e del prezzo. Se questi simulacri commerciali seducono, incorruttibili, imponendo il proprio marchio con tecniche che addomesticano il reale, la poesia, quale antidoto, tecnica analitica del “sospetto”, per affrontare questo stato e essere, utopicamente, realista, si rivolge verso la concretezza del linguaggio, irridendone gli aspetti autoritari e riassemblandolo in strutture metriche stranianti, che pongono in evidenza le parole usate, formalisticamente, in modo “di secondo grado”. Il linguaggio, in quanto cosa “in realtà” sempre altra rispetto alle cose che indica per convenzione può così imitare, in modo freddo e crudele, la realtà in atto, analizzando determinati aspetti del presente, senza rimpiangere o un passato edenico, o pontificare un futuro riappacificato autoritariamente, entrambi fuori dalla prassi storica. Una poesia “realista” (e una poetica “materialista”) sulla scorta delle teorie neofenomenologiche, è piuttosto operazione chirurgica di ibridazione, che viviseziona l’hic et nunc con strumenti retorici, in re – il linguaggio, inserito nella storia (agli antipodi delle poetiche tardoromantiche dell’esperienza, dell’intimismo presupposto quale assoluto umano, basate sul “grande stile”) e mescolato con la pluralità di stimoli percettivi. Tale forma di realismo parte dal rapporto mediato tra soggetto e oggetto, ossia da una critica al pensiero della classe dominante, sviluppando una parodia strutturale dei meccanismi produttivi, dei rapporti che relazionano gli individui. Ciò comporta fredda padronanza delle tecniche (traduzione della tradizione, meticciamento linguistico e ricodificazione del linguaggio con scarti, straniamenti, dirottazioni) per riformulare nuovi generi metainclusivi. Questa scrittura, con stile e ironia, gestisce razionalmente la mediazione percettiva, ossia svela, con arte, il trucco della finzione letteraria; lontana dalla presupposta sincerità dei temi esperienziali, veicola un messaggio tematico, decostruendo ogni idea data metafisicamente per vera, demistificando la menzogna delle cose presupposte autentiche, a partire dal mito idealista della “parola poetica” stessa, così come è stata pensata dalla corrente orfica e dal petrarchismo. Questo realismo critico e inclusivo, aperto al plurilinguismo e alla molteplicità di significati, fugge sia il trascendentalismo soggettivistico, sia l’estetica del sublime. Tra factus e fictus il poeta ha infatti lo scopo d’indagare le convenzioni che regolano il rapporto tra “parole” e “cose”, osservando come muti il legame culturale che interagisce su queste due cose. Superando la scrittura diaristica, centrata sul soggetto e data come “autenticamente lirica”, la poesia – riconosciuta così quale artefatto – conduce uno scavo che riconosce la molteplicità di aspetti del contesto storico, ponendo in evidenza il punto di vista odierno sul mondo. Il poeta ha quindi il compito di denunciare, con strumenti retorici e formali, la falsità repressiva del simbolo (o meglio, la sua falsa coscienza) e di descrivere (di immaginare e di figurare) il mondo percepito, ossia di “mettere a tema” la situazione rappresentando distopicamente i problemi d’oggi, che non sono quelli “di sempre”. Occorre un rapporto scientifico con l’atto creativo, per affrontare la questione della lingua parlando, indirettamente, di problemi strutturali: tale la poesia – riconosciuta tale per accordo all’interno di una classe – quando indaga la realtà, è opera da guastatori che evidenzia il male stesso della parola; è rivoluzione, in quanto sabotaggio dei meccanismi di rappresentazione che l’individuo ha di sé e della situazione che lo circonda. Scrivere cortocircuita così programmaticamente il sistema che la comunicazione pratica impone, descrivendo la realtà sociale, non senza ironia, ossia col gioco distaccato di artifici figurali e fonici – retorici e metrici – su cui si regge il testo. Lo scopo è un’arte come procedimento, assemblaggio di concreti elementi retorici, un lavorìo sulla trama, il ritmo e la sintassi, la struttura e l’intreccio del verso, con un fine metadescrittivo che documenti quale sia l’uso di parole, corpi, oggetti. Se il testo demistifica la lingua e pone in risalto le dinamiche del presente, il poeta lavora quindi con acribia correlata e condivisa (con programmi anche di “gruppo”) proprio sulle tecniche, sullo stile, collocando in primo piano il meccanismo retorico dell’ordigno testuale, per far collassare la lingua, stravolgere l’orizzonte percettivo, elaborare un “diverso” punto di vista. Per deformare il canone e “straniare” lo stato delle cose, nell’evoluzione letteraria quale dialettico succedersi di forme mutate geneticamente, la poesia è una macchina che scava nel magma eterogeneo, nelle modalità d’uso dello strumento comunicativo, aprendo una strada “multidisciplinare”, soluzione epistemologicamente eteronoma, fondata su un tecnicismo che non vuol dire autoreferenzialità bensì allegorica e dettagliata narrazione per immagini concettuali, figure consciamente poste in parallelo alle situazioni. Non c’è un autentico “altrove” cui intimamente tendere, ma l’attuale, positiva e molteplice immanenza della realtà, verso cui la poesia si estroflette e che rispecchia in modo deformato, allucinato, con un “processo” che mette in rilievo gli scarti, i dettagli fuori campo, le dinamiche occultate dalla comunicazione referenziale. In tale maniera il poeta, incistato nella gabbia del linguaggio, appare incendiario saltimbanco, e la sua opera è scimmia, portata al guinzaglio, che fa il “verso”, puntando il dito sulle contraddizioni, sulla piaga delle cose, ingrandite in abnorme, pornoscopica macroscopia.
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Written by matteofantuzzi

21 agosto 2005 a 22:34

Pubblicato su Uncategorized

13 Risposte

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  1. rispetto a quello già apparso su “absolute poetry” questo articolo contiene una serie di rielaborazioni. sperando di farvi cosa gradita e utile, ringrazio l’autore.

    matteofantuzzi

    21 agosto 2005 at 22:36

  2. e sempre per quanto concerne absolute poetry segnalo anche l’articolo di christian sinicco (tra qualche tempo ospite qui con un altro articolo) sulla multimedialità della poesia, in ottica anche (presumo) dibattito di sabato 03.09 a riccione.

    matteofantuzzi

    21 agosto 2005 at 23:26

  3. Fantuzzi è sempre attento, è un manipolatore di contenuti. Sì, l’articolo postato su absolute, ha obiettivo Riccione. Lo dico perché da questo punto di vista la manifestazione di Monfalcone è quasi perfetta – manca se vogliamo un po’ il contributo dell’interazione tra la poesia e teatro, che magari il prossimo anno potrà essere sviluppata: spero che il dibattito sulla performatività che organizzo con Nacci e Luisa Vermiglio, regista, possa spingere l’organizzazione a lavorare in questa direzione. La prospettiva lanciata da Lisa, sebbene questi l’abbia compressa nella sua fruibilità, è interessante; ma d’altronde come altri autori di questa generazione anche Lisa insegue un certo metamorfismo, quindi è un reo confesso del suo approccio. Meno male che qualcuno sa motivare.
    Un caro saluto, C

    csinicco

    23 agosto 2005 at 20:54

  4. ah ah ah: detta così sembro i servizi segreti russi. monfalcone ha solo il pesante fardello dello slam (…)
    il motivare m’ha fatto venire alla mente lo scritto di fabrizio bajec sull’annuario di manacorda 2004 con matteo marchesini che a pordenone legge chiede ai 30enni: “sì, sì: ma perchè scrivi così ?”
    associazione di idee.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2005 at 13:44

  5. Il KGB ha fatto strada, vecio! Abbiamo uno dei suoi migliori esponenti a capo della Russia. Le tue parole però mi han fatto venire un’idea: una fiction sui giovani poeti italiani in un mondo dove ti mandano a fare lavori forzati se non sai motivare la tua scrittura. Guarda che sarebbe meraviglioso; altro che stalinismo… Osip MandelÅ¡tam (1891-1938) Per aver scritto una poesia contro Stalin finì in un gulag siberiano per vent’anni. La sua frase: “Solo da noi hanno rispetto per la poesia: in nessun altro paese uccidono per motivi politici”. Invece noi deporteremo per motivi letterari:-)

    csinicco

    24 agosto 2005 at 17:41

  6. premesso che sarebbe da neurodelirii scherzare su mandelstam ma in generale su tutti gli scrittori oppressi, torturati o uccisi dalle dittature di qualsiasi colore che attraversano il nostro pianeta, premesso questo dicevo credo che un poco di “campo di lavoro preventivo” farebbe davvero bene a noi tutti della giovanissimissimissimissimissima poesia italiana (belli o brutti, aspiranti o meno, capaci o meno): di certo farebbe meno danni di quanto sta facendo la nostra “guerra preventiva”.
    un poco di badile aiuta sempre il giovin poeta, anche di taglio tra capo e collo volendo. un colpo netto, ben assestato.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2005 at 23:18

  7. Su MandelÅ¡tam: i russi erano quadrati… Prendi anche Vladimir Bukovsky, che fu internato 400 volte (un numero simbolico) perché organizzava le letture di poesia in piazza – non ha mai ceduto di una virgola. C’erano artisti, lì, che non avevano paura del potere, determinati nelle finalità della loro arte – loro sono arrivati, gli altri no.
    Un motivo ci sarà.

    csinicco

    25 agosto 2005 at 10:27

  8. anche qua nessuno ha paura dal potere !

    AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH AH

    matteofantuzzi

    26 agosto 2005 at 07:57

  9. Sei sicuro? ah ah ah:-)
    C.

    anonimo

    26 agosto 2005 at 09:06

  10. no, sono proprio sicuro del contrario (come ovviamente avevi capito)! (ma almeno ci rido sopra). eh eh eh…

    matteofantuzzi

    26 agosto 2005 at 10:31

  11. quando sarò papa, ti farò cardinale:-) visto che Giuliano Ferrara a detta del foglio di oggi si vuol fare prete, io cominciando ora la carriera, e facendo due calcoli, quasi ce la faccio a diventare papa.

    csinicco

    26 agosto 2005 at 19:09

  12. se diventi Papa attento a non far la fine di Papa Luciani (per citare solo l’ultimo).

    se c’è chi con la religione ha fatto le crociate non mi spavento più di nulla. la religione è sempre stata 1 arma fantastica perchè assetati di potere si facessero i cazzacci propri (purtroppo, aggiungo io)

    matteofantuzzi

    27 agosto 2005 at 07:17

  13. mi permetto di proporvi questo bando di concorso.

    PREMIO “…Per le vie del borgo…”,
    prima edizione, anno 2005
    Bando di partecipazione

    -il concorso è riservato a tutti i cittadini, di qualsiasi nazionalità, residenti sul territorio italiano
    -la partecipazione al concorso è completamente gratuita e presuppone l’accettazione e il rispetto completo del seguente bando.
    -il concorso ha come tema “LA DONNA” e si divide in due sezioni:
    1)poesie in lingua italiana
    2)racconti brevi.
    -si può partecipare con un massimo di tre poesie, non superiori a 40 versi l’una, per la sezione 1 e/o con un racconto, di max 5 cartelle, per la sezione 2. Ogni partecipante potrà quindi prendere parte alla selezione di una sola sezione o di entrambe. Le opere dovranno essere inedite e mai premiate in precedenti concorsi, pena l’esclusione.
    -Ogni scritto dovrà essere inviato in 6 copie dattiloscritte, corredate da un foglio a parte firmato, riportante cognome, nome, data di nascita, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo mail. In caso di minorenne sono richiesti anche i dati e la firma di un genitore o di chi ne fa le veci. Il termine di spedizione è il 22/10/2005, farà fede il timbro postale. Il plico dovrà essere inviato a: Comune di Castel Guelfo di Bologna, Concorso di Poesia “…per le vie del Borgo…”, via Gramsci n° 10, 40023 Castel Guelfo di Bologna (Bo). L’invio del materiale potrà avvenire anche via e-mail all’indirizzo bc@castelguelfo.provincia.bologna.it ; in tal caso basterà una sola copia delle opere e su un foglio a parte le generalità dell’autore e se è necessario del genitore.
    -Le opere inviate non verranno in nessun caso restituite. L’organizzazione si riserva la possibilità di pubblicarle in una raccolta di poesie anche senza previa autorizzazione degli autori partecipanti, ai quali non verranno riconosciuti diritti d’autore o compensi
    -Un’ apposita e qualificata giuria, il cui giudizio è insindacabile, indicherà gli 8 finalisti di ogni sezione, da cui poi verranno scelti e premiati i primi tre classificati. Inoltre premi speciali e segnalazioni possono essere conferiti a discrezione della giuria.
    -La giuria sarà composta da:
    il poeta e critico Gianfranco Fabbri (presidente)
    l’assessore alla cultura del comune di Castel Guelfo Cristina Carpeggiani
    lo scrittore e giornalista Andrea Pagani
    la redattrice del Sabato Sera Angela Marcheselli.
    il concertista e compositore Francois Laurent
    Salvatore Della Capa (segretario)
    -La finale e la premiazione si terranno in una serata pubblica, il 27 novembre 2005 presso il palazzo Malvezzi-Hercolani, sede del municipio in via Gramsci n°10 a Castel Guelfo di Bologna alle ore 17, in cui gli autori, o se preferiscono, su segnalazione, attori qualificati da noi scelti al posto loro, saranno tenuti a leggere i loro componimenti. Tra il pubblico verrà scelta una giuria popolare in aggiunta a quella tecnica, con le quali si eleggeranno i tre vincitori per sezione. L’assenza da parte dei finalisti verrà tenuta in considerazione al momento delle votazioni. Durante la serata sarà offerto un piccolo rinfresco.
    -I dati anagrafici e tutte le informazioni saranno tutelate a norma della Legge sulla privacy 196/2003
    per informazioni:
    poesia@bacchilegaeditore.it oppure al numero 3383706685

    anonimo

    7 settembre 2005 at 12:24


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