UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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La morte inimitabile di Massimo Sannelli.

Ciò che è posto sotto il segno dell’Ambiguità è e rimane ambiguo. L’“esitazione prolungata tra suono e senso” – che è la poesia, secondo Valéry – riguarda, forse, ogni gesto di chi si dedica, per elezione e vocazione, alla poesia. […] Ogni amico di Pasolini – ma Pasolini si è sempre considerato, in pagine pubbliche, orribilmente solo – aggiunge, testimoniando, una tessera che può entrare nella simmetria del mosaico, ma che produce una dissonanza nell’insieme: vale, ad esempio, per la storia delle pellicole di Salò rubate e materia di ricatto (secondo Sergio Citti), o non rubate e quindi non usate per mettere in difficoltà Pasolini (secondo Naldini). Nemmeno gli amici sono in grado di dire una parola definitiva su quello che è accaduto: perché si concentrano su segmenti armonizzabili con la sequenza, ma inutili o fuorvianti ai fini del montaggio. Ognuno aggiunge fotogrammi, ma il film che ne risulta è senza logica. I fatti dovrebbero essere solidi come la pietra e incontestabili. In questa storia, e nel nostro modo di leggerla, sono di cera molle: i fatti sono parole, perché nei testimoni e negli interpreti di Pasolini le parole sono diventate pari ai fatti. Ci sfugge quella che Pino Pelosi e Dario Bellezza chiamano, rispettivamente, “vita segreta” e “vero percorso mentale” della vittima. […] I letterati fanno letteratura per vocazione e per professione. Ecco un modello letterario: nella prima novella del Decameron, rifatta anche nel film di Pasolini, ser Cepperello vive peccatore, muore dopo una falsa confessione e passa per santo con il nuovo nome di san Ciappelletto (nuovo nome=nuova storia; una classica metanomasia riguarda Sha’ul-Saulos, nemico dei cristiani, che diventa Paulos, apostolo, e per il quale inizia una vita nuova). Anzi, Dio stesso permette che avvengano miracoli intorno al culto di “san” Ciappelletto. Per quanto ci riguarda: c’è chi odia, da sempre o da poco, Ciappelletto e vuole ribadire che il santo non era tale (perciò Pelosi cita in Io, angelo nero [Sinnos, Roma 1995] testimonianze, appositamente non verificabili, sulla durezza di Pasolini: pp. 35, 55, 124); c’è anche chi non ha notato la trasformazione di Cepperello in Ciappelletto, e crede che il santo ci sia sempre stato, nonostante il “cuore diabolico” che Pasolini si riconosce nel Frammento epistolare di Poesia in forma di rosa. Lo stesso Pelosi parla di un Pasolini “ragno” e “serpente” (p. 37), ma gli augura di essere “in Paradiso circondato da persone buone come spesso lo sei stato tu” (p. 126). L’ultima poesia di Pasolini è stata la propria morte, che lo ha ‘tradotto’ automaticamente nel mito: non a caso Bellezza suggerisce, per scherzo, a Sanguineti di proiettarsi nel futuro con una morte memorabile come quella di Pavese o di Pasolini. Pasolini ha realizzato la morte-poesia o per adesione esplicita, autopunitiva o sacrificale, o rendendovisi disponibile con un lungo comportamento a rischio: “Decidere non è voler fare il movimento, ma farlo” (Deleuze); ha poi rinunciato, per la prima volta, a scrivere un’idea (che per lui significa evocare) e a filmarla (che è la traduzione in segni dell’oralità della realtà, ma con il medium di una rappresentazione). Il risultato è una poesia che non si può leggere, come un normale testo, o un film che non si può vedere, come un normale film: un unicum che partecipa della natura di entrambi i media, ma che va oltre. Infatti è irripetibile e inimitabile: non esiste “riproducibilità tecnica” che possa interferire con la sua unicità, iniziata e finita il 2 novembre 1975. Impariamo che “il mistero del linguaggio non è dei soli viventi ma abbraccia i morti” (Ceronetti): dunque stiamo sperimentando gli effetti postumi – e tra gli effetti siamo compresi noi stessi, con gli amici e con Pelosi – di un’opera che non possiamo più vedere e che non vedremo.

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Written by matteofantuzzi

17 agosto 2005 a 23:39

Pubblicato su Uncategorized

17 Risposte

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  1. questo testo, prodotto dall’autore proprio per UniversoPoesia riprende e riassume alcune cose apparse in microcritica, grazie davvero di cuore a massimo sannelli per tutto. e per quanto riguarda la sua poesia spero presto giovanni choukhadarian come da recente in altrui luoghi inter nos dialogo promesso pubblichi qualche testo di massimo che merita tutti gli attestati di stima che su di lui si leggono -c’è un “movimento di sensibilizzazione alla poesia di sannelli” anche sul blog di atelier, ad esempio-

    matteofantuzzi

    17 agosto 2005 at 23:48

  2. Giustissimo, ma non ci si dovrebbe fermare a Sannelli solamente, peraltro bravissimo e che personalmente ammiro molto. Ce ne sarebbe almeno altri quattro o cinque di poeti davvero meritevoli di una ben più vasta considerazioe da parte degli addetti ai lavori. Ma si sa ..le mode son mode.

    Vic

    Vittorio G.

    anonimo

    18 agosto 2005 at 11:01

  3. D’accordo Vittorio, sarebbe proprio ora di finirla con le mode.. Sannelli non ha i lettori che meriterebbe, neanche tra quelli che tanto bene parlano di lui. Questo comunque non importa, in fondo l’importante è ‘esserci’ .. o no? Saluti cari

    M.Veltri

    anonimo

    18 agosto 2005 at 13:09

  4. esserci o non esserci, questo è il dilemma:
    se noi si sia più visibili se ci siamo, o se ci siamo ma ce ne stiamo in disparte in modo qualcuno ci metta una mano sulla spalla e dica “dai vieni anche tu che un pezzettino di torta c’è per tutti” o se per esserci più di tutto conti non esserci e dire che chi c’è puzza.

    ma soprattutto: c’è di più un qualsiasi poeta contemporaneo o una comparsa di 3a fila di un programma di boncompagni o di costanzo ?
    e non potrebbe essere che morto pasolini sia stata uccisa anche la possibilità che un poeta muova le coscienze, porti a un dubbio, venga consiederato un proprio ragionamento ?
    non è che il fatto che (giustamente o ingiustamente che fosse) facesse riflettere a qualcuno rompesse le scatole ? il poeta “che non sporca (e non si sporca)” di certo non crea tanti problemi, non trovate ?

    vittorio chissà magari qualche addetto ai lavori ogni tanto sbagliando strada qua ci finisce… tu prova a dirglieli gli altri meritevoli, chissà non ti ascolti.

    ps. uno c’è perchè è in un blog ? brrrrrrr…

    matteofantuzzi

    18 agosto 2005 at 16:04

  5. A M.Veltri: No, l’importante è la poesia, sempre alla fine e all’inizio di tutto, il resto è solo ‘colore’.

    A Fantuzzi: la poesia muove qualunque coscienza che si metta coscientemente ad ascoltarla e a leggerla, paradossalmente anche quella che a me può parire scarsa o fastidiosa. La questione a cui mi riferisco è un’altra, non parlo dei massimi sistemi della comunicazione, parlo dell’attenzione che ‘addetti ai lavori’ ripongono verso certa poesia e certi poeti, piuttosto che altra/i. Attenzione che ha nature miste e varie e non sempre nobilissime, pur sempre efficaci però. A volte veri e propri abbagli legati a mode e strumentalità editoriali e politiche. il 90 per cento della poesia che a certi livelli circola adesso è buona poesia ma senza eccellenza. Poi come sempre accade ci sono degli alieni misteriosi, laterali che sfuggono a ogni prevedibilità e ogni controllo, e pagano la loro ‘diversità‘ e la loro particolarità spesso con l’essere tollerati, coccolati e presto tenuti in disparte e fuori dai giochi. Fortuna per la poesia che questi alieni spesso lo sono tout-court e se ne fregano e vanno avanti. In passato molti di questi però morivano, come mosche. Vittorio G.

    anonimo

    18 agosto 2005 at 18:35

  6. se fotografiamo le ultimissime generazioni anche io non vedo molti picchi sebbene l’asse delle ordinate intersechi un valore molto alto, molto maggiore rispetto qualche tempo fa, senz’altro. ma ovviamente bisognerebbe tendere alle lorentziane (così vi ripassate un poco di analisi matematica), anzi bisogna fare assolutamente in modo si torni in quella direzione per potere escludere dalla disamina il “rumore di fondo” come si fa negli xrd (così vi ripassate un poco di chimica analitica) per potere vedere bene che sostanza si ha in mano.

    detto questo vittorio: io non vengo da un discorso di “critica” (perchè per la 100esima volta ribadisco critico non sono e mai ho sostenuto né cercato di esserlo) ma di “mappatura” che per la mia esperienza è ben più interessante (se i critici veri fanno il loro mestiere, cosa non sempre così sistematica nel nostro amato stivale), almeno per la formazione che ho ricevuto.
    uno dei miei più grandi crucci l’ho sempre detto è che alcune regioni e alcune situazioni sembrano avere più poeti che stelle nel cielo e in altre tutto è brullo (non nel senso di davide…). e che vi siano poeti dopati come considerazione e altri ipotrofici è fuori di dubbio, ma se qualcuno non li tira fuori dai propri cunicoli…

    insomma vittorio: fuori i nomi.

    matteofantuzzi

    19 agosto 2005 at 09:04

  7. 2 notizie: ha riaperto un blog sebastiano aglieco, lo seguirò con attenzione (e ne sono felice), lo trovate partendo dal sito linkato a sinistra; in + è definivo Parco Poesia a Riccione, quest’anno spalmato lungo l’1, il 2 e il 3 settembre. molti ospiti ancora tutte le info sul sito linkato a sinistra (non quello di aglieco, ovviamente).

    matteofantuzzi

    20 agosto 2005 at 10:03

  8. Forse bisognerebbe leggere meglio i libri che riceviamo in omaggio dagli editori e dagli autori, specie quelli che ci sembrano ostili; Se va giù come acqua fresca, difficilmente è poesia…
    gugl

    anonimo

    21 agosto 2005 at 15:22

  9. ho paura stefano che dentro a questo carrozzone vi siano persone che con tutta la forza vogliano mantenere alti steccati e confini per rendere impossibile il dialogo, lasciare tutto a una disfida tra guelfi e ghibellini.
    se non si riuscirà a rimuovere questi steccati con l’aiuto e la volontà di molti rimarremo in eterno all’interno di 4 mura. difficilmente ci sarà poesia.

    matteofantuzzi

    21 agosto 2005 at 22:44

  10. la cosa triste è che gli steccati li erigono anche coloro che si proclamano ‘umanamente’ aperti al prossimo (basta che non sia un poeta).
    un caro saluto.
    gugl

    anonimo

    22 agosto 2005 at 07:16

  11. ognuno ha il proprio pretesto (cosa che appunto “precede il testo”) per erigere il feudo stefano: religioso, politico, sociale… ci chiediamo se sia finito il post-moderno ma prima dovremmo assicurarci che sia finito realmente il medioevo, ho paura: se così non fosse si spiegherebbero molte cose.

    un caro saluto.

    matteofantuzzi

    22 agosto 2005 at 09:18

  12. cari tutti, ora l’articolo è stato ripreso da Angela Molteni qui:

    http://www.pasolini.net/saggistica_sannelli-morteinimit.htm

    *

    grazie a Matteo di averne accettato l’abstract.

    *

    sugli “steccati” vorrei dire solo una cosa, recentissima, che non appartiene a me. E’ strano ed emozionante sentire, dopo decenni, le parole di un autore, proprio le *parole* orali,
    confidate da altri. In questo caso si tratta di Giuseppe Zigaina, che mi ha confidato un’affermazione parlata di Pasolini: “per essere, bisogna essere in due”. Significa questo: il primo è l’autore, il secondo è il
    ‘pubblico’; ma non il pubblico schiacciato da una posizione di docenza: anzi dotato del
    potere di rendere *valore* un’ombra. Questo è un potere sacro, un momento
    grande della *humanitas*.

    un abbraccio a tutti, grazie di cuore
    massimo s.

    anonimo

    22 agosto 2005 at 16:47

  13. per collegarmi anche all’ultimo saggio di massimo sulla pittura: non c’è naufragio senza spettatore. E forse, nel corretto rapporto fra autore e pubblico, c’è un reciproco naufragio e un altrettanto reciproco, e pietoso e solidale, guardarsi affondare.
    gugl

    anonimo

    22 agosto 2005 at 20:18

  14. tutto giusto massimo e stefano, e tra parentesi un ultimo piccolo paradosso: il fatto cioè che non si muore se nessuno non dichiara il tuo decesso… e anche per quello ci vuole parecchia pietà.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2005 at 13:48

  15. già.

    ps. ho letto che sarai a montiglio: sarà l’occasione per conoscerci, allora.
    gugl

    anonimo

    24 agosto 2005 at 16:00

  16. …”parecchia pietà“. sì, hai ragione. e hai scritto una parola che amo molto. un abbraccio grande, ciao
    massimo s.

    anonimo

    24 agosto 2005 at 18:03

  17. sì stefano, ci sarò però solo sabato, però anche alla mattina, riparto dopo cena quella sera causa impegno (lavorativo) domenica. sono molto felice si sia trovata l’occasione.

    un abbraccio grande a massimo.

    matteofantuzzi

    24 agosto 2005 at 23:16


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