UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 10 comments

l’altra cosa.

su Giovani e Forti, la rubrichetta della mia Home Page http://fantuzzi.cjb.net una frase che spero faccia riflettere dall’ultimo saggio di Romano Luperini sulla fine del postmoderno. L’allegra immagine che sostituisce le opere di Aleksandra Mir è ovviamente la mia. State bene.

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Written by matteofantuzzi

11 giugno 2005 a 09:01

Pubblicato su Uncategorized

10 Risposte

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  1. Accidenti, ci sono emeriti che nutrono parecchi dubbi persino sull’esistenza e sul concetto di post-moderno, e qualcuno già parla della fine del post-moderno?
    Adottiamo terminologie politiche ed economiche, e non solo terminologie, ma pure concetti, che risalgono all’inizio del 19° secolo: io non lo vedo tutto questo rovesciarsi e susseguirsi di ere e categorie storiche così ben definite.
    Ciononostante sono d’accordo col trafiletto 🙂

    Complimenti per questo blog -una vera miniera- e per il sito!
    Ciao.
    Simone

    poetO

    13 giugno 2005 at 12:03

  2. ti ringrazio simone.
    sul post-moderno è forte l’interesse soprattutto nelle persone anagraficamente vicine a luperini. e per inciso credo sia giusto così: sarebbe un suicidio per chi ha la mia età mettersi a parlare di cose di cui non ha piena visione, cose che non ha vissuto e di cui non ha certo le cognizioni per decretarne la fine.

    detto questo la frase (che tra parentesi ho rivisto identica nel blog della lipperini – ma con tutt’altro parere) secondo me merita sebbene si riferisca a ricercare che prettamente s’occupa di narrativa. ma non solo. e la frase calza soprattutto per me che considero necessario un determinato “impegno” mentre altrove non è difficile trovare addirittura una visione se possibilie ulteriore: poesia personale mascherata da poesia civile e politica. è questa solo una grande furberia e nulla di nuovo: ne parlava pasolini oramai troppi decenni fa. e il suo grido rimane ad oggi nel deserto.

    matteofantuzzi

    13 giugno 2005 at 17:07

  3. Non pare anche a te quindi -ultimamente- ci sia troppa poesia convinta della crisi di se stessa? E che questa crisi venga presa quasi a pretesto, quasi come una comoda via? Il tutto, in questo recente baratro -almeno come lo percepisco io, dal basso dei miei 22 anni- dove c’è una gran voglia e ansia di comunicare ma ben poca di leggere e ascoltare.

    poetO

    13 giugno 2005 at 17:42

  4. ma non solo ultimamente. è un giochino vecchio e che ciclicamente ritorna. per affermare le proprie nefandezze ci sono 2 strade:
    a) abbassare pietosamente il livello
    b) dire che tutto quello che c’è stato fa schifo, abbaterlo e ricostruire sulle macerie qualcosa di labile che alla prima folata di vento crollerà.
    e chi ci rimette alla fine è la Poesia.
    basterebbe solo un poco di senso della storia (e detto da me…)
    comunque come questo ciclo abbia ultimamente esponenzialmente aumentato i propri hertz è un fenomeno che andrebbe studiato e sviscerato.

    matteofantuzzi

    13 giugno 2005 at 19:14

  5. Da poco mi dedico alla poesia contemporanea e per ora oltre a Internet e alla rivista di Crocetti non vado; mi pare però che all’estero, paesi anglofoni, europa dell’est, russia, si prendano le cose con più leggerezza, ci sia più curiosità e meno immediata “volontà critica”; sia rimasto cioè il valore di poesia come piacere e fotografia della realtà, senza la violenza di certi giochi critici o filologici tesi ad accumunare questo con quell’altro, nell’ansiosa rincorsa alla definizione di ruoli e posti all’interno di un solco culturale.
    E’ un’impressione, eh, nulla di più.

    Venendo a quanto affermi, beh, è una tendenza della società capitalista e dell’industria culturale creare punti di rottura e poi fagocitarne il seguito in un ciclo vizioso via via più vorticoso. Il senso di nausea che viene al termine di ogni giro di boa, prima di ogni rottura, credo sia il germe dell’arte che rivendica la propria indipendenza e rifiuta ogni omologazione. Ma sembra oramai che ogni frattura sia solo illusoria, e faccia storcere il naso a più di qualcuno.
    Ciao.

    poetO

    13 giugno 2005 at 22:41

  6. non facciamo il nostro giardino più brutto di quello degli altri. ogni paese ha i propri difetti (scusa la botta di ovvietà).
    da un lato “crocetti” è UNA rivista. e se ne trovano tante di valide (ora questo è un fenomeno che in altri paesi, tipo la Francia, è assolutamente minore, nemmeno sommando tutte le riviste di poesia che escono in un anno si arriva alla tiratura di un solo numero di Poesia mi dicevano quelli di Tour de Babel la scorsa estate a Parigi appunto). e tante ce ne sono state di riviste e oggi non vengono più stampate ma sarebbe importante recuperarle per comprendere quanto è accaduto negli ultimi anni e decenni.
    dall’altra parte internet è una benedizione e una maledizione dove si trova davvero di tutto (nel bene e nel male – e questa è la 2a ovvietà in poche righe) e questo è il limite, e un limite terribile in sé. che non va mai preso alla leggera.

    matteofantuzzi

    13 giugno 2005 at 23:01

  7. Più che altro il problema della rete è che manca , per intrinseche impossibilità, una qualche forma di “guida”.
    Ribadisco, per quanto riguarda la questione posia/critica italiana vs. straniera, che la mia esperienza è limitata, e il mio, sopra, più che un giudizio è una impressione. Mi stupisce però, a quanto dici, il successo di Poesia. In facoltà -a Padova- non conosco più di tre persone che la acquistino, regolarmente o meno. Non so nemmeno se “Poesia” possa essere definita o meno l’attuale “via maestra” nel panorama italiano o se pubblicazioni come “Gradiva” o “Atelier” abbiano maggior metodo e disciplina. L’idea che mi sono fatto della rivista di Crocetti è che sia un prodotto più che altro “divulgativo” che critico e analitico.
    Chiedo lumi 🙂
    Ciao e grazie per le esaurienti risposte.

    poetO

    14 giugno 2005 at 14:21

  8. è morto ieri ermanno krumm. era nato nel 1942.

    matteofantuzzi

    14 giugno 2005 at 17:57

  9. Poesia è per un pubblico largo. Ci sono riviste che propongono una linea netta, citi Atelier ma ad esempio essendo persona che qui passa spesso ti posso citare l’esperienza che è stata di Gian Ruggero Manzoni con Origini ma l’elenco è davvero ampio. Anzi ampissimo.
    E insomma sì bisogna assaggiare qua e là le esperienze e forse essere buone guide di noi stessi perchè in fondo chi ci dice che una “guida” sia buona ? Qua a sinistra vedi tante riviste e tante realtà, quest’elenco è fatto anche per questo, cerca, guarda, interrogati se quello che troverai ti interessa o meno, lo trovi stupido o affascinante.

    matteofantuzzi

    14 giugno 2005 at 18:01

  10. uno scambio di opinioni sul quale riflettere.

    oltrenauta

    14 giugno 2005 at 20:19


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