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Da Matteo Fantuzzi quanto di buono offre la poesia italiana contemporanea. Forse.

Archive for maggio 2005

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Editoria o letteratura ? di Florinda Fusco.

Oggi si è arrivati ad un punto d’incontro-scontro tra due potenzialità coesistenti nella realtà letteraria contemporanea. Da un lato, le cosiddette "morti" della modernità, il superato antagonismo tra avanguardia e tradizione, la crisi delle poetiche e della critica, portano gli scrittori ad un’estrema libertà di movimento, che significa poter disporre di un patrimonio enorme di esperienze da poter guardare con occhi nuovi, liberi dalle costrizioni di ogni tradizione o criterio imposti. Dall’altro, l’industria culturale impone nuove invisibili mura: regala una libertà illusoria a chi si muove tra le pareti di una ristrettissima stanza. Questa ristrettissima stanza è figura di quello che Hannah Arendt avrebbe definito l’assenza di pensiero. I tempi e i cliché della grande Fabbrica dell’editoria letteraria minacciano ogni spazio di possibile meditazione, nel senso di dialogo silenzioso con se stessi, momento essenziale e indispensabile per il vero dialogo con l’altro. Ecco l’incontro-scontro tra la possibile estrema libertà di pensiero e di scrittura e l’impossibile libertà culturale all’interno della macchina della produzione.
La moltitudine dei libri prodotti crea un chiasso assordante, una difficoltà di orientamento tra le nuove merci (presupponendo un enorme spreco economico, come in ogni settore consumistico), ma l’abbondanza e la pluralità apparenti mascherano in realtà criteri coercitivi che uniformano entro schemi ben definiti il prodotto. I criteri confluiscono in una reductio ad unum, in un unico macrocriterio: la facile vendibilità del libro. Credo che oggi sia innegabile l’omologazione, così come la scarsissima qualità del lavoro artistico e intellettuale che la grande editoria produce. Ma d’altra parte come potrebbe essere il contrario se gli editor oggi sono, quasi nella loro totalità, operatori di mercato? E se l’ambizione ad un ruolo sociale da parte dello scrittore sostituisce la silenziosa ricerca conoscitiva? La cosa che bisognerebbe mettere in dubbio è il possibile funzionamento di questa grande macchina, che a me appare come una macchina che gira a vuoto, e pertanto destinata al collasso, specchio di una società politica, non solo subordinata al capitale, ma dominata ideologicamente sempre più dal dio lavoro (rimando al Manifesto contro il lavoro del gruppo tedesco Krisis, DeriveApprodi, 2003), nel momento storico in cui il lavoro è reso sempre più superfluo. Così come la società dominata dal lavoro crea ogni giorno di più gli "esclusi" dal lavoro, così la società delle grandi produzioni editoriali crea un apartheid di scrittori e intellettuali che restano, a me sembra, la fonte di maggiore vitalità in questo organismo assopito: letteratura che ancora cerca di esplorare ed esplorarsi, di conoscere e di conoscersi, letteratura che cerca di costruirsi autonomamente un’identità. La catastrofica situazione della realtà letteraria di mercato non esclude, dunque, che in questo momento in Italia ci siano intellettuali e scrittori di grande qualità. Il problema è che la loro posizione è, tranne rarissime eccezioni, di paria, la loro voce è inascoltata. Pensare, d’altra parte, alla fine della letteratura, credo sia un atteggiamento culturalmente egocentrico. Cosa rappresentiamo noi nell’infinito ciclo della storia e delle arti? un piccolo punto, a cui seguirà un altro punto. La situazione già riscontrabile in generazioni passate, di paria intellettuali, mi sembra si stia moltiplicando, sia diventata la situazione definitiva della scrittura che cerca di dire qualcosa.
Credo che oggi ci siano autori la cui scrittura e la cui vita siano tutt’uno con il sociale e il politico. Ci sono scrittori e intellettuali per i quali ogni giorno la vita è una lotta politica e una lotta per la sopravvivenza in una cultura di questo tipo, una cultura che ha come etichetta destra e sinistra, ma che sostanzialmente si regge sulle stesse leggi di mercato e consapevolmente o inconsapevolmente idolatra lo stesso dio "lavoro".
La società politico-letteraria ha bisogno di comprare e vendere non solo la letteratura, ma gli stessi scrittori; prima ancora che di letteratura-merce, si può parlare di letteratura-possesso. È tensione al possesso reciproca, forse circolare.
Credo che la vera letteratura parta da una forte coscienza etica, che è coscienza di liberazione da tutto questo. La letteratura non è assoggettabile a regole, o è libertà o è niente. Libertà è libertà dal gusto del pubblico, dalle imposizioni culturali, libertà dal potere finanziario, amministrativo, istituzionale, politico che sta dietro la grande editoria, libertà da qualsiasi modello o pressione, da qualsiasi automatismo. È resistenza, un cercare di stare in piedi, un cercare di comunicare nonostante la grande sterilizzazione dei canali di comunicazione attuata dai mass-media. Letteratura non può essere servizio, intrattenimento per il pubblico o investimento per il capitale. Questa letteratura non subordinata è sempre esistita in tutte le epoche. Credo che sia una necessità umana, una necessità di vita, e che la sua negazione sia una negazione di vita.
Questo tipo di letteratura sta vivendo un’enorme solitudine. Ma spero che da questa solitudine possa nascere una tensione alla collaborazione tra cellule isolate per riprendere un dialogo intellettuale in una realtà che ammutolisce il confronto. Letteratura come confronto tra paria. Non sono d’altra parte, i paria, anche sul piano politico, come ha affermato la Arendt, la vera avanguardia della società?
Editoria o letteratura?

Written by matteofantuzzi

30 maggio 2005 at 12:52

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La poesia è morta ? Sai che novità.

Ciclicamente, oramai in maniera quasi quotidiana si sente, si legge, si afferma la solita frase ad effetto della morte della poesia. Certo non è una novità, c’è chi 40 anni fa a Palermo ha costruito sulla cosa (e non solo sulla morte della poesia) un convegno di cui ancora oggi vediamo gli strascichi. Ma perchè affermare questo ? Perchè la poesia è morta davvero ? Se così fosse qualcuno dovrebbe prendersi il compito di caricarsi in spalla il cadavere e seppellirlo. Ma nessuno compie questo gesto semplicemente perchè non c’è alcun cadavere da trasportare. Allora perchè si dice che la poesia è morta ? Perchè in questo modo si vuole cercare un ipotetico dialogo con qualcuno che teoricamente non esiste più e in questo modo il "killer" può assolutamente affermare qualsiasi cosa. Anche la più grossa fesseria. Ma in un epoca di "restaurazione", di "nuove soluzioni barocche per riportare la poesia alle masse (…)" alla fine chi vince è sempre la logica del Gattopardo: si cambia tutto, per non cambiare niente.

Ricordo questo e ringrazio per questo.

Written by matteofantuzzi

25 maggio 2005 at 07:20

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Genna su Manacorda e le piccole case editrici.

Non le manda a dire Genna su I Miserabili a proposito dell’annuario 2005 di Manacorda edito come sempre da Castelvecchi, io ritengo anche da questo blog poi di avere già dato sull’argomento, essendomi occupato prima del fratellino del 2004 poi della "romana" antologia di cui pure il miserabile scrittore parla. Solo un dubbio mi rimane, qualcosa più che altro leggibile tra le righe, qualcosa già visto altrove: il dubbio che secondo alcuni i grandi libri escano solo per le major, intendiamoci, nulla di male per lo più è proprio così. Eppure pare che non si possa uscire da questo rapporto esclusivo. Non è forse uscita per Campanotto (LagazziLecchini) una delle migliori antologie degli ultimi anni ? Eppure il dubbio continua a venirmi se qualcun’altro occupa il paginone centrale di Repubblica per raccontarci che Matteo Zattoni inserito nell’Antologia dei Nuovissimi di CucchiRiccardi uscita per Mondadori aveva pubblicato qualche anno fa per la casa editrice Il ponte vecchio di Cesena. Potrebbe comunque essere solo una mia sensazione, conscio che solo pochi mesi fa lo stesso Genna aveva voluto indicare in Flavio Santi (ad oggi pubblicazioni in poesia per Campanotto e Marsilio) e Mario Desiati (Lietocolle) il futuro delle patrie lettere. Eppure il dubbio mi rimane.

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Incontri internazionali di poesia a Pistoia il 2, 3, 4 giugno. Tra gli altri Toni Harrison, Roberto Carifi, Giancarlo Majorino, Barbara Korun, Julio Monteiro Martins, Roberto Mussapi, Tahar Bekri

Per info: direzione@casadellapoesia.org

Written by matteofantuzzi

18 maggio 2005 at 13:15

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Cartolina dal Friuli.

Parto per la Slovenia, venerdì pomeriggio alle 18 presenterò a Lubiana all’Istituto Italiano di Cultura il lavoro fatto sulla nuova poesia slovena assieme a Voci della Luna. Sabato 14 invece sarò alle 18.00 a Udine  al Mossoko di Via Battisti 7 per un pomeriggio di poesia introdotto da Vincenzo Della Mea. Siete tutti ovviamente invitati.

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Ce lo si racconta ad ogni occasione della necessità di portare il grande pubblico, i grandi numeri, alla poesia italiana contemporanea, o quanto meno della necessità di togliere la patina di polvere elitaria che viene accomunata spesso a questa forma di scrittura e a chi in essa gravita (o millanta di gravitare). Ce lo si racconta ad ogni occasione: l’Italia popolo di santi, poeti e navigatori non ha un pubblico interessato alla poesia. E sarà anche per questo motivo che ultimamente in Italia sono fiorite una serie di manifestazioni che si prefiggono di fare conoscere la poesia contemporanea anche a un pubblico di non addetti ai lavori con spesso risultati solo qualche anno fa difficili da immaginare (centinaia di persone), manifestazioni concentrate sostanzialmente in due tipologie: reading e slam. Se i reading sono letture collettive dove gli autori possono confrontarsi col pubblico lo slam si caratterizza per una vera e propria architettura di esecuzione: una sfida […] –
è questo l’incipit dell’articolo sullo Slam-Poetry uscito sul blog di Atelier qualche tempo fa e ora riproposto su Giovani e Forti, la rubrichetta della mia Home Page linkata a sinistra. Tra parentesi in questi giorni di Atelier (della rivista cartacea, ovviamente) sono divenuto collaboratore.

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Attesi Imprevisti
è la rassegna curata a Forlì da Vanessa Sorrentino e Matteo Zattoni all’Arena Cantiere di Via Regnoli. Sabato 14 alle 17.30 Gianni d’Elia introdotto da Giovanni Nadiani, sabato 28 alla stessa ora Jolanda Insana introdotta da Stefano Colangelo.

Written by matteofantuzzi

11 maggio 2005 at 11:39

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