UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

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SULLA PIANURA – Corrado Govoni dentro al paesaggio di Giovanni Tuzet.

Questo non vuole essere uno studio complessivo sull’opera di Corrado Govoni, ma una riflessione su un aspetto determinato di tale opera. L’aspetto in questione è il rapporto con il paesaggio, che in Govoni, ferrarese, è principalmente la pianura padana. Dunque, una riflessione sulla pianura in Govoni, ma anche su cosa implichi, più in generale, una raffigurazione della pianura. Iniziamo esattamente da questo.

1. La pianura come luogo dell’assenza

Sulla pianura
vuole dire stare sulla pianura, abitarla, ma anche scrivere sulla pianura, farne il proprio tema. Ed è un tema affascinante poiché la pianura rappresenta soprattutto una sfida artistica. In cosa consiste la pianura? La definizione più generale che possiamo darne è quella di superficie in cui non si danno dislivelli. La definizione è in negativo: per dire che cos’è la pianura dobbiamo dire ciò che la pianura non ha. Pianura è luogo che non ha dislivelli e che pertanto, piatto, non ha riferimenti. Di contro ai riferimenti certi delle montagne, dei rilievi, delle coste. La pianura, nella sua essenza, per così dire, è un luogo senza segni distintivi. È un luogo dell’assenza. Ma proprio per questo costituisce una stupenda occasione d’arte. Come raffigurare ciò che apparentemente non ha nulla che lo identifichi? Come rendere ciò che è privo di riferimenti e differenze apparentemente significative? Dovremo guardare agli umili elementi che ne fanno la vita. L’albero, la curva dell’argine, la chiesa di campagna, un fosso, un campo, un fiore. O alla vita di chi ne abita le stagioni, uomini e donne, animali.
La pianura non si offre in una presenza di senso, ma sottraendosi ad ogni definizione positiva. All’arte il compito di colmare un apparente vuoto. E di sublimare quanto in esso si rivela. È come restare in ascolto, in attesa di segni minuti ed essenziali. Un’immagine pittorica, una fotografia, un verso, dovranno cogliere un tratto, una sfumatura, e farne l’elemento essenziale di una raffigurazione. Che sia anche un angolo, da cui il resto si rivela o indovina. O un momento, da cui una storia ci parla.
Ma alla fine, così colta, la pianura è ricchissima di tratti e di memorie: di campi, canali, ponti, strade, feste, storia. C’è più storia nelle stratificazioni che sui picchi innevati. Sembra un paradosso: proprio il luogo dell’assenza è quello più lavorato e regolato dall’uomo. Ma non è un paradosso, poiché, proprio in quanto luogo privo di differenze significative (quelle che segnano una catena montuosa, una costa) è il luogo che più si presta all’intervento umano, al lavoro, alla modificazione e all’attribuzione di un’identità sempre rinnovabile.

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Written by matteofantuzzi

14 agosto 2005 a 17:28

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6 Risposte

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  1. Bentornati. Inizia oggi -inframezzata da altri articoli- la proposta “a puntate” di questo saggio (verrà spezzato in 4 parti che corrispondono alle parti del lavoro originale) già apparso nel Volume 81 degli Atti dell’Accademia delle Scienze di Ferrara – Anno accademico 2004.

    Ringrazio di cuore l’autore per la concessione del suo lavoro e vi invito ad una attenta lettura sul tema della pianura, tra parentesi sto leggendo in questi giorni Biometrie di Italo Testa (ed. Piero Manni – Lecce) e le relazioni con gli haiku di quest’ultimo si prestano a parallelismi davvero interessanti.

    matteofantuzzi

    14 agosto 2005 at 17:34

  2. Govoni è un discreto poeta un po’ dimenticato! Oddio c’è l’Oscar Mondadori, ma poco se paragonato alla sterminata sua produzione (oltre 1000 poesie pubblicate!). Non tutte le raccolte sono convincenti, mi piacerebbe però poter leggere integralmente Aladino, raccolta dedicata al figlio scomparso nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
    Italo Testa è un poeta molto interessante: questa raccolta non l’ho ancora letta.
    Buon Ferragosto!
    Liuk

    anonimo

    15 agosto 2005 at 12:38

  3. oltre a govoni, che è sempre bene ricordare ed è uno dei tanti poeti del ‘900 che sarebbe bene non fare cadere nell’oblio (e per questo non capisco ad esempio le perplessità di davide brullo sul Domenicale di qualche settimana fa sull’inserimento di edoardo cacciatore nell’antologia di enrico testa… vabbé glisso) credo luca che sia fondamentale il rapporto con il paesaggio: e in questo, e nel nostro caso, con la pianura.
    credo tu abbia visto bene quando sei venuto a medicina le differenze tra il tuo paesaggio di pianura e il mio (che come al solito è di confine…), e ancora diverso è quello di tuzet e di govoni, e diverso a sua volta quello di italo testa. e poi vedrai il proseguire del saggio, ribadisco molto interessante.
    e interessante è il libro di italo testa vale la pena di leggerlo, anche per alcune soluzioni, per alcune decisioni, per alcune citazioni ecc. ecc. insomma vale la pena leggerlo. mi ci soffermerò ancora.
    ps. parlando di pianura impossibile dimenticare la fotografia (per una volta esulo) di luigi ghirri, e secondo me qua e là influenze ci sono state. faccio poca fatica a sostenerlo.

    matteofantuzzi

    16 agosto 2005 at 11:01

  4. e ringrazio simona niccolai che presa da un momento di follia nel suo blog ha inserito un mio testo e minaccia di inserirne un altro (errare è umano, ma perseverare…)

    matteofantuzzi

    17 agosto 2005 at 10:03

  5. vi posto questa cosa, sulla pianura…
    ehm..che è prosa, ma insomma…
    EMILIA PARANOICA

    Era quella una terra talmente rigogliosa che
    la tristezza non era più legale.
    Era quello un paese dove, anche volendo, non
    era ammesso che qualcuno passasse i suoi
    pomeriggi o le sue serata da solo, perchè
    allora tutti i locali e i circoli sociali e le osterie
    che ci stavano a fare?

    (…) dove la felicità si era come
    SNERVATA (…)
    16 Vitamine. Ivano Bariani- Minimum Fax

    sleepwalking

    29 agosto 2005 at 11:36

  6. o almeno credo,
    che poi l’ho letto in contemporanea a Sandro Campani,
    E’ dolcissimo non appartenerti più, Playground

    e con tutta sta Emilia magari ho confuso.. 🙂

    sleepwalking

    29 agosto 2005 at 11:42


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