UniversoPoesia

Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

with 15 comments

La poesia è morta ? Sai che novità.

Ciclicamente, oramai in maniera quasi quotidiana si sente, si legge, si afferma la solita frase ad effetto della morte della poesia. Certo non è una novità, c’è chi 40 anni fa a Palermo ha costruito sulla cosa (e non solo sulla morte della poesia) un convegno di cui ancora oggi vediamo gli strascichi. Ma perchè affermare questo ? Perchè la poesia è morta davvero ? Se così fosse qualcuno dovrebbe prendersi il compito di caricarsi in spalla il cadavere e seppellirlo. Ma nessuno compie questo gesto semplicemente perchè non c’è alcun cadavere da trasportare. Allora perchè si dice che la poesia è morta ? Perchè in questo modo si vuole cercare un ipotetico dialogo con qualcuno che teoricamente non esiste più e in questo modo il "killer" può assolutamente affermare qualsiasi cosa. Anche la più grossa fesseria. Ma in un epoca di "restaurazione", di "nuove soluzioni barocche per riportare la poesia alle masse (…)" alla fine chi vince è sempre la logica del Gattopardo: si cambia tutto, per non cambiare niente.

Ricordo questo e ringrazio per questo.

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Written by matteofantuzzi

25 maggio 2005 a 07:20

Pubblicato su Uncategorized

15 Risposte

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  1. e vi segnalo appena giuntomi via mail il numero 3/2005 del bollettino di fuoricasa.poesia nuova grafica e testi di maria grazia calandrone, tiziana cera rosco, anna maria farabbi e paola turroni

    matteofantuzzi

    25 maggio 2005 at 07:41

  2. Fesserie, appunto. Poesia uguale fare, e fino a che qualcuno fa, la poesia vive. Punto. ciao

    anonimo

    25 maggio 2005 at 08:45

  3. firmo il tuo post, e il commento qui sopra, ineluttabile nella sua semplicità.

    A

    anonimo

    25 maggio 2005 at 19:37

  4. d’accordo, e d’accordo anche sul bel numero di fuoricasapoesia.

    anonimo

    26 maggio 2005 at 12:51

  5. Non è morta la poesia, sono morti i poeti … e questa non è ‘sfumatura’ da poco.

    GianRuggeroManzoni

    27 maggio 2005 at 00:23

  6. i poeti infatti dovrebbero (ma mai riuscirebbero ?) a fare 1, 2, 3 , 4, 5 passi indietro e sprofondare nel dimenticatoio per fare emergere la poesia. ma nascono “stelle” ogni minuto: senza ossa né spina dorsale.

    soprattutto senza “sugo” nei propri lavori. qui sta il problema. a stasera.

    matteofantuzzi

    27 maggio 2005 at 10:57

  7. Buona serata!

    anonimo

    27 maggio 2005 at 12:58

  8. Visto, Matteo? Diciamo tutti cose vere e sacrosante. Ma sempre riferite agli altri. Quando è a noi che tocca fare il famoso passo indietro, col caz…
    “Ci voleva del talento, per esser vecchi e non adulti”, diceva la canzone: in poesia ci siamo riusciti. Ne abbiamo avuto a sfascio, di talento. Cinicamente riuscita alla perfezione, la mitragliata neoavanguardistica di quarant’anni fa: l’azzeramento – anzitutto qualitativo – spunta fuori dritto dritto dalla maniera che quelli là sposarono (un conclamato neoclassicismo, altro che novatori…), aprendo dunque agli artigiani alfabetizzati, dotati di buon orecchio, la chance per venire alla luce a sbrodolare. Risultato: se lo dici, sei un supponente o un invidioso. Se non lo dici, comunque proliferano intorbidando ogni cosa (contribuendo così, inconsapevolmente, al radicamento del potere, a tutti i livelli). C’è soltanto una soluzione: dirlo e farlo. Differenziarsi. Tirarsi quanto più possibile fuori dal bailamme. Di piagnistei se ne hanno le palle piene: tradotto significa “non giocare più” (cara Mina, quanto ti voglio bene, come ti capisco ogni giorno di più!). Non significa non scrivere più o non dire più: significa proprio “non giocare più”, ossia tirarsi fuori dagli intrichi e dagli intrighi di corte (dai valletti ai principi), abbandonare Versaille. Non pubblicare, se necessario; preferendo distribuire gratis e segretamente agli amici, tanto è lo stesso anche se pubblichi con Einaudi. Sottrarsi alla logica infernale e patetica degli inchini pro-recensione (che dai, diciamocelo, per due righine anche il più pasoliniano sbava e pietisce, nell’ombra e con l’agio di un telefono dal numero mittente criptato – nel caso dei più sospettosi). Fuggire come la peste la kermesse sanremese delle letture, il viatico breve delle televisioni, la cauta processione dei questuanti la dedica nei frontespizi, le intervistine, le antologie!!! Ma ti pare che ci si doveva ridurre così? Con fior di teste buttate all’ammasso, incastrate in una logica perversa come è quella attuale delle mille antologie (e a latere il pianto muto degli assenti: ufficialmente eretti per l’incolumità, segretamente tramanti per sovvertire la stessa).
    Non andremo lontano. Già non ci andremo più. Da nessuna parte. Penso a Roversi, alla sua lezione che rimane. Tento di mettermi in quella scia. Ma non per individuare un pertugino che mi metta nelle condizioni (perché alla fine gira gira sempre lì si torna) di uscire allo scoperto. Mi preme altro, anche attraverso la poesia. E il quadro intorno non invoglia a cambiare idea.

    FilippoDavoli

    28 maggio 2005 at 14:36

  9. Linea dura quella del Davoli … era ora!!! Ti aspettavo caro Fil!!! Vi comunico che entro domani darò resonconto della serata poetica di venerdì a Medicina sul mio blog.

    GianRuggeroManzoni

    28 maggio 2005 at 17:41

  10. Mi piace l’atteggiamento di davoli, devo confessarlo, e capisco bene il suo “stare lontani dalla kermesse sanremese” ma come gli dicevo ieri, se oggi sei un poeta, e vuoi fare il poeta, scrivi le tue poesie, stampatele, pubblicatele da solo, vai in giro e leggile, ma non nelle kermesse, o meglio, non solo, vai a leggere alla standa, nelle macellerie, nei cimiteri, nei capannoni abbandonati, sui prati, alla bocciofila (come avete fatto voi!) i poeti decretati morti in realtà devono solo togliersi il plaid dalle gambe e andare, andare e fare, riprendersi lo spazio, anzi, prenderlo per la prima volta! La poesia è morta è una cazzata che baudelaire diceva cento anni fa, questo è il tempo di conquistare gli spazi, lontano dalle solite case editrici, lontano dalle recensioni e dalle pubblicazioni (davoli, vendo più di crocetti!!!!! eheheh) lontano dai critici, il pubblico è il tuo critico moderno, l’orizzontalità chiede davoli, il confronto con le persone, niente di più giusto!!!!

    Confronto, mescolanza d’elementi, proposizione della poesia con musica,(elettronica/classica/jazz/fate come voelte) donne nude, diapositive sui muri in calce grezza, vino, per un il tempo che serve affinchè un poeta legga una poesia e qualcuno lo ascolti, il resto è vanità.

    Qui si confonde il voler esser poeta col diventare un fighetto che riceve targhe in similpeltro e viene invitato a mangiare il pesce in uno dei soliti noiosissimi premi letterari!

    Vanitosi di merda.

    poeta, vuoi fare il poeta?

    Lo vuoi fare davvero?

    E allora fallo, chi te lo impedisce?

    oggi non ti servono né critici né case editrici, ma solo coerenza. Abbiamo la tecnologia che ci permette di fare i libri in casa, internet che ci permette di organizzare eventi e avere un tam tam velocissimo. Ci vuole una cazzo di rete clandestina che snobbi i parrucconi e riesca a coinvolgere i giovani nella poesia, che riesca a sopravvivere da sola.

    Però mi sa che il poeta lagnoso vuole la targa, vuole il riconoscimento, vuole il nobel!

    e che cazzo ci fai?

    non t’aspetta anche domani una pagina bianca?

    Tu vuoi che ti battano le mani, poeta lagnoso.

    roversi dice davoli: è una via molle, seppur giusta.

    lo vado a salutare a castelletto, il due giugno, giornata naturalistica.

    gli porgerò i tuoi saluti davoli.

    A

    kessa

    28 maggio 2005 at 17:46

  11. a proposito dei passi indietro: molti mesi fa filippo mi consigliasti di togliere il counter di splinder. ora come vedi non c’è più. avevi ragione. questo blog è un’altra cosa (in bene). si parla di quello che si vuol dire. chi ha piacere ascolta e gli altri non è un problema se non ci sono più. così ha senso un blog. così serve a qualcosa.
    il nobel ? a che serve ? quando hai un nobel cosa hai fatto ? ma anche quando hai venduto 10, 100, 1000 copie pubblicato con quello piccolino o con la grande casa editrice: tutto questo è del “poeta” (p minuscola). ma se non cerchi di fare Poesia (P maiuscola) se almeno non ci provi (perchè potresti non averne la capacità, anzi per il calcolo delle probabilità lavorerai tutta la vita a qualcosa che non riuscirai a raggiungere – discorso affascinante fatto a udine con vincenzo – ) hai voglia con quanti passatempi molto più facilmente e velocemente raggiungeresti la tua fama sulla terra ?
    ma raggiungerla in poesia ha un senso ?

    matteofantuzzi

    28 maggio 2005 at 18:59

  12. già.

    A

    kessa

    28 maggio 2005 at 19:32

  13. Ho detto di voi da me. Sottoscrivo l’Ansuini e il Fantuzzi.

    GianRuggeroManzoni

    29 maggio 2005 at 13:27

  14. beh, al 6 sono arrivato sia nell’organizzazione che coi testi. non mi possso lamentare.

    matteofantuzzi

    30 maggio 2005 at 09:46

  15. A proposito di passi indietro, però, caro Matteo, io alcuni mesi fa non ti avevo detto di togliere il counter; piuttosto ti avevo detto di inserire una Referrer List (del tipo che preferisci) oppure di togliere il counter. Ossia, ti consigliavo la possibilità di verificare (e di far verificare a chi entra) chi entra, da dove entra, a volte anche di capire perché entra; oppure di eliminare il counter. Insomma, di non tenere una cosa senza l’altra. Anche perché un counter che gira all’impazzata, senza alcun appiglio nei dati, risulta fine a se stesso. Tu all’epoca non accogliesti né un invito né l’altro. Sono contento che adesso abbia invece optato per una strada.
    Un saluto!

    FilippoDavoli

    30 maggio 2005 at 18:17


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